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Capitolo 45

Chiesa di Maria Ausiliatrice: Dio la vuole - L'Ingegnere Spezia prepara il disegno - Grata Sorpresa di D. Bosco Il denaro verrà da sè - Incoraggiamento del Municipio a D. Bosco - Qualcuno vorrebbe mutato il titolo della Chiesa - li disegno è approvato dagli edili: motto spiritoso di Don Bosco - Antica divozione in Torino a Maria Ausiliatrice - Impresario per la nuova chiesa e spese preparatorie D. Bosco ordina che si dia principio ai lavori perchè la provvidenza divina farà qualche cosa - Primi scavi - Soccorso della Madonna per pagare la prima quindicina agli operai.


Capitolo 45

da Memorie Biografiche

del 01 dicembre 2006

Ormai erano finiti i lavori per la costruzione del Collegio di Mirabello e condotti eziandio a buon punto quelli;dell'edifizio per le scuole nell'Oratorio. Ma ciò che in tutto quest'anno, in mezzo a tante occupazioni e disturbi, non aveva D. Bosco dimenticato per un solo istante era il proposito di erigere un tempio grandioso in Valdocco in onore di Maria Ausiliatrice. Aveva radunato nei primi giorni dell'anno una Commissione di architetti suoi amici, perchè facesse e presentasse il disegno dell'edifizio. Varii furono i progetti, si tennero molte conferenze; ma ciascun architetto non approvava il disegno degli altri colleghi e voleva che assolutamente fosse eseguito il proprio. Nessuno si addattava a fare modificazioni. Le questioni senza alcun risultato durarono più mesi. Il tempo trascorreva inutilmente; D. Bosco era soprappensiero, e un giorno ad uno di quei signori, suo intimo amico, che, quasi trovasse opportuno il ritardo, gli diceva di non arrischiarsi troppo in quell'impresa, rispondeva: - Che vuole? Lo vedo anch'io, ma sento che il tempo stringe e che Dio la vuole e la vuole da me.

Perciò troncando risolutamente ogni indugio, senza dir niente a nessuno, chiamò a sè il valente ingegnere Antonio Spezia e lo incaricò di fare il disegno della Chiesa; e che fosse in tali proporzioni che potesse accogliere un gran numero di devoti, a rendere l'onore dovuto all'Augusta Regina del cielo. Spezia era quel giovane, che, presa da pochi giorni la laurea, aveva incontrato D. Bosco in Valdocco e per suo invito aveva fatto l'estimo della somma che poteva valere la Casa Pinardi. D. Bosco aveagli detto allora: - Veda; altra volta avrò bisogno di lei. - Questa altra volta era venuta, trascorsi dodici anni; e il buon ingegnere, senza alcun corrispettivo d'onorario, preparò un bel disegno in relazione al vasto concetto di Don Bosco: e lo svilluppò in forma di croce latina sopra una superficie di 1200 metri quadrati.

Due bassi campanili fiancheggiavano la facciata sporgente. Per entrare in chiesa si passava per un atrio che sosteneva l'orchestra. Una maestosa cupola con sedici finestroni torreggiava sull'edifizio. Dalla prima base alla massima altezza si misuravano metri settanta. Da una parte e dall'altra dell'altar maggiore, dietro al quale girava uno stretto ambulacro, era una sagrestia, dalla cui porta si entrava nell'imponente presbiterio. Alle estremità del braccio traversale due grandi altari; e due altri, in cappelle, a metà del braccio inferiore.

D. Bosco esaminato il disegno si rallegrò molto e disse.

Senza che io accennassi all'ingegnere nessuna mia intenzione speciale che regolasse la fabbrica della nuova chiesa, vidi che una cappella riuscirà nel luogo preciso che la Beata Vergine mi aveva additato. E in questa si consacrò un altare ai SS. Martiri Torinesi.

Qualcuno dei suoi più famigliari gli muoveva ancora qualche dubbio e lo consigliava a non incominciare un'impresa così grande senza quattrini in casa; ed egli rispondevagli tosto: - No, non temere; bisogna che noi facciamo, e poi Dio ci aiuterà ed il danaro verrà da sè.

Presentatosi D. Bosco al Palazzo di Città per fare le prime pratiche presso i reggitori del Municipio, esponendo il suo progetto, ottenne non solo approvazione ed incoraggiamento, ma eziandio promessa verbale che il Municipio avrebbe concorso per 30,000 lire, sussidio solito ad accordarsi per ogni costruzione di nuova chiesa parrocchiale in Torino.

Quindi si recò all'uffizio degli edili col suo disegno appena abbozzato, col titolo, Chiesa di Maria SS. Ausiliatrice. Un capo degli architetti visto quel titolo, scosse il capo dicendo, che era impopolare, inopportuno e che sapeva troppo di bigottismo: - Perchè questo titolo ? Le pare? Maria Ausiliatrice!

D. Bosco rispose: - Signor architetto, ella forse nelle tante sue occupazioni non ha avuto tempo da studiare l'origine di questo nome. Esso rammenta la vittoria riportata dagli Italiani e dagli Spagnuoli a Lepanto contro i Turchi; e poi ricorda la liberazione di Vienna, e il nome del principe Eugenio di Savoia.

Sarà, ma non lo troviamo addattato ai tempi.

Ebbene; me ne suggerisca lei un migliore.

E non potrebbe chiamarla la sua chiesa del Carmine, del Rosario, della Pace?

 - In quanto a ciò è cosa che si accomoda facilmente.

 - Si, sì, muti, muti il titolo. Quell'Ausiliatrice sembra, che non suoni troppo bene... è titolo nuovo in Torino..e poi potrebbe far supporre... insomma la Madonna ne ha tanti titoli!

 - Certo che qualunque titolo glorioso si dia alla Madonna, tutti a Lei convengono, e per quanto si dica, non si dice mai abbastanza. Del resto studieremo.

- Sì; ne prenda un altro titolo; muti questo; segua il mio consiglio.

E l'approvazione di quel progetto fu rimandata ad altro tempo, perchè si desiderava aver sott'occhio il disegno compiuto, e non un semplice abbozzo, quale D. Bosco aveva presentato impaziente di incominciare i lavori.

Ma intanto quel titolo suonava a certe orecchie come una specie di sfida. Si travedeva un non so che di opposizione alle massime della rivoluzione e a' suoi trionfi: pareva come una nuova bandiera che si levasse nel campo della Chiesa.

D. Bosco che intendeva più di quello che era stato detto, lasciò passare qualche settimana e fatto stendere dallo Spezia il progetto tutto i ntero, lo ripresentò al Municipio. Non si parlava di Maria Ausiliatrice, ma solamente di una Chiesa in Valdocco senza far parola del titolo. Gli edili strabigliarono nel vedere quella grandiosità e approvandola, dissero a D. Bosco: - Ma qui ci vuole un milione! E come farà lei, che nulla possiede, a portare a compimento una simile mole?

 - Ne lascino a me il pensiero, rispose D. Bosco. Io non domando danaro, ma l'approvazione.

 - E qual titolo avrà questa chiesa?

 - Il titolo spetta a me di trovarlo e ci penso. Ad essi tocca soltanto di concedere che in questo determinato luogo si innalzi un dato edifizio.

Il disegno fu approvato in tutta forma e giunse all'Oratorio il permesso per iscritto di costrurre la Chiesa. D. Bosco andò allora a ringraziare il capo ingegnere, il quale gli disse:

 - Mi pareva che D. Bosco non sarebbe stato così tenace nelle sue opinioni e che si sarebbe arreso a mutar un titolo che suona troppo male.

 - Signore, rispose D. Bosco, vedendo che ella non era contenta di quel titolo, io non ne ho dato nessuno a questa chiesa; ciò vuol dire che sono sempre in libertà di darle il titolo che mi sembrerà migliore.

- Ma questo è dunque un inganno!

 - Qui non c'entra inganno. Ella non voleva approvare quel titolo e non l'approvò; io voleva darglielo e glielo dò. Così siamo contenti tutti e due, perchè tutti e due abbiamo compiuti i nostri desiderii.

L'ingegnere sorrise, e si lasciò vedere soddisfatto, sebbene forse non ne avesse voglia. Ma la ragione era dalla parte di D. Bosco, e quei del Municipio l'avevano intesa perfettamente. La Chiesa ebbe infatti il titolo di Maria SS. Ausiliatrice. D. Bosco non rinunziava a quel titolo, perchè era quello voluto da Maria SS.

Egli con ciò risvegliava una gloria piemontese. Antica era in Torino la devozione a Maria SS. Ausiliatrice. Questa città era stata una delle prime ad aggregarsi alla confraternita di Monaco in Baviera eretta sotto questo titolo per commemorare la liberazione di Vienna. Ma pel numero stragrande dei confratelli si era dovuto istituire nella Chiesa di S. Francesco da Paola un'altra confraternita speciale, che Pio VI, con rescritto 9 febbraio 1798, aveva approvata ed arricchita di molte indulgenze e favori spirituali. Inoltre una cappella con altare e bellissima statua di marmo prezioso, era già stata fatta costrurre e dedicare a Maria Ausiliatrice nella stessa Chiesa dal Cardinal Maurizio Principe di Savoia morto nel 1657.

Perciò da Torino in questi ultimi tempi la divozione a Maria Ausiliatrice doveva essere proclamata, e divenir mondiale per gli strepitosi e innumerevoli favori che la Vergine SS. avrebbe concesso a chi con quel titolo l'avesse invocata.

D. Bosco, appena ottenuta la licenza dal Municipio, affidò a Carlo Buzzetti l'impresa e tosto si incominciarono i lavori di preparazione.

Il terreno da fabbricarsi doveva avere una cinta di assi da tre lati rimanendo in parte scoperto dalla parte della via della Giardiniera pel passaggio dei carri. Nel maggio fra la

compra del campo                        e la provvista degli assi per lo steccato si erano già spese quattro mila lire.

Chiamato l'economo D. Savio, che già aveva esaminato il grandioso disegno, D. Bosco gli disse che facesse incominciare i lavori.

 - Ma D. Bosco, come farò? gli rispose D. Savio: non si tratta di una cappella, ma di una chiesa molto grande e molto costosa. Stamane non avevamo in casa di che pagare le lettere spedite alla posta.

E D. Bosco replicò: - Comincia a fare gli scavi: quando mai abbiamo cominciato un'opera avendo già i danari pronti? Bisogna bene lasciar fare qualche cosa alla Divina Provvidenza!

D. Savio eseguì gli ordini, ma siccome si trattava di lasciare sotto il pavimento della Chiesa il sotterraneo, oltre gli sterri delle fondamenta, si doveva scavare interamente e per due metri e mezzo di profondità un terreno di circa 1200 metri quadrati. Stante l'enorme trasporto di terra per mezzo di carri, in luogo fissato dal Municipio, si potè eseguire in questo anno solo una parte di quel lavoro.

Intanto la Provvidenza faceva qualche cosa. Sul principio alcuni agiati cittadini avevano promesse vistose largizioni, ma alcuni cangiato divisamento, impiegavano altrove la loro beneficenza; altri volevano far le loro oblazioni ma a lavoro inoltrato. D. Bosco si trovava negli imbarazzi Gli scavi erano cominciati e si avvicinava il giorno della prima quindicina. Gli abbisognavano 1000 lire. Ed ecco, a motivo del sacro ministero, D. Bosco essere chiamato al letto di persona gravemente inferma. Giaceva immobile da tre mesi, travagliata da tosse e febbre con grave sfinimento di stomaco. Se mai, ella prese a dire, io potessi riacquistare un poco di sanità, sarei disposta a fare qualunque preghiera, qualunque sacrifizio; sarebbe per me un gran favore se potessi anche solo alzarmi dal letto.

 - Che cosa intenderebbe di fare? le chiese D. Bosco.

 - Quanto mi dirà.

 - Faccia una novena a Maria Ausiliatrice.

 - Che cosa dire?

 - Per nove giorni reciti tre Pater Ave e Gloria al SS. Sacramento con tre Salve Regina alla Beata Vergine.

    - Questo lo farò: e quale opera di carità?

    - Se giudica bene e se otterrà un vero miglioramento farà qualche offerta per la Chiesa di Maria Ausiliatrice che si sta cominciando in Valdocco.

 - Sì, sì; ben volentieri. Se nel corso di questa novena io otterrò solamente di potermi alzare da letto e fare alcuni passi per questa camera, farò un offerta per la chiesa di cui mi parla.

Si incominciò la novena ed eravamo già all'ultimo giorno. D. Bosco doveva dare in quella sera non meno di mille franchi ai terrazzieri. Andò pertanto a visitare quell'ammalata. La fantesca gli apre e con gioia gli annunzia che la sua padrona era perfettamente guarita, aveva già fatte due passeggiate ed era già andata in Chiesa per ringraziare il Signore.

Mentre la fantesca in fretta quelle cose raccontava, si avanza giubilante la stessa padrona, dicendo: - Io sono guarita, sono già andata a ringraziare la Madonna Santissima venga; ecco il pacco che le ho preparato; è questa la prima offerta, ma non sarà certamente l'ultima .

D. Bosco prese il pacco, andò a casa, lo verificò e vi trovò cinquanta napoleoni d'oro, che formarono appunto i mille franchi di cui abbisognava.

Da questo momento, come vedremo, tali e tante furono le grazie della Madonna a coloro i quali cooperavano alla costruzione della sua chiesa in Valdocco, che ben si può dire averla essa stessa edificata. Aedificavit sibi domum Maria.

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