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Diario di prof - inizio DaD parola ad uno studente

Non è la prima volta (e non sarà l’ultima!) in cui diamo spazio alla voce degli studenti, alle loro opinioni, alle riflessioni, ai dubbi, alle idee


Diario di prof - inizio DaD parola ad uno studente

 

di Marco Pappalardo

 

Non è la prima volta (e non sarà l’ultima!) in cui diamo spazio alla voce degli studenti, alle loro opinioni, alle riflessioni, ai dubbi, alle idee; a maggior ragione ora che la scuola ritorna ad essere un baluardo in un momento tanto complesso e difficile, sia in presenza che a distanza. E proprio sul ritorno alla didattica a distanza che accogliamo le parole di Francesco, uno studente del quinto anno:

 

«Quando quel sabato pomeriggio (NdR. il giorno del DPCM) ho sentito vibrare il telefono insistentemente a causa delle notifiche di WhatsApp, doveva essere per forza successo qualcosa. Sblocco il cellulare e leggo i messaggi: “per tre settimane, didattica a distanza per tutti i ragazzi delle scuole superiori”; le pochissime certezze che avevamo, sono sparite! Sì, certezze. Come si fa ad essere certi di qualcosa in questo 2020 che sembra avere in serbo cose sempre peggiori? Non lo so, eppure io alcune certezze, anche se poche, le avevo: le parole rassicuranti dei Prof. in un periodo così difficile, le lezioni in aula tanto amate quanto odiate, i compagni di classe, gli amici al di fuori di quelle quattro mura, il compagno di banco, soprattutto! Averlo abbandonato già l'anno scorso per quasi quattro mesi è stato complicato, aver ripreso con lui vicino, anche se non più accanto per il distanziamento, ha dato a una scuola del tutto anormale una parvenza di normalità, e ora? Ora non ci vedremo quotidianamente a distanza di un metro per almeno altre tre settimane, forse anche di più. Continuo a pensare al momento in cui potremo di nuovo essere in classe insieme, girandoci verso l'altro nello stesso momento, pensando la medesima cosa ed intendendoci con un solo sguardo. Già, tornare a scuola in presenza, luogo da sempre tanto odiato da noi studenti che, solo quando ce ne siamo visti privati, abbiamo capito quanto sia importante per la nostra crescita umana, culturale e relazionale. Ecco, la scuola ormai per un po' non la potremo vedere, se non in foto... Già in foto! Stamattina, infatti, nel gruppo social della classe è arrivata un'immagine della mia scuola con dei camion davanti, dai quali venivano scaricati i famosissimi banchi monoposto arrivati, ormai troppo tardi. Si sarebbe potuto evitare questo ritorno alla Didattica a distanza, se fossero arrivati prima? Non credo, visto che i motivi sono altri; dunque attendiamo con ansia il momento in cui si potrà finalmente tornare alla didattica in presenza, inaugurare i nuovi banchi, stare fisicamente insieme ai nostri compagni, perché sono loro - senza dimenticarci dei Prof con i loro insegnamenti, consigli, ansie, paure, felicità, gioie - a farci realmente vivere questo tempo unico della vita, a rendere gli anni della scuola realmente indimenticabili».

 

È bello e pure strano sentire che la scuola in presenza manca, chi l’avrebbe mai detto prima della pandemia? Invece sarà bello e non più strano, al rientro fisico in aula, ascoltare “non vedevo l’ora di tornare!”.

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