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FARE SPRECO DI GENEROSITÀ

«Beati i piedi di coloro che sui monti annunciano la pace». Coraggio, non lasciatevi lusingare oppure tirar dietro: guardate avanti con grande fierezza, con grande gioia perché il Signore è vicino. Il Signore ha bisogno di voi. Il tempo si è fatto breve. Tantissimi giovani hanno bisogno di Lui, hanno bisogno di sentir parlare di Lui.


FARE SPRECO DI GENEROSITÀ

da L'autore

del 01 gennaio 2002

Trascrizione dell'omelia del Vescovo pronunciata durante il rito di Ammissione tra i candidati agli Ordini Sacri (svoltosi in Episcopio il 19 marzo 1993) dei giovani seminaristi V. Di Palo e P. Rago.

Io sono grato al Signore perché questa celebrazione viene fatta qui. Credo che ve ne ricorderete sempre, per due circostanze.

Prima di tutto perché oggi è la festa di San Giuseppe, «protector sanctae ecclesiae», il custode della Santa Famiglia, il tutore della Chiesa nascente, colui che ha tenuto a battesimo (se l'imprecisione la si può lasciar passare) la Chiesa quando la custodiva già presente nel grembo di Maria. È una circostanza bellissima che adombra in un certo senso la vostra missione. Deve essere una missione generosa, limpida, trasparente, silenziosa, a favore della Chiesa.

E poi c'è l'altra circostanza: celebriamo questo rito qui dentro. lo sono certo che quando voi, divenuti sacerdoti, verrete a trovare il Vescovo, chiunque sia, direte sempre: «Qui dentro io sono stato ammesso agli Ordini Sacri. Sono stato accolto proprio nel grembo, starei per dire; di più che in Cattedrale che è la sede del Vescovo, il cuore della Diocesi. Qui dentro, nella cella segreta, nella parte sacrale, più intima sono stato accolto nel presbiterio.

E questo vi deve indurre, già da adesso, ad esprimere un forte progetto: quello di essere sempre in sintonia con il vostro Vescovo, in unità di affetti, di preghiera, di sentimenti, di logica. Perché siete stati accolti qui dentro, in questa stanza, che di sacro non ha nulla se non il crocifisso e i segni della dottrina cristiana. Ecco sono due circostanze che devono rimanervi Impresse.

Ma la cosa più importante che vi voglio dire è quello di fare veramente con il Signore spreco di generosità. Guardate, non impressionatevi per i problemi che ci sono nel mondo, per le difficoltà che dovete incontrare per arrivare alla meta del sacerdozio. È difficile oggi che dei giovani scelgano di seguire Gesù Cristo con totalità, con libertà, con amore, lusingati come sono da tante seduzioni: le seduzioni della strada, della piazza, del successo, non dico del denaro, perché forse, grazie a Dio, nonostante la promessa di povertà, di fame non morrete nella Chiesa. Però dovete rimanere poveri, nella condizione di dipendenza da Dio, sentirvi poveri davanti a Lui. Ci sono lusinghe, le lusinghe della ricchezza, che vi attraggono, che attraggono tanti giovani: voi resistete a queste lusinghe e andate avanti con gioia perché volete seguire il Signore. Ma è difficile, oggi. Ci sono lusinghe bellissime, dolcissime, nella cui trama di rugiada, carica di luce, che sa di cancelli che immettono nell' aldilà, nell'ulteriorità, è facile abbandonarsi, come la lusinga dell'amore, dell' amore per una donna. Pure dentro di voi batte il cuore per queste cose sante, pure e nobili. Eppure voi con grazia, con garbo, accantonate e mettete da parte con la stessa delicatezza con cui accarezzate il volto di Gesù Cristo. Mettete da parte tutta questa potenziale esperienza che potete avere per dire: «Signore, io seguo Te più da vicino, in modo più stretto. Voglio vivere in un legame più forte per poter essere più pronto a darti una mano, più agile perché i miei piedi che annunciano la pace sui monti possano essere salutati con gioia da chi sta a valle».

«Beati i piedi di coloro che sui monti annunciano la pace». Coraggio, non lasciatevi lusingare oppure tirar dietro: guardate avanti con grande fierezza, con grande gioia perché il Signore è vicino. Il Signore ha bisogno di voi. Il tempo si è fatto breve. Tantissimi giovani hanno bisogno di Lui, hanno bisogno di sentir parlare di Lui. I figli chiedono il pane e non c'è chi lo spezza per loro - dice un salmo - e quindi voi fate questa prova di gettarvi a capofitto in questo abisso di luce che è Gesù Cristo. Egli poi vi dà la forza per andare avanti. Vi sostiene. Vi dà l'entusiasmo, il gusto di vivere in mezzo al popolo, non lontano, non astratti dal mondo.

lo vi auguro che non stiate mai in testa e neppure in coda, ma possiate stare sempre in mezzo al popolo, come Gesù: «Gesù, allora si sedette in mezzo ai dottori, aprì la bocca e disse...». Si sedette in mezzo. Gesù che si siede in mezzo...

Anche voi: sedetevi in mezzo alla gente, sentite il sapore e il profumo del popolo, inebriatevi di questo grande ideale di annunciare Gesù Cristo.

È splendido: dà significato alla vostra vita. Parola di uomo. È così. Il Signore Gesù è in grado di rendervi felici al punto tale che di questa felicità sentite il bisogno di trasferirla agli altri, a tutti coloro che vi accostano.

Una giornata, quella di oggi, che non dovete dimenticare. Avete vissuto questa Sinassi, questa Liturgia, questa Eucarestia, insieme a tanta gente che vi vuole bene, sostenuti alle spalle e anche davanti dal popolo e dal Vescovo. È straordinariamente gioioso oggi vedere trasformata in Cattedrale questa stanza.

Interpreto a nome di tutti quanti l'augurio che possiate essere dei giovani generosi, umani.

Vincenzo, Pasquale, chiedete ogni giorno a Dio che vi dia un cuore umano che batta secondo i suoi ritmi. Quanti saranno i battiti di Gesù Cristo? Come vorrei che il mio cuore battesse come il suo, in sintonia col suo per poter trascinare tutti quanti in un vortice di amore, di tenerezza, di bontà. Chiedete al Signore che vi dia un cuore umano perché possiate essere capaci di capire la povertà della gente, il peccato della gente, la paura della gente, la tristezza della gente, il pianto della gente, che non legge nessuno perché oggi ci sono pochi lettori di questi «audiovisivi». Sono degli audiovisivi il pianto, la sofferenza, il dolore.

All'inizio avete cantato: «Perché della morte Lui si prende gioco»: il Signore si prende gioco della morte. Cos'è la morte davanti a Lui? Cos'è la malattia davanti a Lui? Cos'è un tumore davanti a Lui? Cosa volete che sia! Come facciamo a non vivere nella gioia, nel gaudio, nella speranza del Signore? Della morte Lui si prende gioco. Il Signore non ci abbandona mai.

Il Signore vi dà la mano, stasera, e la tiene sempre invisibilmente stretta. E a meno che non siate voi a dichiarare il divorzio, state tranquilli che Lui da voi non si allonterà mai più. È l'augurio che vi faccio ed è anche l' offertorio che presentiamo al Signore.

don Tonino Bello

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