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E va bene così... senza parole da Giovani per i Giovani

Imparare, con i nostri gesti, a dare “corpo” all'amore, e a dargli... un “corpo di qualità”.


E va bene così… senza parole da Giovani per i Giovani

da GxG Magazine

del 25 maggio 2006

Va proprio bene così. Perché le parole, secondo alcune ricerche scientifiche, costituiscono solo il 7% della comunicazione tra gli essere viventi. È il corpo infatti a parlare di più: la mimica, gli atteggiamenti e i gesti sono una sorta di lingua “elementare”, sia perché è la prima forma di comunicazione con cui veniamo in contatto, sia perché – longitudinalmente e latitudinalmente parlando – è la lingua più facilmente comprensibile.

Fin da piccoli, da quando quindi non abbiamo nessun altro modo per interpretare e interagire con gli altri, siamo abituati a comunicare con il nostro corpo. Il neonato, che non è in grado di capire quello che le persone intorno a lui dicono, in breve tempo impara a riconoscere i gesti e diventa, ad esempio, in grado di riconoscere una faccia triste e una allegra, o di rispondere alle boccacce.

Il carattere “universale” di questa lingua è dovuto al fatto che, pur con sfumature diverse (storicamente e culturalmente un bacio può avere diversi significati e valori, da quello di adorazione a quello provocatorio passando per una vasta gamma di diversi altri), ciò che si esprime con il linguaggio non verbale è comprensibile a tutti.

Un grande potere, quindi, e un grande valore ha il nostro “io” di carne. Apparentemente sembra che mai come nella nostra cultura al corpo sia reso il giusto onore: gigantografie di corpi perfettamente curati e sani “ornano” le nostre città, innumerevoli campagne pubblicitarie ci invitano a prendercene cura, senza parlare del potere degli sguardi ammiccanti, delle mode più provocanti del “vedo non ti vedo”. Se ci si ferma un attimo però ci si accorge che non è il corpo in generale ad essere esaltato, ma un preciso tipo di corpo: quello sano, giovane, seducente, non provato dal dolore fisico.

Eppure tutti gli altri corpi hanno anch’essi molto da dire...

 

 

Quel gran “chiacchierone”

 

Cos’avranno mai da dire i corpi che non si potrebbe tradurre in parole? Ci sono moltissimi elementi comunicativi che noi usiamo continuamente per spiegarci meglio, per sottolineare quello che stiamo dicendo, per toccare l’emotività del nostro interlocutore, che fanno parte del registro non verbale: intonazione della voce, gesti, posture, espressioni, movimenti ed azioni sono alcuni di questi strumenti di comunicazione non verbale. È interessante tra l’altro notare che sembra proprio che il corpo sia più sincero di quanto noi lo siamo con le semplici parole: spesso cerchiamo conferma nel “corpo” del nostro interlocutore di ciò che sta dicendo, e se capita che quello che il suo corpo ci suggerisce è diverso da quello che sta dicendo a parole, tendiamo a credere di più al corpo. È interessante notare che prima di Platone l'uomo non distingueva un “io anima”, ciò che vivo, i miei sentimenti, pensieri... da un “io corpo”: semplicemente il mio corpo io lo vivo e lui mi rivela il mondo come affascinante, avverso, degno, piacevole, graffiante...!

Specchio della mente e “limes” dell'anima, il nostro corpo, capace di esprimere i più intimi sentimenti, non può essere oggetto di manipolazione.

 

Quando il corpo parla di affetti

Spesso è davanti agli affetti e alle emozioni che si avverte la povertà del pur ricchissimo valore delle parole. È quando “rimani così, intontito a guardare, qualche cosa che forse non potrai raccontare” (V. Rossi), è quando ci sentiamo “muti” di fronte a ciò che vorremmo esprimere che il nostro corpo è in grado di aiutarci e ci toglie dall'impasse. A volte non ci rendiamo conto del gran numero di significati  che pervadono alcuni dei nostri gesti. Di certo però tutti ci rendiamo conto dell’importanza di “mettere in gesti” i nostri sentimenti, i nostri affetti, le nostre emozioni. Sarebbe difficile immaginarsi una scena in cui due fidanzati profondamente innamorati non pongano mai dei gesti fisici che suggellino il loro amore (un abbraccio, un bacio, una carezza..). È l’amore che prende corpo, è il vedere, il toccare l’affetto dell’altro e, allo stesso tempo, impegnarsi a concretizzare i nostri sentimenti per lui. Perché in fondo “dare corpo all’amore” significa “fare delle promesse”. Promesse che, se vengono infrante, feriscono profondamente.

Sarebbe molto interessante (ma forse troppo ardua) un'analisi di tutti i gesti del nostro corpo che  esprimono affetto (baci, abbracci, carezze...) e quelli che lo negano (sberle, pugni…).

Prendiamo in considerazione solo due gesti d'affetto, il bacio e l’abbraccio, cercando di capire quale sia il loro più profondo significato.

 

 

L’abbraccio

 

Difficile fornire una definizione puramente oggettiva dell’abbraccio: potrebbe essere l’allargare le braccia verso l’altra persona, avvicinarsi (o lasciare che si avvicini) in modo da, richiudendo le braccia, includerla in una sorta di cerchio. Probabilmente però, se ci venisse fornita solo questa definizione e ci venisse chiesto di capire a che parola rimanda, forse sarebbe difficile pensare all’abbraccio; questo perché, anche se non ci pensiamo, l’abbraccio richiama tutta una serie di sensazioni, di emozioni e di sentimenti impliciti che la mera definizione non offre. In effetti il termine “abbracciare” significa letteralmente “cingere con le braccia”. Un primo livello sotteso è quindi quello di aprire le braccia per permettere all’altro di avvicinarsi a noi; senza dubbio è un gesto di accoglienza nei suoi confronti, gli permette infatti di “entrare” in uno spazio che abitualmente è nostro e di cui siamo spesso molto gelosi (quanto è fastidioso, ad esempio, quando si è pigiati dalle persone, quando ci si sente invasi se qualcuno si avvicina troppo). A suggello di questa accoglienza segue poi la chiusura delle braccia che “avvolgono” l’altra persona, come a conferma del nostro desiderio che l’altro occupi proprio quel posto così intimo. La persona che abbracciamo non è più l' “altro” che teniamo a distanza, quello dal quale fondamentalmente ci difendiamo (basti pensare quanto, ad esempio, sia diversa una stretta di mano, dove, pur essendoci un contatto tra i due, ognuno mantiene il suo posto, quasi a garanzia della possibilità di difendersi). Nell’abbraccio si trova un’unione con l’altro, che (anzi!) diventa quasi scudo di difesa.

 

 

Il bacio

 

Il bacio, sintomo di una intimità più profonda, è portatore di promesse ancora maggiori. Ci sono vari tipi di bacio e di conseguenza esso sigilla vari tipi di rapporto. Una cosa è ad esempio il bacio che la mamma scocca sulla fronte del suo piccolo ad augurargli una notte tranquilla e ad assicuragli la sua protezione; altro è un bacio tra amici, che può divenire un “rito” di saluto. In ogni caso il bacio coinvolge una parte del corpo molto sensibile, le labbra. Il bacio poi tra uomo e donna è l’impulso a superare ciascuno la propria separazione e a seguire il desiderio dell’unione fisica. Un bacio offre la possibilità di affrontare, di conoscere e di riconoscere l’altro nella sua completa diversità da me. Nel bacio ci troviamo faccia a faccia con l’altro, ne possiamo gustare il sapore, catturare il respiro, cogliere il tocco. È un accettare l’altro in maniera ancora più profonda di quanto non si faccia con l’abbraccio: “scambio di respiri, di salive, gioco di lingue, il crescere del desiderio porta al superamento dell’ordinario disgusto legato a tali contatti”.

 

 

Non solo contatto fisico

 

Abbracci e baci, lungi dall’essere quindi semplici contatti fisici, sono portatori di emozioni, promesse e sentimenti molto importanti. Il loro valore è inestimabile. Da qui la necessità di riconoscerne il significato e di imparare a custodirli, come si fa con tutte le cose belle. Chi mai, possedendo una bella fotografia pregna di significati, ricca di ricordi, sarebbe disposto a darla in mano a tutti? Non la si mostrerebbe invece solo in alcune occasioni e a determinate persone, per paura che non venga apprezzata o che venga stropicciata? Ancora più accortezza dovrebbe spettare a baci e abbracci che, essendo “parole” d’amore, richiamano questioni molto delicate. A complicare le cose e a invitarci a non sprecare baci e abbracci, ci si mette la consapevolezza che dietro ad essi ci possono essere cattivi pensieri e brutte intenzioni; per preservarsi da ferite e da delusioni è meglio vagliare bene le situazioni. Baci, abbracci e gli altri gesti che profumano d’amore sono quelli che, se si rivelano falsi, feriscono di più lasciando cicatrici profonde.

 

Soppesare le “parole” dei gesti

Due sono quindi i maggiori pericoli: la fretta e la superficialità del dare (o meglio donare, visto che si tratta di cose molto preziose) baci, abbracci e tenerezze. Probabilmente tutti abbiamo avuto esperienza di quanto sia facile prendere un abbaglio e di quanto poi sia doloroso doversi ricredere se sono stati messi in campo questi gesti d'affetto.

L'altro pericolo è “sperperare” questi gesti d'affetto. Troppe tenerezze, troppi baci, troppi abbracci possono uccidere i sentimenti. In questo non siamo molto aiutati dalla nostra cultura, ad esempio da quanto ci viene proposto dalla televisione e dai mass media in generale.

 

 

I gesti d'amore nei mass media: la fretta

 

Il tema dell'amore nei mass media, analizzato con la chiave di lettura della gestualità affettiva, mette in mostra troppo spesso modelli superficiali, non disdegnando nemmeno di proporre quelli violenti o quelli scandalosi. Ad esempio, secondo varie ricerche condotte da esperti della comunicazione, da psicologi, sociologi e pubblicitari sulle trasmissioni che quotidianamente popolano il piccolo schermo, sembra che siano ben pochi i programmi che propongono e mostrano un'affettività e un “dare corpo” a questa affettività che siano realmente legati a emozioni profonde, magari romantiche o comunque perlomeno rispettose. È davvero necessario prestare attenzione.

I modelli che ci vengono mostrati non sono spesso dei buoni modelli. Sembra quasi che la “legge” che imperversa in questi programmi sia: “Se ti va di fare una cosa, di dare un abbraccio o un bacio, fallo”. Sembra che la spontaneità sia il primo valore, a discapito della fatica di conoscere l'altro. Anzi, proprio quando questa fatica inizia a farsi sentire, spesso capita che il rapporto con l'altra persona (amico, ragazza, ragazzo) inizia a incrinarsi; e tutti quegli abbracci, quei baci? …tutte quelle “promesse”?

Guardandola da questo punto di vista, la situazione è molto pericolosa. È vero, si sente dire ogni tanto che quel tizio o quell'altro, cercando di imitare il film di Spider man, ha cercato di ripetere le gesta del famosissimo uomo ragno; e immediatamente si parla della forte influenza della televisione, soprattutto sui bambini, e partono gli inviti a prestare attenzione ai programmi violenti, che possono influenzare le persone e spingerle alla violenza. Di sicuro, quello della violenza in televisione è un problema nient'altro che facile, anzi; ma tutti sono in grado di riconoscere quando un film o un programma è violento e possono coscientemente decidere di non guardarlo o di  proibirlo (ad esempio, ai propri figli). Forse sono più pericolosi molti altri programmi, che, dal momento che non offrono scene di guerra o di violenza palese, a prima vista non sono ritenuti così pericolosi.  Programmi che spesso parlano proprio di amore, di affetti, ma che distorgono le modalità positive di porre e “custodire” i gesti d'amore. Eppure se ci si pensa, sono molto di più le persone che, imparando a comunicare gli affetti e a rapportarsi con l'amore dalla tv magistra vitae, poi nella realtà rendono i rapporti superficiali, si creano preconcetti sugli affetti finendo poi con il rifiutare una realtà dove ci sono dei “tempi” da rispettare che non sono quelli televisivi. Tempi che non svalutano la spontaneità di una persona, ma che ambiscono a rispettare anche l'altro, a conoscerlo meglio, a imparare a volergli bene prima di porre gesti così importanti.

L'altro pericolo, quello di dare a destra e a manca baci e abbracci, ci pone di fronte a un problema molto semplice da enunciare e da capire, ma estremamente difficile da risolvere. Facciamo un esempio. Se una ragazza, nella sua compagnia di amici, passa tutto il tempo abbracciata ora a questa amica ora a quell'altro amico, il gesto dell'abbraccio diverrà un gesto quotidiano, e col tempo quasi una routine. Se capiterà un giorno il momento di dare un abbraccio veramente importante ad un'amica o a un amico, come farà a coglierne e a trasmetterne la differenza? Da sempre l'uomo tiene da conto le cose più preziose e care e sceglie con oculatezza a chi offrirle, perchè non vuole perderne il valore. Sembra che questa comportamento profondamente umano (e profondamente saggio) sia un po' dimenticato se si guarda alla facilità con cui si regalano baci, abbracci e tenerezze. Ciò che stupisce è che a volte si fa più fatica, ad esempio, a prestare la macchina a una persona che si conosce da poco che a darle un abbraccio.

 

Baci e abbracci sono doni, quindi sarebbe un peccato custodirli gelosamente per sè e negarli agli altri; ma in quanto doni, è importante tenere ben presente il loro valore. Dobbiamo imparare, con i nostri gesti, a dare “corpo” all'amore, e a dargli un “corpo di qualità”.

Grazia Taverna

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