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Capitolo 64

D. Bosco anima i suoi preti a lavorare - Asserisce che non accetterà mai collegi di signori - Esercizi spirituali nell'Oratorio: modo di renderli fruttuosi: orario - Carità di Don Bosco nel confessare - Induce un giovane a mettere in ordine la sua coscienza - Segreti dell'anima svelati in questi giorni - Due sogni: corvi che feriscono i giovani e l'unguento per guarir le ferite - Sono ripresi gli scavi per la nuova chiesa - D. Bosco la inserire nella Gazzetta Ufficiale e nell'Unità Cattolica un invito alla pubblica beneficenza - Pone la prima pietra delle fondamenta - La sua impresa è giudicata temeraria - Osservazioni dei Can. Gastaldi sul disegno della Chiesa - Lettera Circolare di Don Bosco ai fedeli per avere oblazioni: schede di sottoscrizioni; zelo dei parroci - Appello alle Signore - Prime offerte Largizione di Pio IX - Sussidio dell'Economato Generale - Letture Cattoliche - Episodi ameni e contemporanei ricavati dai pubblici monumenti.


Capitolo 64

da Memorie Biografiche

del 04 dicembre 2006

 Don Bosco da più di un mese, narra la cronaca, era tormentato da un male continuo agli occhi, sicchè, non potendo resistere alla luce viva, dovette portare gli occhiali azzurri. Tuttavia lavorava sempre e diceva ai suoi sacerdoti e chierici, animandoli al lavoro ed al sacrifizio. - Coraggio, lavoriamo con lena pel bene della gioventù; zeliamo la gloria di Dio e la salvezza delle anime, perchè lassù ci sta preparata una grande mercede, quella che fu promessa ad Abramo: Ego ero merces tua magna nimis. Alle volte ci troviamo stanchi, sfiniti, sopraffatti da qualche incomodo; ma facciamoci coraggio; lassù riposeremo e riposeremo per sempre. - E, come era solito a fare, alzava la mano destra verso il cielo, indicando la sua piena fiducia nel Signore.

” Perciò i suoi discepoli s'intrattenevano con lui sulle probabilità del campo nel quale il Signore li avrebbe mandati a lavorare; ed il 3 aprile discorrevano di varii progetti, tra gli altri di avere poi col tempo un collegio di nobili giovani. D. Bosco ascoltava e poi a un tratto ruppe il discorso: - Questo no; non sarà mai finchè vivrò io! Per quanto dipende da me non sarà mai! Se si trattasse di pigliar solo l'amministrazione di simile collegio allora sì, si prenderebbe; ma altrimenti, no. Questa sarebbe la nostra rovina, come fu la rovina di varii illustri ordini religiosi. Avevano per primo scopo l'educazione della gioventù povera e poi la lasciarono e si appigliarono ai nobili. Di qui le invidie, le gelosie, la smania di soppiantarli. Ricchezze ed entrature nelle case de' ricchi fanno gola a tutti; se noi staremo sempre attaccati ai poveri fanciulli, saremo tranquilli; se non altro perchè parte del mondo ci compassionerà e tollererà, e parte ci loderà. Nessuno avrà invidia di noi, perchè dei nostri stracci non sapranno cosa farne ”.

“ Il 4 aprile D. Bosco avvisò i giovani per gli esercizi spirituali che sarebbero incominciati all'II del corrente mese. In sostanza diceva: - Per far bene gli esercizi bisogna che incominciate a prepararvi ed acciocchè non producano poi un fuoco di paglia, è necessario che incominciate fin d'ora a stabilire quello che vorrete fare. Uno dirà: - io voglio in questo tempo dormire. - Un altro: - io voglio studiare il modo di passarmela il meglio che potrò con letture amene e qualche merenda. - Un terzo: - voglio approfittarmi di questa occasione per ripassare la grammatica. - Un quarto dice: Io voglio far frutto di santità e pensare alla mia vocazione. - Quest'ultimo ragiona da uomo saggio. Ma di certi uni che cosa si potrà dire? Che cosa dir loro? Miei cari! Questi esercizi possono essere gli ultimi di vostra vita! Pensateci! ”

Il giorno II venne pubblicato l'orario degli esercizi; ai quali fu una delle ultime volte che gli artigiani vi assistettero, poichè per il gran numero degli alunni si dovette per loro fare una muta a parte. Predicava D. Arrò Carroccio.

D. Bosco stava lunghissime ore nel tribunale di penitenza. “ Nel ministero delle confessioni, afferma Mons. Cagliero, fu eccezionale, costante ed ammirabile la sua bontà coi giovanetti e con gli adulti; quasi tutti ci confessavamo da lui, guadagnati dalla sua dolcezza e dalla sua carità sempre benigna e paziente. Più indulgente che severo, ci animava a confidare nel perdono del Signore, mentre infondeva ne' nostri cuori un salutare timore di Dio ”.

“ In questo tempo, racconta D. Ruffino, vi era in casa il giovane P. che non voleva saperne di sacramenti, nè di alcuna pratica di pietà; e stava per forza nell'Oratorio. Un di finalmente D. Bosco lo prese a parte e gli disse: - Come va che hai sempre dinanzi un cane, che pare arrabbiato e scric­chiolando i denti sembra che tenti sempre di morderti?

” - Io non lo vedo.

” - Lo vedo ben io! Dimmi un po' come stanno le cose di tua coscienza?

    ” Il giovane abbassò il capo; e Don Bosco a soggiungere:

     - Su, coraggio; vieni, accomoderemo tutto.

” E il poveretto divenne amico di D. Bosco e adesso è molto animato nel bene e nell'adempimento dei proprii doveri ”.

“ Finiti gli esercizi, alla sera, D. Bosco si lamentò che alcuni degli alunni non ne avessero approfittato pel bene dell'anima loro. - Io in questi giorni passati, disse, vedeva così chiaramente i peccati di ciascuno di voi, come se li avessi avuti tutti lì scritti, davanti agli occhi, dimodochè alcuni i quali, facendo la confessione generale, volevano dire essi stessi i peccati, non badando alle mie interrogazioni, mi imbrogliavano le cose. È  una grazia singolare che il Signore mi ha fatto in questi giorni per il vostro bene. Adesso alcuni renitenti al mio consiglio mi domanderanno se non vedo più come prima il loro interno. - Eh! No! debbo loro rispondere: non sono venuti allora, e adesso non sono più a tempo per godere di questo beneficio. ”

“ Il 14 Aprile Don Bosco venne a parlare agli studenti e la sera dopo agli artigiani. Raccontò i due sogni seguenti che fece uno prima, l'altro dopo gli esercizi. Egli, come disse, ne rimase sbalordito.

Era la notte precedente alla Domenica in Albis 3 aprile, e parvemi di trovarmi sul balcone osservando i giovani a divertirsi. Quand'ecco vedo apparire un gran lenzuolo bianco, che copriva tutto il cortile e sotto questo si divertivano i giovani. Mentre li stava mirando, vedo, una gran quantità di corvi venire a svolazzare al di sopra del lenzuolo, girare qua e là e finalmente trovate le estremità di questo, passare sotto e gettarsi addosso ai giovani per beccarli.

Qui era uno spettacolo di compassione; ad uno cavavano gli occhi ad un altro beccavano la lingua e gliela facevano a pezzi; a questo davano beccate in fronte, a quell'altro straziavano il cuore. Ma il più che recava stupore era, come io diceva fra me stesso, che nessuno gridava o si lamentava ma tutti restavano freddi; come insensibili e non si curavano nemanco di difendersi. - Sogno io forse, diceva fra me, oppure son desto? se non sognassi come mai costoro si lascerebbero tanto piagare senza mandare un grido di dolore? - Ala dopo poco tempo sento un gemito universale, poi vedo quei tali feriti che si agitano, gridano, schiamazzano e vanno a mettersi in disparte dagli altri. Meravigliato di tutto questo, andava congetturando che cosa ciò volesse significare. - Forse, pensava, essendo il Sabato in Albis il Signore vuole mostrarci che intende coprirci tutti colla sua grazia. Quei corvi forse saranno demonii, che dànno l'assalto ai giovani.

Mentre pensavo a questo, sento un rumore; mi sveglio: già era giorno e qualcuno aveva bussato alla porta della mia camera.

Ma qual fu poi la mia sorpresa quando vidi al lunedì diminuire le comunioni, al martedì più ancora, al mercoledì poi in modo notabilissimo, sicchè alla metà della messa avevo terminato di confessare. Non volli però dir niente, perchè essendo prossimi gli esercizii spirituali sperava che si sarebbe rimediato a tutto.

Ieri 13 Aprile ebbi l'altro sogno. Lungo il giorno aveva sempre confessato, quindi la mia mente era tutta occupata dell'anima dei giovani, come lo è quasi di continuo. Alla sera vado a letto ma non poteva dormire; era sempre tra il sonnacchioso, e lo sveglio, finchè dopo qualche ora presi sonno regolare. Allora parvemi di nuovo di trovarmi sulla ringhiera osservando i giovani occupati nel divertimento.

Scorgeva tutti quelli che erano stati feriti dai corvi e li osservava. Comparve poi un personaggio con un vasetto in mano entro a cui teneva del balsamo. Era accompagnato da un altro che recava un pannolino. Questi due si diedero attorno a medicare le ferite dei giovani, che appena tocchi dal balsamo restavano guariti. Vi furono però parecchi i quali quando videro quei due avvicinarsi a loro, si scostarono e non vollero essere guariti. E quei che più mi spiacque si fu che costoro erano non in numero singolare ma in quantità assai notabile. Mi presi cura di scriverne il nome su di un pezzo di carta, giacchè li conosceva tutti, ma mentre scriveva mi svegliai e mi trovai senza la carta. Ciò tuttavia fece sì che li ebbi impressi nella memoria, ed ora li ricordo quasi tutti. Potrei forse dimenticarne qualcheduno, ma credo ben pochi. Adesso andrò via via parlando a costoro come già parlai ad alcuni e procurerò di indurli a sanate le loro ferite.

Date voi il peso che volete a questo sogno; quello che io vi dico si è che se gli date piena fede non fate alcun danno all'anima vostra. Vi raccomando però che queste cose non si mandino fuori dell'Oratorio. Io a voi dico tutto, ma desidero che tutto si tenga qui rinchiuso.

Intanto dal principio di marzo erano stati ripresi i lavori per la nuova chiesa. Fatti gli scavi all'ordinaria profondità, si stava in procinto di gettare giù le prime pietre e la prima calce, quando il Capo Mastro si accorse che le fondamenta avrebbero appoggiato sopra terreno di alluvione e perciò inetto a sostenere le basi di un edifizio di quella fatta. Si dovettero perciò approfondare molto di più gli scavi e piantare una forte palafittata, corrispondente alla periferia della progettata costruzione. Ciò fu cagione, di maggiori spese sia per l'aumento dei lavori, sia per la copia di travi. Questi lavori però furono continuati alacremente, e D. Bosco il 5 aprile scriveva un invito alla beneficenza pubblica per la costruzione della nuova Chiesa e mandò ad inserirlo nella Gazzetta Ufficiale. Fu inserito il 12 aprile 1864 e compendiato dall'Unità Cattolica il giorno seguente.

 

Costruzione di novella Chiesa in Valdocco. - Siamo pregati d'inserire le seguenti linee.

Uno dei quartieri di questa città - capitale che da alcuni anni divenne popolatissimo è certamente quello di Valdocco. Dalla chiesa parroc­chiale di Borgo Dora e dalla Consolata fino al Borgo S. Donato il suolo è tutto coperto di edifizii ove dimorano oltre a trenta mila abi­tanti; ma in tutto questo largo spazio non avvi chiesa nè poco né molto spaziosa entro cui si eserciti pubblicamente il divin culto.

A fronte di questo bisogno il sacerdote Bosco avrebbe divisato la costruzione di un nuovo sacro edifizio, in sito appositamente comperato nel piano tra via Cottolengo e l'oratorio di S. Francesco di Sales.

Questo Oratorio serve da quattordici anni ad accogliere fanciulli ed anche adulti, ma attese il grande bisogno per l'aumento della popolazione, tale chiesa può nemmeno più accogliere la terza parte dei giovanetti che ivi specialmente nei giorni festivi intervengono. La novella chiesa pertanto deve aver capacità ed essere abbastanza spaziosa da poter soddisfare al bisogno dei giovanetti ed anche degli adulti che ne volessero approfittare. Alla chiesa vi sarebbe eziandio annesso un locale per le scuole serali e domenicali ed un recinto pei trastulli e per la ricreazione nei giorni festivi. Alcuni benemeriti cittadini avendo già portata la mano benefica, si potè preparare il sito, il disegno ed una vistosa quantità di materiali. Speriamo che questi primi oblatori avranno generosi seguaci e che l'edifizio potrà condursi a termine con quell'alacrità con cui furono ultimati tanti altri edifizi di pubblica beneficenza, che cotanto onorano questa nostra Capitale.

Sul finir dell'aprile lo sterro fu compiuto, palafittati in gran parte gli scavi, e ogni cosa era pronta per incominciare i lavori di muratura. Il capo mastro Carlo Buzzetti andò a pregare D. Bosco perchè volesse compiacersi di venire a mettere la prima pietra. Il Servo di Dio fu accompagnato dai suoi preti e da numerosi allievi alla piccola funzione, ed appena terminata, egli per esternare la sua compiacenza, rivolto a Carlo Buzzetti, gli disse: - Ti voglio dare subito un acconto per i grandi lavori. Non so se sarà molto, ma sarà tutto quello che ho. - Così dicendo tirò fuori il borsellino, l'aprì e lo versò capovolgendolo nelle mani del capo mastro, che credeva di averle a riempire di marenghi. Quale fu invece la sua meraviglia e quella di tutti coloro che lo avevano accompagnato, quando non si trovarono che otto poveri soldi. E D. Bosco sorridendo soggiunse: - Sta' tranquillo; la Madonna penserà a provvedere il danaro conveniente per la sua chiesa. Io non ne sarò che l'istrumento, il cassiere. - E volgendosi a quelli che erangli intorno, concluse: - Vedrete!!

Il Marchese Fassati venne ad osservare la grandiosità del disegno ed ebbe a dirgli: - Davvero che lei ha più coraggio di me nell'accingersi a fabbricare. - Persone assennate gli domandavano quante somme avesse di fatto raccolte, e su quali proventi Poteva calcolare, trattandosi di una spesa che si giudicava dovesse oltrepassare il mezzo milione; ed egli rispose: Ho cercato veramente in tutti i miei cassetti ed ho trovato quaranta centesimi.

Egli però diceva che sarebbero bastate 200,000 lire, mentre ad opera finita avrebbe sborsato circa un milione. Gli sterri, misurati il 16 luglio dal geometra G. B. Elia, e le sole fondamenta importavano la somma di 35.000 lire.

La notizia di quella costruzione faceva rumore in città. I cittadini correvano in Valdocco ad assicurarsi coi propri occhi. E non tutti vedevano la cosa per diritto. - Come farà D. Bosco ad andare avanti? chiedeva uno.

 - Si caricherà di debiti! - diceva l'altro.

 - Pio IX gli darà i danari! - soggiungeva quegli.

 - A meno che non abbia trovato un tesoro! - esclamava questi.

    - Finirà con una bancarotta! concludevano.

Tutti avevano la loro sentenza da dire. Mille dicerie correvano sul conto di D. Bosco. Ma D. Bosco proseguiva nei lavori senza badare alle ciarle.

Appena incominciate le costruzioni gli era consegnata una lettera del Can. Gastaldi.

 

                                                                  Via Giulio, 20 – Torino, 5 maggio 1864.

 

Carissimo Don Bosco,

 

Mi rincresce assai che V. S. abbia lasciato dar mano alla fabbrica senza prima avere a voce od in iscritto il mio parere; chè presentemente non si può più fare ogni cosa secondo le nostre previe intenzioni. E mi rincresce anche che quest'oggi, malgrado la nostra intelligenza di trovarci amendue dall'architetto, V. S. se la sia svignata da Torino: che in tal modo non potremmo giammai intenderci su nulla. - Io nullameno fui dall'architetto, e conchiusi con esso: I° di abolire amendue i campanili che sono ora nel disegno, 2° di lasciare così aperta la via alle cappelle laterali dalla porta delle sacrestie, 3° di incorporare l' atrio della chiesa, sostenendo l'orchestra con due colonne in pietra. Riguardo al tamburo della cupola e alle finestre nella volta della navata avremo tempo, a pensarvi.

La cosa sulla quale V. S. deve immediatamente decidere è il luogo da erigere il campanile; locchè dipende dalla parte in cui si intende di fissare la sacrestia, conciossiachè il campanile debba essere attiguo e quasi incorporato con questa, sia perchè sia facile il suonare le campane, e per quanto è possibile senza che si abbia a uscire dalla sacrestia, sia perchè il sacrestano non abbia da passare troppo spesso innanzi al l'altare del SS. Sacramento. Ora la sacrestia in questa chiesa dovrebbe essere collocata dalla parte di ponente, perchè, se non erro, V. S. erigerà un muro di cinta dalla Chiesa alla punta del suo fabbricato attuale, e quindi dal levante il pubblico non avrà accesso alla sacristia dal di fuori, ma per contro il pubblico avrà dal di fuori solo accesso alla sacrestia dalla parte di ponente: dunque da questa parte si dovrà collocare il campanile.

V. S. ne parli immediatamente coll'architetto, e mi creda sempre Suo aff.mo servo ed amico

 

L. Gastaldi.

 

 

Il 7 maggio il buon Canonico da Bologna, dove avea incominciato una missione nel duomo, scriveva altra lettera a D. Bosco insistendo che fossero adottate le sue proposte, accettate dall'architetto Spezia. Quindi insisteva per ottenere “ che si disponessero le porte delle due sacrestie in modo, che si possa andare da queste nel coro e dall'una all'altra senza bisogno di passare in presbiterio, siccome sarebbe il caso quando le aperture della sacrestia verso l'altar maggiore si lasciassero come sono attualmente. Che sia necessario passare dalla sagrestia nel coro, e dall'una sagrestia all'altra senza attraversare il presbiterio, è cosa chiara per due ragioni principali: I° Perchè è cosa che disturba le funzioni e che fa brutto vedere quando la gente va e viene pel presbiterio. 2° Perchè, non si può mai ottenere che chi va e viene innanzi al SS. Sacramento vi genufletta sempre nel debito modo, ecc. ecc. ”

D. Bosco in parte accondiscese ai consigli dell'amico, aggiungendo al disegno due altre porte nelle sagrestie a fianco dell'altar maggiore, sicchè si potesse andare dall'una all'altra passando nello stretto spazio tra questo e il muro. Egli però per ovviare ad altri inconvenienti, pensava di costrurre il coro con due nuove sagrestie laterali, opera non ancor segnata nella mappa e che si sarebbe eseguita quando la chiesa fosse terminata. Incorporò l'atrio alla chiesa, ma non abolì i due campanili, praticando in essi un passaggio per andare alle cappelle.

Così accomodato il disegno della Chiesa si rivolse con una lettera circolare ai fedeli e ne mandò copia stampata in quasi tutta l'Italia settentrionale e centrale.

 

 

Benemerito Signore,

 

Mentre la città di Torino va crescendo, ogni di più di fabbriche, e la sua popolazione aumenta continuamente, cresce eziandio il bisogno di nuovi edificii consacrati all'esercizio della nostra religione. Tra le altre parti della città questo bisogno si fa sentire vivamente nel quartiere denominato Valdocco, ove in mezzo a circa 30.000 e più abitanti non è altra Chiesa di mia certa capacità fuorchè la Chiesa parrocchiale del Borgo di Dora la quale tuttavia non può contenere più di un 1500 persone.

Esistono bensì nel distretto di questa parrocchia le Chiesette della Piccola Casa della Divina Provvidenza e dell'Oratorio di S. Francesco di Sales, ove ne' giorni festivi si dà accesso al pubblico, ma sì l'una che l'altra non bastano pure al servizio delle oltre modo numerose comunità per cui esse furono innalzate, ed appena è che vi rimanga luogo per pochi estranei.

Desiderando adunque di provvedere all'urgente bisogno degli abi­tanti di Valdocco e di molti giovani, i quali ne' di festivi vengono all'Oratorio dalle varie parti della Città, e che non possono più capire nella Chiesetta attuale, ho deliberato di mettermi all'opera per costruruire una Chiesa abbastanza capace di corrispondere a questo doppio scopo e la quale possa anche coi tempo erigersi in parrocchia, quando  l'autorità ecclesiastica lo giudichi opportuno. Un benemerito ingegnere ne compì il disegno in forma di croce latina, che fu già approvato dall'autorità competente: lo spazio interno sarà di circa 1.000 metri quadrati; la spesa ascenderà a circa L. 200.000.

La Chiesa sorgerà in via Cottolengo sopra un arca che fu acquistata per la liberalità di alcune pie persone, e che è attigua all'attuale edifizio dell'Oratorio di S. Francesco di Sales. Gli scavi sono già ultimati e si è già dato mano a costrurre le mura delle fondamenta.

Per condurre a compimento questa Santa Opera non avendo i mezzi necessarii, non posso far altro che mettere ogni mia fiducia nella Divina Provvidenza e raccomandarmi alla carità dei divoti di Maria, fra i quali penso di potere con ragione annoverare la S. V.

Dico dei divoti di Maria, perchè appunto a onore dell'Immacolata Madre di Gesù Cristo, sotto il titolo di Auxilium Christianorum, ossia aiuto dei Cristiani, sorgerà questo sacro edifizio. Mentre si spera che esso sia per molte persone istrumento di eterna salvezza, sarà pure un tributo della, nostra gratitudine a Maria SS. pei benefici ricevuti ed un invito a questa nostra Madre pietosa di proteggerci sempre per l'avvenire, ed aiutarci a mantenere nella nostra città la fede e la pratica di tutte le virtù cristiane.

A Lei pertanto io faccio umile ricorso. Qualunque somma di danaro, qualunque oggetto, fossero anche materiali per la costruzione, sarà con viva riconoscenza ricevuto. Ci vorranno tre anni a compiere quest'opera, epperò V. S. se nol può presentemente potrebbe forse concorrere più tardi.

Le unisco pertanto alcune schede per Lei e per quelle caritatevoli persone che Ella giudicasse proporre a simili opere di pubblica beneficenza.

Ove qualche scheda fosse segnata secondo il modulo annesso, le fo umile preghiera di volerla spedire al mio indirizzo per norma dei lavori a farsi.

Qualora non avesse altro mezzo per far pervenire a destinazione quello che la sua carità le inspira, potrebbe farlo per la sicura via di vaglia postale.

Io l'assicuro che ho viva fiducia che quanto E Ila sarà per fare in questo caso eccezionale, le meriterà certamente copiose benedizioni dalla Beata Vergine­ Maria nelle cose spirituali ed anche nelle cose temporali.

Infine la prego di dare benigno compatimento al disturbo che li cagiono, e gradire che li auguri ogni bene dal Cielo, mentre colla pi√π sentita gratitudine reputo a grande onore di potermi professare,

Di V. S. Benevola

 

Sac. Bosco Giovanni.

 

 

ANNOTAZIONI.

 

 Questo quartiere si chiama Valdocco dalle iniziali Val. Oc. Vallis occisorum ossia Valle degli uccisi, con cui anticamente denominavasi questa valle per essere stati quivi martirizzati i Santi Avventore ed Ottavio. Ecco il perchè questa parte della città è così benedetta da Dio da essere coperta di pii e caritatevoli istituiti. Essa fu inaffiata dal sangue dei martiri.

Dalla Chiesa parrocchiale dei Borgo Dora tirando una linea fino alle Chiese della Consolata ed a quella di S. Donato, dipoi volgendo zitta Regia fucina delle canne fino al fiume Dora, havvi uno spazio coperto di case, ove hanno stanza oltre a 35, 000 abitanti tra cui non esiste alcuna pubblica Chiesa.

A questa circolare D. Bosco univa una scheda di sottoscrizione.

Abbiamo ancora lettere di parroci e altri sacerdoti che, rispondendo premurosamente rimettevano a D. Bosco le loro generose sottoscrizioni. Egli perfino in certi indirizzi aveva usati titoli e frasi, che lì avevano commossi, come consta da alcune lettere, che possediamo. In una sovrascritta si legge: - Maria SS. Ausiliatrice si raccomanda al suo fedel servo.... Perchè l'aiuti a costrurre la sua Chiesa.

Nello spedire il pacco delle circolari a coloro che aveva scelti per distribuirle, alle signore più distinte per bontà e religione, indirizzava il seguente biglietto.

“ Maria Ausiliatrice si raccomanda alla sua divota, affinchè si adoperi a spacciare le lettere e le schede unito (di sottoscrizione) e di ritirarle firmate dagli altri suoi divoti. Questa Madre celeste non cederà in generosità verso le sue figlie che per suo onore lavorano in terra, e che Ella attende tutte per premiarle un giorno in cielo ”.

I divoti di Maria corrisposero generosamente; D. Bosco, secondo soleva fare in questi casi, teneva registro delle lettere spedite e poi notava le somme ricevute o promesse. Fra i benefattori che in questo anno concorsero alle prime spese della Chiesa troviamo:

Sig. Anglesio farmacista……L. 2000

 

    

 

 

Marchesa Maria Fassati                                     L. 1000

D. Franco di Troffarello                                      ”      100

Cav. di Villanova e suoi amici                             ”     3000

Madama Raimondo                                            ”    1000

Marchese Fassati Domenico                                ”     1000

Dam. Vallauri Teresa                                          ”      500

Contessa Callori                                                 ”      900

Dam. Prato                                                         ”     500

Conte Carlo De Maistre                                      ”     800

Contessa Sofia de la Piere                                   ”     100

Marchese Brìgnole Sale                                      ”      100

Donna Angela Dupraz                                            1000

Il Marchese Fassati Domenico pagherà               ”    8000

Il Can. Gastaldi darà                                                      ”    2000

 

 

Baron Bianco di Barbania pagherà la porta maggiore colle debite ferramenta. Conte Cays Carlo, la campana pel campanile. Nico Michele i vetri di tutte le finestre. Bosco di Rufino cav. Alerano l'altare maggiore.

Omettiamo gli oblatori di minor conto per non essere troppo prolissi. Ma fra i primi oblatori fu il Sommo Pontefice Pio IX, il quale, informato da D. Bosco della necessità e del divisamento di erigere una chiesa in Valdocco dedicata a Maria SS., aveva mandato tosto la sua preziosa offerta in lire 500 facendo sentire, che Maria Ausiliatrice, sarebbe stato un titolo certamente gradito all'Augusta Regina del Cielo. Accompagnava l'offerta con una speciale benedizione a quelli che colle loro oblazioni fossero per cooperare all'edificazione e al lustro della nuova Chiesa, aggiungendo:

“ La nostra piccola ma cordiale offerta abbia più generosi emulatori, e la Santa Vergine dal cielo moltiplichi le sue benedizioni sopra tutti coloro che dànno mano per edificare la casa del Signore. Sì cooperi a promuovere la gloria della Madre di Dio in terra e così accrescasi il numero di quelli che un giorno le faranno gloriosa corona in cielo ”.

L'Unità Cattolica del I° maggio annunciava la beneficenza di Pio IX e concludeva l'articolo con queste parole: “ Si spera che nel mese di maggio verranno gettate le fondamenta dei sacro edifizio, il quale sarà dedicato a Maria Auxilium Christianorum, sia per rendere grazie all'Augusta Madre di Dio pei benefizi ricevuti, sia per meritare ognor più la sua efficace protezione in avvenire. Chi volesse fare qualche offerta per questo oggetto potrebbe con vaglia postale, o con altro mezzo a lui più comodo, farla pervenire al Sacerdote Bosco Giovanni ”.

Anche il Governo di S. Maestà mandava, quantunque per altro scopo, un sussidio.

 

REGIO ECONOMATO GENERALE

DEI BENEFIZI ECCLESIASTICI.

 

L'Economo generale sottoscritto annunzia con premura a V. S. che il Governo di S. Maestà si è degnato concederle sulla tesoreria di questo Economato generale la somma di lire cinquecento, da impiegarsi nei tre Oratorii da lei diretti, con obbligo di far constare all'Economato generale dell'impiego della somma concessa nell'uso sovraccennato ......

 

Torino, il 21 giugno 1864.

 

L'Economo generale reggente

  Fenoglio.

 

 

L'avvocato Fenoglio era succeduto in quella reggenza al Cav. Vacchetta, che, spinto dalle accuse maligne e dagli insulti della Gazzetta dei Popolo, aveva date nel febbraio 1864 le sue dimissioni. Non si voleva più alcun prete nell'azienda economale e così venivano ripagati i servigi resi da lui allo Stato con gran danno della Chiesa e della sua coscienza. Egli però aveva favorito l'Oratorio. Benchè ambizioso, ligio al Governo e altero con tutti, erasi mostrato umile e riverente verso D. Bosco e unicamente di lui volle servirsi per certi ricorsi a Roma. Non gli erano mancati gli avvertimenti dell'uomo di Dio; ed ora disgustato per sì grave affronto e tornato in sè, chiedeva ed otteneva, dopo alcuni giorni di pio ritiro, l'assoluzione dalle censure. E fu sua grande ventura, perchè la morte coglievalo il 21 Agosto di questo stesso anno.

Intanto la stamperia aveva procurato agli associati delle Letture Cattoliche il fascicolo di maggio: Episodii ameni e contemporanei ricavati dai pubblici monumenti dal Sacerdote Bosco Giovanni. Fra l'altro vi si legge la conversione al Cattolicismo del protestante Giovanni Enrico Beher, alcuni brevi cenni sulla vita del Can. Giuseppe Cottolengo; varii fatti di Pio IX; e alcune grazie della Madonna e specialmente il miracolo di Re nella Valle Vigezzo.

Pel mese di Giugno si andava stampando il fascicolo intitolato: Il cercatore della. Fortuita (nelle miniere aurifere della California). La conclusione del racconto era: “ Le ricchezze non rendono felici gli uomini ”. Come appendice havvi una piccola tavola cronologica della Storia sacra e della Storia ecclesiastica; ed una grazia ottenuta per intercessione di Savio Domenico. Anche in questo fascicolo si vede la mano di D. Bosco.

 

 

 

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