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Ci vorrebbe un Festival

A costo di risultare eccessivamente sorprendenti, ed anche se nessuno se l'aspetta, sentiremmo il bisogno di un Festival... Ecco, l'abbiamo detto. Il vero scandalo è che le canzoni sembrano ridotte a poco più d'un pretesto. Forse i marpioni che organizzano l'evento si rendono conto che sono deboline... C'è John Cena è l'asso del wrestling...


Ci vorrebbe un Festival

da Quaderni Cannibali

del 25 febbraio 2006

La star del Festival degli ospiti della canzone italiana, a Sanremo, sarà John Cena. Per chi ha meno di 12 anni e ha penato per la figurina del mitico Pizzaballa, John Cena è l'asso del wrestling, che potremmo tradurre lotta libera, liberissima, fantasiosa e falsa come certi rolex da spiaggia. Il problema peraltro era noto. Dopo che un anno fa Bonolis aveva ospitato Mike Tyson, ottenere qualcosa di più intelligente, capace perfino di articolare frasi semplici (sì, no, buonasera, viva l'Italia, grazie dei fior…) era irrisorio. L'impresa era portare a Sanremo qualcosa di più grosso. La soluzione ideale sarebbe stata Arnold Schwarzenegger, il mitico Conan il barbaro, il letale Terminator. Il mite Schwarzi, tuttavia, aveva dovuto informare i dirigenti Rai - colti del tutto alla sprovvista: nessuno li aveva informati - di essere il governatore della California, impegno alquanto oneroso, e di dover, sia pure a malincuore, rinunciare. Dove trovare dunque qualcosa di veramente ma veramente grosso? Il wrestling! Ecco così John Cena che, ci dicono gli strateghi della comunicazione, farà convogliare sul Festival l'interesse dei ragazzini. Immediata la polemica. L'Aiart (telespettatori cattolici) lamentava l'ennesima caduta diseducativa della tv; il Mulo (telespettatori laici) rimproverava all'Aiart di non aver stigmatizzato abbastanza il Grande Fratello; e, per dirla schietta, se di qualcosa non avvertiamo bisogno alcuno, forse perché possediamo un esagerato senso del ridicolo, è proprio uno scontro tra telespettatori cattolici e laici (sic) attorno a John Cena.

Di che cosa dovremmo invece sentire tutti bisogno? A costo di risultare eccessivamente sorprendenti, ed anche se nessuno se l'aspetta, sentiremmo il bisogno di un Festival. Un Festival della canzone italiana, in cui qualche rarissimo ospite e un sobrio presentatore facessero da esiguo contorno al piatto forte, le canzoni, quelle cose che si suonano e cantano e dopo un po' ti entrano nell'orecchio e fanno sorridere e sospirare. Le canzoni italiane cantate dai migliori cantanti italiani, lasciando ai reduci sfiatati e bolliti appositi spazi, oasi ecologiche della nota dove gli antropologi possano studiarli con calma. Le canzoni italiane cantate da cantanti italiani che accettano di buon grado di mettersi in competizione, ben sapendo che come e più che a Olimpia vincere è meraviglioso ma l'importante è partecipare, trattandosi di una festa che comunque ti dona visibilità e popolarità.

Ecco, l'abbiamo detto. Il vero scandalo è che le canzoni sembrano ridotte a poco più d'un pretesto. Forse i marpioni che organizzano l'evento si rendono conto che sono deboline, così dopano lo spettacolo proprio come molti sospettano abbiano fatto Tyson, Schwarzi e Cena per ritrovarsi con quel popò di muscolacci. Forse non amano le canzoni. Forse sono stonati... Stonati come Tyson e Cena e tutti quegli altri che ci rifilano pretendendo pure che gli diciamo grazie facendo gonfiare, con i muscoli, pure l'audience. Peccato. Come il Vajont di Paolini fece scoprire un'Italia che adora il teatro civile e parlato, come i pattini olimpici ci hanno svelato un'Italia cortese che rimane incantata davanti ai balletti e alle corse sulle lame, così un Festival di canzoni farebbe il pieno di italiani che non aspettano altro. Per il wrestling basta cambiare canale.

Umberto Folena

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