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Capitolo 44

E' tolta ogni restrizione al decreto che permette ai Vescovi il ritorno in sede - Stima Per D. Bosco del Cardinale De Angelis - Predizione del suo imminente ritorno in diocesi - È liberato dal domicilio coatto: visita l'Oratorio: parte per Fermo - Figli dei Ferrovieri accolti da D. Bosco - Invito all'amministrazione delle Ferrovie per una recita teatrale in suo onore. - Don Bosco a Mirabello: effetto di una benedizione - Rimostranze perchè estranei all'Oratorio hanno viaggiato in ferrovia con biglietti di favore. - Risposta di D. Bosco in sua difesa. - Splendida prova di fiducia data all'Oratorio.


Capitolo 44

da Memorie Biografiche

del 06 dicembre 2006

 Il 16 novembre il Ministro Ricasoli toglieva l'eccezione da lui fatta nelle circolari del 22 ottobre, colla quale erano stati esclusi dal beneficio dell'indulto i Prelati rifugiatisi in Roma o altrove fuori di Stato; e tutti i Vescovi, senza fare dichiarazioni nè domandare permessi; rientravano tranquillamente nelle loro diocesi. Solo rimaneva in Torino il Cardinale Filippo de Angelis, Arcivescovo di Fermo. Relegato dal 1861 nella Casa de' Lazzaristi non aveva mai voluto uscirne, neppure per visitare la città: sentiva di essere prigioniero. Personaggio di grande scienza, virtù e pietà, era quegli che nell'ultimo Conclave aveva ricevuto maggior numero di voti, dopo Pio IX. I settari lo temevano perchè d'animo costante e forte contro tutto ciò che sapeva di dannoso al popolo cristiano o di men retto ne' suoi doveri. Il suo esilio era stato così lungo per essersi rifiutato di troncare ogni attinenza col Teol. Margotti.

Durante i sei anni Don Bosco a quando a quando era andato a visitarlo e aveva stretta con lui intima relazione; e il Cardinale si interessava vivamente delle cose dell'Oratorio a segno che, con chiunque gliene parlasse, si mostrava premuroso di sapere tutto ciò che riguardava il suo buon andamento. Il Servo di Dio lo aveva lungamente intrattenuto sulle grazie che Maria SS. concedeva ai suoi giovanetti, e come talvolta loro svelasse il futuro. E l'Eminentissimo lo ascoltava con infantile semplicità e più volte lo pregò a dirgli qualche cosa sopra il suo avvenire.

Un giorno, prima che fossero pubblicate le accennate Circolari Ministeriali, Don Bosco era andato secondo il solito a visitarlo. L'odio contro il clero, invece di placarsi dopo tante sevizie, pareva si accentuasse con rabbia speciale in un certo partito del Parlamento, e qualche deputato voleva proporre una legge con cui s'obbligassero i Preti a deporre la veste talare e ad andar vestiti come i laici. Tutto accennava a nuove persecuzioni, quindi appariva sempre pi√π lontana ogni speranza di liberazione pel Cardinale.

- Ebbene, Don Bosco, gli disse l'Eminentissimo appena lo vide; sapete qualche cosa del mio avvenire?

- Prepari i bauli, Eminenza, perchè presto potrà ritornare a Fermo.

- Ritornare a Fermo? Ora? Con questa guerra che si muove al Clero?

- Eppure è così, la Madonna l'ha detto ad un nostro giovane.

- Ebbene, quando sarò libero, voglio recarmi subito dove mi chiama il dovere, ma prima passerò all'Oratorio per restituirle le visite e testificare la mia gratitudine alla Madonna.

- Ed io l'assicuro che Le faremo una bella festa.

- E mi farà conoscere il giovane profeta?

- Senza dubbio! Lo sorveglio perchè non si creda di essere un gran che; tuttavia glielo farò venire davanti.

Don Bosco di quella stessa sera raccontava questo dialogo nel refettorio che era sotto al portico, presenti fra gli altri D. Francesia e D. Berto. Tutti stupirono e credettero quasi impossibile l'avveramento della profezia, tanto più che certi giovani, che si dicevano dotati di grazie speciali, non erano tra quelli che spiccassero per ingegno e altre doti, nè che avessero grande stima presso i compagni. È vero però che l'umiltà sa nascondere le più belle virtù, e giova anche notare che Don Bosco, se scopriva alcun che di straordinario in un alunno, soleva cambiar modi con lui e trattarlo in modo asciutto per tenerlo umile. Quindi non si potè sapere di chi intendesse parlare, allorchè disse che si era raccomandato ad un giovane che pregasse e ne aveva avuto la comunicazione manifestata al venerando Esiliato.

Ma la predizione si avverò in modo inaspettato. Dopo qualche settimana giungeva al Cardinale l'avviso di ritornare alla sua sede. L'Eminentissimo si fermò ancora a Torino un sol giorno, il 23 novembre, che fu solenne e giocondo per i giovani dell'Oratorio. Celebrata la messa alla Consolata, egli scese a Valdocco e saliva allo studio, ove D. Francesia lesse una bella poesia all'Apostolo che per amor di Dio e per fedeltà al Vicario di Gesù Cristo aveva sofferto così lunga detenzione.

L'Em.mo Porporato parlò a tutti con grande spirito di bontà, dicendo che quel mattino aveva pregato anche per loro, avendo essi pregato per lui perchè potesse tornar presto alla sua diocesi: e li assicurò che andando a Roma non avrebbe mancato di far parola di loro al S. Padre, mentre dal canto suo li avrebbe sempre aiutati secondo le sue forze.

In fine, a due a due, i giovani si appressarono a baciargli l'anello. Don Bosco stava al suo fianco. Il Cardinale era desideroso di conoscere l'alunno che gli aveva predetta la liberazione, ma questi non comparve.

Dall'Oratorio passò a visitare il Cottolengo, e il giorno dopo partì da Torino. In una lettera ai suoi diocesani, così si esprimeva: - “ Ci piace ricordare quel provvidenziale Oratorio di giovani affidato alla speciale protezione di S. Francesco di Sales e della Gran Vergine Ausiliatrice, creato e sostenuto dallo zelo di un povero sacerdote ”. - A Fermo venne ricevuto dal clero e dal popolo con grandi dimostrazioni di gioia e rispetto.

Partito il Cardinale, D. Bosco pensava di dare un segno di rispettosa cortesia ai Signori dell'Amministrazione delle Strade Ferrate, coi quali, come col Ministero dei Lavori Pubblici, era stato sempre in ottime relazioni.

Molti figli di ferrovieri erano ricoverati nell'Ospizio di Valdocco ed anche nell'ottobre di quell'anno egli aveva aderito ad accettarne altri, raccomandati dal Capo servizio del movimento e traffico e dal suddetto Ministero.

 

 

FERROVIE DELL'ALTA ITALIA.                  Torino 1° ottobre 1866.

 

Mi vien riferito dal Capo Conduttore di queste ferrovie, Zanino Maggiorino, che desso potrebbe con maggiore facilità ottenere che due suoi figli venissero ricoverati in codesto stabilimento, così saviamente retto dalla S. R. Rev.ma, se fosse munito di una lettera commendatizia di questo Ufficio.

Stante i buoni precedenti dell'agente suddetto che non diede mai occasione di lagnanze contro se stesso, e delle eccellenti qualità di cui è dotato, ed in considerazione massime della disgrazia toccatagli colla morte di sua moglie, che lasciò superstiti 7 figli nella più squallida miseria, io non esito a raccomandarlo alla S. V. Rev.ma, perchè voglia caritatevolmente annuire alla domanda che le verrà sporta al suddetto riguardo.

Fidente che la infinita bontà di V. S. Rev.ma sarà per fare il maggior bene possibile al soprannominato, è mio gratissimo ufficio di ringraziarmela, e frattanto colgo con vero piacere quest'occasione per esternarle i sensi della mia predistinta stima.

Il Capo servizio del traffico

C. BACHELET.

 

 

Anche Ernesto Canonica di Giulio, nato in Voghera nel 1856, entrava in quell'anno all'Oratorio, per raccomandazione della Direzione delle Ferrovie.

Ma questa, non ostante le grandi benemerenze di Don Bosco, era in procinto di togliergli il favore dei biglietti a tariffa ridotta pei viaggi degli alunni. Di tale determinazione fu avvisato in tutta confidenza il Servo di Dio da impiegati suoi amici. Tuttavia non desistette dalla sua geniale idea, che forse gli fu anche suggerita dal bisogno di scongiurare quella minaccia.

Adunque da Mirabello scriveva al Cavaliere Oreglia.

 

Carissimo sig. Cavaliere,

 

Lunedì sono passato per parlare al Cavaliere Du Houx, Direttore Generale delle ferrovie, ma quella sera anticipò la sua uscita di uffizio. Pertanto ho solo parlato col suo segretario, che ascoltò senza però voler conchiudere nulla, giudicando conveniente parlarne col padrone medesimo.

Faccia adunque il piacere; veda di fargli leggere l'unito invito e poi se ha nulla in contrario si diramerà o si modificherà secondo il parere che darà.

Noi ci prepariamo a celebrare allegramente S. Carlo dimani. I giovani sono assai bene disposti. Verrà a passare con noi la giornata il Vescovo di Casale.

Dio benedica Lei e le sue fatiche e mi creda nel Signore

Di V. S. Car.ma,

Mirabello, 28 novembre 1866,

Aff.mo in G. C.

Sac. Bosco GIOVANNI.

 

 

D. Rua scriva al sig. Du Houx se crede si possa fare questo invito ai Signori dell'Amministrazione delle Vie Ferrate dell'Alta Italia e se potrebbero dal loro Ufficio fare la distribuzione degli inviti, non conoscendo noi i singoli indirizzi.

L'incarico che dava al Cavaliere era di prendere i debiti concerti per un'accademia in onore degli Amministratori della ferrovia. Don Bosco desiderava principalmente, che questi signori vedessero il numero dei giovani ricoverati e intendessero l'importanza e il vantaggio della sua Opera. L'invito era il seguente:

 

I giovani dell'Oratorio di S. Francesco di Sales nel desiderio di porgere un tenue segno della loro gratitudine verso la benemerita Amministrazione delle Ferrovie dell'Alta Italia, hanno divisato di dare un trattenimento serale in detto stabilimento domenica prossima 2 dicembre, ore 61/2 di sera, in cui i musici celebrano la festa di S. Cecilia. Fanno pertanto rispettoso invito a V. S. perchè li voglia onorare di sua presenza con quelle persone che giudicherà bene di seco condurre,

Obbl.mo Servitore

Sac. Bosco GIOVANNI.

 

 

Intanto a Mirabello accadde un fatto degno di nota. Vincenzo Provera, sempre tutto zelo e tutto fuoco pel caro Collegio, scendendo frettoloso un tratto di scala, che dalla stanza ove si stava preparando la tavola per gli invitati metteva in cucina, sdrucciolò e prese una storta ad un piede. Dovette per questo recarsi in famiglia, mettersi in letto e chiamare il medico, che gli prescrisse quanto erasi a fare. Verso sera, subito che fu libero dagli invitati, e come il Vescovo di Casale ebbe preso congedo, Don Bosco si recò a trovarlo. Il piede di Vincenzo non solo era livido ma nero per la furia di sangue, portatasi nella parte offesa. Quanto egli soffrisse non si può dire, perchè la sua virtù sapeva dissimulare il dolore. Don Bosco, dopo avergli data la benedizione, gli disse:

- Caro mio, fa' quanto il medico ti ha prescritto; abbi fede, e domani verrai a condurmi colla vettura alla stazione di Giarole, o di Borgo S. Martino.

E gli indicò una breve preghiera da recitare. Il domani mattina il buon Vincenzo lasciò il letto e con gioia condusse D. Bosco alla stazione, come se nulla gli fosse accaduto.

Confermò più volte questo racconto la sorella Carolina Provera, religiosa tra le Fedeli Compagne.

Ritornato a Torino Don Bosco ebbe subito dal Cavaliere l'assicurazione che i suoi ordini mandati da Mirabello erano stati eseguiti; ma nello stesso tempo gli fu consegnata una lettera dell'Amministrazione delle ferrovie, colla quale gli si facevano severe rimostranze per abusi commessi da alcuni, che non appartenendo all'Oratorio, pure avevano viaggiato con biglietti di riduzione rilasciati all'istituto.

Don Bosco rispondeva:

 

Ill.mo Signore,

 

Prima di rispondere alla lettera che V. S. Ill.ma compiacevasi di scrivere intorno alcuni abusi de' biglietti di favore che la Benemerita Amministrazione delle ferrovie dell'A.. I. concede a questo Stabilimento, ho voluto prendere esatte informazioni su questo riguardo. Imperciocchè fin da principio ho sempre dato ordini rigorosi sull'uso della concessione, studiandoci di prevenire qualsiasi abuso.

Non mi è potuto risultare altro se non, in casi particolari, invece di un assistente di questa casa si poneva il nome dell'individuo giovanetto con una persona che lo accompagnava. Questo uffizio talvolta fu compiuto da qualche parente o protettore del ricoverato che doveva andare alla patria oppure ritornare dalla medesima. Di ciò furono più volte interpellati i capi d'uffizio delle stazioni e non opposero difficoltà, adducendo che quei giovanetti non potendo ancora per età o sanità viaggiare da soli, era indispensabile che qualcuno li accompagnasse.

Avvenne inoltre che qualche volta spedimmo qualche biglietto in bianco per giovani di questa casa che trovandosi in patria dovevano recarsi in questo Oratorio. Li spedimmo in bianco perchè non sapevamo nè il giorno della partenza, nè il nome della persona che dovevasi mandare ad accompagnarlo. Che se questo fosse sconveniente, per l'avvenire prenderemo le opportune misure, affinchè non ne avvengano abusi.

Tuttavia, potendo essere avvenuti altri abusi per parte di persona sconosciuta, raddoppieremo la vigilanza per impedirli, raccomandandomi di due cose:

1° Di non far gravitare sopra questo Stabilimento qualunque mancanza di questo genere, essendo cosa estranea alla medesima e contraria alla volontà e comando dei Direttori.

2° Verificandosi qualche caso, punire con tutto il rigore il colpevole secondo i regolamenti della Società per mettere efficace rimedio all'abuso che fosse per avventura succeduto.

Mi voglia credere con pienezza di stima e gratitudine

della S. V. Ill.ma,

 Torino, 30 novembre 1866,

Obbl.mo Servitore

Sac. Bosco GIOVANNI.

 

Il giorno 2 dicembre si tenne nell'Oratorio l'annunziato trattenimento, ma non comparve nessuno degli invitati; evidentemente le lettere d'invito erano state trattenute nell'Ufficio dell'Amministrazione. Ciò faceva temere che venissero tolti all'Oratorio i biglietti di favore. Sarebbe stato un gran danno per i giovani, perchè pagavasi appena il quarto del prezzo di tariffa.

Ma era possibile a D. Bosco il prevenire o l'impedire tutti gli abusi, quando quelle tessere erano bensì consegnate direttamente o mandate in busta chiusa a centinaia di giovanetti, ma poi passavano per tante mani di persone sovente inesperti, sbadate e talvolta di poca coscienza? La sua vigilanza poteva estendersi in tante regioni lontane dall'Oratorio? Certe indelicatezze non erano prevedibili e anche prevedute da coloro che concedevano il favore? Senza dubbio noi non diamo carico a nessuno di tale severità, poichè è troppo giusto che le Amministrazioni debbano tutelare gli interessi loro affidati, ma non si pensi che Don Bosco non ponesse la massima diligenza nel mantenere gli obblighi che si assumeva.

Infatti nel maggio di quest'anno, con regio decreto venivano posti in circolazione nuovi biglietti di Banca, e la Regia Tesoreria, avendo un lavoro enorme, inviava a D. Bosco un bel numero di quaderni di biglietti da 5 lire perchè facesse marcare sovra ciascuno di essi il numero progressivo; tanta era la fiducia che si riponeva nell'onestà dei giovani dell'Oratorio. Don Bosco ne affidava a Giuseppe Buzzetti l'incarico, e scelse i giovani che lo aiutassero nel lavoro. Quando si restituirono quei quaderni, non fu trovato mancare un biglietto!

 

 

 

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