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COMPLEANNO DI DON BOSCO

Celebriamo il compleanno di Don Bosco, proprio nel luogo della sua nascita, che è stata una benedizione per tutti i membri della Famiglia Salesiana, ad incominciare da noi, per i giovani del mondo, specialmente i più poveri, bisognosi e a rischio...


COMPLEANNO DI DON BOSCO

da Rettor Maggiore

del 22 agosto 2006

«Si chiamerà Giovanni»Omelia nel Compleanno di Don Bosco

Is 49: 1-6; Sal 138; At 13: 22-26; Lc 1: 57-66.80

Colle Don Bosco – 16 Agosto 2006

 

 

 

 

Celebriamo oggi il compleanno di Don Bosco, proprio nel luogo della sua nascita, che è stata una benedizione per tutti i membri della Famiglia Salesiana, ad incominciare da noi, per i giovani del mondo, specialmente i più poveri, bisognosi e a rischio. Noi lo vogliamo celebrare da figli suoi con immensa gioia, semplicità ed entusiasmo, rendendo lode e grazie al Signore che ci ha donato in lui “un padre e un maestro”.

 

Le tre letture che abbiamo sentito - quella della vocazione e missione del Servo di Yahve, quella del ruolo di Giovanni come precursore del Cristo, nel discorso di Paolo, e quella della nascita e imposizione del nome di Giovanni - restano ben sintetizzate nel versetto del salmo responsoriale 138: “Dal grembo di mia madre tu mi hai chiamato”.

 

 

Si chiamerà Giovanni

 

      Dietro una vita c’è sempre un disegno di amore, perciò la nascita di un bambino provoca di solito gioia nella famiglia, rafforza i legami e apre le porte al futuro. E anche se non ci fosse il volere e il gaudio dei genitori, c’è quello di Dio. “Sei tu che hai creato le viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre”, canta il salmista.

      Dietro un nome c’è una vocazione: sentirsi chiamato per nome. “Il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fin dal grembo di mia madre ha pronunziato il mio nome” confessa il Servo di Yahve. “Si chiamerà Giovanni” diranno i genitori del Battista, perché Dio è misericordioso, ha fatto grazia a loro, si è mostrato benevolo e amorevole.

      La missione è appunto dare ad altri quanto abbiamo ricevuto da Dio: la vita, il senso della vita, Dio stesso. Nomen omen. Il nome è la nostra missione. E nel caso di Giovanni è quella di incarnare l’amore misericordioso di Dio per preparare le vie del Signore, perché questi venga al suo popolo, e perché esso lo possa accogliere.

      La sorgente di ciò che siamo non si trova dunque in noi stessi, nelle nostre possibilità o risorse, ma in Dio, che si rende visibile attraverso tutti coloro che Egli invia per aiutarci a “crescere e fortificare lo spirito”, a scoprire la nostra identità più profonda, ad assumere la nostra missione, a sperimentare il suo supporto.

      Dio è benedetto e nel suo Figlio ci ha riempiti di benedizioni perché diventiamo anche noi  benedizione per coloro ai quali siamo inviati: “Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra”, si sente dire il Servo di Yahve; per preannunziare la gioia dei tempi, preparare la via a Cristo Signore, indicare al mondo l’Agnello del nostro riscatto e rendergli testimonianza, viene detto di Giovanni Battista, sino al versamento del sangue.

 

Giovanni rappresenta il coraggio profetico, la forza della parola, la testimonianza di tempi nuovi.

Giovanni rappresenta la grazia e la responsabilità di additare il Cristo al mondo e di preparare questo mondo per accoglierlo.

Giovanni rappresenta una benedizione per il popolo di Israele perché è stato chiamato da Dio per nome ed inviato da Lui.

 

Naturalmente mentre vi parlo della nascita, del nome, della vocazione e missione di Giovanni Battista sto pensando a Don Bosco e a ciascuno di noi.

 

Dio infatti ha chiamato don Bosco per essere benedizione per i giovani, specie per i più infelici e svantaggiati. Le nostre Costituzioni si aprono appunto con una confessione di fede salesiana: “Con senso di umile gratitudine crediamo che la Società di San Francesco di Sales è nata non da solo progetto umano, ma per iniziativa di Dio. Per contribuire alla salvezza della gioventù, «questa porzione la più delicata e la più preziosa dell’umana società», lo Spirito Santo suscitò, con l’intervento materno di Maria, San Giovanni Bosco. Formò in lui un cuore di padre e di maestro, capace di una dedizione totale: «Ho promesso a Dio che fin l’ultimo mio respiro sarebbe stato per i miei poveri giovani». Per prolungare nel tempo la sua missione lo guidò nel dar vita a varie forze apostoliche… (Cost. 1).

 

Don Bosco, il nostro padre e maestro

 

La festa del compleanno di Don Bosco ci ricorda che, come San Giovanni Battista, anche noi siamo stati chiamati per nome, benedetti ed inviati. La festa del compleanno di don Bosco diventa così uno stimolo per diventare anche noi “segni dell’amore di Dio per i giovani”.

 

Come ai ragazzi dell’Oratorio e come ai primi Salesiani il Signore ci ha donato in Don Bosco il “padre” ed il “maestro”, dunque il nostro “modello” e punto di riferimento. A ragione egli può parafrasare l’Apostolo e dirci «Siate miei imitatori, come io lo sono di Cristo» (1Cor 11,1).

 

In un momento di proliferazione di ‘modelli’, è una grazia sapere che Don Bosco come modello di vita salesiana viene dal mistero di Dio e a Lui si riferisce. La sua vita vissuta, più che le nostre parole, può esprimere l’inesprimibile”. Le nostre parole in effetti aiutano alla comprensione dello “spirito salesiano”, la sua vita esemplare invece ci sprona alla imitazione. Il suo esempio si fa continuamente presente all’anima del Salesiano e alle comunità, così da farne assimilare a poco a poco i tratti, la fisionomia, lo stile di vita: diventiamo suoi imitatori. Don Bosco continua ad esercitare su di noi questa attrazione, la quale sviluppandosi con lo studio e la ricerca diventa amore, trasformazione, rinnovamento.

 

Certo, la prospettiva storica è cambiata e quindi non si identifica con la nostra, egli però resta sempre per noi un profeta, un ispiratore, un segno indicatore di Dio e del cammino.

 

Con tutti i giovani, in particolare con i ragazzi della strada, con gli apprendisti e i giovani operai, con gli allievi delle scuole professionali, con i prestigiatori e i saltimbanchi, con i giovani chiamati a seguirlo per salvare altri giovani, con i genitori, docenti, educatori, pastori, con tutte i membri della Famiglia Salesiana noi invochiamo don Bosco come “padre e maestro”. La sua paternità si esprimeva nel suo cuore di padre: “In qualunque remota parte del globo vi troviate, non dimenticate che qui in Italia avete un padre che vi ama nel Signore” (MB XI, 387), e nella generazione di un nuovo modo di seguire Cristo, il che è stato tradotto con immensi sacrifici per far nascere la Congregazione. Don Bosco è davvero il padre della nostra vocazione.

 

Oggi, nella celebrazione della sua nascita, rinnoviamo il nostro impegno di studiarlo come “splendido accordo di natura e di grazia”, “profondamente uomo, ricco delle virtù della sua gente” e “profondamente uomo di Dio, ricolmo dei doni dello Spirito” (C. 21), e ad imitarlo come modello nel servizio ai giovani, donandoci alla missione con passione, vale a dire con tutta l’energia per realizzare una vocazione che oggi richiede tanto, per lanciare delle iniziative che esigono una grande audacia, per accettarne le fatiche, e, nel contempo, con tutta la tenerezza di un cuore di padre toccato dalla povertà materiale, psicologica e spirituale dei giovani.

 

In questo luogo santo e in questa data tanto significativa del compleanno del nostro amato padre, affido a lui il prossimo Capitolo Generale, che ha come tema la passione del “Da mihi animas, cetera tolle”, il suo programma spirituale ed apostolico.

 

 

DON BOSCO,

 

Tu sei stato suscitato dallo Spirito Santo,

con l’intervento materno di Maria,

per contribuire alla salvezza della giovent√π.

 

Tu sei stato a noi donato dal Signore come padre e maestro,

e ci hai consegnato un programma affascinante di vita nella massima

“Da mihi animas, cetera tolle”.

 

Tu ci hai trasmesso, sotto l’ispirazione di Dio,

uno spirito originale di vita e azione,

il cui centro e la cui sintesi è la carità pastorale.

 

Fa’ che il nostro cuore possa essere infiammato

dal fuoco dell’ardore e dello slancio evangelizzatore,

per essere segni credibili dell’amore di Dio ai giovani.

 

Fa’ che sappiamo accettare con serenità e gioia

le esigenze quotidiane e le rinunce della vita apostolica

per la gloria di Dio e la salvezza delle anime.

 

Fa’ che il Capitolo Generale possa aiutarci

a rafforzare l’identità carismatica

e a risvegliare la passione apostolica.

Amen.

don Pascual Ch√°vez Villanueva

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