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Filmato Hard in classe, i bimbi crescono

Ancona, spunta secondo filmato hard in classe. Disarmante il commento della ragazza di San Benedetto: «Me lo hanno chiesto, io l'ho fatto». Qualcuno penserà, suvvia, sono solo adolescenti in piena tempesta ormonale. Certo, beata adolescenza, stagione di confusione e di batticuori, ma qualcuno che indichi a questi ragazzi la via dove trovare risposta al desiderio di amore che c?è anche nel loro cuore, ci sarà?


Filmato Hard in classe, i bimbi crescono

da Attualità

del 02 febbraio 2007

Ancona, spunta secondo filmato hard in classe.

(AGENZIA GRT) C'è un secondo filmato hard in classe a San Benedetto del Tronto, simile a quello che ha provocato lo scandalo nella stessa scuola. Il filmato, girato con un videofonino, è finito su un noto motore di ricerca e la procura per i minorenni di Ancona ne ha già acquisito una copia. 

 

Per cortesia non facciamo gli increduli, quelli che si stupiscono, i nostri ragazzi sono intelligenti e usano bene la tecnologia che abbiamo messo loro a disposizione.

Usano bene le informazioni che abbiamo dato loro, le abbiamo chiamate “corsi di educazione sessuale”, ci siamo premurati che a tenerli fossero dei medici, dei professionisti, che si iniziasse al più presto in alcune scuole sin dalle elementari, che si illustrasse loro per benino l’anatomia maschile e quella femminile, che si facesse comprendere la “meccanica dell’atto sessuale”, che si chiarisse che il sesso va fatto in sicurezza, perché chi fa sesso può ammalarsi o andare incontro a spiacevoli inconvenienti come quello di dare la vita ad un altro essere umano.

I giudizi morali quelli no, per carità, cosa troppo personale, non sono compito dei professionisti, quindi ecco le sole e pure istruzioni per l’uso, in alcuni casi anche le istruzioni per quando l’uso è stato sbagliato e ci sono conseguenze indesiderate.

Eravamo così preoccupati della loro salute fisica, “fatelo pure, ma non fatevi del male”, eravamo così preoccupati che il messaggio fosse neutro, laico, ed ora che raccogliamo i frutti di tanto sforzo non ne siamo contenti?

 

Ora, ci stupiamo perché ci sono adolescenti che fanno sesso e ci tengono che altri vedano ciò che hanno fatto?

In fondo che cosa c’è di male? hanno chiesto gli interessati.

Già, che c’è di male, abbiamo speso intere giornate per liberarli dai tabù, per insegnare loro che l’importante è “sentirsi bene” e ora che i nostri figli, mostrano i frutti della nostra maleducazione, noi fingiamo di non conoscerli?

 

Ci siamo dimenticati di dire loro dove sta il bene, ma forse non lo sapevamo nemmeno noi.

 

Qualcuno ha forse insegnato loro che l’amore è il dono di sé ad un altro?

Che l’adolescenza è un passaggio a volte difficile, ma che nella vita senza fare fatica non si raggiunge nulla?

Che ci si “allena” ad amare sin da piccoli, che l’uso dell’altro per il nostro piacere è sbagliato, perché amare un altro essere umano vuol dire volere il suo bene?

 

Qualcuno penserà, suvvia, sono solo adolescenti in piena tempesta ormonale.

Certo, beata adolescenza, stagione di confusione e di batticuori, ma qualcuno che indichi a questi ragazzi la via dove trovare risposta al desiderio di amore che c’è anche nel loro cuore, ci sarà?

Qualcuno che dica loro che l’amore si esprime con le parole, con i gesti, con la messa in comune dei propri pensieri, dei propri desideri e quando si decide di mettere in comune il proprio corpo questo non è lo svolgimento pratico di una lezione teorica, ma il gesto grande di chi condivide tutto ‘anima e corpo’ con un’altra ‘anima e corpo’?

 

No, ora rammentiamo, queste cose non le abbiamo dette.

Dare un giudizio sui fatti non compete alla scuola, non compete al professionista, al medico e nemmeno all’assistente sociale e spesso il genitore ha delegato a loro l’educazione, agli esperti, a chi “se ne intende”.

E allora?

E allora non ci resta che sperare che questi nostri figli cresciuti alla scuola del messaggio politicamente corretto, trovino una famiglia, un catechista, un amico, un allenatore, un adulto, un prete, una suora, un insegnante innamorato della vita, che sappia cos’è l’amore.

Un adulto capace di dire anche parole scomode, bandite dal vocabolario moderno, come “castità”, che non è la privazione di un piacere, ma la chiave della propria dignità personale, è una misura alta della vita e che è un cammino quotidiano sorretto dalla certezza che nessuna caduta può impedire di rialzarsi e di riprendere il cammino,

I giovani amano ciò che è arduo, ciò che vuole impegno a patto che ne capiscano il senso e la meta.

 

Non ci resta che sperare, che qualcuno per caso racconti la propria esperienza e dica che l’abitudine di separare la sessualità dall’amore, non aiuta la crescita umana di “tutto l’uomo/donna”, ma privilegia la parte istintiva.

Qualcuno che racconti loro che l’amore esiste ed è il frutto della passione, dell’amicizia, della complicità, della condivisione, mai di una sola di queste cose.

 

I ragazzi sanno cogliere la sfida, sanno capire chi ha davvero a cuore il loro bene, c’è da sperare che incontrino almeno una persona così sul loro cammino.

Nerella Buggio

http://www.culturacattolica.it

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