Testimoni Fede

Di don Bosco gli mancava solo la voce

Oggi 5 dicembre ricorre la memoria del beato Filippo Rinaldi, terzo successore di don Bosco.


Inizia il cammino con Don Bosco

Filippo Rinaldi nasce a Lu Monferrato, in provincia di Alessandria, nel 1856. Ottavo di nove figli, conosce don Bosco nel suo paese a pochi anni di età, in una delle tante passeggiate che il sacerdote faceva con i suoi giovani. A 10 anni il padre lo iscrive al collegio di Mirabello, che lascerà per sua volontà pochi mesi dopo. Don Bosco gli scrive e cerca di indurlo a tornare, ma Filippo è irremovibile. Nel 1874 don Bosco va a Lu per convincerlo a seguirlo a Torino, senza successo. Tre anni dopo riuscirà finalmente a persuaderlo e, a 21 anni, Filippo inizia a Sampierdarena il cammino per le vocazioni adulte.

Nel 1880, dopo il noviziato, nelle mani dello stesso don Bosco, emette i voti perpetui. Grazie alla santa insistenza di don Bosco, nel dicembre del 1882 Filippo risponde alla chiamata del Signore, e viene ordinato sacerdote. Dopo poco tempo il santo dei giovani lo nomina direttore a Mathi, un collegio per vocazioni adulte che poi trasferirà a Torino. A pochi giorni dalla morte di don Bosco, don Rinaldi volle confessarsi da lui. Prima di assolverlo, senza forze, gli disse soltanto una parola: “Meditazione”.

Spagna

Nel 1889 don Rua lo nominò direttore a Barcellona: “Dovrai sbrigare cose assai delicate”, gli disse. In tre anni, con la preghiera, la mansuetudine e una presenza paterna e animatrice tra i giovani e nella comunità salesiana, risollevò l’opera. Venne nominato Ispettore di Spagna e Portogallo. In nove anni, grazie anche all’aiuto economico della Venerabile Dorotea Chopitea, don Rinaldi fonda 16 nuove case. Don Rua dopo una visita ne restò impressionato e, in seguito, lo nominò Prefetto generale della Congregazione. Nel nuovo incarico, don Rinaldi continuò a lavorare con zelo, senza mai rinunciare al suo ministero sacerdotale. Svolse il suo compito di governo con prudenza, carità e intelligenza.

Vicario poi Rettor Maggiore

Dopo la morte di don Rua fu rieletto Prefetto e Vicario di don Albera. Nel 1921 fu eletto terzo successore di don Bosco. Diede un enorme impulso alle missioni: fondò istituti missionari, riviste e associazioni. Durante il suo rettorato partirono più di 1800 salesiani per tutto il mondo. Compì numerosi viaggi in Italia ed Europa. Istituì l’associazione degli Ex-allievi e fondò l’Istituto secolare delle Volontarie di don Bosco. Ottenne da Pio XI l’indulgenza del lavoro santificato.

Maestro di vita spirituale

Maestro di vita spirituale, rianimò la vita interiore dei salesiani mostrando un’assoluta confidenza in Dio e un’illimitata fiducia nell’Ausiliatrice. Il grande salesiano don Francesia disse: “A don Rinaldi manca solo la voce di don Bosco”. Il 5 dicembre del 1931 morì in silenzio, mentre leggeva la vita di don Rua. 

Venerabile il 3 gennaio 1987; beatificato il 29 aprile 1990 da Giovanni Paolo II.

Pensieri

In occasione della sua festa le VDB hanno condiviso alcuni dei “Pensieri” del Beato Filippo Rinaldi, riportati qui di seguito:

Nel raccoglimento, nel silenzio interiore, si ascolta la voce di Dio e si forma l’anima consacrata.
Fare tutto il bene possibile, secondo lo spirito di Don Bosco.
Abbiate cura della vita interiore; abbiate uno spirito buono, senza preoccuparvi del successo.
Ama il Signore e, nell’amore del Signore, ama il tuo prossimo. È il vero compimento della vita consacrata.
Una persona profondamente umile e mite si dona volentieri agli altri, si sacrifica generosamente, ama Nostro Signore più perfettamente.
Quando obbediamo alle disposizioni che Dio ha fatto per noi, giorno per giorno, facciamo la volontà di Dio.
La vita è lavorare. Chi vive lavora; quando non si fa nulla, si muore.
Rimanete uniti nello stesso spirito e vi capirete più facilmente.
Gentilezza e cortesia negli sguardi, nei rapporti, nelle parole: conquistare tutti con la bontà.
Gesù ha versato tutto il suo sangue in obbedienza al Padre e per salvare l’umanità. Gesù, il nostro modello, è stato obbediente fino alla morte sulla Croce.
Non dobbiamo aspettarci di fare cose straordinarie in materia di spirito. Siate semplici come i bambini.
La pietà è come il cibo, ed è la prima cosa che viene data alla creatura. È il cibo della vita cristiana, quindi non dobbiamo smettere di nutrirla, affinché la vita spirituale non venga meno in noi.
L’essenza della vera pietà sono la Santa Comunione, le buone opere e, meglio ancora, l’imitazione di quella che vogliamo onorare: Maria Santissima.

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