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Capitolo 31

Altra lettera di D. Bosco al cavaliere Oreglia. - Commissioni per varie signore romane, predizione di rose e spine al Senatore di Roma: per mancanza di mezzi i muratori della chiesa sono ridotti ad otto: la Madonna fa la questua: saluti a' benefattori - Dovere di rendere pubbliche le grazie concesse da Maria Ausiliatrice per eccitare nei fedeli viva fiducia in Lei. - Altra lettera di D. Bosco al Cavaliere: contraddizione per una grazia pubblicata nell'Unità Cattolica: l'aggiustamento col Vescovo d'Ivrea per le Letture Cattoliche: grazie ed elemosine: non sa decidersi ad andare a Roma, aspettando gli avvenimenti - Pratiche per ottenere dal Direttore del giornale la pubblicazione della prima grazia e dal Pro-Vicario la licenza per la stampa - Tenore dell'articolo -Protesta contro questa pubblicazione - D. Bosco fa stampare la grazia suddetta nelle Letture Cattoliche - Si dilata meravigliosamente in ogni parte la fiducia in Maria sotto il titolo di Ausiliatrice.


Capitolo 31

da Memorie Biografiche

del 04 dicembre 2006

Le glorie e l'amore di Maria col loro ineffabile sorriso dissipavano nell'anima di Don Bosco ogni dolore, ogni preoccupazione, scoraggiamento, umiliazione, e stanchezza. Le sue glorie predicava dai pulpiti, ricordava nei discorsi privati, stampava nei libri, narrava nelle lettere. Ne scriveva di quei giorni alla signora Elisa Melzi Sardi di Milano, la quale il 22 maggio lo ringraziava vivamente non solo dell'autografo, ma anche per le sue preghiere nelle quali molto sperava.

Al cav. Oreglia, sempre occupato in Roma, dava nuove commissioni per vari benefattori di quella città e narrava nuove meraviglie di Maria Ausiliatrice.

Carissimo Sig. Cavaliere,

Ho ricevuto la sua lettera cui credo abbia già risposto la mia di lunedì scorso, almeno in parte. Io l'ho letta ai nostri cari giovani che ne provarono la massima consolazione e le mandano i loro più caldi sensi di stima e di affezione.

Mi fu spedito da Roma il biglietto che qui le unisco per sua norma e per ringraziare ove sia d'uopo il Cardinale Riario.

Non so se quella signora Marchesa Patrizi sia la stessa cui ho già scritto un biglietto: se non lo è e comunque sia, le rimetto questo scritterello, in cui dico che la sua pia intenzione sarà secondata.

Alla Contessa Calderari dica che se le scrivessi più a lungo sull'argomento che mi aveva accennato, le cagionerei angustia. Abbia la bontà di rileggere la mia lettera, stia tranquilla e lasci tutto sopra di me.

A Lei, sig. Cavaliere, fa specie la bontà e cortesia di S. E. il March. Cavalletti, Senatore di Roma. Queste a me non sono cose nuove. Fin dal tempo che fui a Roma, il compianto Card. Marini aveva più volte parlato della religione, carità e zelo di quest'illustre famiglia. Se mai avesse occasione di poterlo ancora vedere, gli offra gli omaggi della mia grande venerazione; pel passato pregava per lui in genere, ora pregherò e farò pregare appositamente per lui e per la sua famiglia. Gli dica che la Divina Provvidenza gli prepara un bel mazzetto di rose scelte, ma per prenderle bisogna che stringa le molte spine sottostanti. In breve saprà tutto: non posso scrivere di più. Io mi raccomando, alle divote preghiere di lui e della sua famiglia, e domenica farò fare la comunione ai nostri giovani secondo la santa di lui intenzione.

Credo che non sappia ancora la novità della chiesa. I quaranta muratori che dovevano lavorare furono ridotti al numero di otto per mancanza di mezzi. È un momento per noi assai calamitoso per l'impotenza in cui i soliti nostri benefattori si trovano. Speriamo che Dio manderà quanto prima la pace fra i popoli cristiani e che i sudditi potranno unirsi intorno al loro sovrano ed occuparsi tutti con un animo più tranquillo alla salvezza dell'anima.

Ieri l'altro, venerdì, Maria Ausiliatrice ha fatto una buona questua.

Una signora che da un anno era travagliata dalla gotta ed era incapace di fare un passo sulle sue gambe, si raccomandò alla celeste Benefattrice, si fece una preghiera con tutta la famiglia in onore dell'Augusto Sacramento dell'altare. Che vuole mai! Dio è buono, Dio è

grande! Terminavano le preghiere e la benedizione e l'altra gettò via le stampelle, e si levò in piedi e nella meraviglia di tutti si pose liberamente a camminare. Ieri andò a fare le sue divozioni alla Consolata, di poi venne a fare una graziosa oblazione per la chiesa, che ci servi appunto a pagare il capo mastro, il quale attendeva danaro. Sia sempre benedetta la grande Madre del Salvatore.

Noi desideriamo quanto prima il suo ritorno, ma rimanga pure a Roma finchè abbia soddisfatto la sua divozione e compiuti gli affari che la riguardano.

Faccia il piacere di salutare da parte mia Monsignor suo fratello, il p. Oreglia, p. Brunengo, p. Fantoni, la famiglia Vitelleschi, e la nostra benefattrice la Marchesa Villarios colla sua famiglia. Codesti saluti sono da estendersi a Mons. Manacorda ed a quelli cui vedrà del caso.

La grazia di N. S. G. C. sia sempre con noi. Amen.

Mi creda tutto suo,

Torino, 21 maggio 1866,

Aff.mo amico in G. C.

Sac. Bosco GIOVANNI.

 

N.B. -Si ricordi che giunto a Torino conviene prepari un supplente nella Tipografia pei casi di sua assenza.

 

Nel ricordare le meraviglie operate dalla Madonna, oltre il bisogno di uno sfogo al suo immenso affetto per la Madre di Dio, egli aveva per iscopo di giovare al prossimo. Voleva ravvivare in tutto il mondo una fiducia illimitata in Colei che in mezzo alle angustie, alle tribolazioni, agli errori, ai pericoli di questa povera vita mortale, era e sarebbe sempre stata l'amorosa, la pronta, la potente sua Ausiliatrice. Per ordine di Maria aveva fondata l'opera sua ed ora innalzava una chiesa, non cessando d'indicare la necessità dei Sacramenti che tolgono il peccato, o da questo preservano le anime, essendo il peccato che rende miseri i popoli.

Tale era la sua missione e ne aveva assicurazione celeste; ma per raggiungere questo fine non bastava scriverne o parlarne privatamente. Bisognava mettere in pratica ciò che il Vangelo insegna: -Dite in pieno giorno, quello che io vi dico all'oscuro: predicate sui tetti quel che vi è stato detto in un orecchio. - Era indispensabile dar fiato alla tromba e farne udire il suono a tutto l'universo. La pubblicità colla stampa! La gente come poteva amare ciò che non conosceva? Voluntas non fertur in incognitum.

E D. Bosco prese la sua risoluzione. Sapeva benissimo che il suo disegno era una novità a cui non si era assuefatti in Piemonte; prevedeva che i maligni avrebbero potuto attribuirgli mire d'interesse, di vanagloria e anche di imprudente inconsideratezza; che più d'uno l'avrebbe criticato di fanatismo; che sarebbero sorte difficoltà e opposizioni; ma egli non si turbava per così poco, e d'altra parte era convinto chè opera Dei revelare et confiteri honorificum est. Difatti fin dalle prime mosse trovò incagli, e di questi e di altre cose dava notizia al Cav. Oreglia.

 

Carissimo Sig. Cavaliere,

 

Nelle opere del Signore il demonio ci mette tosto le corna. Appena stampato il fatto Morelli, alcuni giornali presero a parlarne, il figlio di lui tutto democratico, studente dell'Università, volle assolutamente che il padre riparasse il disonore, come diceva, che a lui ne avveniva e senza dir altro si presentò minaccioso all Unità Cattolica. Colà senza prevenirci inserì la rettificazione che ammette tutto il fatto, ma dice che fu fatta la pubblicazione senza suo ordine e permesso. Questa clausola è erronea, poichè nella relazione che abbiamo in casa e sottoscritta da lui dice precisamente: “ Do ampio permesso che questa relazione sia letta e pubblicata nel modo che tornerà a maggior gloria di Dio ”.

Che farci adesso? Giunto che sia D. Durando dalla campagna, si aggiusterà ogni cosa. Pazienza.

Malgrado questo, Maria Ausiliatrice continua a benedirci, e fra le altre benedizioni àvvi quella conseguita quest'oggi dell'aggiustamento delle Letture Cattoliche. È vero che abbiamo dovuto sottoporci a gravi sacrifizii; ma adesso sono definitivamente nostre.

Di qui a qualche giorno passerò a prendere i settecento fr. che mi accenna presso il sig. Conte Demagistris. Ottimo quanto fece al proposito.

Interrompo la lettera per ricevere una limosina fattami da una, persona che aveva una lite complicatissima. Si raccomandò e fece una novella a Maria Ausiliatrice promettendo qualche cosa per continuare la chiesa. Oggi termina la novella e la lite è aggiustata definitivamente.

In quanto al suo soggiorno in Roma stia a tempo illimitato, cioè finchè abbia diecimila franchi da portare a casa per la chiesa e per pagare il panattiere. Con questo voglio dire che qui si ha vero bisogno del suo ritorno, ma che può rimanere a Roma finchè può fare qualche cosa che sia di maggior gloria di Dio e a sollievo dell'Oratorio.

In quanto all'andare a Roma per me è affare molto grave pei momenti che corrono. Debbo prendere lezione dagli avvenimenti che succederanno nello spazio di due settimane.

Non posso nominarli tutti, ma la prego di salutare tutti quelli che Essa mi ha notato, e specialmente i nostri benefattori. Dica a tutti che dimani diremo messa e i giovani faranno la loro comunione colle solite preghiere per i benefattori della chiesa.

Dio benedica Lei, sig. Cavaliere, e benedica le sue fatiche e faccia che ogni sua parola salvi un'anima e guadagni un marengo. Amen.

Torino, 22 maggio 1866.

Aff.mo in G. G.

Sac. GIOVANNI BOSCO.

 

P. S. Riceverà per la posta la musica ed i libri richiesti.

 

In questa lettera si parla di due fatti, che vogliono una spiegazione. Il primo riguarda la pubblicazione di una grazia di Maria Ausiliatrice stampata sul numero 101, (29 aprile 1866) dell'Unità Cattolica. Era la prima grazia che si pubblicava, affine di provare coi fatti la bontà di Maria SS. verso coloro che cooperavano all'edificazione della sua chiesa in Valdocco ed all'incremento delle imprese salesiane. Si voleva che il più illustre fra i giornali cattolici d'Italia avesse questo onore: d'altra parte nello stesso foglio erano apparse le più ampie relazioni delle meraviglie operate da Maria SS. invocata sotto lo stesso titolo nella città di Spoleto. Dopo questa pubblicazione si sarebbe continuato, come infatti si fece, a dar conoscenza al popolo cristiano, di quanto la Madonna sotto il titolo di Ausiliatrice avrebbe meravigliosamente operato dal nuovo Santuario a vantaggio dei suoi devoti.

Pertanto D. Durando erasi presentato al suo professore ed amico Tommaso Vallauri, pregandolo a voler inserire nell'Unità Cattolica il manoscritto della grazia. A quei tempi il Teol. Margotti non aveva ancor stretta coll'Oratorio quell'intima relazione che ebbe di poi. Il prof. Vallauri, che era collaboratore dell'Unità Cattolica, accondiscese alle istanze di Durando, dicendo che per parte sua non aveva difficoltà: ma però ne avrebbe parlato a Margotti. Il Teologo, letta la relazione, non volle darla alle stampe, se prima non fosse stata approvata dall'Autorità Ecclesiastica. Venne quindi rimandata quella carta, con notizia della condizione apposta, a D. Durando, il quale recavasi a far visita al Can. Vogliotti pregandolo a volervi porre il suo visto: ma il canonico rifiutossi assolutamente. Che fare? In Seminario eravi fra i superiori il Teologo Olivero, amicissimo dell'Oratorio e persona influente sull'animo del Vogliotti. A costui si rivolse Don Durando, e il Teol. Olivero tanto disse che il Pro-Vicario accondiscese a porvi la firma. E l'articolo venne pubblicato tale quale lo trascriviamo.

 

VIVA MARIA AUSILIATRICE!

 

Ill.mo Sig. Direttore,

 

Mosso dalle molte cose, che ogni giorno leggo a favore della nostra Cattolica Religione nel pregiatissimo giornale di V. S., mi feci animo a porgerle preghiera di volere nelle colonne del medesimo pubblicare la seguente relazione di guarigione straordinaria, direi quasi miracolosa, che io ottenni ad intercessione di Maria Ausiliatrice. Da nove mesi travagliato da un malore che aveva aspetto di ossificazione cancrenosa, io giaceva in un letto consumato dal morbo e da acuti dolori. Una parte del capo e la guancia sinistra era venuta preda del morbo vorace. Medicine d'ogni genere, valenti medici in particolare ed in consulto erano stati da me richiesti, ma tutto inutilmente. La cosa in cui i periti dell'arte si accordavano, era questa: se il male veniva in suppurazione, locchè già si conosceva inevitabile, sarei morto istantaneamente; altrimenti avrei dovuto fra breve egualmente soccombere alla violenza del male. Pertanto in mezzo ai dolori ed alla tristezza, io vedeva la morte che a grandi passi mi si andava ogni giorno avvicinando, senza speranza di farle ritardare l'arrivo fatale.

In quel tempo per tratto di bontà l'ottimo sacerdote D. Bosco venne a visitarmi, e dopo aver intesa la narrazione della malattia, mi disse che alcuni si erano raccomandati a Maria Ausiliatrice ed avevano ottenuti non ordinarii favori e mi suggerì di fare una novena a questa Madre Celeste, e: Se da Maria otterrà la guarigione, mi diceva, porterà poi qualche oblazione per continuare i lavori della chiesa posta in costruzione in Valdocco, appunto sotto il nome di Maria Ausiliatrice. Non avendo più speranza nei mezzi umani, di buon grado mi appigliai a quel suggerimento, e per nove giorni la mia famiglia, amici ed io, per quanto il male me lo permetteva, pregavamo all'uopo di disporre in mio prò per intercessione della B. V. la clemenza divina.

L'ultimo giorno della novena il prelodato sacerdote si compiacque di rinnovarmi la sua visita, sempre confortandomi nella speranza di Maria SS., e, prima di lasciarmi, dopo breve preghiera mi die' la benedizione e mi soggiunse che al domani avrebbe celebrata la messa per me.

All'indomani alle sette e un quarto del mattino si comincia la messa, da quanto mi venne narrato, e noi pregavamo in famiglia, ed alle sette e mezzo mi sento un'esacerbazione del male e mentre lo spasimo mi faceva temere sinistre conseguenze, mi accorgo che comincia una violenta suppurazione. Il miglioramento comincia subito sensibile ed è perseverante. L'allegrezza si spande per tutta la famiglia, ed in breve, potrei dire istantaneamente, mi trovo perfettamente guarito:

e mi trovai guarito da un malore che a detta dei medici era incurabile

e qualora anche si fosse trovato metodo di cura, avrebbe richiesto mesi ed anni di dolorosa e difficile convalescenza.

Ora io non solamente sono perfettamente guarito, ma godo di uno stato di salute tale, che anche prima della mia malattia non godeva. Questo favore lo riconosco da Dio, ottenuto dall'augusta sua Madre sotto il titolo di Maria Ausiliatrice.

La prima cosa che feci fu di ringraziare Iddio di un così segnalato favore, e tosto andai a compiere la mia promessa con una oblazione per il novello tempio che maestoso si va elevando in questa città nella regione di Valdocco.

Quale omaggio alla verità desidero che la presente relazione sia letta o pubblicata nel modo che sembrerà tornare a maggior gloria di Dio e ad onore della Beata Vergine Maria.

Torino, il 29 marzo 1866.

 

MORELLI GIUSEPPE, già sindaco di Caselle.

Visto per la stampa:

Can. A. VOGLIOTTI, R. Ecclesiastico.

 

Il figlio del signor Morelli, che pur era stato scolaro di D. Durando, letto quel giornale, si dichiarò offeso, e costrinse il padre a stendere la seguente dichiarazione che apparve nel N. 116, 18 maggio, dell'Unita' Cattolica.

 

Sig. Direttore dell’ “ Unità Cattolica ”.

 

Nel numero 101 dei suo accreditato periodico scorgo la narrazione di un avvenimento, autenticato colla firma Giuseppe Morelli, ex-sindaco di Caselle.

A fronte di sifatta inserzione nel suddetto giornale a totale mia insaputa e chè da altri giornali veniva riprodotta, non posso a meno di altamente protestare, dichiarando non essere la detta pubblicazione opera mia, ma sibbene di persone di cui per delicatezza taccio il nome. Torino, il 13 maggio 1866.

 

MORELLI GIUSEPPE.

 

Don Bosco non si diede per inteso della mal consigliata protesta e fece ristampare la stessa grazia nel fascicolo di luglio delle Letture Cattoliche, col titolo: Viva Maria Ausiliatrice, e questa nota:

“ Non sappiamo per quali motivi si è voluto contestare l'autenticità di questa relazione, ma noi ti possiamo assicurare, o lettore, che quanto pubblichiamo non è che la pura verità. E facciamo questa pubblicazione più volontieri ancora, pel desiderio che ci anima, di far conoscere a tutti i divoti di Maria SS., quanto questa nostra buona Madre Celeste soccorre i suoi figli anche nelle cose temporali. E che non farà poi dal Cielo per salvare le anime nostre? ”.

La potenza di Maria, invocata col titolo di Ausiliatrice, benchè fosse già conosciuta in molti luoghi, era diremmo quasi, ristretta in un certo numero di famiglie, ma non appena la stampa prese a parlarne, si dilatò come scintilla elettrica la confidenza in Lei.

“ Altri e poi altri, stampava D. Bosco nel 1868, le si raccomandarono facendo la novena e promettendo qualche oblazione se ottenevano la grazia implorata. E qui se io volessi esporre la moltitudine dei fatti, dovrei farne non un piccolo libretto, ma grossi volumi.

” Male di capo cessato, febbri vinte, piaghe ed ulceri cancrenose sanate, reumatismi cessati, convulsioni risanate, male d'occhi, di orecchi, di denti, di reni istantaneamente guariti; tali sono i mezzi di cui servissi la misericordia del Signore per somministrarci quanto era necessario a condurre a termine questa chiesa.

” Torino, Genova, Bologna, Napoli, ma più di ogni altra città, Milano, Firenze, Roma furono le città che, avendo in modo speciale provata la benefica influenza della Madre delle grazie invocata sotto il nome di Aiuto dei cristiani, dimostrarono eziandio la loro gratitudine colle oblazioni. Anche più remoti paesi, come Palermo, Vienna, Parigi, Londra e Berlino, ricorsero colla solita preghiera e colla solita promessa a Maria Ausiliatrice. Non mi consta che alcuno sia ricorso invano. Un favore spirituale o temporale più o meno segnalato fu sempre il frutto della dimanda e del ricorso fatto alla pietosa Madre, al potente aiuto dei cristiani. Ricorsero, ottennero il celeste favore, fecero la loro offerta senza esserne in alcun modo richiesti ”.

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