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Capitolo 3

Letture Cattoliche - Il primo anno di questo periodico Dichiarazione di D. Bosco agli associati - CONVERSIONE DI UNA VALDESE - Notificanza del Vescovo di Biella sulle trame dei protestanti - Leggi penali contro il clero e la leva militare dei chierici.


Capitolo 3

da Memorie Biografiche

del 27 novembre 2006

Colla stessa carità colla quale amava i suoi figli, D. Bosco proseguiva nella stampa e diffusione delle Letture Cattoliche. Non bastandogli il proprio lavoro per soddisfare alle esigenze e ai bisogni della società insidiata, si adoperava per impegnare vari dotti sacerdoti ed anche laici a scrivere su argomenti di reli­gione, assegnando egli stesso a ciascuno la materia da trattarsi. Alcuni si prestavano volentieri; ma altri cerca­vano di eludere il suo incontro, per non rimanere interessati in simili lavori, poichè rincresceva loro per altra, parte dare una negativa al buon servo di Dio, che li invitava con  invincibile amabilità.

  Perciò nei primi quindici anni si può dire che gran parte di que' fascicoli furono opera sua e gli altri tutti vennero da lui esaminati attentamente, completati, corretti, e non solo per ciò che riguarda il manoscritto originale, ma eziandio le bozze di stampa.

Pel mese di febbraio 1854 era pubblicato il duplice fascicolo anonimo che portava per titolo: AI CONTADINI - Regole di buona condotta per la gente di campagna, utili a qualsiasi condizione di persone. “ Vorrei, incomincia a dire ai contadini, o cari amici, potervi fare amare il vostro stato al disopra di tutti gli altri, vorrei potervi far comprendere che tra le condizioni ordinarie della vita la vostra è una delle più onorevoli, delle più favorite da Dio, delle più feconde di mezzi di santificazione... Voi siete i servitori, gli operai della potenza del Creatore ..... Se tutti voi cessaste dal vostro lavoro tutti in una volta, la vita cesserebbe da per tutto... La vostra condizione è la più degna di rispetto perchè Dio creò coltivatore della terra il primo uomo ”. E con auree pagine continua a descrivere le attrattive della vita in campagna, la carità che regna più che altrove tra i coltivatori, la pace e l'amore nelle case, e il loro pesante lavoro meritorio quanto quello dei santi solitari nei deserti.

Quindi li avvisa a conservare la semplicità, la modestia, la purezza delle loro antiche abitudini, di non andare a giuocare nei caffè i giorni di mercato, di non permettere la vanità nel vestito alle loro famiglie, di non far discorsi poco convenienti, alla presenza dei loro fanciulli e servi­tori contro le autorità civili ed ecclesiastiche.

   Loro proponeva infine mezzi di salute: - La preghiera -L'elevazione del cuore a Dio col pensiero che Dio ci vede - La santificazione delle domeniche e feste - La frequenza dei Sacramenti - La docilità ai giudizi e avvisi del Confessore - Le letture divote, p. es. la Storia Sacra, l'Ecclesiastica ecc. da leggersi nelle serate e nelle veglie. “ Avanti però di comprar libri, osservava, prendete consiglio dal vostro Curato; e ciò per tener lontano dalle vostre case la peste che arreca un libro malvagio. Non accettate libri gratuitamente da persone che non avete mai conosciuto, giacchè vanno vagando uomini incaricati di spargere stampe tra il popolo, per trascinarlo all'apostasia ”.

   Questo opuscolo compievasi colla seguente dichiarazione:

 

 “ Ai nostri associati,

   Nel pubblicare il vigesimoterzo fascicolo delle Letture Cattoliche, col quale chiudesi il primo anno dell'associazione, compiamo altresì abbondantemente alle promesse fatte  nel nostro programma.

   In esso annunciammo di dare agli associati un fascicolo mensile non minore di 96 pagine; ma la favorevole accoglienza incontrata, gli incoraggiamenti dei buoni, i consigli e il desiderio espressoci da gran numero degli associati, ci determinò di pubblicare, noti avuto riguardo alla maggiore spesa cui avremmo dovuto sottostare, due fascicoli al mese di 50 a 60 pagine, secondo che avrebbe richiesto la materia, e di dare 108 pagine per ciascun mese invece di 96: e così 1296 pagine in luogo di 1152 all'anno, siccome puossi rilevare dal rendiconto che riportiamo in fine.

   Noi speriamo di non aver fallito l'aspettazione degli associati, nè per ciò che riguarda l'interesse materiale, nè per ciò che concerne i principii e le questioni trattate, nelle quali abbiamo eziandio secondato i suggerimenti che distinte persone vollero benevolmente esporci.

   Ringraziamo pertanto, e ne proviamo un vero bisogno di pubblicamente testimoniare la nostra riconoscenza ai Reverendissimi Prelati, i quali si degnarono accordarci la loro protezione; ai degni ecclesiastici nostri confratelli, i quali con noi cooperarono; ed alle anime nobili e generose che sostennero quest'opera colla loro associazione.

   La continuazione di questo concorso ci dà la speranza che, coll'aiuto di Dio, noi potremo progredire con vie maggior efficacia nel secondo anno che siamo per incominciare, a procurare alla società, alla religione, quel bene che l'una e l'altra si attendono dai buoni nei tempi che corrono, critici per l'una e per l'altra. Che se giungeremo coi nostri sforzi solo ad arrestare l'immoralità, la corruzione dello spirito e del cuore, che con tanto impegno, con tanti mezzi si tenta vie maggiormente disseminare nella nostra povera patria, specialmente nei villaggi tra le persone rozze ed ignoranti, noi saremo stati gli strumenti con cui Iddio avrà operato un gran bene, del quale darà il merito a noi ed a tutti quelli che con noi si adoperarono alla difesa della fede cattolica e alla diffusione dei principii di cristiana virtù.

  L'approvazione del Santo Padre, espressaci, per mezzo dell'E.mo suo Segretario di Stato Card. Antonelli, nella lettera che abbiam pubblicato di fronte al fascicolo 20-21, infuse nel nostro animo nuovo coraggio e portiamo fiducia che la benedizione dell'Augusto Pio IX avrà eziandio incoraggiato i benemeriti nostri cooperatori a proseguire con lieto animo a prestarci quel soccorso di cui ci furono cortesi pel passato, e che noi nuovamente e caldamente imploriamo.

  I nemici della cattolica religione e della società con incredibile attività, e con ogni mezzo si adoprano a pervertire lo spirito, a corrompere il cuore dei tiepidi e dei semplici; è dover nostro, è dovere di tutti i buoni di opporsi altresì con tutta attività e con tutti i mezzi leciti ed onesti al torrente che tenta travolgere nelle corrotte sue onde la società e la religione.

  Ma a quest'opera eminentemente sociale e santa è necessaria l'unione, l'accordo. Uniamoci dunque, accordiamoci ed operiamo energicamente. Iddio benedirà le nostre fatiche, darà il necessario incremento alle nostre opere, ed avremo la consolazione un giorno di vedere i nostri nemici, i nemici della fede cattolica e della società, o convinti dei loro errori, delle loro utopie, convertirsi e unirsi a noi; o scornati e confusi ravvolgersi nel fango della loro sconfitta, incapaci di più nuocere.

  Intanto annunciamo che l'associazione continua colle stesse condizioni e basi dell'anno cadente:

  Che le materie e i principii che si imprenderanno a trattare saranno compiuti in ciascuna particolare pubblicazione, di modo che i fascicoli non avranno relazione, ossia non saranno continuazione di altri. Che la direzione si darà tutto l'impegno, perchè gli associati ricevano in tempo i fascicoli che si pubblicano.

   Annunciamo finalmente che sta sotto i torchi una traduzione in lingua francese di tutti i fascicoli pubblicati nel corso dell'anno, onde appagare il desiderio e provvedere ai bisogni di quelle provincie e diocesi cui è comune il francese. Rinnoviamo ancora l'avviso già stampato sulla coperta del fascicolo 20-21 ”.

Questo ultimo avviso riguardava gli associati della Savoia.

   Con questa notazione le Letture Cattoliche entravano nel secondo anno di loro esistenza. D. Bosco per raccomandarle aveva fatta stampare da Doyen 3000 circolari, e pel marzo egli stesso esponeva in due fascicoli un fatto contemporaneo col titolo: Conversione di una Valdese. È  un racconto veramente storico, nel quale sono travisate solamente alcune circostanze che non era conveniente che fossero per allora manifestate. Eroina di scene pietose è una giovanetta nata da parenti eretici, che invidiando la pace goduta nella loro fede dalle compagne cattoliche, istruita segretamente dal Parroco, combattuta dal Ministro protestante, punita e imprigionata dal padre, riesce miracolosamente a fuggire di casa, ed entra nel grembo della vera Chiesa, non ostante le insidie dei nemici dell'anima sua.

   Questo libretto portava in fronte le seguenti autorevoli parole:

   “ Fin qui dai protestanti si distribuivano gratis a larga mano ora la Bibbia adulterata, ed ora scritti apertamente ostili ai dommi, al culto, alla morale della Chiesa Cattolica: vedendo però rimanersi tali manovre senza successo si tentò di comprare le coscienze coll'oro! Ma ora si va più in là; al sacrilegio e all'oro si aggiunge l'inganno; nuova perfidia di cui solo è capace l'infernale nemico del bene. Girano fra noi, come in altre provincie .dello Stato, uomini prezzolati e perversi, che coll'apparente scopo di un commercio qualsiasi o di un'arte, si introducono nei negozi e nelle case, e perfino vi assalgono nelle contrade, onde vendervi a modico prezzo, o farvi accettare anche con niuna o con una minima spesa libriciattoli pieni di eresie e di bestemmie, e portanti i più bei titoli in fronte, al fine di sorprendere gli incauti, e far da loro stessi recare in seno alle famiglie il più reo quanto men sospettato veleno ”.

   Così scriveva a' suoi diocesani in una Notificanza del 15 marzo 1854 il Vescovo di Biella, dando loro gli opportuni consigli e precetti; e D. Bosco aggiungeva: “ I nemici del cattolicismo, o fratelli, i protestanti in ispecie, si adoperano colla massima attività per corromperci la fede. Noi preghiamo e supplichiamo caldamente tutti coloro cui sta a cuore la conservazione della religione dei loro padri, ad unirsi con noi per difendere la fede, il più bel dono che ci abbia fatto la Divina Misericordia; ad aiutarci colla loro opera alla diffusione delle Letture Cattoliche che appunto si pubblicano per far conoscere gli errori che si propagano, e perchè si conservi intatta nelle nostre popolazioni la FEDE CATTOLICA, la quale sola ha il carattere della verità, e fuori della quale è impossibile piacere a Dio e salvarsi ”.

   Senonchè i Valdesi tanto più insolentivano quanto più sapevano che sarebbero impuniti, mentre ai cattolici non si risparmiavano le più nere calunnie.

   I Vescovi nel gennaio 1854 avevano protestato al Re per le gravi e ingiuste accuse di ribellione mosse contro il Clero e gli raccomandavano di comporre le differenze colla Santa Sede. Ma, come per risposta, Urbano Rattazzi, ministro di Grazia e Giustizia, proponeva alla Camera certe sue modificazioni alle leggi penali. Temperate di molto quelle che prima erano stabilite contro gli offensori della religione, insisteva che i ministri del culto, i quali in pubblica adunanza nell'esercizio del loro ministero pronunciassero discorsi contenenti censura delle Istituzioni o LEGGI dello Stato, fossero puniti col carcere da tre mesi a due anni. Se poi la censura si facesse con scritti od altri documenti, letti in pubblica adunanza o in altra forma pubblicati, il carcere fosse esteso da sei mesi a tre anni; in ambedue i casi si aggiungesse una multa da toccare anche le due mila lire. Il 16 marzo la legge fu votata nel Parlamento da 93 deputati contro 33.

  I Vescovi Subalpini e Liguri con lettera del 30 marzo pregarono allora il Senato di assicurare al Clero Cattolico quella libertà e quei diritti che lo Statuto concedeva a tutti i cittadini. E il Senato approvò la legge con qualche modificazione, e il Re la sanciva il 5 luglio.

  Ma ciò non era tutto. Avendo il governo fin dall'anno antecedente preparato un disegno di legge sulla leva militare, la Camera dei deputati aveva approvato l'ART. 98 Così espresso: -Sono dispensati dal concorrere alla formazione del contingente, nel numero proporzionato ai bisogni del culto, da limitarsi e stabilirsi ogni anno ed in ciascuna diocesi per decreto reale, da emanare sulla proposta del Ministro di Grazia e Giustizia, gli inscritti che siano:

I Alunni cattolici in carriera ecclesiastica richiamati anteriormente all'estrazione dai Vescovi di loro diocesi.

2. Gli aspiranti al ministero di altro culto in comunioni religiose tollerate nello Stato, richiamati, come nei precedente numero, dai superiori della loro confessione.

Da questo articolo risultava che l'esenzione dei chierici dalla leva cessava di essere un privilegio, un diritto, per diventare una grazia sovrana: che questa grazia si estendeva ai Valdesi, agli Ebrei e a qualunque altra setta che abbia danaro da comperare qualche dozzina di discepoli.

  I Vescovi avevano fatto ricorso al Re e al Senato, dimostrando come in molte diocesi si patisse difetto di sacerdoti, ma il 2 febbraio 1854 i Senatori approvavano quella legge con 50 suffragi contro soli 12. Il Re la sanciva il 20 maggio. Ogni Vescovo ebbe la facoltà di richiamare un chierico ogni ventimila diocesani, ma ove il chierico non conseguisse prima dei 26 anni alcuno degli ordini maggiori sarebbe decaduto dall'esenzione. Per i ministri protestanti non vi era questo incaglio.

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