News 2

Capitolo 29

Ricognizione della salma del Ven. D. Cafasso - D. Bosco è mandato da Dio per i giovani - Letture Cattoliche: Ricordi ai giovani: Miseria dell'infingardo - NOVELLA AMENA DI UN VECCHIO SOLDATO DI NAPOLEONE - D. Pestarino Domenico viene nell'Oratorio e si consacra indissolubilmente alle opere di D. Bosco - Chi era D. Pestarino - D. Bosco prevede il futuro Istituto delle figlie di Maria Ausiliatrice - Progetto presentato da D. Bosco al Ministro dell'Interno per l'erezione di un Ospizio in favore dei fanciulli poveri inferiori di età ai dodici anni - Suoi fini con questo progetto - Il Ministro della Guerra dona all'Oratorio vestiarii militari.


Capitolo 29

da Memorie Biografiche

del 01 dicembre 2006

Il bisogno di trovarsi all'apertura dell'anno scolastico e una cara e mesta funzione avevano anche richiamato D. Bosco a Torino. Agli ammiratori di Don Cafasso era parso affatto sconveniente che la sua salma ri­manesse sepolta in una fossa ordinaria in piena terra, e si pensò circondarla di un muro. Ottenuta perciò l'autorizzazione dalle autorità competenti, si estrasse dal sepolcro la bara, la quale era tutt'ora in ottimo stato, ed al canto del Miserere si portò nella chiesetta del Cimitero dove rimase tutta la notte.

Il mattino seguente si cantò Messa di suffragio colle rela­tive esequie alla presenza di molte persone, che si erano pro­curate il biglietto d'ingresso. Quindi s'intonò di nuovo il Mi­serere e si riportò la bara al sito primitivo. Durante la funzione la fossa era stata tutt'attorno murata, e collocati alcuni so­stegni, perchè la cassa non avesse a toccare la nuda terra e così fosse meglio preservata dall'umidità. Giunti sul luogo si rinnovarono le assoluzioni e fu scoperta la salma. Con meraviglia di tutti si trovò intatta e quale vi era stata collocata due anni e quattro mesi prima, ad eccezione di un orecchio alquanto guasto, e dei capelli che erano cresciuti di alcuni centimetri. Il Can. Galletti pronunciò alcune parole d'elogio, poi la bara si coprì, si chiuse a chiave e si collocò nel sito primiero, mentre gli astanti la coprivano di fiori che avevano portato seco. Qualche settimana dopo vi si collocò un basso rilievo con un'iscrizione.

Nella seconda ricognizione, fatta nel 1891 si rinvenne il solo scheletro.

Mentre D. Bosco dava segno di sua figliale affezione al santo e venerato maestro, si ultimava la spedizione delle Letture Cattoliche per novembre ed egli consegnava al tipografo quelle destinate pel dicembre, che aveva esaminate e in parte corrette in tempo della passeggiata autunnale.

D. Ruffino scrisse nella Cronaca il 28 ottobre: “ D. Bosco ha detto: - Il Signore mi ha mandato per i giovani; perciò bisogna che mi risparmi nelle altre cose estranee e conservi la mia salute per loro. - Ma in quale cose egli risparmiavasi, mentre in tutto o direttamente o indirettamente vedeva i giovani? ”

Per essi pure stampava le Letture Cattoliche. Paravia pel mese di novembre aveva pubblicato: Germano l'ebanista o gli effetti di un buon consiglio. La conclusione di questo racconto era che nelle famiglie degli operai amanti della Religione regna la felicità; e regna la miseria e la desolazione in quelle che non amano Dio.

D. Bosco vi aggiungeva un'appendice indirizzata al bene di que' giovani che stanno in famiglia e in mezzo ai pericoli del mondo.

 

 

RICORDI.

 

I° Procurate di vincere quella illusione che a tutti i giovanetti suol fare la vostra età, di pensar sempre cioè: che avete ancora da campar molto. Questo è troppo incerto, miei cari figliuoli, quando invece è certo e sicuro che dovete morire, e che, se morite male, siete perduti per sempre. Siate dunque più solleciti di prepararvi alla morte, col tenervi in grazia di Dio, che di qualunque altra cosa.

2° Se fate qualche poco di bene, il demonio e la vostra accidia vi diranno che è troppo e forse il mondo vi taccierà di bigottismo e di scrupolosità; ma voi pensate che in morte vi parrà troppo poco e troppo mal fatto, e vedrete allora come foste ingannati. Sforzatevi di conoscerlo ora.

3° Una delle cose, cui dovrebbero sempre pensare e studiare i giovanetti, si è la elezione dello stato. Per loro disgrazia ci pensano poco e perciò la più parte la sbagliano; si fanno infelici in vita, e si mettono a gran rischio di essere infelici per tutta la eternità. Voi pensateci molto, e pregate sempre perchè Dio vi illumini e non la sbaglierete.

4° Due cose vi sono che non si combattono e non si vincono mai troppo; la nostra carne e gli umani rispetti. Beati voi se vi assuefate a combatterli ed a vincerli nella tenera età.

5° Un poco di ricreazione non sarebbe cattiva, ma è difficile farne la scelta e poi moderarsi. Fate dunque così. Le vostre ricreazioni e tutti i vostri divertimenti fateli sempre approvare dal vostro confessore, ed anche di questi non ve ne saziate mai; e quando ve ne asterrete per vincervi, sappiate che avete fatto una gran vincita e un bel guadagno.

6° Fintantochè non andiate volentieri a confessarvi ed a comunicarvi, e finchè non vi piacciono i libri divoti ei divoti compagni, non crediate di avere ancora una sincera divozione.

7° Quel giovanetto che non è ancora capace a sopportare una ingiuria senza farne vendetta, e che non sa tollerare le riprensioni, anche ingiuste, de' suoi superiori, massime de' suoi genitori, è ancora troppo indietro nella virtù.

8° Ogni veleno è meno fatale alla gioventù dei libri cattivi. A' giorni nostri sono tanto più da temersi quanto sono più frequenti o più mascherati di religione. Se vi è cara la fede, se vi è cara l'anima, non ne leggete, se prima non vi sono approvati dal confessore o da altre persone di conosciuta dottrina e di distinta pietà; ma distinta e conosciuta, rapitelo bene.

9° Finchè non temete e non schivate le cattive compagnie, non solo dovete credervi in pericolo e grande; ma temete di essere cattivi voi pure.

10° Gli amici ed i compagni sceglieteli sempre fra i buoni ben conosciuti, e tra questi i migliori; ed anche nei migliori imitate il buono e l'ottimo, e schivatene i difetti, perchè tutti ne abbiamo.

11° Nel vostro fare non siate ostinati, ma nemmeno siate incostanti. Ho sempre veduto che gli incostanti, che facilmente variano risoluzione senza gravi motivi che li determinino, fanno cattiva riuscita in tutto.

12. Una delle più grandi pazzie d'un cristiano è quella di aspettare sempre a mettersi sulla buona strada, dicendo poi, poi, quasi fosse sicuro del tempo avvenire e come se poco importasse il farlo presto e mettersi in sicuro. Siate dunque voi saggi ed ordinatevi subito come se foste certi che poi nol farete più. Confessarvi ogni quindici giorni al più tardi: un poco di meditazione e di lettura spirituale tutti i giorni; l'esame della coscienza tutte le sere; la visita al Santissimo Sacramento e alla Madonna; la Congregazione; la protesta della buona morte; ma sopratutto una grande, una tenera, verace e costante devozione a Maria SS. Oh! se sapeste che importa questa devozione; non la cambiereste con tutto l'oro del mondo! Abbiatela, e spero che direte un giorno: Venerunt omnia mihi bona Pariter cum illa.

In questi ricordi si fa cenno della Congregazione, cioè delle radunanze dei giovani studenti nei giorni festivi per soddisfare o in chiesa propria e nella parrocchiale all'obbligo della S. Messa e a quello dell'istruzione religiosa. In molte scuole anche pubbliche erano ancora in vita quest'anno, ma languivano per la noncuranza dell'Autorità scolastica; e ben presto il soffio della rivoluzione doveva estinguerle specialmente ne' grandi centri.

Pel dicembre la tipografia dell'Armonia, via della Zecca, casa Birago, stampava l'Opuscolo Il lavoro, discorso del famoso oratore alla Metropolitana di Parigi il Padre Felix d. C. d. G. alla gioventù studiosa, in occasione di una solenne distribuzione dei premi. Vi sono esposti argomenti che tante volte noi udimmo ripetere da D. Bosco a' suoi alunni. Il lavoro sia materiale sia intellettuale obbligare tutti gli uomini: mediante il sudore della tua fronte mangerai il tuo pane. L'ozio essere il padre di tutti i vizii e di sventure senza numero. Se il lavoro forma l'uomo, l'ozio lo getta nell'impotenza di prevedere, debilitando l'intelletto e producendo lo scadimento della volontà. Lo Spirito Santo descrive l'ozioso nel libro dei Proverbi: - Il pigro vuole e non vuole. - I desiderii uccidono il pigro, perchè le mani di lui non han voluto far nulla. - Il pigro nasconde la sua mano sotto l'ascella e non la porta fino alla sua bocca. - Come l'uscio si volge sopra i suoi cardini (senza muoversi dal suo luogo), così i 1 pigro nel suo letto. - La pigrizia fa venire il sonno e l'anima negligente pa­tirà la fame. - Il (vano) timore abbatte il pigro; e dice (per scusare la sua inerzia): Fuori avvi un leone: sarò ucciso in mezzo alla piazza. La strada dei pigri è quasi cinta di spine.

Il Padre Felix svolte le sentenze scritturali sopranotate, ne dava una sua ai giovani studenti volenterosi di arricchire la propria intelligenza.

“ La scienza estesa, chiaroveggente e profonda non si acquista senza ostinato lavoro. L'uomo non sa tranne ciò che ritiene; non ritiene tranne ciò che impara: e non impara fuori di ciò che accumula e fa suo per forza col lavoro di sua mente: ecco, s'io non erro, quale è il vero e filosofico senso di questa tanto semplice quanto profonda parola: imparare ”.

A questo fascicolo, per completare il numero delle pagine determinato dal programma, si univa l'opuscolo, stampato all'Oratorio, col titolo: Novella amena di un vecchio soldato di Napoleone I, esposta dal sacerdote Bosco Giovanni. È  uno dei moltissimi racconti che D. Bosco esponeva ai giovani in ricreazione, al quale egli aggiunse in appendice un breve cenno sulla vita e sul martirio di due Cattolici Annamiti.

D. Bosco intanto, appena rientrato nell'Oratorio, ebbe la consolazione d'incontrarsi con D. Pestarino Domenico. Di questo esimio sacerdote nato in Mornese, diocesi d'Acqui, il 5 gennaio 1817, è necessario dare qualche cenno biografico. Giovanetto di un gran cuore, compieva nel Seminario di Genova tutti i corsi elementari, ginnasiali, filosofici e teologici. Era un modello di mortificazione e amava appassionatamente Gesù Crocifisso e la Vergine Addolorata. Ancora chierico e poi sacerdote, prefetto dei seminaristi, colla sua dolcezza si era guadagnato il cuore di tutti, sicchè fece rifiorire la pietà e la frequenza ai SS. Sacramenti. I suoi intimi amici, il dotto sacerdote Alimonda Gaetano, il priore di S. Sabina, Frassinetti, D. Sturla, il zelante missionario, ne parlavano sempre come di un prete modello. Preso in mira dai settarii, nel 1849 rimpatriava, ma trovò che in Mornese era spenta la divozione, rarissima la frequenza dei sacramenti e, quello che è peggio, regnavano disordini nella gioventù con grande scandalo di tutto il paese.

Il suo apostolico zelo però in poco tempo mutava l'aspetto delle cose, sicchè Mons. Modesto Contratto nella visita pastorale a quel paese ebbe a dire: - Mornese è il giardino della mia diocesi. - Quando D. Pestarino aveva fatto ritorno a Mornese cagionava meraviglia taluno che si accostasse alla S. Comunione lungo la settimana; pochi anni dopo la maggior parte degli uomini e delle donne si vedevano ogni giorno alla sacra mensa. Egli era tutto a tutti, ma pel bene della gioventù aveva un trasporto speciale. Basti accennare alle industrie che usava negli ultimi giorni di Carnovale per allontanare i giovani dai disordini e dai pericoli. Li radunava tutti in casa sua, preparava a sue spese l'occorrente per trattenerli con diversi giuochi onesti, con un po' di canto, con qualche commedia morale; e poi bottiglie, confetti e tutto ciò che era necessario ad una cordiale allegria; e D. Pestarino era sempre con loro. Ad un'ora discreta della sera andavano tutti insieme alla Chiesa parrocchiale per recitare le preghiere; e quindi ognuno si recava tranquillamente a riposo dopo essere stato invitato pel domani ad intervenire alla Santa Messa, a recitare il rosario e ad accostarsi ai Sacramenti. Gli stessi svaghi procurava per le ragazze in altra casa sotto la direzione della Maestra Maccagno e tutto sempre a sue spese.

Questa buona maestra, guidata da lui nelle cose di spirito, in età di 18 anni, nel 1850, erasi determinata di darsi intieramente a Dio, senza abbracciare la vita religiosa, rimanendosi nel secolo. Cercatesi altre compagne pronte a seguire il suo tenor di vita, formava la pia unione delle figlie di Maria SS. Immacolata e davale principio in Mornese l'8 dicembre 1855. Era questo un Istituto secolare nel quale le ascritte, anche rimanendo nelle loro famiglie o in mezzo al mondo, per quanto è fattibile, avrebbero avuto in pronto i mezzi più opportuni per conseguire la perfezione cristiana ed esercitare lo zelo per la salute eterna delle persone in mezzo alle quali dovevano vivere.

La pia unione era fondata all'intento di supplire all'impossibilità in cui si trovavano tante zitelle di essere ammesse negli Istituti religiosi, o per mancanza di dote o per altri impedimenti di persona e di famiglia. In questa sarebbero state ascritte solamente le zitelle desiderose di conseguire la perfezione cristiana colla pratica dei tre consigli evangelici, povertà, obbedienza e castità; ma non ne avrebbero fatto voto, nè si sarebbero assunte alcun altro obbligo di coscienza, al quale mancando potessero commettere peccato neanche veniale. La pia unione ebbe un regolamento molto semplice, che contiene i doveri delle zitelle, per la consecuzione del doppio fine; la norma per le loro radunanze, che debbono essere private a modo di conversazione spirituale; e il metodo di vita che devono tenere. Il 20 maggio 1857 Mons. Modesto Contratto Vescovo d'Acqui dava il suo pieno assenso alla pia associazione ne approvava i Capitoli, ed essa si propagò con tanta rapidità che nel 1862 era stabilita in quasi tutte le provincie d'Italia.

Alla fondatrice adunque di questa pia unione, D. Pestarino aveva commessa la cura di tutta la gioventù femminile di Mornese, dalla quale egli era amato ed obbedito, allo stesso modo che dai giovani. Egli era indefesso nel predicare e nel confessare tanto di giorno come di notte. Gli avvenne talora di passare quindici ore continue nel confessionale. Amava tutti, faceva del bene a tutti, e da tutti era grandemente riamato, cosicchè poteva chiamarsi il vero amico del popolo. I suoi compaesani lo elessero varie volte consigliere municipale; ed egli corrispose alla loro fiducia promovendone costantemente il bene spirituale e temporale: e non solo i Mornesini, ma anche i paesi d'intorno non prendevano alcuna importante deliberazione senza interpellarlo.

Tale era D. Pestarino, il quale avendo udito parlare di Don Bosco, s'invogliò di conoscerlo. Ma prima di partire per Torino andò al Santuario della Madonna delle Rocchette col Teologo Raimondo Olivieri, Arciprete di Lerma, che gli aveva suggerito quel pellegrinaggio, per supplicare la celeste Madre a manifestargli la sua volontà. E sentissi ispirato a consecrare vita e sostanze, che erano copiose, per D. Bosco. Giunto a tal fine in Torino rimaneva talmente stupito dello zelo e della carità di D. Bosco, che strinse con lui amicizia. Innamorato dello spirito della pia Società Salesiana, volle subito alla medesima dare il suo nome, cominciando a praticarne le regole nel modo più esemplare. Prometteva a D. Bosco illimitata obbedienza, pronto a stabilirsi nell'Oratorio. Ma il Servo di Dio in vista del gran bene che operava nel secolo, volle che egli continuasse a rimanere nella sua patria.

Aveva conosciuta anche la necessità di non privare l'Unione delle Figlie di Maria Immacolata in Mornese e altrove di un così pio e saggio Direttore.

D. Bosco previde allora che passati dieci anni, da quelle giovani di Mornese avrebbe scelte alcune fra le pi√π virtuose per dar principio alla Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice?

Pare che sì, poichè nel 1863 la signora Carolina Provera di Mirabello, sorella del nostro Francesco, desiderosa di entrare in qualche Congregazione religiosa, ne fece parola a D. Bosco, il quale le rispose: - Se volete aspettare un po' di tempo anche D. Bosco avrà le suore Salesiane come adesso ha i suoi chierici ed i suoi preti. - Ma essa non giudicò bene di attendere; andò in Francia, si legò coi voti alla Congregazione delle Fedeli compagne; e a D. Rabagliati Evasio, che la trovò a Parigi nel 1890 fra le Superiore di Rue de la Santé, la buona suora narrava le parole udite dalle labbra di D. Bosco.

D. Pestarino ritornava a Mornese, mentre D. Bosco attendeva la risposta ad un suo ricorso indirizzato al Ministro degli Interni Urbano Rattazzi, che per la lotteria aveagli donate 5oo lire. Nella sua mente prodigiosa trovava sempre nuovi disegni per giovare ai fanciulli, e nuovi aspetti in uno stesso disegno per ampliare la sua opera e rinnovare le domande per sussidii.

 

Eccellenza,

 

Il sottoscritto espone rispettosamente a V. E. un bisogno che da qualche tempo si fa gravemente sentire fra noi: esso riguarda ai giovanetti di età inferiori agli anni dodici.

A quelli che hanno raggiunta tale età si provvede colla casa di questo Oratorio e con altre case analoghe di pubblica beneficenza. Ma spesso s'incontrano ragazzini assolutamente poveri ed abbandonati, cui non evvi mezzo di provvedere, siccome questo medesimo Ministero si trovò più volte nel caso pratico.

L'esponente, mosso dal vivo desiderio di dare all'uopo provvedimento, avrebbe divisato di aprire un Ospizio vicino a questa casa, ma con regolamento e disciplina tutta propria e diversa da quella praticata da questi giovani che sono pi√π grandicelli.

Nell'ideato ospizio si accoglierebbero ragazzi da 6 a 12 anni. Ivi con apposita istruzione ed educazione verrebbero preparati per quell'arte o mestiere cui si mostrassero maggiormente inclinati e compatibilmente colle loro forze.

Raggiunta poi l'età di 12 anni sarebbero accolti nell'Oratorio di San Francesco di Sales.

La principale difficoltà consiste nel - trovare mezzi pel primo impianto e per questo io domanderei a codesto Ministero un mutuo di L. cinque mila che si estinguerebbe con altrettanti poveri giovanetti che venissero da Lei indirizzati a questo Ospizio.

La spesa ben calcolata sarebbe limitata a centesimi 65 al giorno per ciascuno dei ragazzi, compresa la scuola, il vitto, vestito ed assistenza.

il Governo pagherebbe soltanto centesimi 40 al giorno; e venticinque ragazzi servirebbero ad estinguere il debito col medesimo Governo contratto.

L'Eccellenza Vostra, che cotanto ama e promuove il vantaggio morale della povera gioventù, vorrà gradire il presente progetto che Ella può a piacimento modificare.

In ogni caso l'esponente La prega di voler dare benigno compatimento a questo disturbo, assicurandola che il solo amore di fare del bene al suo simile l'ha a ciò determinato.

Colla massima stima ha l'onore di professarsi dell'E. V.

Torino, 2 Ottobre 1862.

 

Umile esponente

Sac. GIOVANNI BOSCO.

 

D. Bosco probabilmente era persuaso che il suo progetto non sarebbe stato preso in considerazione, come di fatti nol fu; ma la sua domanda era presentata ad un Ministro, che nutriva per lui stima grandissima e aveva sempre protetti i suoi Oratorii e il suo ospizio. Non trattavasi quindi altro che di una esposizione di pensieri, la quale egli era certo che non sarebbe oggetto di critica. Siccome più volte era stato costretto a non accettare giovanetti poveri raccomandati dal Ministero e a non poter aderire a replicate istanze, perchè quelli non avevano raggiunta l'età prescritta dal regolamento; così proponeva un mezzo ovvio per render possibile l'accettazione di coloro, che per varii motivi non potevano accumunarsi cogli altri allievi più adulti. Al Maestro Miglietti, come già abbiamo narrato, aveva ceduto un appartamento nella casa Bellezza da lui presa in affitto: a questo si poteva aggiungere altro quartiere e così dar principio d'esecuzione al suo progetto. Per la vigilanza degli alunni era pronto qualche assistente o chierico o secolare. Nello stesso tempo D. Bosco senza parere, metteva le condizioni per la pensione che si sarebbe dovuta pagare per que' giovanetti inferiori agli undici anni; e il vantaggio fu che quantunque non accettata la proposta, non pochi bambini raccomandati erano da lui accolti e rimessi al maestro Miglietti.

Egli aveva anche mandata una supplica al Luogotenente generale Conte Petitti Agostino, Ministro della Guerra, chiedendogli vestiarii dimessi dai soldati per riparare i suoi ricoverati dai rigori dell'inverno. E il Ministro accondiscendeva cortesemente alla sua domanda.

 

MINISTERO DELLA GUERRA.

N. 10483.

 

Torino, addì 25 Novembre 1862.

 

A gradevole a questo Ministero il poter accorrere a sollievo del Pio Istituto dalla S. V. diretto, ed è per ciò che si affretta a partecipare di avere ordinato alla Direzione del Magazzino generale di questa città che vengano posti a di lei disposizione gli oggetti qui sotto descritti.

Tovaglie                                               113

Asciugatoi                                                9

Cappotti panno barban isabella          100

Cappotti tournon                                  50

Pantaloni id.                                           80

Coperte lana bigia                                100

Id. da campo                                    100

 

Resta quindi a cura della S. V. di farli di colà ritirare da persona munita della debita autorizzazione.

 

Il Maggiore Generale

incaricato della Direzione generale

de' servizi amministrativi

INCISA.

Mucha Suerte Versione app: 4e9c9ca