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Ciad: un altro Darfur?

Sul confine tra Ciad e Darfur, regione del Sudan, gli scontri tra gruppi armati aumentano e la situazione per profughi e civili si fa pericolosa. Amnesty International denuncia quello che accade e fa delle richieste all'Unione Africana e all'Onu.


Ciad: un altro Darfur?

da Attualità

del 30 giugno 2006

“I Janjawid aprirono il fuoco senza avvertimento. Si spostavano costantemente verso l'interno sparando al loro avanzare. Il cordone tra i due villaggi rendeva chiaro che chi avesse voluto fuggire da un villaggio all’altro sarebbe stato ucciso. Gli unici sopravvissuti furono coloro che riuscirono a nascondersi dietro gli alberi e i cespugli. I Janjawid hanno rubato tutto: quello che è rimasto è quello che le donne avevano portato con loro la mattina e poche cose lasciate dai Janjawid.”

 

È così che un anonimo coltivatore ciadiano commenta ai ricercatori di Amnesty International la situazione del suo popolo al confine con il Sudan.

Un confine sempre pi√π infuocato e sempre pi√π bagnato dalle lacrime di migliaia di civili costretti alla fuga a causa degli scontri tra gruppi di ribelli armati provenienti dal vicino Sudan. O meglio dal vicino Darfur sempre pi√π martoriato e alla ricerca di una pace definitiva.

 

 

E pensare che i due governi, ciadiano e sudanese, avevano siglato la “Dichiarazione di Tripoli” nel febbraio scorso mettendo sul tavolo accordi di pace e stabilità con una azione di monitoraggio immediata proprio sui confini comuni. Ma non è bastato.

 

La situazione tra Ciad e Sudan, denuncia Amnesty, è ad alto grado di rischio e si richiede l’immediata azione della comunità internazionale per proteggere i civili del Ciad orientale dagli attacchi provenienti dal Sudan.

 

“Siamo di fronte a un’opportunità decisiva, per l’Unione africana e per l’Onu - ha dichiarato Irene Khan, segretaria generale di Amnesty International - di sviluppare una risposta efficace e coordinata alla duratura crisi dei diritti umani del Darfur, una crisi che ora si sta allargando alle zone di frontiera del Ciad e che può destabilizzare tutta la regione. Il governo del Ciad deve adempiere al proprio dovere di proteggere i civili chiedendo, se necessario, l’assistenza di una forza internazionale”.

 

L’appello di Amnesty è contestualizzato da alcune fotografie e da un rapporto che testimonia la situazione sul confine.

 

“Il governo del Ciad ha di fatto abdicato al dovere di proteggere i propri cittadini lungo il confine col Sudan, lasciando queste persone in balia degli attacchi delle milizie janjawid e alla mercé dei gruppi armati sudanesi presenti nel Ciad orientale – aggiunge Irene Khan - a sua volta, il governo del Sudan sta consentendo alle milizie janjawid di attaccare impunemente la popolazione civile ciadiana lungo il confine, uccidendo, saccheggiando e svuotando il territorio. Senza essere ostacolate dai due governi, le milizie janjawid stanno colpendo comunità prive di ogni difesa. La comunità internazionale deve agire subito, prima che la situazione peggiori ulteriormente”.

 

La denuncia di Amnesty si rivolge anche al crescente coordinamento tra le milizie janjawid e i gruppi armati ciadiani presenti nel Darfur. Le milizie janjawid colpiscono la popolazione civile prendendo di mira le trib√π non alleate ai ribelli ciadiane. Dal settembre 2005 gli attacchi delle milizie janjawid nel Ciad orientale hanno causato la fuga di 50.000-75.000 persone, costrette a spostarsi in zone pi√π interne mentre oltre 15 mila sono finiti in Darfur.

 

L’1 e 2 luglio si terrà a Banjul in Gambia il vertice dei capi di stato dell’Unione Africana e Amnesty chiede “che il governo del Ciad protegga i civili nelle aree colpite dal conflitto chiedendo, se necessario, l’assistenza di una forza internazionale per rafforzare la sicurezza nelle zone in cui i rifugiati, gli sfollati e altri civili sono esposti agli attacchi; che l’Unione africana e il Consiglio di sicurezza facciano pressioni sul governo del Sudan affinché accetti un’operazione di peacekeeping dell’Onu e adotti misure per prevenire gli attacchi oltre confine delle milizie janjawid; che l’Onu invii una missione di peacekeeping nel Darfur, con un forte mandato di protezione e prenda in considerazione metodi efficaci per difendere i civili sul lato ciadiano della frontiera, in cooperazione con le autorità del Ciad; che la a comunità internazionale fornisca il necessario sostegno politico, finanziario e logistico alla missione dell’Unione africana nel Darfur per rafforzare la capacità di quest’ultima di proteggere i civili; che l’Onu istituisca una commissione d’inchiesta sugli attacchi contro i civili nel Ciad orientale e rendere pubbliche le sue conclusioni e raccomandazioni; che i governi del Sudan e del Ciad cooperino pienamente con la Corte penale internazionale per assicurare che i responsabili di crimini di guerra e contro l’umanità nel Darfur e in Ciad siano portati di fronte alla giustizia e che le vittime ricevano una riparazione”.

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