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Capitolo 75

Generosa elemosina di un vecchio creduto avaro - Il numero dei giovani dell'Oratorio - Modo grazioso nell'accordare riduzione di pensione - Lettere di D. Bosco per raccomandare chierici diocesani al Vicario Capitolare di Asti e al Provicario di Torino - Risposta di Mons. Fransoni a D. Bosco; gli Oratorii; i Protestanti; il Seminario di Giaveno; l'esame alle regole della pia Società - Il Piccolo Seminario di Giaveno floridissimo per merito di D. Bosco.


Capitolo 75

da Memorie Biografiche

del 30 novembre 2006

Reduce D. Bosco della passeggiata dovette cercar il modo di pagare una grossa somma all'impresario delle sue nuove fabbriche. Si trovava in impaccio, ma un consiglio provvidenziale lo soccorse. A P.... torinese viveva un vecchio sacerdote l'abate Ag… che possedeva molte ricchezze ed era giudicato assai avaro. Il Ch. Dalmazzo Francesco che aveva in quel paese uno zio, fece a D. Bosco la proposta, di andare con lui a vederlo per tentare di ottenere qualche sussidio da quel sacerdote. D. Bosco acconsentì e ambidue andarono nell'ottobre. L'Abate accolse D. Bosco con piacere, e Don Bosco gli parlò dell'opera sua e del bisogno che aveva di soccorsi. Benchè le sue ragioni nulla avessero esposto di straordinario, seppe dire con tanta unzione del paradiso e del premio che il Signore ha preparato alle anime caritatevoli, che l'Abate incominciò a scuotersi come convulso, un fremito agitava le sue labbra e gli occhi gli si empirono di lagrime. Si alzò andò allo scrigno, per ben due volte prese quante monete d'oro potè con ambo le mani; e le versò nel cappello di D. Bosco, dicendogli che provvedesse ai bisogni de' suoi poveri giovani. Erano circa 5000 lire.

Tutto il paese strabigliò quando seppe questo fatto dal Ch. Dalmazzo, e disse aver D. Bosco operato un miracolo.

Intanto i nuovi alunni affluivano in Valdocco e il 24 ottobre il Cav. Oreglia scriveva al giovane Rostagno infermo a Pinerolo. “ Poichè appartieni sempre all'Oratorio ti dirò che in quest'anno sembra che il numero dei giovani arriverà a 600 circa; quindi pensa al lavoro che ha D. Bosco e quel che ha D. Alasonatti:.... D. Bosco ti saluta, e ti raccomanda la pazienza e la continuazione nel bene ”.

Moltissimi degli alunni erano accettati gratuitamente, altri col condono di un terzo o di una metà della pensione. Graziose erano certe sue espressioni nel fare questa carità. Accettando il giovane Audagnotto che poi divenne sacerdote e morì segretario privato di Mons. Gastaldi, scriveva a D. Balladore Prevosto di Beinasco il 23 ottobre. “Inter notos ed amicos facciasi almeno la somma di lire 10 mensili pel giovane Audagnotto; gli altri due terzi di pensione cioè fr. 20 sono a carico del sottoscritto ”.

Ma le accoglienze dei nuovi alunni non impedivano che egli si interessasse vivamente delle sorti e dell'avvenire di que' suoi giovani della Diocesi di Asti e di Torino, i quali propendevano ad entrare in un Seminario e a quelli che avevano già indossato l'abito clericale, e desideravano continuare gli studi nell'Oratorio.

D. Bosco ne scriveva al Monsignore Can. Sossi Vicario, generale Capitolare di Asti.

 

Carissimo Sig. Canonico,

 

Da qualche settimana ho in animo di fare una gita in Asti, ma le faccende di questa casa me l'hanno sempre fatta ritardare. Ora le dirò in breve quanto voleva esporle verbalmente.

Il chierico Viale cui Ella concedeva anche nelle vacanze due mesi di pensione, per motivo di salute si recò a casa, ed io ho trasferito il favore al chierico Fagnano come veramente degno di premio, il quale passò qui tutte le vacanze e desidererebbe di continuare se nulla osta da parte di Lei.

Qualora l'avere trasferito al Fagnano il favore del Viale facesse qualche difficoltà, pazienza, ogni cosa sarebbe a mio conto.

Pel medesimo Fagnano io domanderei l'intera pensione. La condotta e lo studio del figlio lo rendono degno d'ogni riguardo.

In quanto agli Astesi che subirono l'esame in quest'anno, ecco quanto so di loro. Bossetti e Ferraris fanno qui il I. anno di filosofia, vestiti in borghese - Ciattino va in Asti - Galletti di Cunico mi ha detto ancora niente. - I due fratelli vestono l'abito in Villa S. Secondo e costoro hanno bisogno della sua carità. Il padre ha buona volontà, ma non può pagare; per costoro farei la domanda di 25 fr. mensili caduno; pel resto ci penserei io stesso, cioè metterei tutto nelle mani della divina Provvidenza.

Avrei ancora un'altro caro giovanetto di Viarigi di nome Preda Lorenzo, promosso con distinzione alla II. Retorica. Lo tengo gratis nella casa da tre anni: i suoi parenti possono far niente. Per ingegno e pietà è assai commendevole, e desidera pure di vestire l'abito clericale; ma ha bisogno di tutto, se Ella potesse dargli un sussidio mensile di fr. 20, io procurerei di farlo andare avanti.

Ciò rispettosamente domando, affinchè possa condurre a buon termine gli Astesi che aspirano allo stato Ecclesiastico.

Sono ancora circa 25 gli altri giovanetti di cotesta diocesi che studiano con animo di abbracciare lo stato Ecclesiastico, ma essendo ancora inferiori alla seconda Retorica mi rimetto per ora nelle mani della divina Provvidenza.

Raccomando me e i miei poveri giovanetti alla carità delle sue preghiere ed augurandole ogni bene dal cielo mi professo con pienezza di affezione

Di V. S. Car.ma

Torino, 25 ottobre 1861.

Aff.mo amico

Sac. Bosco GIOVANNI.

 

Appartenenti alla Diocesi di Torino altri sei candidati dell'Oratorio erano stati ammessi ad esame straordinario per la vestizione clericale; e avendo essi conseguito il loro intento, D. Bosco li raccomandava al Can. Vogliotti.

 

Illustrissimo Sig. Provicario,

 

Il giovane Gallina Giorgio di Chieri, mi scrive ripetutamente di raccomandarlo alla sua bontà per avere riguardi nella pensione pel Seminario di Chieri. Le notizie de' suoi studi e della sua condotta, mi risultano assai buone. Ella poi faccia come giudica meglio nel Signore.

I giovanetti chierici attendono ansiosi, ed io dovrei dire loro fino dove si estenda il favore che sperano da Lei riguardo alla pensione del Seminario. Se può darmi cenno di risposta mi farà un favore. Andrei in Curia a prenderla, ma in questi giorni non posso disporre molto di me stesso.

Sempre con pienezza di stima ho l'onore di professarmi

Di V. S. Ill.ma

Da casa, 27 Ottobre 1861

Obbl. Servitore

Sac. Bosco GIOVANNI.

 

Eziandio al piccolo Seminario di Giaveno egli intendeva continuare le paterne sue cure; ma scrivendo all'Arcivescovo, mentre gli dava notizia dell'Opera degli Oratorii, gli faceva pur cenno della rivalità che intorbidava la direzione di quel Collegio - Seminario. Mons. Fransioni gli mandava la risposta.

 

Carissimo D. Bosco,

 

Le accludo una lettera di risposta al Pievano di Villa San Secondo, che La prego di far gettare nella buca.

Mi è riuscito di vera consolazione quanto nella sua lettera del 15 ottobre mi ha significato, riguardo al prospero andamento dell'Oratorio di S. Francesco di Sales, in tutte le sue ramificazioni. Consolante è pure la sua relazione per l'Oratorio di S. Luigi, e se non l'è allo stesso grado per quello dell'Angelo Custode, parmi però che lo sia abbastanza, pel miglioramento che vi si scorge dopo che ne prese la direzione D. Rua. Ne sia benedetto il Signore. È senza dubbio deplorabile, che i Protestanti facciano delle conquiste sui Cattolici, ma più che l'apostasia degli adulti, i quali di fatto si eran già da prima separati dalla Chiesa Cattolica, è dolorosa la perversione dei ragazzi, che vengono su protestanti senza avvedersene, e danno poi luogo alla formazione di altre famiglie egualmente protestanti. Si è per tal guisa, che deve temersi di vederne accrescere il numero, ma pel momento non posso credere che ascenda all'indicatami cifra di 6650. Lo diranno essi, perchè è una delle solite loro millanterie. E certamente se vi comprendessero tutti gli atei, il numero sarebbe purtroppo anche maggiore, ma questi non vogliono sapere di religione nessuna, e non sarebbero Cattolici quand'anche i Protestanti non esistessero.

Ho provato una ben disgustosa sensazione all'udire ciò che mi racconta sul Seminario di Giaveno. Le notizie che ne ebbi l'anno scorso furono effettivamente consolantissime e l'aumento degli allievi, ad un numero non mai sperato, ne era la più convincente prova. Quel nuovo Rettore mi si dipingeva come eccellente. Apparteneva egli al personale da lei provvisto o vi era estraneo? Nel secondo caso temerei che fosse esso che avesse cercato di liberarsi dalla sua cura indiretta, come Ella la qualifica. Dell'avvertimento del Pro - Vicario niuno mi fece motto, e mi fa pena ora il sentirlo. Nel fondo, può essere che abbia ragione Ella, e può essere che l'abbia il Pro - Vicario, ma io non oso chiederne direttamente, perchè l'anno prima, quando non sembrava più possibile di sostenere il Seminario, ed io non sapeva che cosa proporre, finii per rispondere, che si cavassero come potevano, mentre io abbandonava affatto la cosa al loro arbitrio. Mi occorre ben sovente di trovarmi in simile penosa situazione, e dopo aver indicato qual sarebbe la mia maniera di vedere, non m'informo più di quello che si è fatto. Non potendo governare io, e dovendo lasciar governare da altri, mi è forza comprimere il pronto mio carattere.

Sulla Società di S. Francesco di Sales, mi fu detto, che essendo occorse osservazioni anche d'importanza, come per esempio da chi abbia da dipendere la Società, le si erano rimesse le Regole perchè le aggiustasse e le completasse. Parmi, che dopo mi si dicesse, che avea fatto qualche concessione, ma che vi erano ancora molti notabili difetti. Essendo cosa prudente, posso bene chiederne conto, e lo farò quanto prima.

Per le Letture Cattoliche, ne ho fatto prendere l'associazione del 1861 in capo del Parroco di Vedèes, Cantone Vaud Protestante, ma dove si trovano molti cattolici.

Mi saluti cotesti suoi sacerdoti; pregando il Signore di volerli benedire tutti, in un coi giovani ricoverati, e conoscenti, me le ripeto di vero cuore

Lione, 23 ottobre 1861.

Dev.mo e affmo

LUIGI Arciv. di Torino.

 

D. Bosco si era adunque lamentato con l'Arcivescovo ma sempre generoso occupavasi a popolare quel Seminario di alunni, i quali dimostrassero di essere chiamati allo stato ecclesiastico; e vi mandava di preferenza coloro che potevano pagare una retta intiera. Per l'assistenza, al Ch. Boggero aggiunse il Ch. Bongiovanni Domenico e il Ch. Bessa. Altri chierici dell'Oratorio erano preparati a prestare in certi casi la loro opera come insegnanti cioè Ghivarello e Ruffino.

Al fine adunque dell'ottobre 1861, per opera di Don Bosco, come Afferma D. Vaschetti, riprendosi le scuole regolari, gli alunni a Giaveno furono 216, e nei mesi seguenti se ne noverarono sino a 240. Più non sapevasi dove porli a dormire, perchè erano occupati tutti gli ambienti, anche più ristretti dell'edifizio. Si dovettero perciò riparare ed adattare per dormitorio alcuni rozzi locali che prima erano o sottotetti o vani trascurati e appena usati per ripostiglio.

Nel programma, stampato da Paravia per l'anno scolastico 1861-62 si legge, esser state riaperte anche le scuole di quarta e di quinta ginnasiale, ossia l'Umanità e la Rettorica. Tutte le classi avevano adunque il loro professore, in Seminario, scelti come nell'anno precedente d'accordo con D. Bosco. Il Ch. Vaschetti insegnava Umanità, mentre come economo e Prefetto sosteneva il peso di quasi tutta la direzione,

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