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Chi lascia la scuola va aiutato

Noi tutti i giorni ci imbattiamo in ragazzi che non hanno un progetto, che hanno famiglie che non li aiutano, che non hanno gli strumenti di base. Che non leggono un libro perché non lo sanno leggere. Ma che molto spesso hanno un'intelligenza pratica. E che se diventeranno veri pizzaioli o estetiste potranno decorosamente mantenere una famiglia.


Chi lascia la scuola va aiutato

da Attualità

del 28 aprile 2007

Le persone sono uguali nella dignità e diverse nelle caratteristiche personali. Ma questo non deve essere motivo di esclusione. E’ giusto che la società preveda occasioni diversificate in modo che ciascuno possa trovare la sua strada.

 

L’agenzia di formazione professionale di cui sono responsabile di progettazione, è stata la prima - e finora l’unica - ad aver ottenuto da Regione e Provincia l’autorizzazione ad avviare un corso per estetiste. Proprio le nostre allieve, di 15-16 anni, tutte reduci da almeno un tentativo fallito di frequentare un istituto di istruzione superiore, ci fanno capire che vale sempre la pena dare un’altra chance attraverso proposte capaci di rispondere al loro interesse: attraverso le materie direttamente collegate alla professione, agli aspetti più manuali, nasce infatti motivazione anche verso competenze culturali come italiano, inglese, le discipline delle aree tecnico-scientifica, storico-economica, tecnologica.

 

Chi sono queste ragazze che per il professor Beltratti, autore del commento di ieri, come i gelatai e i pizzaioli non contribuirebbero a creare ricchezza futura per la città? Persone molto semplici, con uno spiccato senso della manualità, con un immaginario della professione che deve essere ridimensionato.

 

Quando arrivano, la loro idea di professione è costruita su suggestioni televisive e va riportata alla realtà di un’attività faticosa, che esige capacità di esprimersi correttamente, diagnosticare bisogni, di fare proposte. Purtroppo, queste giovani sono anche quasi del tutto sprovviste del bagaglio di base che la scuola dell’obbligo dovrebbe assicurare a tutti: per loro leggere, scrivere e far di conto sono capacità acquisite in modo parziale. Non dico che tutto sia da addebitare alla scuola: c’è la loro responsabilità e quella di famiglie deboli culturalmente.

 

Così, se attraverso un corso per estetiste riusciamo a sollecitare - e ci stiamo riuscendo - interesse per lo studio, è possibile che qualche ragazza poi prosegua nella scuola. Tra i nostri allievi dei corsi per contabili, per esempio, una dozzina si è iscritta per l’anno prossimo all’istituto tecnico commerciale.

 

Noi tutti i giorni ci imbattiamo in ragazzi che non hanno un progetto, che hanno famiglie che non li aiutano, che non hanno gli strumenti di base. Che non leggono un libro perché non lo sanno leggere. Ma che molto spesso hanno un’intelligenza pratica. E che se diventeranno veri pizzaioli o estetiste potranno decorosamente mantenere una famiglia.

Teresita Pavanello

http://www.lastampa.it

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