CRONACHE DALLA SCOGLIERA

Storia di una pietra che imparò l’amicizia

 

Giorno 10

6 marzo 2020  

 

Sono arrivati in cinque, aveva ragione Kyma. Hanno tutti gli occhi rossi, rossi di pianto. Nessuno piange più, però. Si siedono accanto a me, e c’è anche Stella sotto il pelo dell’acqua. Voleva vedere la ragazza che l’ha dissetata con quella lacrima speciale. La riconosco, oggi ha un leggero sorriso sulle labbra. Parla con gli altri amici. Ma parlano insieme. Non sento bene. Kyma mi dice che sta succedendo qualcosa di molto importante, ed è meglio non mettersi a parlare, adesso. È meglio ascoltare, allora, e lasciarsi cullare dal ritmo delle loro parole. Mi fanno sentire una stella nel cielo, e da lì posso vedere il mondo. Poi mi fanno sentire spezzata in mille pezzi e ogni pezzo incastrato nella terra, esce sangue. Non capisco. I ragazzi si prendono per mano, si guardano e sorridendo piangono silenziosi. Kyma inizia a cantare per loro, chissà se sentono le sue parole. Uno si alza in piedi verso il mare. Prende in mano un sasso e lo lancia lontano. Poi un altro si alza e fa lo stesso. Sento i tonfi tra la schiuma. Le ragazze stanno sedute con i capelli pettinati dal vento. Sembra che tutti aspettino qualcosa. Improvvisamente li sento parlare e capisco le loro parole.  

Manca, eh!
Io non ci credo che sia successo. Ad Alberto, poi.
Fa un male cane. Lo so che mi capite.

Tu hai visto Carlo, oggi, in ospedale?
Sì…
E…?  È sempre Carlo, ma con uno sguardo diverso.  
Tipo? Spiegati meglio.
Carlo sente che Alberto è vicino a lui.
Ma lo sente… in che senso?
Dice che Alberto è lì con lui, davvero.
Non riesco a capire…

Non so, credo che solo Carlo possa capire davvero.
Sì, beh, loro due avevano un’intesa...!
Hanno, un’intesa.

Come quella volta della Stella Maris, vi ricordate?
Oh, sì! Quante telefonate!  

Stella mi guarda. Stanno parlando di lei? Non credo, ma forse qualcosa c’entra. Kyma si avvicina e mi spiega che prima i ragazzi stavano pregando il rosario. Ripetevano tante preghiere e affidavano due loro amici a Maria. Dicevano sempre i nomi di Alberto e Carlo. Alberto è quello che è morto, diceva la ragazza. E Carlo? Forse è quello dell’ospedale. Dice che la preghiera fatta insieme agli amici per gli amici è una cosa potentissima e bella. Così bella che tutto il rosso del cielo e delle stelle non è niente, a confronto. Abbiamo ricevuto tanto senza aver dato nulla. E dice che abbiamo fatto bene a stare in silenzio, perché è come se avessimo pregato con loro. Stella non parla, ma va bene così. Nemmeno io ho voglia di parlare. Adesso voglio ascoltare, ascoltare davvero la storia di questi ragazzi seduti in riva al mare.   

 

 


testi: Anita Marton 

grafiche: sr. Giulia Collodel