Quando pensi alla tua vita di fede, forse ti viene spontaneo partire da ciò che dovresti fare: pregare con più costanza, trovare tempo per gli altri, prendere una decisione buona e poi riuscire a mantenerla. Sono desideri importanti. Ma don Egidio Viganò, parlando dell’interiorità apostolica, ci invita a cominciare da un altro punto: Dio ha già preso l’iniziativa.
Nel suo testo lo dice ai salesiani, ricordando che la loro vocazione nasce da un dono e da una chiamata di Dio.
Poi spiega chi rende vivo quel dono giorno dopo giorno:
«Lo Spirito Santo è presente in noi, e ci accompagna ogni giorno».
Lo Spirito Santo non è un’idea aggiunta alla fede, né una forza da tirare in ballo soltanto nei momenti eccezionali. È Dio che agisce nel cuore delle persone. Viganò descrive la sua presenza come «soave, penetrante»: non cerca lo spettacolo e non usa la violenza. Per questo possiamo fare fatica a riconoscerla, soprattutto quando aspettiamo un segnale chiaro che ci dica subito che cosa fare.
Pensa a un pomeriggio in oratorio. Hai un’attività da preparare e sei concentrato sui tempi, sui materiali, su quello che manca. Un ragazzo si avvicina e comincia a parlare. All’inizio ti sembra un’interruzione; poi capisci che ha bisogno di essere ascoltato. Non puoi sapere con certezza che cosa stia vivendo dentro di lui, e non devi interpretare ogni incontro come un messaggio nascosto. Puoi però fermarti e chiederti se, proprio lì, il Signore ti stia invitando a dare attenzione a quella persona.
Don Bosco aveva questa capacità di guardare ciò che accadeva attorno a lui e di lasciarsi interrogare. Viganò ricorda che le Costituzioni salesiane invitano a essere attenti ai segni che lo Spirito dà attraverso gli eventi e a riconoscerne i frutti, specialmente nella vita dei giovani. È una forma di ascolto che riguarda la realtà, le persone, le loro domande. Chiede anche discernimento: confrontare ciò che intuiamo con il Vangelo, pregare e parlarne con qualcuno di cui ci fidiamo.
C’è poi un’altra cosa preziosa. Lo Spirito lavora anche in te. Può aiutarti a vedere che la tua fretta nasce dalla paura di sbagliare, oppure farti trovare il coraggio di chiedere scusa dopo una risposta brusca. A volte il suo frutto sarà una scelta generosa; altre volte sarà l’umiltà di riconoscere che hai bisogno di aiuto. La vita interiore cresce quando impari a dare ascolto anche a questi movimenti del cuore.
Oggi puoi provare a cominciare da una preghiera breve: «Spirito Santo, aiutami a riconoscere il bene che stai facendo e a prendervi parte». Poi vivi la tua giornata con attenzione. La sera, ripensa a una persona incontrata e a una scelta fatta. Quale bene hai visto nascere? Dove avresti potuto ascoltare di più?
La vita contemplativa nell’azione comincia anche così: con occhi aperti su ciò che accade e un cuore disposto a lasciarsi guidare.
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Testo di riferimento: Egidio Viganò, L’interiorità apostolica, §§ 2.1, 2.4–2.6 e 4.1, nell’edizione Elledici, 2020.
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