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Capitolo 42

Il giorno dopo la perquisizione nell'Oratorio - Apparizione al Re di Napoli della sua santa madre defunta - Varie previsioni di D. Bosco sugli avvenimenti pubblici - Il Segretario del Cardinale Corsi nell'Oratorio - Ordinazione Sacerdotale di D. Savio Angelo - I Chierici dell'Oratorio si recano a far ossequio al Cardinale -Don Cafasso prevede vicina la propria morte - L'Armonia smentisce la falsa notizia sull'imprigionamento di D. Bosco - Sicurezza e tranquillità nell'Oratorio - Lettera di un chierico a D. Bosco perchè gli sveli il suo interno, e lo guarisca da una infermità - La vita di famiglia nell'Oratorio - Generosa carità di D. Bosco per i suoi alunni.


Capitolo 42

da Memorie Biografiche

del 30 novembre 2006

 Continuiamo il nostro racconto esponendo alcune notazioni della cronaca di D. Ruffino nella loro nativa semplicità.

“ Il 27 maggio festa di Pentecoste il Canonico Anglesio venne personalmente a congratularsi con D. Bosco della patita violenza e gli ripetè: - Si rallegri nel Signore, mio caro D. Bosco. L'Opera sua fu provata. Quando cominciò la persecuzione contro gli Apostoli, questi uscirono da Gerusalemme e andarono a portare la fede anche in altre città e in altre contrade; e così avverrà della sua istituzione.

” Oggi due gendarmi vennero trasvestiti ad assistere alla predica del mattino: due altri a quella della sera. Fra coloro che visitarono D. Bosco vi fu il Can. Nasi ed egli presolo al volo, lo fece predicare al mattino. Il Canonico, parlò della preziosità dell'anima argomentando: 1° dalla sua origine, immortalità, incarnazione del Figliuol di Dio, Angiolo assegnatole per custode, divine ispirazioni; cioè dalla stima che Dio ne fa. 2° dalla stima che ne fa il demonio. 3° dalla stima che ne fanno i santi; dalla costanza dei martiri, dalle fatiche dei missionarii, dalla coversione dei popoli.

” Alla sera, dopo la predica D. Bosco, che narrò semplicemente la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli, tra le molte persone cospicue che vennero nell'Oratorio vi furono pure due colonne della Chiesa: il Teol. Margotti Direttore dell'Armonia e D. Ferrando Direttore del Campanile. Dopo le orazioni fu in casa, per la grande consolazione, un gridar continuo di Viva D. Bosco! I capi delle camerate e dello studio diedero una generale amnistia a tutti coloro che avevano ottenuto un voto poco buono. Era un delirio di gioia. Il nostro trionfo era ancor più sentito perchè un traditore, che dicevasi amico e frequentava la Casa, era andato al Ministero ed aveva narrate mille menzogne a carico di Don Bosco. La perquisizione riusciva per lui ad una umiliante smentita.

” Alla sera D. Bosco aveva raccontato come i nostri santi protettori veglino sopra di noi; e diceva: - Il Re di Napoli vide in sogno sua madre, la venerabile Maria Cristina di Savoia, la quale gli disse: - Fa coraggio: Napoli è tranquilla: tu, figlio mio, domani venerdì, digiuna rigorosamente. Al mattino gli fu portato, secondo il solito il caffè nel latte, ma non volle prenderlo. Più tardi gli fu presentato di bel nuovo, e lo rifiutò: quei di casa erano tutti attoniti e qualcuno parve turbato per questo rifiuto. Allora il Re venuto in sospetto, disse: - Mi si conduca qualcuno che prenda questo caffè. - Ma vedendo che tutti si rifiutavano, dicendo di averlo già preso replicò: - Andate a chiamarmi il farmacista. - Si andò e venne il farmacista, al quale il Re impose di esaminare chimicamente quel caffè. Quegli obbedì e dopo poco tempo venne a dirgli, che dentro aveva trovato una dose di veleno.

” Due giorni dopo D. Bosco, parlandosi di Garibaldi in Sicilia, osservava: - Se non interviene il braccio di Dio o la forza di una Potenza straniera, Napoli di per sè non può sostenersi.

” Il 28 maggio veniva all'Oratorio il segretario del Cardinale Cosimo Corsi Arcivescovo di Pisa, per visitare la Casa coll'Abate Tortone e promise a D. Bosco che sarebbe venuto anche Sua Eminenza, qualora fosse rimesso in libertà.

” Il 2 giugno D. Savio Angelo era insignito del carattere sacerdotale nella chiesa delle suore di S. Giuseppe, da Mons. Balma Arcivescovo titolare di Tolemaide, il quale aveva preso dimora in Torino. Si fece una festa all'Oratorio, essendo D. Savio il secondo giovane della Casa che ordinato rimaneva con D. Bosco.

” Il 4 giugno D. Bosco mandava tutti i chierici dell'Oratorio a far visita d'ossequio al Cardinale Corsi e come furono di ritorno, parlandosi dello stato della Chiesa, egli soggiunse: - I mali diminuirono in durata, ma crebbero in intensità ”. Fin qui la Cronaca.

A questa apprensione dei mali che si addensavano sulla Chiesa, se ne aggiungeva un'altra molto amara nel cuore di D. Bosco. Egli scrisse: “D. Cafasso toccava ormai il cinquantesimo anno, età in cui l'uomo ha potuto essere ammaestrato dall'esperienza intorno alle cose del mondo. Sebbene di gracile complessione e vivesse in continua attività tuttavia godeva di un sufficiente grado di salute scevra d'incomodi: egli non era quasi mai stato ammalato. Però in questi ultimi mesi quantunque logoro dalle fatiche, stanco dalle penitenze e dai digiuni, non cessava di assumersi lavori apostolici di diverso genere. Quand'ecco mutare modi di parlare, di pensare, di operare. Manda a chiamare un Sacerdote con cui era inteso di dettare un corso di esercizi spirituali a S. Ignazio di Lanzo, dicendogli che egli non poteva più andare. Chiestone della ragione non altro risponde: - Ne saprete di poi il motivo. - Egli rinunzia ad ogni occupazione estranea al Convitto, gli stessi ammalati, che soleva visitare con tanta carità, li raccomanda e gli affida ad un altro sacerdote, affinchè ne abbia cura, ed egli quasi sempre chiuso in camera, compie le sue disposizioni testamentarie e mette ogni cosa in ordine come se dovesse partire per l'eternità ”. D. Bosco era pensieroso: pregava e faceva pregare.

Intanto pregavano per lo stesso D. Bosco i suoi numerosi amici sparsi ormai in molte regioni dell'Italia, non sapendo essi quali sarebbero state le conseguenze della perquisizione e quali le sorti del Servo di Dio, che molti continua vano a credere essere chiuso in carcere. Fu perciò necessario, per calmare gli animi turbati di tanti buoni cristiani, dare una smentita ai giornali settarii; e l'Armonia il 3 giugno stampava un articoletto.

S'è fatto correre voce che l'ottimo sacerdote D. Bosco è stato arrestato. Possiamo assicurare che finora non è vero. Diciamo finora che scriviamo, perchè potrebbe bene avvenire, che, mentre i nostri associati leggeranno ciò che scriviamo, il Sig. D. Bosco sia arrestato. Non già che vi sia il menomo motivo o pretesto, sapendosi da tutti chi è D. Bosco; ma oggidì un prete è fuori della legge; quindi contro di esso ogni cosa è lecita.

Come ognun vede queste poche righe non rassicuravano pienamente i benefattori dell'Oratorio, i quali immaginavano che i giovani ricoverati si trovassero in grande apprensione pel loro avvenire. Questi invece erano tranquilli, perchè D. Bosco li aveva rassicurati, e prestavano piena fede alle sue parole, persuasi che erano parole di un santo, il quale possedeva lo spirito di profezia. “ Questo in D. Bosco, notò il Can. Ballesio, non sembrava un istantaneo fulgore come di rapido baleno nel suo intelletto, ma sibbene che fosse divenuta l'ordinaria condizione della sua mente, per modo che egli profetava, pregando, conversando, celiando; e profetava non accorgendosi quasi più nè egli di profetare, nè altri che egli profetasse ”. Il lettore giudicherà dell'asserto dalla continuazione di questi volumi.

Ma oltre lo spirito di profezia confermavano i giovani nella loro ferma fiducia altri doni straordinarii del Signore, che in lui vedevano risplendere. Una lettera di un chierico molto buono, ma infermiccio, scritta a D. Bosco in questi giorni, rispecchia la stima che tutti avevano pel Servo di Dio.

 

Ill.mo e Molto Rev. Signore,

 

Le scrivo questa lettera per darle ragguaglio del mio male e dimandarne conforto. Io ebbi già speranza che fosse per terminare e anche presto, ma pur troppo mi accorgo che s'impossessa ognor più di me. Cerco di tenermi allegro, ma il riso che pure m'accompagna ancora, è riso di chi diedesi del martello sulle dita. L'avrà da seguitare sempre cosi? Sig. D. Bosco Ella ottenne già tanti favori per altri, che pure soffrivano incomodi, non potrebbe ottenere anche a me la mia guarigione? Io so che non la merito, ma so che il Signore concede anche le più segnalate grazie a chi sa pregarlo e lo prega come si conviene.

Fu già una volta, or saranno due mesi, che io dissi a Lei: - D. Bosco sogni di me! -

Ed Ella mi ha risposto: “ Sta notte vengo in ispirito a trovarti ”. - Durante quella notte io mi svegliai, e, se ben mi ricordo, pregai il Signore affinchè desse a D. Bosco il sogno da me desiderato. Io mi trovava in vero bisogno di parlare e non volevo parlare; e mentre dal sogno desiderato mi augurava che Lei conoscesse ciò che io non le aveva detto, così da me la discorreva: “ O D. Bosco sogna e saprà; o non sogna e saprà nulla ed io non gli parlerò ”.

Ma D. Bosco sognò; e chiamatomi a sè, dopo avermi raccontato uno strano accidente occorsomi, quale si è quello di camminare giù pel letto del Po e quel che è più in compagnia dello stesso D. Bosco, mi disse: - Donato, sta tranquillo, procura di tener l'animo tuo in pace.

Queste parole erano belle e buone, ma io ne aspettava altre; se non che Ella proseguì: - Riguardo a ciò che desideri di sapere ti dirò solamente: Ne timeas ubi non est metus. - Queste ultime mi consolarono .....

Un fatto recente mi dà buoni motivi a sperare per lo mio bene. Non sono più di quattro settimane ed Ella domandava ad un tale che soffriva un incomodo: - Vuoi tu guarire da questo tuo male?

E a questo tale che aveva risposto affermativamente, Ella soggiungeva ancora: - E in quanti giorni? - E nel fissato tempo quel malore era scomparso.

Questi ed altri simili fatti sono troppo lusinghieri da non esserne io mosso a ricorrere a Lei pel mio male. Anzi Le dico in verità, che io venni in tanta speranza di ottenere bene ricorrendo a Lei, che solo al pensarvi io mi sentiva consolato. Ed una volta che afflitto piangeva, provai un vero sollievo meditando di tosto ricorrere a D. Bosco. Qual maggiore consolazione può provare un figlio di quella che prova versando nel seno di suo padre i suoi dolori? - Questa prova mi gioverà almeno per conoscere il volere di Dio a mio riguardo. Mi concederà il Signore di guarire? Io lo ringrazierò di tutto cuore, ed oserei promettere che non mi mostrerò tanto indegno di sì grande favore. Che se a Lui piacesse che io rimanessi nello stato in cui mi trovo, pazienza; se per una parte mi sarebbe doloroso, per l'altra mi sarebbe caro sapendo che Dio lo farebbe per mio meglio.

Io non dico più altro. D. Bosco conosce quanto debbasi desiderare da me e quanto a me è necessario nel Signore. Perciò io La prego che con quel metodo che Le è proprio mi magnetizzi, s'intrometta per me e trovi modo di consolarmi. Abbia la bontà di perdonarmi se questo parlare è forse troppo famigliare e mi creda della S. V. Ill.ma e molto Reverenda

Dallo studio, il 3 giugno.

Affez.mo come figliuolo

Ch. Donato Edoardo.

 

   Al sig. D. Bosco.

 

 

Senza alcun timore dunque anzi con gran pace e gioia si viveva nell'Oratorio. Quivi respiravasi un'aria di famiglia che rallegrava. D. Bosco concedeva ai giovani tutta quella libertà, che non era pericolosa per la disciplina e per la morale. Quindi non si esigeva che si recassero in file ordinate ai luoghi ove chiamavali la campana; e nella stagione calda tollerava eziandio che nello studio deponessero la cravattina e la giubba. Gli assistenti più volte gli facevano osservare come l'ordine e il decoro esigessero un provvedimento. Ma D. Bosco si adattava a stento a quelle rimostranze, tanto piacevagli andare alla buona, sicchè tutto sapesse di famiglia. Solo anni dopo acconsentì quando il numero dei giovani era straordinariamente aumentato.

E tutti gli antichi allievi ricordano con indicibile tenerezza questi tempi affermando che loro sembrava di trovarsi sempre nella casa paterna coi loro genitori. E contraccambiavano il loro buon padre con tutte quelle attenzioni, che sa ispirare un figliale affetto. Un giorno D. Bosco era da

cinque ore in confessionale ed intorno a lui stava ancora un gran numero di penitenti. Il giovane Merlone pensando che egli avesse necessità di qualche ristoro andò in cucina a fargli preparare una tazza di camomilla e gliela portò in chiesa. D. Bosco l'aggradì molto e gli disse con quella soavità di maniere che gli era propria: - Il Signore ti ripaghi di questa attenzione con darti mensuram bonam, con fertam, coagitatam, superefluentem… in questo mondo e nell'altro. -

Ed egli era tutto occhi per provvedere alle necessità de' suoi alunni. “Se uno di questi, scrisse Enria Pietro, fosse stato alquanto indisposto, D. Bosco si mostrava premuroso d'interrogarlo: - Come ti senti? Se occorre mandiamo a chiamare subito il medico... Se la tua fosse solamente debolezza allora dirò al Sig. Prefetto che ti cambi il vitto. - Mi ricordo di un chierico mio compagno, il quale dovette andare al suo paese per ordine del medico. Recatosi a salutare D. Bosco la prima cosa che il buon padre gli domandò fu questa:

- Hai i denari pel viaggio?

- Sì, rispose il chierico; me li ha dati il Sig. Prefetto.

- Non hai altra somma che i denari del viaggio?

- Sissignore. Non di pi√π.

- Ma quanto tempo ti fermerai a casa?

- Il medico disse che mi fermassi almeno due mesi, ma io credo che non basteranno per rimettermi in sanità.

I tuoi parenti non sono ricchi e come farai per non soffrire privazioni? Ah! io non permetto che tu sia di aggravio ai tuoi parenti: prendi: - e gli diede 250 lire soggiungendo: - Appena avrai terminato di spenderle mi scriverai e te ne manderò delle altre; guarda solo di fare tutto quello che il medico ti ha detto. Abbiti riguardo e non stancarti. Saluta i tuoi genitori da parte mia: io ti raccomando tutte le mattine nella Santa Messa ”.

Anche D. Garino Giovanni testifica: “ È singolare come fra tante occupazioni si prendesse tanta cura dei chierici e della loro salute. Ogni mese eppure due, immancabilmente domandava a quelli che non potevano essere aiutati dai parenti, se loro occorressero abiti, scarpe, e altri oggetti personali, perchè egli in tal caso parlava o scriveva a qualche ricca signora perchè provvedesse. Per certi altri giovani o chierici, D. Bosco stesso trovava protettori che pagassero per loro un po' di pensione anche in Seminario.

Qualora incontrasse un giovane addolorato per la grave malattia o per la morte di suo padre, lo confortava, dicendogli: - Da qui innanzi io ti sarò padre: - e ad alcun chierico aggregato alla Pia Società, che tutto in lagrime veniva ad annunziargli la morte della madre, essendo già orfano di padre, lo assicurò con queste parole: - Non dubitare, la Congregazione ti sarà madre ”.

Benedetto D. Bosco! La sua carità ricreava lo spirito, pasceva l'anima, nutriva e ristorava il corpo, sicchè a lui si possono riferire le parole dei Proverbi al Capo XVI: - Il cuore dell'uomo sapiente ammaestrerà la bocca di lui; e aggiungerà grazia alle sue labbra. Un bel parlare è un favo di miele: dolcezza dell'anima, sanità delle ossa.

 

 

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