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Cara Livia Turco, ministro della salute...

«Mi permetto di scriverle per chiederle se mi può dare una mano con un mio ragazzo che frequenta la seconda media e mi ha detto che i 25 euro che si fa dare da sua mamma, servono per farsi una “cannetta”. Lui mi assicura che la nicotina fa più male della “cannetta” e, se la mamma non gli dà i soldi, è costretto a spacciare...». Cosa diciamo al ragazzo?


Cara Livia Turco, ministro della salute...

da Attualità

del 12 dicembre 2006

Ebbene, sì, attraverso il giornale, non conoscendo la sua E-mail ministeriale! Caro Ministro, o signora Ministra, mi permetto di scriverle per chiederle se mi può dare una mano con un mio ragazzo, che frequenta la seconda media e mi ha detto che i 25 euro che si fa dare da sua mamma, una donna delle pulizie con lo stipendio che lei si può immaginare, servono per farsi una “cannetta”. Lui mi assicura che è scientificamente provato che la nicotina fa più male della “cannetta” e, se la mamma non gli dà i soldi, è costretto a spacciare, che tanto non va in prigione «perché non ci vanno neppure i più grandi che gliela vendono».

 

Io non so cosa rispondere. So soltanto che, oltre a fumare sigarette, da quando ha cominciato a fare queste esperienze, per lui innocue, gli insegnanti lo hanno notato più aggressivo nei confronti di sua madre, più demotivato a scuola, più distratto e ribelle con i prof. che «rompono e basta!» Che abbia ragione lui? «Lo dicono anche in televisione che la canna non fa male!». Anche nel Vangelo si parla di canne (ma quelle sbattute al vento) e nei Salmi di erba: al mattino è verdeggiante e la sera avvizzita (ma non si fuma).

 

Allora come la mettiamo con questo ragazzo? Gli devo dare il permesso, allineandomi agli onorevoli cannaioli del Parlamento? Mi pare che non lo siano tutti, neppure quelli della sua parte, che le hanno disobbedito a proposito del famoso Decreto, non sostenuto neppure da quel buon uomo di don Oreste Benzi, che Lei ha aggredito in malo modo sugli schermi televisivi, smentendo la fama che si era creata, agli occhi di tanti, quando si occupava dei problemi veri delle persone. Ricorda?

 

Ai nostri ragazzi dobbiamo dare qualcosa di serio, una libertà che sia godibile da loro e da chi ha a che fare con loro: gli insegnanti, che escono da scuola spesso “esauriti”, gli educatori d’oratorio o di strada, di gruppi e associazioni varie, obbligati a frequentare nuovi corsi di comunicazione perché non capiscono più questi ragazzi “dipendenti” da canne e cannette e da mille altre seduzioni di chi ha ben compreso come il mercato adolescenti renda e renda parecchio!

 

Io prima scherzavo, ma ho rispetto per chi si è assunto la responsabilità di amministrare la cosa pubblica, la “res publica” come la chiamava Cicerone! Per questo oso chiederle di non dare una risposta troppo facile ai difficili problemi dei giovani.

 

Da lei, che ho ascoltato un giorno parlare in un oratorio a Reggio Emilia, non pretendo ricette o soluzioni, ma di soppesare bene perché tante persone che si occupano di giovani, pagando di persona il prezzo dello stare con loro, la invitano a recedere da un Decreto che va incontro a chi spaccia e a chi consuma: lo fa per evitare loro il carcere? Per non affollarlo di nuovo dopo l’indulto di recente memoria? Ma se in carcere non ci vanno neppure gli evasori di milioni di euro, vuole che ci vadano quelli pescati con qualche grammo di erba in più?

 

Personalmente al mio ragazzo ho dato un’altra risposta: è stata esigente! L’ha sentita tale! Ma sono certo che, incontrandomi fra dieci anni, non mi rimprovererà di essere stato permissivo con lui. Mi ha dato solo dispiacere quando, ricorrendo ad argomenti di tipo affettivo, mi ha risposto. «La mia mamma se crepa non mi interessa niente! E’ una rottura di scatole in meno…». Che bella generazione stiamo allevando, signora Ministra! A me mi preoccupa! L’errore grammaticale è voluto: fa effetto! Ma la preoccupazione non è solo mia ma di quanti stanno con i ragazzi e si sentono da loro derisi, svillaneggiati, offesi, per nulla considerati! E questo sì che fa star male! Lei, no? Non ci sta male?

don Vittorio Chiari

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