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Capitolo 76

Numero di giovani nell'Oratorio - La Divina Provvidenza non manca mai - Criterio di D. Bosco nel trattare l'accettazione dei giovani - Vestizione clericale - Esami dei chierici - D. Bosco raccomanda un chierico al Rettore del Seminario per la pensione gratuita - Gli insegnanti nell'Oratorio - Letture Cattoliche - Apertura della Libreria Salesiana - Un fascicolo supplementare alle Letture - L'annua associazione comincerà nel mese di gennaio - Il Galantuomo.


Capitolo 76

da Memorie Biografiche

del 04 dicembre 2006

 Nell’anno scolastico 1864 - 65 il numero dei giovani studenti fu di 350: così ricaviamo da una nota di D. Bosco mandata al Regio Provveditore, il numero totale però sorpassava i 700.

Erano venuti da tutti i punti d'Italia, perfino dalla Sicilia, destinati alle scuole o desiderosi di applicarsi ad un'arte. Riempivano ogni angolo dell'Oratorio, con buona volontà ed ottimi propositi. I Superiori, preti e chierici, dicevano a D. Bosco essere troppe le spese che doveva fare per tanti fanciulli, ma egli rispondeva esservi nell'Oratorio una pompa, ossia una tromba idraulica, che metteva sempre fuori marenghi, quindi non aveva mai tralasciato per mancanza di danaro di accettare poveri giovani.

E il detto provava coi fatti. Il 18 del mese di ottobre verso le nove di sera, dopo le orazioni essendo circondato D. Bosco da un numero di chierici, che lo pregavano a narrar loro qualche cosa che li dilettasse, ei raccontò come nell'ultimo inverno fosse stato provvidenzialmente soccorso dal cielo. Era un giorno, ei disse, nel quale la mia borsa era poverissima, quand'ecco mi veggo innanzi il panettiere. Egli mi pregava a pagargli il pane che aveva già provveduto per l'Oratorio. Io rimasi per un istante come sbigottito e gli risposi: Venga domani e sarà compiutamente pagato. - Questa risposta mi era sfuggita, senza che quasi io sapessi quel che mi dicessi, ma subito sentii in me ravvivarsi una viva fiducia nella divina Provvidenza. Giunse il domani ed io non aveva un soldo. Scesi in chiesa pensando e ripensando al mio debito. Andai a celebrare la santa messa: in quel mentre si vide entrare in sacrestia un giovane di molta avvenenza, il quale domandava di me. Visto un sacerdote gli consegnò un piego da rimettermi, e si ritirò. Terminata la messa mi venne porta quella busta che era sigillata. L'apro e vi trovo tre biglietti da mille lire, somma alla quale appunto ascendeva il debito. Notate che io non aveva manifestato ad alcuno il mio bisogno e punto io conosco il giovane che fu latore di quella somma. Vedete quanto sia grande la Divina Provvidenza!

Ma i tesori della Divina Provvidenza D. Bosco sapeva amministrarli da servo fedele, distribuendoli con un prudente riguardo, sicchè la vera necessità ne ricevesse sollievo, e nello stesso tempo non rimanessero offesi coloro che lo importunavano per una concessione da lui giudicata sconveniente. Le istanze che gli venivano fatte per iscritto, acciocchè accettasse giovani, erano per lo meno dieci volte più numerose dei posti che aveva disponibili nell'Oratorio. Eppure non ne lasciava una senza risposta, dimostrando la gran stima che professava allo scrivente, il gran conto i cui teneva la sua raccomandazione, e le sue disposizioni più favorevoli per contentarlo, appena avesse potuto.

Colla stessa rispettosa cortesia rispondeva anche a quelli che non badavano alle condizioni poste dal regolamento per l'accettazione di un giovane. Egli infatti non ignorava come a molti signori poco importasse che un giovane fosse accettato o no, e che talvolta appoggiavano una domanda per levarsi la noia di supplichevoli insistenze; e altri avessero in mira solamente di ostentare protezione e far vedere alla gente quanto riguardo si usasse al loro nome: e D. Bosco colle buone ragioni persuadeva i raccomandati ad aspettare e a confidare nella Provvidenza. Se però prevedeva che quegli, il quale a lui erasi rivolto, si sarebbe offeso per una negativa, pel bene dei suoi ricoverati non erano rari i casi nei quali facesse eccezioni notevoli.

Talora poi in compenso richiedeva al patrocinatore un servizio che poteva prestargli con facilità. Fra tante raccomandazioni v'era quella del deputato Amilcare Marazio, che otteneva l'accettazione del giovane Gho, confermando però la promessa di adoperarsi, perchè il Ministero di Grazia e Giustizia desse un sussidio per la costruzione della Chiesa di Maria Ausiliatrice.

Ma quando finalmente il bisogno di un poveretto era provato D. Bosco gli apriva le porte del suo Oratorio e ne dava notizia a chi aveva fatta la raccomandazione con espressioni così gentili da procurarsi un amico di più.

Ma ciò che più di tutto premeva a D. Bosco erano i suoi chierici. ­Appena giunto a casa di quella stessa sera radunata in Chiesa tutta la comunità, dopo le orazioni, benediceva e dava ad alcuni giovani la veste chiericale, fra i quali a Bodrato Francesco. Questi, assestati gli interessi di casa sua ed, essendo vedovo, provvisto all'educazione de' suoi due figli consegnandoli a D. Bosco, abbracciava la vita salesiana.

Che il servo di Dio conoscesse gli alunni chiamati allo stato ecclesiastico ne davano prova quelli che già erano il suo sostegno nell'Oratorio. In que' giorni si occupavano alacremente nel prepararsi agli esami che dovevano subire in seminario; e il loro studio ebbe la meritata ricompensa. Il 3 novembre, eccetto quattro che ottennero un bene, gli altri guadagnarono egregie, optime, o fere optime. Sedici di essi, appartenevano al corso Teologico e, sei al corso filosofico. Sembrerebbe che il loro numero fosse diminuito, in confronto di quello dell'anno scorso; ma bisogna considerare che sì erano forniti di personale i collegi di Mirabello e di Lanzo, e qualcuno giaceva infermo.

Altri cinque erano entrati in Seminario, e D. Bosco non li dimenticava. Infatti egli scriveva al Can. Vogliotti, Rettore del Seminario:

 

 

Ill.mo e Motto Rev.do Signore,

 

Il Chierico Sargiotto Francesco si raccomanda per mezzo mio alla provata carità di V. S. Ill.ma affinchè voglia concedergli la piazza gratuita in Seminario. Ho sempre conosciuto in lui un giovane di buona volontà e di ottimi costumi; e perciò lo raccomando; il padre non potè nè può pagare cosa alcuna.

Io mi limito a raccomandare; Ella poi faccia come nella sua saviezza giudicherà a proposito a maggior gloria di Dio.

Gradisca che Le auguri ogni bene dal cielo e mi professi con gratitudine sincera

di V. S. Ill.ma e Rev.ma

 

Torino, 22 Ottobre 1864.

 

                                                                                                    Obbl.mo Servitore

Sac. Bosco Giovanni.

 

 

 

Contemporaneamente aveva pensato all'ordinamento delle scuole e a designare gli insegnanti, così distribuiti: D. Durando Celestino reggente della quinta ginnasiale, D. Francesia Giovanni reggente della quarta; Professori patentati, il Ch. Barberis Pietro per la terza, D. Alasonatti Vittorio per la seconda, il Ch. Tamagnone Giovanni per la prima. L'insegnamento dell'aritmetica era affidato a D. Savio Angelo maestro elementare del Corso Superiore. La lista di questi nomi D. Bosco la trasmise al Regio Provveditore, che gliene fece richiesta il 26 novembre con lettera segnata dal numero 3057. L'Autorità scolastica nulla ebbe a ridire.

Altri lavori D. Bosco stava per finire in que' giorni, quelli cioè delle Letture Cattoliche che in gran parte egli stesso aveva scritte.

Pel mese di dicembre, era stampato il fascicolo dal Priore di S. Sabina in Genova Giuseppe Frassinetti: Due gioie nascoste, ossia la Comunione frequente e quotidiana, e la castità perfetta. Nelle ultime pagine si leggeva la lettera pastorale del Vescovo di Mondovì, che premuniva i fedeli contro gli errori che spargeva in diocesi e gli scandali che andava cagionando il disgraziato D. Ambrogio.

Da un foglietto aggiunto si viene a conoscere come D. Bosco in quest'anno avesse aperta una libreria Infatti si annunzia essere poste in vendita: le, opere latine del Professore Vallauri, proprietà della Tipografia editrice dell'Oratorio; opere teologiche di gran fama tenute in deposito; tutti i fascicoli delle Letture Cattoliche dal 1853; i libri scritti da D. Bosco e altri volumi di vario argomento; fotografie sacre e profane tratte dagli originali dei migliori artisti italiani e stranieri; le musiche sacre e profane del Sac. Giovanni Cagliero. Questa libreria, che doveva prendere così vaste proporzioni, apriva un nuovo campo di attività a un certo numero di giovani e stabiliva una scuola di commercio.

Un'innovazione annunziava il fascicolo di dicembre coi titolo:

 

 

 

NOTIZIE IMPORTANTI.

 

Per aderire alle ripetute richieste di benemeriti corrispondenti e degli Associati alle Letture Cattoliche, la Direzione ha deliberato di cominciare l'annua pubblicazione delle medesime nel mese di gennaio.

Si stabilisce pertanto che:

I° Col presente fascicolo termini l'anno XII di queste pubblicazioni e col prossimo gennaio comincierà l'anno XIII.

2° Gli Associati saranno compensati con un fascicolo supplementare, cui mercè ciascuno avrà in complesso dodici fascicoli di pag. 108 siccome fa loro promesso.

3° Ogni altra cosa continuerà secondo il programma finora seguito.

 

Il fascicolo supplementare aveva il titolo: La bestemmia; Cosa si porta a casa dall'Osteria, due opuscoletti dell'abate Isidoro Mullois, Missionario Apostolico e primo Cappellano di Napoleone III. Un appendice di otto ameni racconti, tratta dei pregi della cattolica religione e della sua morale.

Ultimati questi due fascicoli gli stampatori avevano dato mano alla pubblicazione: Il Galantuomo e le sue avventure. Almanacco nazionale per l'anno 1865. Strenna offerta ai Cattolici Italiani. In questo libretto varii aneddoti edificanti ed ameni sono intercalati da belle poesie ed articoli importantissimi, di alcuni dei quali ecco il titolo: - Il Clero e l'educazione della gioventù. - La lampada del SS. Sacramento. - Pregate pei missionarii. - Maniera facile di essere contento di tutto e di tutti, e star sempre allegro. - Chi è D. Ambrogio? Dialogo tra un barbiere ed un teologo.

Per ogni mese del calendario si trova una paginetta di riflessioni colle quali con molta carità si premuniscono i fedeli dagli errori e calunnie contro la Chiesa, de' protestanti, degli increduli e degli ignoranti.

In fine il Galantuomo dava ai suoi amici alcune norme per la coltura degli orti e de' giardini, mentre sul principio ci sembra che accenni di bel nuovo in quest'anno, scherzevolmente, alla questione già da noi altrove esposta, sulla proprietà delle Letture Cattoliche; ovvero a certi moniti ricevuti dalle Autorità civili.

 

 

 

PREFAZIONE

in cui parlandosi di carote, di patate, di cavoli cabusi,

si contano la confidenza si lettori alcune traversie del Galantuomo.

 

“ Chiunque s'apparecchia a travagliarsi pei suoi simili sappia non rin­verrà altra mercede che d'affanni ” ha detto un barbassoro dei nostri giorni, ed ha detto molto bene, eccellentemente, stupendamente bene, Voi vi pensate, cari lettori, che il Galantuomo, come un essere che non fa male a nessuno, non dice male di nessuno, non parla male di nessuno, e vuole, anzi cerca il bene di tutti, si goda la più fe­lice vita del mondo e che tutti vadano a gara a benedirne l'esistenza.

Cari lettori, scusatemi, ma voi siete in gravissimo errore. Per convincer­vene, udite dolorosa istoria che mise in pericolo l'esistenza della Stren­na del Galantuomo. Era sul finire del passato dicembre, e il Galantuo­mo se ne stava rannicchiato accanto al fuoco, con un paio d'occhiali madornali sul naso, leggendo un antico zibaldone del mille due e mezzo, quando sente al di fuori un picchiar ripetuto come d'uomo che ha molta fretta e che non vuole aspettare. Il Galantuomo getta il suo zibaldone sul tavolo e corre frettoloso ad aprire. Era un suo vecchio

amico che veniva dalla città, ove aveva sentito molto a discorrere dell'almanacco del Galantuomo, un buon uomo sappiate, un uomo che ama la tranquillità e la pace oltre ogni dire. I discorsi uditi dall'amico erano di vario genere chi lodava, chi criticava, chi biasimava, chi au­gurava al povero Galantuomo la pace dei cimiteri. Crudeli! e sì che l'anno scorso si era raccomandato che nessuno venisse a fargli dei visacci chè ei era facile ad impaurirsi e avrebbe potuto morirsene di dolore.

Dopo che il buon vecchio ebbe raccontato quanto gli era stato detto a proposito del Lunario: “ Vedi, gli disse, lasciando i complimenti a parte, tu faresti meglio ad occuparti a piantare cavoli ed a seminar carote piuttosto che a fabbricar almanacchi. Ci guadagneresti di più e staresti più tranquillo. “ Era, come vedete, un modo di parlare orren­damente, tremendamente chiaro. Queste parole, accompagnate da qualche altra osservazione, colpirono sino al fondo del cuore il nostro Galantuomo, e dopo un profondissimo respirone che rintronò, per tutta la casa, dai tetti fino alle cantine, ahi dolore! la morte dell'almanacco fu inesorabilmente decretata. In conseguenza di ciò e per eseguire a puntino il consiglio dell'amico, il Galantuomo tosto si diede attorno per far acquisto di un poderetto e consacrare d'or innanzi la sua vita alla coltivazione delle patate e dei cavoli cabusi. Addio dunque, alma­nacchi, addio strenne, addio lunari. Se un fortunato accidente non avesse mandato a monte questo progetto, l'universo intero avrebbe quest'anno aspettato invano l'apparizione del Galantuomo come al­manacco; tutto al più avrebbe potuto ricevere da lui qualche patata o qualche cardo benedetto, ma sapere dal Galantuomo i giorni del mese, le feste dell'anno, l'arrivar della luce, ecc., ecc. non più, non più. Pensate che sconcerto! Invece di riposare e di santificare la domenica, molti e molti si sarebbero per ignoranza del giorno riposati nel lunedì. Altri si sarebbero astenuti dal mangiar carne al giovedì, e ne avreb­bero mangiato senza scrupolo il sabato, invece di digiunar nella Qua­resima avrebbero digiunato nel Carnevale, (già dei digiuni ve ne sono di molte sorta!) e andiamo dicendo. È  vero che anche pel passato ciò succedeva qualche volta. Ma la causa era appunto perchè costoro non leggevano l'almanacco del Galantuomo e per conseguenza ignoravano e il modo di vivere, e il giorno ed il tempo in cui vivevano. Crede­temi, è una cosa molto importante sapere il giorno in cui si vive e senza almanacchi ciò sarebbe impossibile.

E il mondo sarebbe dunque stato in pericolo di andarsene in rovina se il Galantuomo avesse persistito a non voler più pubblicare il suo almanacco. E allora che patatrac!…… Misericordia! Ma ad allontanare il fatale avvenimento provvide quel buon vecchierello medesimo che aveva causata la determinazione del Galantuomo. Appena seppe della futura morte dell'almanacco tosto si fece premura di andarla ad annunziare lippis et tonsoribus e tornato in città ne parlò con quanti si avvenne. Ciò bastò perchè un diluvio di lettere venisse ad inondare la casa dei Galantuomo, lettere di ogni colore, color di rosa, color verde, color canarino, in cui, a nome di tutto il nominabile, lo si scongiurava a proseguire la pubblicazione del benemerito almanacco. Le lettere erano così piene di patetiche espressioni, così commoventi che il Ga­lantuomo non potè resistere a tanta eloquenza, e rinunciando al suo poderetto, rinunciando alla consolazione di coltivar carote, rinunciando alla tranquillità della vita privata, si decise a continuare la sua vita pubblica, unicamente pel bene della Società. Ma egli pone delle condizioni ai suoi lettori, acciocchè possano convincersi sempre più dell'utilità di fabbricare un Lunario. Primo, che siccome il Lunario è fatto per distinguere i giorni festivi da quelli che non lo sono, così tutti pongano il massimo impegno a santificare quelli con opere di pietà ed impiegare questi in un lavoro conscienzioso ed utile a tutti. Se­condo, che siccome il Lunario determina i giorni in cui vi è astinenza dalle carni, così tutti ne prendano conoscenza e se ne astengano. Terzo, che ove segna il tempo Pasquale ciò serva a ricordare a tutti il precetto di accostarsi in quell'epoca a ricevere i Santi Sacramenti, senza l'osservanza dei qual precetto è impossibile che uno riesca ad amare Dio ed il prossimo come lo deve amare un cattolico. Quarto, che facciano profitto di tutte quelle altre cose che crederà opportuno di raccontar loro. E tutto questo il Galantuomo lo dice sul serio, perchè quantunque egli sia l'uomo più faceto, del mondo, tuttavolta che si parla di religione, egli non si permette alcuno scherzo, ben sapendo che con Dio non si burla e che lo scherzo, la beffa in materia di religione, è la cosa più schifosa e più sciocca che i possa essere.

Ciò detto, io debbo raccontarvene ancora un'altra, avvenuta questo anno passato al Galantuomo, ma io la voglio raccontare solo a voi in confidenza, e vi raccomando di comunicarla a nessun altro. Voi non ignorate, cari lettori, che il Galantuomo usava per rispetto alla buona memoria ed al buon esempio del suo nonno, portare in fondo alla nuca un arnese che gli discendeva giù dalla schiena a cui davasi il nome di codino. Ebbene da un anno e più a questa parte egli lo ha irremissibilmente deposto. Che volete! gli vennero a dire che quel coso non era più a seconda dei tempi, che era un volerla rompere con le idee moderne, un voler comparire retrivo, retrogrado, oscurantista e che so io! Povero Galantuomo; gli fecero aprire un paio d'occhi che sembravano due lune piene, gli fecero tenere il naso arricciato per mezzora. Poverino, non ne capiva niente! Egli portava il codino, perchè con quest'arnese sul collo, andando per le vie della città, dei villaggi, si tirava dietro i ragazzi e quando ne aveva radunato mi bel numero si rivolgeva indietro, dava loro qualche regaluccio, accompagnato da un buon avvertimento; p es. di consolare i loro genitori con la loro buona condotta, di volersi bene fra di loro come tanti fratelli, di aiutarsi a vicenda, di amare Dio con tutto il cuore, raccontava loro qualche storiella, e li rimandava arcicontenti a casa; ed egli non suppose mai e poi mai, che alcuni capelli conservati più lunghi degli altri, equivalessero ad una professione di fede politica. “ Politica! diceva fra sè, politica! che cosa la è questa politica? se mi avessero parlato di questo quando ero piccino, avrei creduto che fosse la scienza di far la polenta, ma adesso conosco troppo bene che la politica non ha da far niente con la polenta, cioè sì la politica potrebbe qualche volta far diminuir la polenta, ma insomma io non mi sono mai occupato di questo, e di politica me ne intendo un corno, ed è bella che il mio codino ne sappia più di me. A buon conto giacchè è così indiscreto che vuol andare a ficcar il naso in quel che non lo riguarda, domani lo mando a carte ventinove. ” E tenne parola: all'indomani, malgrado le rimostranze della vecchia sorella il codino subì il taglio fatale e il telegrafo poteva annunziarlo alle quattro parti del mondo. Non è a dire l'impressione che questo fatto produsse in tutte le classi della società massime in quella dei parrucchieri, ed il Galantuomo ne ebbe da udir delle grige. Un giorno uscito a diporto ecco farglisi incontro mi antico amico, che vedutolo così senza il suo fido compagno:  “O che! si pose ad esclamare, sei diventato un framassone anche tu? ” A questo titolo di framassone nuovo stupore nel Galantuomo. “ Ma questa davvero che l'è marchiana, disse. Framassoni, formaggioni che ne so io; doveva o portar il codino sino alla morte? E, poi dicono che c'è libertà per che si parla di religione, egli non si permette alcuno scherzo, ben sapendo che con Dio non si burla e che lo scherzo, la beffa in materia di religione, è la cosa più schifosa e più sciocca che i possa essere.

Ciò detto, io debbo raccontarvene ancora un'altra, avvenuta questo anno passato al Galantuomo, ma io la voglio raccontare solo a voi in confidenza, e vi raccomando di comunicarla a nessun altro. Voi non ignorate, cari lettori, che il Galantuomo usava per rispetto alla buona memoria ed al buon esempio del suo nonno, portare in fondo alla nuca un arnese che gli discendeva giù dalla schiena a cui davasi il nome di codino. Ebbene da un anno e più a questa parte egli lo ha irremissibilmente deposto. Che volete! gli vennero a dire che quel coso non era più a seconda dei tempi, che era un volerla rompere con le idee moderne, un voler comparire retrivo, retrogrado, oscurantista e che so io! Povero Galantuomo; gli fecero aprire un paio d'occhi che sembravano due lune piene, gli fecero tenere il naso arricciato per mezzora. Poverino, non ne capiva niente! Egli portava il codino, perchè con quest'arnese sul collo, andando per le vie della città, dei villaggi, si tirava dietro i ragazzi e quando ne aveva radunato mi bel numero si rivolgeva indietro, dava loro qualche regaluccio, accompagnato da un buon avvertimento; p es. di consolare i loro genitori con la loro buona condotta, di volersi bene fra di loro come tanti fratelli, di aiutarsi a vicenda, di amare Dio con tutto il cuore, raccontava loro qualche storiella, e li rimandava arcicontenti a casa; ed egli non suppose mai e poi mai, che alcuni capelli conservati più lunghi degli altri, equivalessero ad una professione di fede politica. “ Politica! diceva fra sè, politica! che cosa la è questa politica? se mi avessero parlato di questo quando ero piccino, avrei creduto che fosse la scienza di far la polenta, ma adesso conosco troppo bene che la politica non ha da far niente con la polenta, cioè sì la politica potrebbe qualche volta far diminuir la polenta, ma insomma io non mi sono mai occupato di questo, e di politica me ne intendo un corno, ed è bella che il mio codino ne sappia più di me. A buon conto giacchè è così indiscreto che vuol andare a ficcar il naso in quel che non lo riguarda, domani lo mando a carte ventinove. ” E tenne parola: all'indomani, malgrado le rimostranze della vecchia sorella il codino subì il taglio fatale e il telegrafo poteva annunziarlo alle quattro parti del mondo. Non è a dire l'impressione che questo fatto produsse in tutte le classi della società massime in quella dei parrucchieri, ed il Galantuomo ne ebbe da udir delle grige. Un giorno uscito a diporto ecco farglisi incontro mi antico amico, che vedutolo così senza il suo fido compagno:  “O che! si pose ad esclamare, sei diventato un framassone anche tu? ” A questo titolo di framassone nuovo stupore nel Galantuomo. “ Ma questa davvero che l'è marchiana, disse. Framassoni, formaggioni che ne so io; doveva o portar il codino sino alla morte? E, poi dicono che c'è libertà per tutti .   Libertà un cavolo. Se porto il codino fo male, se non lo porto fo peggio.. Ah! vadano un po' tutti a farsi benedire. “ E siccome era appunto in quel frattempo che gli era stata fatta la proposta di andar a coltivar patate e ritirarsi dalla vita pubblica, così questo valse a maggiormente raffermando  nel suo divisamento.

Buon per voi, miei cari lettori, che capitato io appunto in quel torno in casa sua, gli feci osservare che era ridicolo rendersi talmente schiavo delle dicerie di alcuni sfaccendati, e che dal momento che egli noti si occupava, nè voleva occuparsi di politica, doveva viversene tranquillo e lasciar gracchiar le rane e cantar le passere. “ Che politica, che politica d'Egitto! brontolava egli. A che cosa servirebbe ch'io me ne occupassi? lo ho lede nella Provvidenza. Accada qualunque cosa, Iddio saprà bene trar partito di tutto per operare il bene e condurre l'umanità al suo destino. “ Egli brontolò ancora per una buona mezz'ora ed intanto lanciava occhiate di fuoco al suo codino decapitato, che la sua vecchia sorella in segno di onoranza aveva riposo inviluppato in carta dorata sopra un armadio della camera. “ Sei tu, codinaccio, la causa di tutto questo, diceva fra i denti, fortuna che sei lassù ben alto altrimenti ti concerei io per le feste. “ Io continuai ad insistere, così che finalmente tra le mie parole, tra le molte lettere che lo incoraggiavano a ciò, egli si arrese a pubblicare anche questo anno il suo solito almanacco.

E voi, carissimi e garbatissimi lettori fategli buon viso, e soprattutto leggendolo, e facendolo leggere, procurate che il Galantuomo si convinca sempre pi√π che pubblicando la sua strenua fa un'opera buona.

 

 

 

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