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Capitolo 39

La Compagnia dell'Immacolata - Suo regolamento - Bene che apporta agli alunni - Lettera di D. Bosco ad un giovanetto -Nuove indulgenze - La festa di S. Luigi - Giovani insidiali e difesi - Letture Cattoliche.


Capitolo 39

da Memorie Biografiche

del 28 novembre 2006

Dopo la conferenza annessa di S. Vincenzo nell'Oratorio di S. Francesco di Sales, si organizzava nel 1856 una nuova Compagnia. Da qualche tempo in alcuni allievi erasi raffreddata alquanto, in un colla pietà, la diligenza negli studi; e pareva che la Casa non procedesse con quella regolarità di prima, stante il numero cresciuto dei giovani di varie indoli, educazione e province. Un mattino, di giorno feriale, cosa insolita, nessuno erasi presentato alla balaustra a fare la Santa Comunione; e D. Bosco, che celebrava la santa Messa, scoperta la pisside, aveva dovuto senza più racoprirla e riporla nel tabernacolo. Il giovane Celestino Durando, entrato nell'Oratorio l'ultimo giorno di aprile, e che, studente di umanità, frequentava in questo anno il ginnasio del Collegio Nazionale al Carmine, accompagnatosi con Bongiovanni Giuseppe, che avviavasi alle scuole private, gli disse giunto al Rondò: - Hai visto stamane? D. Bosco

ne avrà provato gran dispiacere! - E ritornati ambidue a casa, stabilirono coi compagni Bonetti, Marcellino, Rocchietti, Vaschetti e Rua di formare fra di loro un'unione i cui membri scegliessero un giorno feriale della settimana per accostarsi alla sacra mensa, in modo che tutte le mattine vi fossero alcuni comunicandi. E così venne fatto con gran consolazione di D. Bosco. Va però notato che alla domenica, la comunione poteasi dir sempre generale.

  Savio Domenico aveva aderito con slancio a questa pia unione, e pensò, consigliato da D. Bosco, a renderla durevole. Guidato egli adunque dalla solita industriosa sua, carità, scelse alcuni de' suoi fidi compagni e li invitò ad unirsi insieme con lui per formare una Compagnia detta dell'Immacolata Concezione.

  Lo scopo era di assicurarsi la protezione della gran Madre di Dio in vita e specialmente in punto di morte. Due mezzi proponeva il Savio a questo fine: esercitare e promuovere pratiche di pietà in onore di Maria Immacolata, e la frequente comunione. D'accordo co' suoi amici, ed aiutato efficacemente da Bongiovanni Giuseppe, compilò un regolamento, e dopo molte sollecitudini, nel giorno 8 di giugno 1856, nove mesi prima di sua, morte, leggevalo con loro dinanzi all'altare di Maria SS. Lo trascriviamo di buon grado, nel pensiero che possa servire ad altri di norma a fare altrettanto. Eccone adunque il tenore.

  Noi, Savio Domenico, ecc. (segue il nome di altri compagni) per assicurarci in vita ed in morte il patrocinio della Beatissima Vergine Immacolata e per dedicarci intieramente al suo santo servizio, nel giorno 8 del mese di giugno, muniti tutti dei Santi Sacramenti della confessione e comunione, e risoluti di professar verso la Madre nostra una figliale e costante divozione, protestiamo davanti all'altare di Lei e col consenso del nostro

spiritual Direttore, di voler imitare, per quanto lo permetteranno le nostre forze, Luigi Comollo. Onde ci obblighiamo:

     I. Di osservare rigorosamente le regole della casa.

     2. Di edificare i compagni ammonendoli caritatevolmente ed eccitandoli al bene colle parole, ma molto più col buon esempio.

     3. Di occupare esattamente il tempo. A fine poi di assicurarci della perseveranza nel tenor di vita, cui intendiamo di obbligarci, sottomettiamo il seguente regolamento al nostro Direttore.

 

     N. I. A regola primaria adotteremo una rigorosa obbedienza ai nostri superiori, cui ci sottomettiamo con una illimitata confidenza.

     N. 2. L'adempimento dei proprii doveri sarà nostra prima e speciale occupazione.

     N. 3. Carità reciproca unirà i nostri animi, ci farà amare indistintamente i nostri fratelli, i quali con dolcezza ammoniremo, quando apparisce utile una correzione.

     N. 4. Si sceglierà una mezz'ora nella settimana per convocarci, e dopo l'invocazione del S. Spirito, fatta breve lettura spirituale, si tratteranno i progressi della Compagnia nella divozione e nella virtù.

     N. 5. Separatamente per altro ci ammoniremo di quei difetti, di cui dobbiamo emendarci.

     N. 6. Procureremo di evitare fra noi qualunque minimo dispiacere, sopportando con pazienza i compagni e le altre persone moleste.

     N. 7. Non è fissata alcuna preghiera, giacchè il tempo che rimane dopo compiuto il dover nostro, sarà consacrato a quello scopo che parrà più utile all'anima nostra.

     N. 8. Ammettiamo tuttavia queste poche pratiche:

         § I. La frequenza ai SS. Sacramenti, quanto più sovente ci sarà permesso.

         § 2. Ci accosteremo alla mensa Eucaristica tutte le domeniche, le feste di precetto, tutte le novene e solennità di Maria SS. e dei Ss. Protettori dell'Oratorio.

         § 3. Nella settimana procureremo di accostarvici al giovedì, eccetto che ne siamo distolti da qualche grave occupazione.

     N. 9. Ogni giorno, specialmente nella recita del Rosario, raccomanderemo a Maria  la nostra società, pregandola di ottenerci la grazia della perseveranza.

     N. 10. Procureremo di consacrare ogni sabato in onor di Maria qualche pratica speciale od atto di cristiana pietà in onor dell'immacolato suo concepimento.

     N. 11. Useremo quindi un contegno vie maggiormente edificante nella preghiera, nelle divote letture, durante i divini uffizi, nello studio e nella scuola.

     N. 12. Custodiremo colla massima gelosia la santa parola di Dio, e ne rianderemo le verità ascoltate,

     N. 13. Eviteremo qualunque perdita di tempo per assicurare l'animo nostro dalle tentazioni che sogliono fortemente assalirci nell'ozio; perciò:

     N. 14. Dopo aver soddisfatto agli obblighi che appartengono a ciascun di noi, consacreremo le ore rimaste libere in utili occupazioni, come in divote ed istruttive letture o nella preghiera.

     N. 15. La ricreazione è voluta o almeno permessa dopo il cibo, dopo la scuola e dopo lo studio.

     N. 16. Procureremo di manifestare ai nostri superiori qualunque cosa possa giovare alla nostra morale condotta.

     N. 17. Procureremo eziandio di fare gran risparmio di quei permessi, che ci vengono largiti dalla bontà dei nostri superiori, imperciocchè una delle nostre mire speciali è certamente un'esatta osservanza delle regole della casa, troppo spesso offese dall'abuso di codesti permessi.

     N. 18. Accetteremo dai nostri superiori quello che verrà destinato a nostro alimento senza mai muovere lamento intorno agli apprestamenti di tavola, e distoglieremo anche gli altri dal farlo.

     N. 19. Chi bramerà far parte di questa società, dovrà anzi tutto purgarsi la coscienza col Sacramento della Confessione e cibarsi alla mensa Eucaristica, dar quindi saggio di sua condotta con una settimana di prova, leggere attentamente queste regole e promettere esatta osservanza a Dio ed a Maria Santissima Immacolata.

     N. 20. Nel giorno di sua ammissione i fratelli si accosteranno alla santa Comunione pregando Sua Divina Maestà di accordare al compagno le virtù della perseveranza, dell'ubbidienza, il vero amor di Dio.

     N. 21. La società è posta sotto gli auspizi dell'Immacolata Concezione, di cui avremo il titolo e porteremo una divota medaglia. Una sincera, figliale, illimitata fiducia in Maria, una tenerezza singolare verso di Lei, una divozione costante ci renderanno superiori ad ogni ostacolo, tenaci nelle risoluzioni, rigidi verso di noi, amorevoli col prossimo, ed esatti in tutto.

  Consigliamo inoltre i fratelli a scrivere i SS. Nomi di Gesù e di Maria prima nel cuore e nella mente, poi sui libri e sopra gli oggetti che ci possono cadere sott'occhio.

  Il nostro Direttore è pregato di esaminare queste regole e di manifestarci intorno ad esse il suo giudizio, assicurandolo che noi tutti intieramente dipendiamo dalla sua volontà. Egli potrà far subire a questo regolamento quelle modificazioni, che gli apparranno convenienti.

  E Maria? Benedica essa i nostri sforzi, giacchè l'ispirazione di dar vita a questa società fu tutta sua. Elle arrida alle nostre speranze, esaudisca i nostri voti e noi coperti dal suo manto, forti del suo patrocinio, sfideremo le procelle di questo mare infido, supereremo gli assalti del nemico infernale. In simil guisa da Lei confortati speriamo di essere l'edificazione dei compagni, la consolazione dei superiori, diletti figliuoli di Lei. E se Dio ci concederà grazia e vita di poterlo servire nel sacerdotal Ministero, noi ci adopreremo con tutte le nostre forze, per farlo col massima zelo, e diffidando delle nostre forze, illimitatamente fidando del divino soccorso, potremo sperare che dopo questa valle di pianto, consolati dalla presenza di Maria, raggiungeremo sicuri in quell'ultima ora quel guiderdone eterno, che Iddio tien serbato a chi lo serve in ispirito e verità.

 

D. Bosco lesse il sopra esposto regolamento di vita, e dopo di averlo attentamente esaminato lo approvò colle seguenti condizioni:

 

     1. Le mentovate promesse non hanno forza di voto.

     2. Nemmeno obbligano sotto pena di colpa alcuna.

     3. Nelle conferenze si stabilisca qualche opera di carità.

esterna, come la nettezza della chiesa, l'assistenza od il catechismo di qualche fanciullo pi√π ignorante.

     4. Si dividano i giorni della settimana in modo che in ciascun giorno vi siano alcune comunioni.

     5. Non si aggiunga alcuna pratica religiosa senza speciale permesso dei superiori.

     6. Si proponga per iscopo fondamentale di promuovere la divozione verso Maria SS. Immacolata, e verso il SS. Sacramento.

     7. Prima di accettare qualcheduno gli si faccia leggere la vita di Luigi Comollo.

 

  Savio Domenico era il più atto ad istituire tale compagnia. Ognuno era suo amico; chi non lo amava, lo rispettava per le sue virtù. Egli sapeva poi passarsela bene con tutti. Era così rassodato nella virtù, che fu consigliato di trattenersi anche con alcuni compagni alquanto discoli per far prova di guadagnarli al Signore. Ed egli approfittava della ricreazione, dei trastulli, dei discorsi anche indifferenti per tirarne vantaggio spirituale. Tuttavia quelli che erano inscritti nella società dell'Immacolata Concezione erano i suoi amici particolari, coi quali si radunava ora in conferenze spirituali, ora per compiere esercizi di cristiana pietà. Queste conferenze tenevansi con licenza dei superiori; ma erano assistite e regolate dagli stessi giovani, i quali erano scelti tra i più virtuosi ed assennati allievi interni di ogni classe, benchè vi prendessero parte eziandio alcuni chierici e talora qualche prete. Il chierico Rua ne fu eletto presidente per consenso di tutti, perchè fin d'allora stimato il più fido, il più esemplare tra i figli di D. Bosco. Tenevasi radunanza una volta alla settimana, e colla lettura di alcuni periodi di un libro spirituale si apriva la seduta. Un segretario era incaricato di redigere i verbali delle deliberazioni. Queste vennero inaugurate nella novena di Maria SS. Consolatrice.

In esse conferenze trattavano del modo di celebrare le novene delle maggiori solennità, si ripartivano le comunioni, che ciascuno avrebbe avuto cura di fare in giorni determinati della settimana, si assegnavano a vicenda quei giovani che avevano maggior bisogno di assistenza morale e ciascuno lo faceva suo cliente, ossia protetto.

  Le norme pratiche di tale assistenza si ispiravano a prudenti riguardi. Si faceva l'elenco di quei giovani che erano dissipati, negligenti nei loro doveri, trascurati nella frequenza dei sacramenti e nelle altre pratiche di pietà, sospettati di tener cattiva condotta; studiavansi i naturali e le inclinazioni dei custodiendi, e poi si raccomandavano a quelli la cui indole più si confaceva col loro carattere. Ed ecco all'opera i membri della Compagnia dell'Immacolata, i quali sapevano adoperare tutti i mezzi che suggerisce la carità cristiana per avviare alla virtù un giovane; e nella conferenza della seguente settimana davano relazione intorno a quell'uno o più giovani che loro erano stati dati in custodia. Esponevano ciò che si era ottenuto, ricevevano consigli per continuare con maggior profitto la loro assistenza, e conferivano cogli altri attorno alle cose che sembravano più convenienti al buon andamento dell'Oratorio. La Compagnia era una società come quella degli Angeli Custodi, che opera e non si vede. Ciascuno di essi non perdeva d'occhio l'anima affidatagli, le girava intorno, cercava di farsela amica, senza che gli altri quasi se ne avvedessero, e neppur quegli che era oggetto delle sue cure. Gli era al fianco se gli pareva che avesse formato un crocchio sospetto, osservava che cosa leggesse, gli imprestava o regalava buoni libri, si trastullava di preferenza con esso. Guadagnatosi il suo cuore colla dolcezza dei modi e, se era d'uopo, coi più industriosi e generosi sacrifizi, veniva ai consigli ed alle esortazioni, lo eccitava al bene o, scelto il momento opportuno, lo consigliava e poi lo invitava ad andarsi a confessare.

   Con tale arte, quante anime si salvarono. E quei della Compagnia non erano accusatori delle mancanze, ma i protettori dei deboli nella virtù, ed anche dei cattivi, se talora ve ne fossero stati, i quali venivano resi da essi innocui. Attenuavano le loro colpe presso i superiori, si rendevano responsabili in faccia a Dio della loro condotta futura, talora si offrivano a subire il castigo da quelli meritato, e tentavano d'intercedere quando vedevano minacciata l'espulsione del loro protetto. Era insomma un apostolato dei più sublimi, ma che richiedeva una robusta e prudente virtù. Se il cliente era infermo, se bisognoso d'aiuto, o per la scuola o pel laboratorio, se qualche contrarietà lo teneva mesto, o se gli accadeva qualche disgrazia, poteva certamente contare sulla segretezza e sull'aiuto di un amico sincero, che lo amava per Gesù Cristo. Tale era questa sacra legione, posta da D. Bosco a vegliare, perchè non penetrasse l'inimicus homo nell'Oratorio; ad essa ei diceva: - La moralità! Ecco quello che soprattutto importa! “ Non si può dire, afferma D. Rua, di quanto vantaggio nel corso di un gran numero dì anni, riuscisse, la Compagnia dell'Immacolata pel buon avviamento dei giovani; e udii in questi ultimi tempi (1895) parecchi antichi allievi ripetere che, se avevano potuto rimanere all'Oratorio ed applicarsi con profitto ai loro doveri, lo dovevano alle caritatevoli premure loro usate dal tale e dal tal altro compagno, che io sapeva precisamente essere stati membri della Compagnia suddetta ”.

   Questi, animati dallo spirito di D. Bosco, non si contentavano dei clienti, ma formavano il nerbo, l'anima direttiva della casa. Sparsi fra la moltitudine dei giovani rumorosa e gioviale, coll'esempio e colle buone parole, erano elemento di docilità, di pace e di ordine. Gli alunni, divisi in gruppi, passeggiavano o giuocavano, e in mezzo a ciascuno di questi gruppi vi era uno, che appariva come il centro intorno al quale gli altri si stringevano. Costui, senza averne l'aria, faceva sì che non si mormorava, non si bestemmiava, non si parlava male, non si rissava. Tutti gli volevano bene, e se parlava e se narrava qualche esempietto lo ascoltavano attentamente. Non si usava allora mettersi in fila per andare da un luogo all'altro, ma appena suonato il campanello per la scuola, o per il laboratorio, o per la chiesa, o per lo studio, repentinamente cessavano i giuochi ed i clamori; e si vedevano i capannelli dei giovani, muoversi, come se fossero un solo, circondando un loro compagno cui erano rivolti, ed al quale obbedivano senza quasi avvedersene.

   Gli iscritti alla Compagnia prendevansi eziandio cura speciale dei giovanetti che entravano nell'Oratorio. Talora la melanconia e mille tristi pensieri travagliavano la mente e martellavano il cuore del poveretto, che forse per la prima volta era uscito dal paese nativo. Ma un compagno gli si avvicinava, gli chiedeva di sue notizie, lo faceva discorrere e passeggiare, lo distraeva, lo confortava, lo invitava a giuocare, gli serviva di guida per impratichirsi della casa, insinuava nel suo cuore buone massime, lo conduceva in chiesa a recitare un'Ave innanzi all'altare della Madonna, gli dimostrava qual padre amoroso fosse Don Bosco, e lo avviava alla frequenza dei Sacramenti.

   Così, non solo impedivasi il male e si rafforzavano i buoni, ma un grande vantaggio spirituale ne proveniva agli stessi membri della Compagnia. D. Bosco, come aveva già fatto ad altri negli anni antecedenti, suggeriva a questi di scegliersi tra i compagni più zelanti qualche monitore segreto, cui dovevano pregare ad usar loro la carità di avvisarli dei loro difetti, ogni qualvolta ne avessero scorto il bisogno. “ Ed io stesso, attestò D. Rua, ebbi a provare dì quanta utilità ci fosse tale spirituale industria del nostro buon padre, poichè, avvisato nella mia fanciullezza, da chi mi ero scelto per monitore segreto, imparai a conoscere il pregio del tempo e cominciai ad occuparlo più utilmente ”.

  Nell'anno adunque nel quale Pio IX estendeva a tutta la Chiesa la festa del Sacro Cuore di Gesù e prescriveva che dappertutto si celebrasse l'ufficio e la messa di questa festa, nel mese stesso dedicato al Sacro Cuore, fondavasi la Compagnia dell'Immacolata Concezione, nella quale crebbero i primi membri della Pia Società di Francesco di Sales. Così il mese di giugno arrecava esso pure le sue gioie a D. Bosco, come le aveva apportate il mese di maggio.

  Egli riceveva una lettera dal giovane Ruffino Domenico, studente di rettorica a Giaveno, anima tutta del Signore, del quale D. Bosco aveva la certezza dì poterlo annoverare fra i suoi campioni più valenti nell'Oratorio. Quindi gli rispondeva.

 

Carissimo figlio,

 

Hai fatto bene a scrivermi; se dici colle parole quello che hai in cuore, avrai in me un amico che ti farà tutto il bene che potrà. Offri i tuoi lavori a Dio: sii divoto di Maria; venendo a Torino ci parleremo.

  Il Signore ti benedica; prega per me che ti sono di cuore

Torino, 13 giugno 1856.

 

Aff.mo Sac. Bosco Giov.

 

Altra consolazione l'ebbe da Roma. Nel giorno 10 di giugno il Sommo Pontefice concedeva indulgenza plenaria a chi visitasse la chiesa dell'Oratorio nelle feste principali della Beata Vergine, e in quella di S. Francesco di Sales e del Transito di San Giuseppe; nel giorno 13 l'indulgenza di sette anni e sette quarantene una volta al mese a que' fedeli che avessero assistito all'esercizio di Buona morte, nella chiesa suddetta; e nello stesso

giorno 13 un terzo Rescritto, coll'indentico formolario del secondo, elargiva l'indulgenza di sette anni e sette quarantene a tutti quei fedeli che intervenissero nella notte del Santo Natale alle funzioni religiose nell'Oratorio. Non è a dire con qual profonda riverenza e viva contentezza D. Bosco ricevesse tali inestimabili favori.

  Altra causa di gioia, fu il 15 giugno, l'arrivo in Torino dell'esercito reduce dalla Crimea. Dopo aver i soldati assistito in piazza d'arme alla messa dell'Arcivescovo di Vercelli Mons. d'Angennes e cantatosi il Te Deum mentre tuonava il cannone, alcuni di quei prodi, compagni nell'Oratorio Festivo, e fra questi il giovane Morello, e pei quali si era tanto pregato, venivano in Valdocco a salutare D. Bosco, accolti festosamente.

  Entusiastica fu anche la festa di S. Giovanili e quella di S. Luigi, per la quale D. Bosco aveva fatte imprimere da Paravia 7500 immagini dell'angelico giovane.

  Dal programma della seconda festa che pubblicò il 28 giugno l'Armonia si ha l'ordine della stessa.

Domani 29 giugno, si celebra colla solita solennità e divozione la festa di S. Luigi Gonzaga nell'Oratorio di S. Francesco di Sales del Sac. Giovanni Bosco. Pubblichiamo qui l'orario delle funzioni di quella chiesa, persuasi che la pietà dei fedeli non può avere uno spettacolo più edificante di quello che presenta in tal giorno quel sacro luogo pieno di tanta fiorente gioventù, atteggiata a raccoglimento e divozione.

 

Indulgenza Plenaria a chi, confessalo e comunicato, visiterà questa,chiesa, pregando secondo l'intenzione del Sommo Pontefice.

Decr. di S. S. Pio IX, 28 settembre 1850.

 

Orario.

 

Messe e frequenza dei SS. Sacramenti.

Ore 9. Ricreazione.

Ore 10. Messa solenne.

 

Dopo mezzodi'

 

Ore 3. Vespro solenne - Panegirico - Processione - Benedizione del SS. Sacramento.

Ore 5. Lotteria per gli adulti.

Ore 6. Lotteria per tutti.

Ore 7. Concerto musicale ed altri trattenimenti.

 

  Ma il demonio doveva fremere nel vedere la pace regnante nell'Oratorio e nell'osservare il bene che operava la Compagnia dell'Immacolata. Il cortile non era ancor cinto talmente da mura, che non vi potessero penetrare gli estranei. Perciò per più anni di quando in quando i suoi emissarii comparivano in mezzo ai giovani, e all'ap­parenza dovevano appartenere alla setta valdese, o meglio alla scuola di Giuda. Sceglievan di preferenza quei giorni nei quali D. Bosco non era in Torino, ed eccoli col sogghigno sulle labbra avvicinarsi a qualche crocchio per incominciare qualche velenoso ragionamento. Fra gli altri vi era un giovanotto, la cui vita fu un tessuto d'iniquità, di aspetto signorile, di modi cortesi e amabilissimi, di sguardo seducente, astuto, ipocrita, empio, le cui parole avevano un incanto tutto affatto singolare; e la sola sua presenza come una calamita gli attraeva attorno in folla tutti quei giovani che non erano avvisati. Ma vegliavano ansiose le sentinelle della Compagnia e con buone maniere allontanavano gli allievi da que' serpenti.

   Una volta in tempo di ricreazione accadde che un uomo si avanzò in mezzo ai giovani che si divertivano; e voltosi ad uno di loro prese a discorrere, ma con voce alta che tutti i circostanti potevano udire. L'astuto, per trarli vicino a sè, da principio si diede a raccontare cose strane da ridere. I giovani spinti dalla curiosità in breve gli furono attorno affollati, e attenti pendevano dal suo labbro nell'udire quelle stranezze. Appena si vide così circondato, fece cadere il discorso su cose di religione, e, come suol fare tal sorta di gente, gettava giù degli strafalcioni da far inorridire, mettendo in burla le cose più sante e screditando tutte quante le persone ecclesiastiche. Alcuni degli astanti, non potendo soffrire tali empietà e non osando opporsegli, si contentarono, di ritirarsi. Un buon numero incautamente continuava ad ascoltarlo. Intanto per caso sopraggiunse il Savio. Appena potè conoscere di che genere fosse quel discorso, rotto ogni rispetto umano, subito si rivolse ai compagni: -Andiamocene, disse, fasciamo solo quest'infelice; egli ci vuol rubare l'anima. - I giovani, ubbidienti alla sua voce, tutti quanti si allontanarono prontamente da quell'inviato del demonio. Questi, vedutosi così da tutti abbandonato, se ne partì senza più lasciarsi vedere.

   Un altro giorno avvenne che un giovanetto estraneo alla casa portò seco un giornale sopra cui erano figure sconce ed irreligiose. Una turba di ragazzi lo circonda per vedere le meraviglie di quelle figure, che avrebbero fatto ribrezzo ai turchi ed ai pagani medesimi. Corre pure il Savio, pensandosi di lontano che colà si facesse vedere qualche immagine divota. Ma quando ne fu vicino fece atto di sorpresa; poi, quasi ridendo prese il foglio, e lo fece in minuti pezzi. Rimasero i suoi compagni pieni di stupore, sicchè l'uno guardava l'altro senza parlare.

   Egli allora disse: - Poveri noi! Avete forse dimenticato quello che tante volte fu predicato? Il Salvatore ci dice che dando un solo sguardo cattivo macchiamo di colpa l'anima nostra; e voi pascete i vostri occhi sopra oggetti di questa fatta?

     - Noi, rispose uno, andavamo osservando quelle figure per ridere.

     - Sì, sì, per ridere, intanto vi preparate per andare all'inferno ridendo... ma riderete ancora se aveste la sventura di cadervi?

   A quelle parole tutti si tacquero e niuno più osò di fargli altra osservazione.

   Intanto pel mese di giugno e di luglio era uscita dalla Tipografia diretta in Ivrea da G. Tea la Lettura Cattolica intitolata: Brevi considerazioni sulla conformità con la santa volontà di Dio. Era anonima. Questo libro, pieno di dottrina, dì conforto, di soavità e di affetto, produsse grande bene alle anime, facendo conoscere che la volontà del Signore è sempre in nostro vantaggio, e che in essa l'uomo deve trovare la sua pace e la sua perfezione.

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