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Capitolo 31

Doni per la lotteria - In cerca di un locale per l'esposizione -Largizione del Re - Esposizione dei premi per la lotteria -Condono delle spese di posta - L'estimo dei doni - Apertura dell'esposizione - Il Conte di Cavour - Una disgrazia.


Capitolo 31

da Memorie Biografiche

del 27 novembre 2006

I primi giorni dell'anno 1852 trovarono D. Bosco tutto occupato nella sua lotteria. Una seconda edizione dell'Appello fu consegnata alle stampe colla data del 16 gennaio per domandare doni da tutte parti. Ciò importava di scrivere migliaia e migliaia di indirizzi. Era la prima volta che si ricorreva in questo modo alla pubblica beneficenza per la costruzione di una chiesa e l'Appello ebbe un'accoglienza assai favorevole.

“D. Bosco che mi voleva immischiato in tutti i suoi affari, scrisse Brosio Giuseppe, mi diede varie incombenze per la lotteria del 1852 e per quella poi di Portanuova, e perciò lo accompagnava nelle visite che faceva ai grandi signori e nello stesso tempo alle case nelle quali erano degli infermi”.

Intanto arrivavano molti doni. S. M. la Regina Maria Adelaide mandava un bicchiere di cristallo rosso col coperchio; un torsello in velluto rosso con guernizione in bronzo dorato a foggia di piccolo seggiolone; altro in velluto verde guernito in avorio; un bicchiere di cristallo bianco e azzurro; un servizio di due persone per caffè e latte di porcellana;bianca con fiori a rilievo composto di otto pezzi. S. M. la Regina Vedova Maria Teresa regalava due vasi di bronzo dorati ed argentati, un piccolo scrittoio in legno intarsiato,ed altri dodici oggetti. S. A. R. la Duchessa di Genova donava un calcalettere in bronzo con un gruppo di tre statuette. Eziandio tutta la corte reale e la nobiltà torinese si segnalarono colle proprie offerte. Il Sommo Pontefice Pio IX, Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele avevano fatto intendere che in qualche modo volevano dare il loro contributo. E il lavoro cresceva per D. Bosco. Bisognava tener registro dei singoli doni ricevuti, col nome degli offerenti, numerarli, custodirli, scrivere lettere di ringraziamento ai precipui donatori.

Ma dove esporli, perchè i cittadini potessero recarsi a vederli? La povera casa di Valdocco non aveva certamente sale che servissero all'uopo. D. Bosco pertanto, avuta licenza dal superiore dei Domenicani, chiedeva un locale al Marchese Alfonso La Marmora, per mezzo del Teologo D. Pietro Baricco Vice-Sindaco. A questi rispondeva il Ministro.

 

Ministero della Guerra. Divisione Amm. Milit.

 

Torino, addì 16 Gennaio 1852.

 

In seguito all'istanza sporta dal Rev. Don Giovanni Bosco Direttore dell'Oratorio di S. Francesco di Sales in Valdocco, onde potersi valere nella parte del convento di S. Domenico in questa Capitale, tuttora a disposizione dell'Amministrazione militare, di n. 3 camere per l'esposizione degli oggetti donati per la lotteria, per l'ultimazione della nuova cappella dell'Oratorio predetto, e visto il filantropico e benefico scopo cui tende siffatta istanza, mi son fatto premura di assecondarla ed ho perciò disposto presso l'azienda Generale di Guerra, perchè presentandosi:il prenominato D. Bosco o chi per esso, siengli temporariamente consegnate le camere in discorso.

Partecipo siffatta determinazione alla S. V. Ill.ma per norma della Commissione per la lotteria predetta e del sacerdote Bosco.

IL MINISTRO SEGRETARIO DI STATO

ALFONSO LA MARMORA.

 

Ma crescendo sempre il numero dei doni, quelle tre camere erano evidentemente insufficienti; perciò D. Bosco si rivolse all'Abate Gazzelli di Rossana, limosiniere di Sua Maestà, perchè volesse appoggiare presso il Sovrano una supplica colla quale chiedevagli di voler concedergli l'uso di qualche sala in una delle fabbriche appartenenti alla Corona. L'Abate Gazzelli riceveva la seguente risposta.

 

Sovraintendenza Generale della lista civile.

 

Torino, il 18 febbraio 1852.

 

Ill.mo sig. Padr. Col.mo,

 

Non essendovi nei reali fabbricati alcun locale di cui si possa disporre per l'esposizione degli oggetti della lotteria che si vuol fare a vantaggio dell'Oratorio di S. Francesco di Sales in Valdocco, io non saprei in quale altro modo si potrebbe secondare la domanda sporta a tale proposito dal Rev. D. Bosco, ed appoggiata da V. S. Ill.ma e M. Rev.da, salvo che appigionando per il detto uso il locale del giuoco del Trincotto o pallacorda in attiguità dell'Accademia filodrammatica.

L'affittavolo di questo locale sarebbe disposto a lasciarlo a D. Bosco per tutto il mese di marzo, ma a condizione che per il giorno primo aprile esso gli sia di nuovo dato compiutamente sgombro, perchè per quell'epoca è già stato affittato come negli anni scorsi alla società promotrice delle Belle Arti, per la sua esposizione annuale.

Prego V. S. Ill.ma di comunicare questo progetto a Don Bosco, ed, ove lo creda di sua convenienza, io avrò l'onore di riferirne a S. M. e di proporle si degni di autorizzare il pagamento del fitto relativo sui fondi della sua particolare cassetta.

Avendo però il detto affittavolo osservato che i telai delle finestre del locale del Trincotto sono di proprietà esclusiva della Società promotrice delle Belle Arti, e che egli perciò non sarebbe autorizzato a farli mettere a sito, sarà bene V. S. Ill.ma informi anche di ciò D. Bosco, onde possa praticare per tempo gli incombenti che stimerà presso la Società sullodata all'oggetto di ottenerli ad imprestito.

In attesa di un di Lei riscontro per opportuno mio governo, ho l'onore di essere con distintissima considerazione,

Di V. S. Ill.ma

Dev.mo obbl.mo servitore

S. M. PAMPARÀ.

 

E il Re faceva spiccare un mandato di 200 lire, per pagare il fitto chiesto dall'utente del Trincotto. Ma essendo troppo breve il tempo che l'affittavolo poteva concedere per l'esposizione, si incominciarono pratiche presso il Municipio, il quale metteva benignamente a disposizione di D. Bosco una vastissima sala dietro alla Chiesa di S. Domenico. Don Bosco ne dava notizia per lettera all'Abate Gazzelli, unendovi un'altra supplica pel Re, e l'Abate trasmetteva i due fogli al Marchese Pamparà. La risposta che ebbe il Limosiniere del Re fu la seguente:

 

Sovraintendenza Generale della lista civile.

 

Torino, li 15 marzo 1852.

 

Ill.mo sig. Padron Col.mo,

 

Essendochè pei motivi espressi dal Rev. sacerdote Don Bosco nella lettera che V. S. Ill.ma mi ha trasmesso il 25 scorso febbraio, non potendosi profittare dell'offerto locale del Trincotto per esporre al pubblico gli oggetti di lotteria a pro dell'Oratorio di S. Francesco di Sales in Valdocco, il detto benemerito Sacerdote avrebbe già ottenuto a tal uso un altro locale, S. M., cui ho avuto l'onore di riferire le supplicazioni di D. Bosco, avvalorate dalla commendatizia di V. S. Ill.ma, affinchè gli venga ciò nondimeno largita quella somma che sarebbesi corrisposta al proprietario del Trincotto, si è degnata di accoglierle favorevolmente e di destinare che la somma di L. 200, convenuta per il fitto dei surriferito locale, sia pagata al prefato Sacerdote coi fondi della reale cassetta privata, onde la impieghi nella pia opera intrapresa.

Mentre do questa risposta al pregiatissimo foglio della S. V. Ill.ma sovra datato, mi fo carico di prevenirla che venne già trasmesso alla Tesoreria della lista civile l'occorrente mandato in capo di D. Bosco, ed ho il vantaggio di tributarle gli atti della mia distintissima considerazione.

Di V. S. Ill.ma

Dev.mo obbl.mo servitore

S. M. PAMPARÀ.

 

 

Riscossa questa largizione sovrana, nel salone concesso dal Municipio si disposero tutt'all'intorno tavole a gradinata, ornate con decoro, sulle quali si misero in mostra tutti i doni numerati, 3007, e col nome dei donatori, e secondo tale ordine registrati in un accurato catalogo. Questo per cura di D. Bosco veniva stampato in un fascicolo di 158 facciate col primo appello della Commissione ai cittadini, col piano della Lotteria e l'elenco dei promotori e delle promotrici. Si vendeva al prezzo di 50 centesimi a beneficio dell'Oratorio di S. Francesco di Sales nella sala dell'Esposizione e presso i librai Giacinto Marietti e Paravia.

Con gentile pensiero D. Bosco vi aveva posto nelle prime

pagine la seguente dedica.

 

AGLI

ILLUSTRI E BENEMERITI SIGNORI

ALLE

GENTILI E CARITATEVOLI DAME

CHE NELLA LORO PIETA' GENEROSAMENTE CONCORSERO

A RENDERE RICCA E COPIOSA IN OGGETTI

LA LOTTERIA

PER ULTIMARE LA CHIESA DELL'ORATORIO MASCHILE

DI S. FRANCESCO DI SALES

IN VALDOCCO

IN ATTESTATO DELLA PI√ô VIVA GRATITUDINE

I PROMOTORI E LE PROMOTRICI

D. D. D.

 

D. Bosco in mezzo a tutto questo avvicendarsi di cose aveva scritto al Conte Camillo di Cavour, pregandolo eziandio di farlo esentare dalle spese di posta. Il Marchese Gustavo gli aveva risposto in questi termini:

 

Al signor D. Bosco.

 

Torino, li 16 febbraio 1852.

 

River.mo D. Bosco,

 

Mio fratello avendo esaminato il richiamo di V. S. M. Rev.da per la lotteria di beneficenza in favore dell'opera dei giovani abbandonati, mi incarica a farle sapere ch'egli è pienamente deciso a darle senza verun indugio l'autorizzazione voluta a questo fine, tosto che gli sarà pervenuta regolarmente l'opportuna richiesta. Veda pertanto di sollecitare nell'ufficio competente la spedizione della cosa per le necessarie formalità. A questo fine potrà, ove il voglia, rendere ostensiva a chi sarà del caso questa mia lettera, ed asserire che il Ministro delle finanze ha già preso positivo impegno di concedere l'anzidetta autorizzazione.

Colgo l'opportunità onde profferirmi con predistinti sensi di considerazione,

Di V. S. Reverenda

Dev.mo obbl.mo servo

G. DI CAVOUR.

 

D. Bosco gli aveva mandato il memoriale e il Governo gli condonò varie spese di posta, sia per circolari e pieghi, sia per inviare e ricevere doni e biglietti. Senonchè , mentre i disegni di D. Bosco procedevano a gonfie vele, ecco un incaglio. Secondo le prescrizioni della legge i biglietti da estrarsi dovevano essere in numero proporzionato al valore dei doni. Quindi fu delegato dall'Autorità un estimatore che ne facesse la perizia. Venne fatta; ma D. Bosco si credette leso e presentò un reclamo in carta bollata all'Intendenza Generale.

 

Ill.mo signor Intendente Generale,

 

Il sottoscritto, a nome della Commissione istituita per la lotteria a favore dell'Oratorio di S. Francesco di Sales in Valdocco, espone rispettosamente a V. S. Ill.ma che, sebbene detta Commissione sia molto soddisfatta della premura con cui l'estimatore da V. S. delegato fece la perizia intorno agli oggetti di commercio, tuttavia alla medesima rincresce doversi uniformare al giudizio degli oggetti d'arte, che sono fuori della sfera dell'ordinario estimatore, per i seguenti motivi:

1° Perchè molti oggetti d'arte furono stimati nemmeno un quinto del valore dato da persone di notoria capacità, il che sarebbe in danno dell'opera, che i distinti membri della Commissione e la carità pubblica prende a proteggere.

2° Parecchie persone informate dell'inesatto prezzo stabilito agli oggetti da loro donati cessano di concorrere colle loro offerte.

3° Perchè tale perizia cagiona continuamente inconvenienti e ritardi al progresso della lotteria con pubblico rincrescimento e danno dell'opera medesima.

Per questi motivi il ricorrente supplica V. S. Ill.ma a voler prendere in benigna considerazione il vantaggio di questa opera col delegare la persona che meglio crederà dei caso, per fissare il giusto valore agli oggetti d'arte, che la pubblica beneficenza ha già offerto ed offre tuttora.

In simile guisa il sig. Angelo Olivero lasciando a parte gli oggetti d'arte, può continuare la sua perizia per gli oggetti di commercio, ed i membri della Commissione, lieti di poter promuovere il bene di questa pia istituzione, potranno altresì andare al riparo delle lagnanze del pubblico.

Persuaso della grazia, il sottoscritto a nome della Commissione si dichiara

Umile ricorrente

Sac. Bosco GIOVANNI

DIRETTORE DELL'ORATORIO DI S. FRANCESCO DI SALES.

 

La domanda di D. Bosco fu accolta con favore.

 

L'Intendente Generale della divisione amministrativa dì Torino.

 

Visto il presente ricorso con cui il sacerdote Gio. Bosco, Direttore dell'Oratorio di S. Francesco di Sales, a cui è stata autorizzata con decreto di questo Generale Ufficio delli 5 marzo corrente l'apertura d'una lotteria d'oggetti, col quale si farebbe a chiedere la nomina di un perito speciale per gli oggetti di belle arti, non sembrando abbastanza corrispondenti i prezzi apposti ai doni di tal genere dall'estimatore Olivero:

Si nomina a perito per l'estimo degli oggetti di belle arti offerti a favore della suddetta lotteria il signor professore Cusa, segretario della Accademia Albertina, il quale dovrà visitare accuratamente i doni indicati e riportato a fianco di ciascheduno su apposito elenco in carta da bollo il prezzo, corrispondente, farne quindi a mani di questo uffizio la sua giurata relazione.

Torino, il 22 marzo 1852.

Per l'Intendente Generale

RADICATI.

 

 

Esaurite tutte queste pratiche l'Armonia del 21 marzo Domenica, in un supplemento al num. 34, poteva pubblicare il seguente annunzio: “Ieri (19 marzo) si aperse l'esposizione della lotteria di oggetti destinata all'ultimazione dell'Oratorio maschile in Valdocco sotto la direzione del Sig. D. Bosco. Gli oggetti esposti sommeranno in breve a più di tre mila; non parleremo del valore dei medesimi, che la sarebbe troppo lunga cosa, diremo solo che concorsero a questa lotteria ragguardevoli personaggi, fra cui ci è lieto nominare S. M. la Regina Regnante, S. M. la Regina Vedova, il Duca Pasqua, Prefetto dei RR. Palazzi, l'Ill.mo Sindaco della città ecc. Siamo lieti di dire che la Gazzetta Piemontese d'oggi fa di quest'opera di beneficenza i ben meritati elogi”.

Intanto, giudicata accettabile la seconda perizia dei donativi, i promotori e le promotrici continuarono a spiegare uno. zelo mirabile, coll'offrire e cercar doni e poscia nel distribuire biglietti. Il numero totale degli oggetti raccolti ben presto raggiunse la cifra di 3251, e si aggiunse un supplemento all'elenco già stampato. In merito al loro valore si ottenne l'autorizzazione di emettere cento mila biglietti. E anche questa era un'improba fatica se non fosse stata sorretta da un grande amore. La stampa degli intieri quaderni, una doppia numerazione progressiva, il taglio dei biglietti dalla matrice, il timbro dell'Oratorio e la firma di due membri della Commissione sovra ciascun biglietto e sulla matrice, le spedizioni e le registrazioni di queste che furono senza numero; e poi le continue circolari, le quitanze per i pagamenti incassati non concedevano un istante di riposo. In tutte le principali città e paesi dello Stato fu nobile la gara colla quale persone ecclesiastiche e laiche concorsero alla caritatevole opera a di ritenere que' biglietti per sè , o di smerciarli presso i conoscenti ed amici trasmettendone il prezzo a D. Bosco. Ne accettarono anche i senatori, i deputati ed i consiglieri del Municipio.

Egli intanto, come se fosse un nulla tutto questo lavoro, non stancavasi di mandare i suoi autografi alle persone caritatevoli di maggior riguardo con biglietti di lotteria.

Per mezzo di Giovanni Francesia tempo dopo ne mandò uno al Can. Vogliotti. Questi lo lesse e poi disse al latore: “Io non volevo accettare di questi biglietti; ma D. Bosco mi ha scritto una lettera così bella e commovente che non posso fare a meno che mandargli la somma corrispondente. Ecco cinquanta lire. Ma glielo dica che la sua lettera così bella è quella che mi ha convinto e vinto”.

I cittadini accorrevano in gran numero a vedere i premi della lotteria. Il Marchese Gustavo di Cavour aveva promesso di recarvisi.

A D. Bosco.

 

Torino, il 22 febbraio 1852.

 

Riveritissimo Signore,

 

Varie premurose occupazioni mi hanno fatto indugiare a riscontrare sinora il pregiatissimo di Lei foglio del 18 corrente. Godo che la lotteria da Lei intrapresa per la santa e benefica opera cui consacra tante fatiche si presenti bene. Non mancherò di andare a visitare l'esposizione degli oggetti donati per questo pio scopo e di prendere dei biglietti, e spero che l'opera medesima avrà un vantaggioso risultato da questo divisamento. Avevo sin da principio osservato che il locale di cui poteva disporre per questa lotteria era poco adatto per quel fine, e godo che il Governo gliene abbia concesso un altro più opportuno. Intanto mi valgo di questa opportunità di raffermarmi con predistinta e ben divota considerazione

Di V. S. Reverenda

Dev.mo obbl.mo servo.

G. DI CAVOUR.

 

Il Marchese mantenne la promessa e anche il Conte Camillo si recò a quell'esposizione, accompagnato dal Conte Brozzolo. D. Bosco andò incontro al Conte sulla porta della sala a capo scoperto e lo condusse ad esaminare gli oggetti più preziosi, tenendo sempre umilmente il berretto in mano.

Per evitare che nei locali ove erano esposti i premi s'introducessero i ladri, D.

Bosco aveva disposto che il Ch. Buzzetti con un altro giovane adulto andasse a passarvi la notte. Per essere più sicuri, questi solevano tenere presso di sè  una piccola pistola carica a sola polvere, per dar l'allarme ai vicini con un'esplosione se ne occorresse il bisogno. Or dunque una sera dei primi di marzo, mentre nell'Oratorio Buzzetti caricava la sua pistola per andare a far la solita guardia, quella prese fuoco, e lo stoppaccio colpendo l'indice della sua mano sinistra tutto lo scarnificò. Fu subito portato all'Ospedale Mauriziano, che allora era presso a Porta Palazzo, ove gli si dovette amputare il dito. Dopo due o tre giorni ritornato col suo braccio al collo, riprese subito i soliti ufficii, insegnando il canto delle antifone per il vespro della Domenica, e non cessando di assistere ai lavori gravosissimi che si andavano moltiplicando per la lotteria. Buzzetti da quest'anno fu il braccio forte di D. Bosco in tutte le molte lotterie che egli fece, ed acquistò una meravigliosa attitudine e perspicacia in queste complicate preparazioni.

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