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Capitolo 31

D. Bosco e i suoi alunni - Mirabili mutazioni di costumi -Conversione di un piccolo incredulo - Predizione avverata che trionfa di un cuore ostinato.


Capitolo 31

da Memorie Biografiche

del 28 novembre 2006

I mesi di novembre e dicembre erano da Don Bosco tutti impiegati nel preparare il suo campo nell'Oratorio, acciocchè poi lungo l'anno germogliassero nei cuori le semenze delle più elette virtù. Egli stesso accoglieva i giovani, studiava di guadagnarsi il loro affetto e tutta la loro confidenza, li induceva ad una buona confessione; e le anime si aprivano a lui come i fiori in sul mattino all'apparire del sole. In questi mesi con speciale premura non stancavasi di vivere quanto poteva in mezzo a' suoi cari figliuoli, per renderli risoluti nella via del bene.

     Ed era mirabile l'azione della grazia divina che accompagnavalo sempre. Quanti giovani buoni ed innocenti colla frequente comunione parevano emulare S. Luigi nella purità della vita! Quanti, che nei loro paesi erano caduti nei lacci del demonio, riformavano interamente la loro condotta e nella pietà gareggiavano coi primi! La virtù del sacramento della penitenza era evidente. Giovani disgraziati per inveterate abitudini, alla prima confessione fatta nell'Oratorio, sentivansi come rinati e liberi, anche per anni, da ogni tentazione! Guai però se abusando della grazia si gettavano in qualche pericolosa occasione. Ciò noi abbiamo conosciuto dalla confidenza di molti e molti. Vi erano poi di quei poveretti imbevuti dello spirito anticristiano del mondo, accettati da Don Bosco in prova e talvolta entrati con menzognere raccomandazioni. In essi, la malizia talora superava l'età. E D. Bosco? D. Bosco non precipitava una decisione, si armava di un solerte spirito di sacrificio e prudentemente si adoperava per trarre a Dio quelle anime. E più volte la sua carità ottenne il premio. Egli soleva ragionare. “ Siccome non v'è terreno ingrato e sterile che per mezzo di lunga pazienza non si possa finalmente ridurre a frutto, così è dell'uomo; vera terra morale, la quale per quanto sia sterile e restìa, produce nondimeno tosto o tardi pensieri onesti e poi atti virtuosi, quando un direttore con ardenti preghiere aggiunge i suoi sforzi alla mano di Dio nel coltivarla e renderla feconda e bella. In ogni giovane anche il più disgraziato avvi un punto accessibile al bene e dovere primo dell'educatore è di cercar questo punto, questa corda sensibile del cuore e di trarne profitto ”

     Abbiamo già fatto varie volte cenno qua e là in queste memorie di tale sua perspicace attenzione, e nello stesso tempo di sua ammirabile e circospetta longanimità; e qui ne diamo un'altra prova. D. Bosco un mattino dalla chiesa saliva in sua camera; sul poggiuolo incontrò un signore che lo attendeva. Al suo fianco stava un giovanetto, vestito pulitamente, di graziosa fisonomia, con occhi vivaci che palesavano un'intelligenza non comune. Entrato in camera, quel signore venne introdotto e il giovanetto, rimase appoggiato alla ringhiera del balcone, osservando la ricreazione animata degli alunni in cortile. Quel signore intanto diceva a D. Bosco: - Ha visto quel giovane che ho condotto con me?

     - Sì; l'ho visto e mi ha fatto piacere il vederlo, perchè mi pare di carattere aperto.

     - Ebbene: quel giovane è mio figlio, ma se lei sapesse quanti dispiaceri mi cagiona!

     - Possibile?

     - Ascolti: prima l'ho collocato nel collegio di C... e poi in quello di R... Non so come sia andata la cosa, ma le so dire che è divenuto tanto cattivo, che io non so più come fare a mutare i suoi sentimenti. Ha letto di tutto, ha visto di tutto, parla di ogni cosa senza riguardo, e ne ha fatte di ogni colore. Specialmente contro la religione nutre un astio del quale non so darmi spiegazione, perchè in famiglia la religione è rispettata e praticata. Ma vi è d'altro ancora. Tornato dal collegio in paese per le vacanze autunnali, entrò in casa e non salutò nè padre nè madre e uscito dopo pochi istanti andò difilato al caffè vicino e si mise a giuocare al bigliardo e poi ai tarocchi. Li stette fino a notte avanzata... Non vuole udire osservazioni, risponde insolentemente, rifiutasi con franchezza di obbedire, disprezza le pratiche di pietà e non vuol saperne di chiesa. Io e sua madre siamo desolati. Non sappiamo a quale partito appigliarci. Le misure di rigore, ne siamo certi, non serviranno che ad irritarlo. Come fare adunque? Oh D. Bosco! Io le ho esposto sinceramente lo stato lagrimevole di mio figlio. Ci aiuti lei! Abbiamo pensato che solamente D. Bosco potrebbe riuscire a fargli un po' di bene. Tenti una prova! Se avesse la bontà di riceverlo in mezzo agli altri suoi figliuoli, chi sa che ciò non potesse ricondurlo sulla buona strada. Gli avvisi suoi, gli esempi de' compagni potrebbero influire sopra il suo animo pervertito. Lo accetterebbe?

      D. Bosco per qualche momento rimase pensoso, mentre quel signore lo guardava con viva ansia, e disse finalmente: - Quanti anni ha?

     - Quattordici anni appena, rispose il padre. - Don Bosco riflettè ancora; e poi rispose sorridendo:

perchè no?

     - Oh sì, D. Bosco, faccia la prova lo pago quanto fa di bisogno: non guardo a spesa; con quest'opera di carità renderà felice un povero padre e una povera madre, che si trovano oppressi, da un dolore che non si può immaginare.

     - Ebbene! volentieri! Ma il suo giovanetto vorrà fermarsi qui?

     - In quanto a questo ne lasci la cura a me. Ora glielo presenterò; lo interroghi, gli parli, e quindi io gli farò la proposta. -Quel povero padre allora fece entrare il figlio, il quale si presentò a D. Bosco con disinvoltura, che dopo alcune parole divenne amorevolmente espansiva. D. Bosco non gli fece alcun cenno di ciò che più gli stava a cuore, cioè dell'anima sua, ma prese a parlargli di varie cose che prevedeva avrebbero incontrato il suo genio, e con quell'attrattiva che era tutta sua propria, seppe interessarlo in modo che ne rimase incantato. Rise, interrogò, raccontò e rimase preso di affetto per D. Bosco.

      Nell'uscire il padre gli disse: - Ebbene, figlio m io, ti piace D. Bosco?

     - Se mi piace? Mi ha parlato di tante belle cose! Ne ho visti pochi uomini buoni ed amorevoli come lui! Quanto è diverso dagli altri preti che ho conosciuti in quei convitti! E poi non mi ha detto una sola parola di religione. Davvero che sono rimasto contento d'avergli parlato. - Cosi continuarono ancora quel dialogo per qual che istante, e il padre, vedendo che Don Bosco aveva fatta tanta impressione su di lui, uscì a proporgli il progetto che meditava; e gli disse: - È  necessario che tu non interrompa gli studi. In paese non abbiamo le scuole che ti convengono. Dal collegio, dove quest'anno ti avevo messo, mi hanno scritto non avere più alcun posto per te. Or bene, dimmi, ti piacerebbe questo collegio? saresti contento di stare con D. Bosco?

     - Per me non avrei difficoltà.

     - E se io davvero ti mettessi qui con D. Bosco?

     - Per parte mia non ho niente in contrario... anzi... però a tre condizioni.

     - Sentiamo.

     - La prima che non mi parlino mai di confessione la seconda che io sia dispensato dall'andare in chiesa, perchè non vi voglio metter piede; la terza di poter fuggire quando voglio! Altrimenti no.

     Il padre storse un po' le labbra; ma conoscendo con chi aveva da fare, non  credette opportuno opporsi a simile programma. Rientrò pertanto da D. Bosco, e, temendo, una ripulsa, fece note con esitazione le condizioni poste dal figlio. D. Bosco le udì senza punto scomporsi, e sorridendo gli rispose: - Ebbene: dica a suo figlio che accetto. - Il padre era fuori di sè per la contentezza, e lasciò il figlio all'Oratorio esso pure soddisfatto. D. Bosco prese a trattarlo, con tutta bontà, come se fosse uno degli alunni migliori, ma senza dirgli una sola parola di religione, conoscendo che in quel momento sarebbe stato inutile. Tuttavia quel disgraziato, avendo occhi ed orecchie, era costretto a vedere i santi esempi de' suoi compagni e udire i sermoncini della sera e altre ammonizioni che D. Bosco indirizzava alla comunità. Nella prima settimana, quando la campana suonava per andare in chiesa, il giovanetto si ritirava a passeggiare sotto i portici e talora cantarellando canzoni profane.

     Ma siccome nessuno lo rimproverava o invitavalo a stare alla regola, incominciò ad essere quasi stizzito per la noncuranza che parevagli dimostrassero gli altri per i fatti suoi; ed anche a provare noia per la solitudine alla quale egli condannavasi in quell'ora. Quindi, anche per curiosità, si risolse di entrare in chiesa. Senza fare atto di riconoscere la santità del luogo, si piantò in piedi in un angolo e osservava i compagni che pregavano, il confessionale attorniato da penitenti e coloro che andavano alla santa comunione. - Imbecilli! brontolava a voce sommessa, ma in modo che qualcuno l'udì: Imbecilli! - Egli a questo modo voleva dimostrarsi di spirito indipendente e fors'anco cercava ribellarsi ad un nuovo sentimento che faceasi strada nel suo cuore, e al quale voleva resistere ad oltranza. Così la cosa procedette per un po' di tempo, continuando egli ad andare in chiesa, ma sempre con un contegno indifferente o sprezzante. Alcuni giovani però, fra i più adulti della compagnia di S. Luigi e fra i più sodi in virtù, se l'avevano preso in mezzo conversando e giocando con lui per farselo amico e per tenerlo isolato da chi avrebbe potuto riceverne scandalo. D. Bosco intanto pregava, e faceva pregare per lui.

     I consigli dei nuovi e leali amici, alcune di quelle parole di Don Bosco che lasciavano nel suo cuore una incancellabile traccia, a poco a poco lo fece rinsavire. Aveva posto tanto amore in D. Bosco, che gli sembrava di non poter vivere senza di lui. Incominciò a ragionare fra sè:

- I miei compagni vanno in chiesa, si confessano, si comunicano e sono tanto allegri e si divertono tanto di cuore! Ed io... - Riflettè seriamente, risolse, andò in chiesa con quelli della sua classe e pregò.

     Ed ecco un giorno lo si vide avvicinarsi a poco a poco al confessionale ove era D. Bosco, ed inginocchiarsi. Viene il suo turno e si confessa, quindi si ritira dal confessionale come trasfigurato e gli occhi aveva pieni di lagrime. La sua fisionomia naturalmente molto bella, aveva presa un'espressione tale, che sembrava quella di S. Luigi. Ritornato in chiesa al suo posto, pregò a lungo, si confessò ancora due o tre volte e finalmente si comunicò con molto fervore.

     Da quell'istante egli divenne un alunno fra i più esemplari.

     Altro caso simile aveva suo epilogo sul finire del mese di dicembre. Un alunno studente era ritornato dalle vacanze autunnali, le quali avevano recato danno notevole a' suoi costumi. Quanto era cambiato da quel di una volta! Don Bosco, esauriti tutti i mezzi che gli seppe suggerire il suo zelo, dovette scrivere al padre dolorose notizie.

 

Torino, 17 dicembre 1855.

 

Preg.mo Signore,

 

      Gli anni scorsi Le scrivevo per darle buone nuove di Giovannino; questa volta per darne delle cattive. Dacchè venne, dalle vacanze io non ne ho più potuto cavare alcun costrutto.

      Non vuole più saperne di divozione; al mattino non è più possibile a farlo levare di letto, e quando si leva non va in chiesa, esce di casa senza licenza, nella scuola si fa poco onore: e quello che è più non dà più ascolto ai miei avvisi. - Insomma io lo veggo ad un punto di dare gravi dispiaceri a me e gravi disgusti a Lei.

La lettura di quei tali giornali nel corso delle ultime vacanze gli hanno guastata la testa e Dio voglia che non gli abbiano guastato il cuore. Provi a scrivergli una lettera in cui lo rimproveri della sua cattiva condotta; che se egli non si correggesse io mi troverei nella spiacevole circostanza di non poterlo pi√π tenere in casa. Ho stimato bene di prevenirla prima che le cose diventino peggiori.

      Caro signore! Se sapesse qual tristo seme siano le cattive letture nel cuore della gioventù! Non mancherò di fare quel poco che posso per suo figlio. Raccomandiamo ogni cosa al Signore, e mi creda quale mi dico rispettosamente

 

Dev.mo Servitore

Sac. Bosco Gio.

 

Fu recapitata al giovane una lettera del padre, nella quale gli erano fatti serii rimproveri e gravi ammonizioni, ma il figlio non ne fu punto commosso. Si aggiunse a suo carico che nella lista, che dovette dare dei libri recati con sè al principio dell'anno ne aveva ommessi alcuni dei più pericolosi per l'inesperta età. Conosciuto il suo malizioso inganno, D. Bosco riscriveva al padre:

 

Car.mo Signore,

 

La sua lettera unitamente a quanto ho saputo dire al figlio Giovanni non fecero alcuna impressione sopra di lui. L'ho fatto venire qui in mia camera in questo momento e gli ho detto quanto ho saputo. Egli tace e dice niente, o mi dice una serie di bugie. Ha letto i libri più sconci e proibiti per cui s'incorre nella scomunica; e ciò anche in tempo di messa e di predica.

      Domani 24 dicembre dice che va a casa; conchiuda ciò che vuol fare; io non posso più tenerlo in casa. Il suo professore mi ha mandato a dire che non l'accetta più nella scuola se non accompagnato da una lettera. Le ragioni sono che studia poco e spesso manca da scuola.

Mi rincresce molto a darle queste notizie, ma non voglio ingannarlo. Se in qualche cosa gli posso essere utile conti pure sopra di me che di tutto cuore mi dico sempre

Torino, 23 dicembre 1855.

 

Dev.mo Servitore

Sac. Bosco Gio.

 

Questo caso sembrava disperato, eppure tale non fu. Nell'Oratorio si viveva, e tutti ne erano persuasi, in un ambiente nel quale il sovrannaturale divino aleggiava in modo sensibile. Infatti il 24 dicembre compievasi una predizione, che D. Bosco aveva annunziata circa due anni prima, e che aveva tenuti continuamente sospesi gli animi di tutti gli alunni in aspettazione del suo adempimento. Nessuno poteva sottrarsi all'evidenza del fatto. Ne parleremo nel capo seguente. Il nostro giovane ne provò una stretta violenta e salutare; chiese perdono, pregò D. Bosco, e fu ritenuto nell'Oratorio. Quindi mutò interamente condotta, e attenne.

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