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Capitolo 30

Sussidio all'Oratorio dal Ministero dei Lavori Pubblici - Generosa offerta di una buona vecchia salvata da un incendio per grazia di Maria Ausiliatrice - Don Bosco promette speciali preghiere a una contessa milanese per un figlio infermo - Va ai Becchi per la festa del Rosario - Scrive al Cavaliere: Raccomanda la nuova opera della Biblioteca della Gioventù Italiana: dà notizie della festa e dei giovani che sono con lui - Altra lettera al Direttore di Lanzo: gli chiede nota degli alunni della diocesi di Genova: avvisi importanti: raccomanda la diffusione delle Letture Cattoliche - Don Bosco scrive al prefetto di Mirabello: Avvisi ai Superiori di quel Collegio: una vestizione clericale: condizioni colle quali accetta nell'Oratorio un giovane raccomandato: vuole a tutti i costi che il collegio si riempia di giovani - Articolo dell'Unità Cattolica in lode di quel Collegio Don Bosco ritorna nell'Oratorio: sua prima parola ai giovani è di esortarli a pregare la Madonna che li tenga lontani dalla colpa - Colla parola e coll'esempio è maestro e modello dell'angelica virtù - Alcune testimonianze - Resoconto della scuola dell'Oratorio di S. Luigi - Lettera di Don Bosco a D. Bonetti: spera che il Provveditore agli studi riconoscerà il Collegio di Mirabello come Piccolo Seminario: egli dica al Vescovo che con lettera confermi la verità della sua asserzione - Lettera di Don Bosco alla Contessa Callori: l'edifizio destinato pel liceo si coprirà quest'anno: buone notizie di suo figlio - Si comincia a fare il pane nell'Oratorio - Don Bosco scrive ad un sacerdote di Lucca: lo ringrazia di un'offerta e lo invita a venire a Torino; gli manda alcune medaglie per persone - Don Almerico Guerra offre a Don Bosco un suo libro di novene in onore di Maria SS. - Ritorno dei giovani dalle vacanze - Morte del giovane Venerando Castelli - Breve parlata di Don Bosco - Egli ottiene oggetti di corredo militare fuori d'uso dal Ministero della Guerra - Spaventose inondazioni nell'alta Italia: Don Bosco si offre a ricoverare due fanciulli di famiglie danneggiate.


Capitolo 30

da Memorie Biografiche

del 07 dicembre 2006

 Mentre si disponeva ad andare ai Becchi co' suoi giovani per la festa del S. Rosario, Don Bosco riceveva dal Ministero dei Lavori Pubblici il seguente foglio :

 

Firenze, ottobre 1868.

 

La tenuta dei fondi del Capitolo relativo ai sussidii del Bilancio per l'anno corrente non permise di accordare all'Istituto dalla S. V. diretto una elargizione superiore alle L. 300, per cui venne testé spedito in suo capo il relativo mandato, esigibile presso codesta Tesoreria Provinciale.

Nel rendere di ciò consapevole la S. V. per di Lei norma spiace allo scrivente di dover soggiungere che alla rinnovazione del detto sussidio nel prossimo anno osterà la maggiore riduzione che si è dovuto introdurre su questo ramo di spesa nel progetto del Bilancio 1869 in conseguenza delle deliberazioni prese dal Parlamento nella discussione del Bilancio medesimo.

Il Commissario Generale

BELLA.

 

Era questa la stagione nella quale maggiormente scarseggiavano i soccorsi all'Oratorio, perchè tutti i signori erano dispersi nelle loro villeggiature e lungi di città, ai monti e al mare: ed ogni diminuzione di sussidii, talvolta promessi e aspettati, metteva in gravi imbarazzi Don Bosco nel far le spese o nel pagare qualche debito. Egli aveva appena letto il foglio ministeriale, e ringraziata la Madonna per quel soccorso, quando vide entrare in sua camera “ una buona vecchierella che tutta allegra gli dice: ” - Veda, Don Bosco, una povera donna che è viva per miracolo di Maria Ausiliatrice. Io mi trovava in casa quando un violento e repentino incendio mi chiuse ogni uscita e già assediata ed assalita dalle fiamme aveva gli abiti tutti in fuoco. Già sentiva il bruciore in tutta la persona, quando ricordatami di Maria Ausiliatrice, non dissi altro che queste parole: “ Oh Maria Ausiliatrice, non permettete che io abbia a fare una morte così disperata! ” Detto questo le fiamme si spensero intorno a me, e sparirono persino i segni del bruciore che già aveva nella vita e nelle mani. Potei col soccorso d'altri essere tolta da quel luogo, ma fin che io vi rimasi le fiamme non progredirono.

” Detto questo consegnò a Don Bosco per la Madonna una oblazione di lire tre mila, che era il frutto di sue povere economie di tutta la vita, giacchè era operaia di professione ”.

Questa narrazione è scritta dal Cav. Oreglia alla Rev. Madre Galeffi.

Di quei giorni erano giunte a Don Bosco altre lettere di persone che si raccomandavano alle sue preghiere, ed egli il mattino del 3 ottobre, in cui partiva per i Becchi, rispondeva pure alla Contessa Caccia Dominioni in Milano.

 

Torino, 3 ottobre 1868.

 

Benemerita signora Contessa,

 

Non aveva un'idea chiara degli incomodi, a cui va soggetto suo figlio. Mi pensava che fosse solo stanchezza: ora non mancherò di fare speciali preghiere per lui. Anzi alla metà circa del corrente mese spero di fare una gita a Milano e se mai sono di ritorno dalla campagna gli darò una speciale benedizione; se non è ancora in Milano, gliela manderò dalla tomba di S. Carlo, dove spero di andare a celebrare la S. Messa.

Si assicuri, signora Contessa, ch'io la raccomando tutti i giorni nella S. Messa e nelle comuni nostre preghiere e con Lei raccomando tutta la famiglia. La vita del cristiano è vita di fede: speriamo tutto dalla bontà del Signore. Mi trovo a Castelnuovo d'Asti con una porzione della mia famiglia; fra pochi giorni sarò di nuovo a Torino.

Dio benedica Lei e tutta la sua famiglia e dia a tutti sanità stabile e lunghi anni di vita felice. Preghi per me che con gratitudine le sono

aff.mo Servitore

Sac. Gio. Bosco.

 

Il 4 ottobre, ai Becchi, non fu gran concorso di popolo alle funzioni religiose, per il cattivo tempo. Don Bosco di là scriveva a Torino, a Lanzo e a Mirabello dando commissioni e consigli.

 

Castelnuovo, 5 ottobre 1868.

 

Carissimo sig. Cavaliere,

 

Osservi se fu già risposto pel giovane raccomandato da D. Giacinto Bianchi. Credo sia accettato; àvvi lettera e non so che ne sia avvenuto.

Non lasci dormire l'opera della Biblioteca della Gioventù Italiana. Venerdì a sera io sono a Torino; sabato e domenica me ne posso occupare; lunedì dovrò di nuovo allontanarmi da casa.

Ieri pioggia tutto il giorno; oggi sole; i giovani tutti bene in salute e partono in questo momento per andare a mangiare la polenta dal Prevosto di Castelnuovo. Conte e Contessa Arnaud sono andati ieri a Torino. Alberto fu qui e m'incarica di salutarla.

Coraggio, caro Cavaliere, combattiamo, non siamo soli, Dio è con noi; la vita è breve, le spine del tempo sono fiori per l'eternità.

Dio ci benedica tutti. Amen.

Aff.mo in G. C.

Sac. GIOVANNI Bosco.

 

 

Castelnuovo, 5 ottobre 1868.

 

Carissimo D. Lemoyne,

 

Credo che ti occuperai a riempire il Collegio di Lanzo fino all'orlo.

Fammi una nota dei giovani della diocesi di Genova che hanno popolato o popolano il collegio di Lanzo.

Sono a Castelnuovo; venerdì a sera spero di essere a Torino.

Dio benedica te e tutta la tua famiglia.

A Demagistris: Esto vir.

Salutali tutti da parte mia e credimi,

Aff.mo in G. C.

Sac. Gio. Bosco.

 

PS. - Ricordi importantissimi per Direttore di una casa:

1° Osserva tutto.

2° Va' da per tutto.

3° Parla con tutti.

4° Confidenza coi subalterni superiori.

Consigliati spesso con D. Bodratto. Ti raccomando totis viribus la diffusione del piano d'associazione delle Letture Cattoliche.

 

Carissimo Don Provera,

 

Aveva divisato di fare una gita a Mirabello, ma il tafferuglio di questi giorni mi ha impedito, anzi mi fece interrompere la via e ritornerò a Torino. Scrivimi quanto ti occorre e ti risponderò per le rime. Intanto procura di parlar sovente con D. Cerruti e con D. Bonetti; avvisatevi e consigliatevi: alter alterius onera portate, ei sic adimplebitis legem Christi.

Dirai a Bussi di Giarole, che se la delegazione di vestizione è fatta in capo al suo parroco deve vestirsi in parrocchia. Se poi la delegazione è fatta in capo a me, si vestirà all'Oratorio. Ma questa deve farsi da colui che ne è delegato dal Vescovo. Chiama un momento M... (un giovane) e digli che io sono pronto a riceverlo mercé che mi prometta: 1° di non dare scandalo né con opere, né con fatti a' suoi compagni; 2° al minimo scandalo di cose immodeste, io sono obbligato di mandarlo sull'istante a casa.

Quanti giovani nuovi accetti di questo anno? Don Bonetti ti avrà detto che io voglio che quest'anno andiamo a 170; altrimenti ne manderò da Torino gratis finchè siamo a quel numero, perciò procurate di trovarne altrove.

Don Cerruti e D. Bonetti sono buoni? Fa' i miei saluti a' tuoi parenti e a tutta la bella brigata del Piccolo Seminario. Dio ci aiuti a perseverare nel bene e credimi sempre nel Signore,

 

Castelnuovo 5 ottobre 1868,

 

Aff.mo amico

Sac. GIOVANNI Bosco.

 

 

Don Bosco giungeva a Torino da Castelnuovo il giorno 9 venerdì e la domenica a sera, dopo le orazioni, invitava tutti i giovani a passar bene le feste della Madonna che si celebrano in questo mese: disse loro che pregassero la S. Vergine a volerli aiutare per tener lontana ogni colpa, specialmente quella contraria alla bella virtù della purità.

Quel sermoncino era come l'introduzione a tanti avvisi che avrebbe dato lungo l'anno. L'abbiamo udito sovente ripetere dal pulpito l'ammonizione di San Paolo a que' di Corinto: Corrumpunt mores bonos colloquia mala. Sotto i portici alla sera spiegò il versicolo dell'Ecclesiastico, capo XXVIII: “ Fa' siepe di spine alle tue orecchie, e non ascoltare la mala lingua e metti una porta e un chiavistello alla tua bocca ”.

Parlando della fuga dei cattivi compagni faceva sue le parole dell'Apostolo delle genti: “ Se àvvi alcuno tra voi, che pur si dice fratello, e sia malgrado ciò uno scostumato ..... scandaloso... maledico, voi non dovete avvicinarlo e con lui neppure prendere cibo ”.

Egli cercava d'ispirare la bella virtù nel cuore dei giovani con parole e modi delicatissimi. In quanto a ciò che riguardava il contegno esteriore, sovente, in nome della buona educazione, dell'urbanità, del rispetto reciproco, proibiva le soverchie famigliarità.

Don Bosco era un modello di compostezza. Narra D. Dalmazzo Francesco: “ Fin da quando conobbi Don Bosco, fui colpito dalla modestia con cui parlava ai giovanetti unita alla più grande affabilità. Egli non usava mai con loro quelle famigliarità che pure non disdicono ad un prete in mezzo ai fanciulli. Ordinariamente nel discorrere gli occhi teneva bassi, benchè gli alunni si accorgessero da qualche lampo come egli avesse un occhio finissimo e scrutatore ”.

Il suo parlare era castigatissimo.

Più volte abbiamo notata la sua riserbatezza. Udendo qualcuno a parlare del vizio opposto alla virtù della castità con qualche frase imprudente, egli diceva: - Queste sono di quelle cose che l'Apostolo S. Paolo non vuole si accennino fra i cristiani. - E soggiungeva: - Perchè non potete encomiare la virtù angelica, in vece di bruttarvi la bocca con queste parole?

Se avveniva che alla sua presenza si accennasse a qualche fatto scandaloso di cui parlavano i pubblici fogli, lo si vedeva diventar prima serio e poi imponeva silenzio, mostrando chiaramente, di non poter sopportare tali discorsi.

Fervorose invece uscivano dal suo cuore le giaculatorie perchè il Signore lo preservasse dal peccato.

Don Merlone un giorno lo accompagnava al Rifugio e udì che prima di entrare esclamò sottovoce: - Fac Domine ut servem coi, et corpus meum immaculatum tibi ut non confundar. E rivoltosi a D. Merlone aggiunse: - Vedi, mio caro, un sacerdote fedele alla sua vocazione è un angelo; e chi noti è tale che cosa é? Diventa un oggetto di compassione e spregio di tutti.

E tutti vedevano in Don Bosco un angelo.

Don Dalmazzo Francesco testificò che accompagnandolo un giorno nel 1868, nell'Istituto delle Orfanelle in Torino, ove trovasi oltre un centinaio di donzelle, notò con molta meraviglia che tutte le suore e le figlie si erano gettate in ginocchio ai suoi piedi e stavano con tale venerazione, come più non si farebbe ad un santo. Uscendo poi e domandandogli come mai avanti a lui stessero in tale atteggiamento, egli gli rispose: - Tutto questo proviene dal concetto che ha questa casa della castità sacerdotale. - E Don Bosco soggiungeva a suo ammaestramento: - Quando un sacerdote vive puro e casto, diventa padrone de' cuori e riscuote la venerazione dei fedeli.

Colle persone di altro sesso, nobili e popolane, che dal 1865 fino al termine della sua vita vennero in numero incalcolabile a visitarlo per ragione del suo ministero o per ricorrere a Maria SS. o per raccomandare ragazzi, era molto riservato nel tratto; non fissavale mai in faccia, non stringeva mai loro la mano; tollerava solamente e non sempre che baciassero la sua. In camera sedeva ad una certa distanza da loro. Cercava possibilmente di essere breve e se qualche volta la conversazione si protraeva, diceva, per scusarsi, con S. Francesco di Sales: - E non è già una gran carità lasciarle parlare? Ne hanno tanto bisogno, poverine! - E tutti ammiravano quella compostezza. Benchè molte, in occasione di feste, in sagrestia o nel cortile gli si affollassero intorno per averne la benedizione, si vedeva in esse un sentimento di profondo rispetto e venerazione verso di lui. Nessuno degli spettatori fu mai udito fargli il menomo appunto sulla condotta.

Tale era la stima che aveva di lui anche Mons. Galletti, Vescovo di Alba, che venuto a visitare Don Bosco, nell'entrare nella sua camera, non essendo egli allora presente, disse: - Oh che odore soave di santità vi è qui dentro! Era la stanza delle preghiere, delle veglie, del lavoro, della mortificazione anche nelle minime cose: insomma la stanza di un'anima pura.

“ La castità, testificò il Can. Berrone essendo in quell'anno allievo, si leggeva nel suo sguardo, nel suo contegno, nelle parole, in tutti i suoi atti, e bastava il mirarlo per sentire il profumo di questa sua virtù: ed io sono pienamente convinto che egli abbia portato alla tomba la stola dell'innocenza battesimale. - E come frutto delle sante sue massime e de' suoi buoni esempi ricordo con piacere che nell'Oratorio fioriva questa bella virtù ”.

Appena tornato da Castelnuovo, Don Bosco aveva preso ad esaminare le relazioni scritte che esigeva dai Direttori sul finire di ogni anno scolastico sull'andamento e sullo stato delle singole case e degli Oratorii festivi. Era per lui, uomo di esperienza, il modo di rimediare per l'anno seguente agli inconvenienti che fossero occorsi.

Ci rimane la relazione seguente della scuola annessa all'Oratorio di S. Luigi a Porta Nuova:

 

 

 

Riassunto della scuola di S. Litigi per l'anno scolastico 1867 - 68.

 

Entrate.

 

Per sottoscrizioni ed offerte . . . . . . . . . .. . . . . .  L 665

Questua fatta agli esercizi a S. Ignazio .   . . . . . .”    215

Eventuali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  . . . . . . .”      14 30

                                                              Totale L. 894 30

 

Spese

 

Stipendio al maestro. . . . . . . . . . . . . . . .  . . .  L. 600

Premi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .”  168 30

Legna da ardere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .”    10 80

Provviste scolastiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .”    66 75

Riparazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  . . . ..”    36 45

Al portinaio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  . . . .”    10

 

                                                   Totale L. 894 30

 

 

Osservazioni.

 

Il numero degli allievi inscritti ascese a 122. Alcuni lasciarono la scuola all'aprirsi di quelle dei Fratelli delle Scuole Cristiane, o delle municipali, alle quali se ne inviò il maggior numero possibile, purchè si potessero collocare presso buoni maestri. Una decina circa lasciarono lungo l'anno la scuola dei protestanti per frequentare questa. Si esercitò con alcuni una specie di patronato, cercando di collocarli presso onesti e religiosi padroni a lavorare in qualche mestiere. Benchè non si abbia avuto in generale una frequenza molto regolare, pure il numero dei presenti all'esame della metà dell'anno scolastico fu di 75; e di 60 a quello datosi in fine. Il profitto fatto nello studio in alcuni scolari è stato discretamente soddisfacente, massime riguardo al Catechismo e Storia Sacra. Ma nella maggior parte è stato piccolo assai; il che deve attribuirsi alle seguenti cagioni principali:

1° Bonarietà del maestro nel mantenere la disciplina, quindi:

2° Irregolare frequenza e ritardo nello intervenire alla scuola.

3° Trascurataggine dei parenti.

4° Al numero assai notevole degli alunni.

5° Ai molti periodi in cui dovette essere divisa la classe.

6° Al locale disadatto.

7° All'economia che si cercò di fare nel provvedere libri e quaderni. NB. - Si ebbe l'offerta di oggetti scolastici pel valore approssimativo di L. 50.

 

Nello stesso tempo, avendo già assegnato il personale insegnante alle scuole, bisognava che assicurasse l'approvazione dell'Autorità scolastica a quello di Mirabello, pel quale non sarebbero stati necessarii i diplomi legali, se il Provveditore agli studii di Alessandria avesse continuato a riconoscere il collegio come Piccolo Seminario diocesano.

Don Bosco gli aveva scritto in questo senso e della risposta ne rendeva informato il Direttore.

 

 

Carissimo Don Bonetti,

 

Ti mando la lettera scrittami dal Provveditore. Da ciò sembra che non avremo disturbi, e qualora dovessimo anche dare nota degli insegnanti, non perciò saremmo molestati. Credo però che ne faremo a meno. Io credo che il Vescovo potrebbe scrivermi lettera sul tenore di quanto ti noto qui. Egli poi si esprima come giudica meglio, purchè seguitiamo il filo che lo stesso Provveditore sembra volerci tracciare per sostenere l'autonomia del Piccolo Seminario.

Farai poi umili ed ossequiosi saluti a Monsignore, che spero di poter riverire di presenza fra breve.

Dio ci benedica tutti e pregate per me sempre

Aff.mo in G. C.

Sac. G. Bosco.

 

Anche il compimento di varie costruzioni teneva occupato il Venerabile. Abbiamo già detto com'egli ideasse di erigere un liceo in Torino. Non avendo potuto accettare l'offerta fatta dalla signora Chirio, aveva deliberato di costrurre a tale scopo un edifizio nell'Oratorio dalla parte di mezzogiorno, e ne aveva gettate le fondamenta lungo la via Cottolengo fino quasi a due terzi della cinta del cortile, poi detto di Maria Ausiliatrice. Lo spazio tra questo edifizio a due piani con portici e la chiesa, era occupato da una casetta proprietà di un certo Coriasco falegname.

Ora di questo edifizio, dei suoi progetti per il liceo e di altre cose, scriveva alla Contessa Callori.

 

 

Benemerita signora Contessa,

 

Stia pure tranquilla che V. S. non ha debito di copie del Cattolico Provveduto verso la nostra tipografia, che le deve ancora far pervenire parecchie copie del medesimo a semplice sua richiesta.

Riguardo al locale pel Liceo io fo' continuare alacremente e sebbene io abbia dovuto superare già molte difficoltà, di quest'anno si coprirà, spero nel Signore, e nella prossima primavera entro breve termine sarà condotto a fine.

Ma per evitare rivalità ed ostilità io debbo tenere il metodo finora seguito: fare senza dire. Difatti l'anno scorso avevamo venticinque filosofi, quest'anno ne abbiamo trentacinque. Studiano, prendono i loro esami, ma niuno sa niente.

In quanto al danaro che Ella accenna, se può darmelo in novembre o dicembre, come altra volta mi diceva, è molto opportuno; altrimenti faccia con sua comodità e noi l'accetteremo sempre colla massima gratitudine in qualunque tempo e misura.

Non mancherò, signora Contessa, di pregare ogni giorno nella S. Messa per Lei e per tutta la rispettabile famiglia, cui offro indistintamente gli omaggi della mia viva gratitudine.

Domenica Bimbo co' suoi compagni e con un assistente venne all'Oratorio. Gli ho potuto parlare liberamente. Sta molto bene; è di buon umore e mi incaricò di dire a tutti i suoi di casa che ogni suo affare va bene.

Dio benedica Lei e tutta la sua famiglia, preghi per la povera anima mia e mi creda con profonda gratitudine

Di V. S. B.

 

Torino, 14 Ottobre 1868.

Obbl.mo Servitore

Sac. GIOVANNI Bosco.

 

 

A questa lettera Don Bosco aveva incluso un piallo d'associazione per le Letture Cattoliche, scrivendovi sopra di proprio pugno: Se ne raccomanda caldamente la diffusione.

Don Bosco pensò anche, dice la cronaca di Don Rua, di far lavorare il pane in casa, lasciando di servirsi dai panettieri esterni. Aveva accolto alcuni abili in quel mestiere, contenti di far vita con lui, e quindi nei sotterranei della chiesa di Maria Ausiliatrice furono costrutti i forni. Questi vennero inaugurati il 19 novembre, vigilia dei santi martiri Solutore, Avventore ed Ottavio, venerati nella chiesa sovrastante, e furon messi sotto il loro patrocinio, la cui festa era segnalata dal suono delle campane all'Ave Maria del mattino, dall'apparato del loro altare, da Comunioni più numerose perchè raccomandate dalla solenne benedizione del Santissimo alla sera. E pel patrocinio dei martiri quel laboratorio doveva prosperare. Da quel giorno (19) si incominciò a fare il pane. Enorme era la quantità giornaliera, da seicento a settecento chilogrammi. Da trentanove anni dura costante tale meravigliosa produzione, ora agevolata dal forno a vapore e dalla madia meccanica. Per qualche tempo si aggiunse anche una macchina per fabbricare le paste.

In mezzo a tante occupazioni e nel continuato ricorso che si faceva alle sue preghiere presso Maria Ausiliatrice, il Venerabile non dimenticava la povera anima sua. Ce lo attestano due lettere, scritte di quei giorni a Don Salvatore Bertini di Lucca.

 

 

Carissimo sig. D. Bertini,

 

Ho ricevuto la sua cara lettera colla limosina che mi manda da parte della famiglia Catturegli e la ringrazio di tutto cuore. Ho fatte le preghiere che mi ha accennate; e non mancherò di raccomandare ogni giorno nella S. Messa il capo che non fa il capo di famiglia.

A Lei poi, caro D. Bertini, auguro dal Signore carità e pazienza ed un po' di coraggio per venire fino a Torino a vedere la chiesa di Maria Ausiliatrice e dirci una messa. Noi teniamo una camera a sua disposizione.

Abbia la bontà di salutare da parte mia il sig. D. Cianetti, il mio allievo Catturegli co' suoi parenti. Ella poi preghi per la povera anima mia.

Dio benedica Lei e le sue fatiche e mi creda con pienezza di affezione,

Di V. S. Car.ma,

 

Torino, 14 ottobre 1868,

Aff.mo amico

Sac. Gio. Bosco.

 

 

Carissimo D. Bertini,

 

Spero che dopo la lettera verrà anche la sua persona. Le mando alcune medaglie per dare alle persone che hanno bisogno di grazie da Maria Ausiliatrice. Le portino indosso con fede e spero che otterranno i maravigliosi effetti che tanti altri hanno ottenuti e tutti i giorni ottengono.

Caro D. Bertini, si assicuri che la raccomando nella mia pochezza ogni giorno nella S. Messa; pregherò anche per le persone che mi raccomanda. Preghino essi pure per la povera anima mia. Dio ci aiuti a perseverare per la via del Cielo. Amen.

 

Torino, 28 ottobre 1868.

aff.mo amico

Sac. Giov. Bosco.

 

Anche un altro sacerdote di Lucca, D. Almerico Guerra, distinto scrittore, era amico di Don Bosco. Egli aveva stampato un libro devoto: Novene in Preparazione alle feste principali feste di Maria SS. con un settenario in ossequio ai suoi dolori; e ne mandava copia a Don Bosco con questo biglietto:

 

 

M. R. Sac. D. Giovanni Bosco,

 

Ardisco inviarle questo libretto pregando a titolo di carità la S. V. M. R. a raccomandarmi caldamente alla B. V. Maria Ausiliatrice, acciocchè degnisi ottenermi quei divini aiuti dei quali abbisogna l'anima mia, e, piacendo al Signore, anche un poco di sanità, per giovare al prossimo, specialmente negli uffici del sacerdotale ministero.

 

Lucca, 19 ottobre 1868.

 

Il suo Um.mo Dev.mo Servo in G. C.

Sac. ALMERICO GUERRA.

 

 

Intanto i giovani tornavano dalle vacanze e fraternizzavano con un centinaio di nuovi alunni accettati da D. Bosco, accolti a festa da quelli che non s'erano mossi dall'Oratorio. Naturalmente i primi discorsi cadevano sopra il Servo di Dio. Quelli che rientravano erano persuasi che dalla metà di giugno non fosse più morto alcuno nell'Oratorio: e le feste straordinarie della chiesa di Maria Ausiliatrice, la preparazione agli esami nel mese di luglio e di agosto che assorbiva tutti i loro pensieri, le vacanze colle loro divagazioni, dovettero in molti far dimenticare o illanguidire il ricordo della strenna del Capo d'Anno. Pensate quindi con quale meraviglia udirono la notizia della morte di Bonenti! Tutti ricordarono allora le parole di Don Bosco, verificarono le circostanze, e si persuasero che si accordavano con quelle indicate per la morte del terzo del sogno. Egli non si sarebbe trovato convenientemente disposto per andare con sicurezza al tribunale di Dio: Don Bosco l'avrebbe preparato a ben morire; i parenti non lo avrebbero visitato; i giovani che avrebbero recata la notizia della sua morte, sarebbero venuti da un luogo poco distante dal giardino, ossia dall'Oratorio.

Questo fatto destò più viva curiosità di verificare l'altra predizione dei sei che in quell'anno, oltre i tre suddetti, dovevano passare all'eternità. Erano già morti Petiva, Rossi, Croci, Bongiovanni. Ed il registro della Casa dice: “ Nella seconda metà di ottobre muore nell'Oratorio il buon giovane falegname Venerando Castelli di Felice, Torinese ”. Era il quinto.

Il 19 ottobre, lunedì, Don Bosco così parlava agli alunni:

 

19 ottobre 1868.

 

Ho piacere di rivedervi e non vi dico altro se non ciò che dice S. Paolo: Qui stai, videat ne cadat. Chi è in grazia di Dio stia allegro, ma guardi di non cadere. Chi fosse caduto statim resurgat, sorga subito e si metta in grazia di Dio colla S. Confessione. Domani chi può faccia la S. Comunione e preghi per ottenere una grazia singolare di molta importanza, ma che ridonderà anche quasi tutta a nostro vantaggio. Io pure pregherò nella S. Messa.

 

Il Venerabile parlava ai giovani dell'anima, ma premuroso come sempre per il loro benessere corporale, procurava loro anche il modo di ripararsi dai rigori dell'inverno imminente.

 

MINISTERO DELLA GUERRA.

Firenze, 25 ottobre 1868.

 

Secondando la di Lei domanda del 15 corrente questo Ministero ha disposto presso la Direzione dei Magazzini del materiale per i servizi amministrativi in codesta città, affinchè siano tenuti a disposizione della persona che V. S. Rev.da incaricherà di farne il ritiro, i seguenti oggetti di corredo fuori uso, i quali dovranno essere utilizzati a favore dei ricoverati in cotesta Casa di Beneficenza, durante l'attuale invernale stagione.

 

 

N. 50 Berretti di panno.

 ” 100 Camicie di tela cotone.

   ” 400 Coperte di lana da campo.

” 50 Lenzuola di tela.

    ” 30 Pantaloni di panno.

Pel Ministro

LERICI.

 

 

Era Ministro Bertolé Viale.

Come provvedeva ai giovani dell'Oratorio, il cuore di Don Bosco si riempiva di compassione per le pubbliche sventure.

Nello scorcio del settembre e sul cominciare d'ottobre dirottissime pioggie eran cadute sulle Alpi e avevano cagionato in Savoia, nella Svizzera e in intere provincie dell'Alta Italia tali piene straordinarie di torrenti e di fiumi che appena a memoria d'uomo si poteva riscontrare alcunchè di somigliante. Le inondazioni portarono grandi rovine in molte borgate e fecero anche vittime umane. Le acque allagarono intiere città. Non poteva darsi desolazione maggiore.

Il Papa non poté non essere commosso nel conoscere questi dolorosissimi ragguagli e avea mandato mille lire a ciascuno ai Vescovi di Parma, di Mantova, di Verona, di Novara e altre mille al Vicario Capitolare di Corno.

L'Unità Cattolica per espresso desiderio del Pontefice aveva aperto una sottoscrizione caritatevole in soccorso degli inondati, che nel solo ottobre toccò la somma di 11.200 lire. Il Servo di Dio si era sottoscritto con queste parole:

“ Il sacerdote Giovanni Bosco offre il posto nel suo stabilimento a due giovanetti di famiglie danneggiate dall'inondazione ”.

Così nell'Unità Cattolica del 16 ottobre 1868.

 

 

 

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