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Cristianofobia. Ucciso un cristiano ogni 5 minuti

Si stima che nel 2012 siano stati uccisi per la loro fede 105 mila cristiani: questo significa un morto ogni 5 minuti. Le proporzioni sono spaventose. Tutto avviene poco lontano dai nostri confini. Ci si dimentica del fatto che la libertà di pensiero, di coscienza e di religione è sancita...


Cristianofobia. Ucciso un cristiano ogni 5 minuti

 

del 10 gennaio 2013

 

          Non è solo uno slogan quello che ha lanciato il professore Massimo Introvigne, coordinatore dell'Osservatorio della Libertà Religiosa in Italia, intervistato da Radio Vaticana, ma è un dato realistico che scaturisce dal centro forse più avanzato di statistica religiosa fondato e diretto - fino alla sua morte nel 2011 - da David Barret, negli Stati Uniti.

          “Secondo questo centro, - afferma Introvigne - si stima che anche quest’anno, nel 2012, siano stati uccisi per la loro fede 105 mila cristiani: questo significa un morto ogni 5 minuti. Le proporzioni, dunque, sono spaventose…”. Su questo argomento, qualche mese fa, il professore Introvigne intervenendo a Milano in un convegno sulla libertà religiosa, diceva che la gente è attenta finchè racconti fatti di violenza più o meno cruenta che vedono coinvolti uomini e donne cristiane, ma appena inizi a fare i nomi degli assassini, dei persecutori, allora l'attenzione viene meno e si passa ad altro.

          In pratica l'unica persona che ha il coraggio di denunciare la massiccia persecuzione dei cristiani nel mondo e quindi di individuare i persecutori è il Papa Benedetto XVI, ecco perché viene contrastato in tutti i modi. Purtroppo anche il mondo cattolico spesso si dimentica di denunciare le violenze nei confronti dei cristiani, tranne qualche isolata associazione come l'ACS (Aiuto alla Chiesa che Soffre) o qualche coraggioso giornalista che pubblica libri ben documentati come quello che ho letto in questi giorni. “Cristianofobia. La nuova persecuzione”, di René Guitton, edito da Lindau (Torino 2010). “Un libro che ogni cristiano dovrebbe leggere. E che dovrebbe leggere chiunque abbia a cuore la libertà di pensiero, di coscienza e di religione”.

          Guitton, infaticabile viaggiatore tra Oriente e Occidente, basandosi su fonti di assoluta attendibilità, su una meticolosa ricerca condotta sui territori e sulle testimonianze dirette dei protagonisti, compone un vero e proprio “libro nero della cristianofobia”, che rappresenta un grido di dolore e di ribellione, un appello alla mobilitazione di tutti e una lezione di fratellanza. Guitton racconta il saccheggio di chiese e abitazioni e la profanazione di cimiteri, di crocifissioni, roghi di persone vive, mutilazioni, decapitazioni a colpi di accetta. Tutto avviene, “Poco lontano dai nostri confini(...) accade nel silenzio della comunità internazionale, dimentica del fatto che 'la libertà di pensiero, di coscienza e di religione' è sancita dalla dichiarazione dei diritti dell'Uomo”.

          I territori dove i cristiani sono perseguitati, muoiono o scompaiono lentamente sono il Maghreb, l'Africa subsahariana, il Medio e l'Estremo Oriente. “La cristianofobia è multiforme - scrive Guitton - e si nutre di motivazioni tra loro assai diverse”. Il libro dello scrittore francese sottolinea subito che il nostro Occidente di fronte allo stillicidio di notizie sui cristiani perseguitati e uccisi a causa della loro fede, risponde con un imbarazzante silenzio che “(...)ricorda altri silenzi di sinistra memoria”, come quello nei confronti dei regimi socialcomunisti che governavano mezzo mondo prima della caduta del Muro. Anche Guitton ha subito quell'ostracismo che hanno subito altri scrittori che hanno ben documentato le persecuzioni e i massacri nei confronti dei cristiani, come Rodolfo Casadei, che ha pubblicato due ottimi libri proprio sui massacri dei cristiani in questi Paesi.

          Il libro di Guitton s'interroga sul perchè i cristiani in Occidente rifiutano di ascoltare e di leggere quello che ben ha documentato nel suo dossier. “Una delle ragioni del silenzio e dell'oblio che circondano le minoranze cristiane è da ricercare nella loro progressiva emarginazione e nella continua perdita di peso politico e demografico da cui sono afflitte”. Da tempo i cristiani d'Oriente a causa dell'emigrazione di massa, sono sempre più numerosi. Sono isolati a livello internazionale e non vengono ricordati nelle denunce di violazioni dei diritti umani, per una sola ragione: “in Occidente i cristiani faticano ad associare al cristianesimo il concetto di minoranza”. I cristiani non rientrano nello schema di minorane etniche perseguitate come gli ebrei, i neri o i musulmani in Europa o in America. “In occidente prendere le difese dei cristiani equivale a schierarsi dalla parte della maggioranza”. Peraltro, “il sempre più scristianizzato Occidente fa fatica a concepire che i cristiani possano essere perseguitati in quanto cristiani, perché essere tali, secondo uno slogan semplicistico che si sente ripetere spesso, significa stare dalla parte del potere”.

          C'è molta disinformazione nell'opinione pubblica occidentale a proposito dei cristiani nel mondo, in particolare dove ora sono minoritari, nel Magherb, in Medio Oriente. Si crede che i cristiani qui siano elementi importati e non autoctoni. “Si dimentica che il cristianesimo è nato in oriente dove si è sviluppato ben prima che l'Europa diventasse quasi completamente cristiana”. Pertanto i cristiani perseguitati in questi Paesi sono emanazione dell'Occidente e non possono aspirare aspirare allo status di minoranza in Oriente, perché in Occidente sono maggioranza.

          Quindi secondo Guitton “questo ragionamento sortisce l'effetto di negare implicitamente la sofferenza delle minoranze cristiane e di frenare la mobilitazione in loro favore”. Inoltre, iniziative a sostegno dei cristiani d'Oriente sono considerate inutili e potenzialmente controproducenti: trasformare i cristiani d'oriente in 'protetti' dell'Occidente potrebbe esporli a rischi ancora più gravi”.

          Ma Guitton insiste: queste preoccupazioni più o meno valide, devono esonerarci dall'intervenire? Non ci sarebbe un dovere di ingerenza?

          Ma forse gli occidentali non sono più capaci di affrontare le questioni religiose, anche perché la difesa dei cristiani in altre parti del mondo è spesso vista come un tentativo di favorire il ritorno del religioso o di imporre i principi cristiani, che non sono più considerati valori fondamentali”. Pertanto coloro che si preoccupano delle minoranze cristiane sono guardati con grande sospetto, bene che va sono tacciati di essere ultraconservatori.

 

 

Domenico Bonvegna

 

 

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