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Capitolo 24

Conferenze di D. Bosco a que' suoi collaboratori che spera rimarranno nell'Oratorio: Essere pochi e poveri non è d'impedimento a grandi imprese: Premio dell'obbedienza: Nessuno è profeta nella sua patria - D. Bosco propone a' suoi collaboratori di costituirsi in società religiosa - Commenti, predizioni e risoluzioni - La Pia Società di S. Francesco di Sales è costituita - Verbale della proclamazione del Rettor Maggiore e dell'elezione dei membri del primo Capitolo o Consiglio.


Capitolo 24

da Memorie Biografiche

del 30 novembre 2006

 Abbiamo già detto come D. Bosco avesse scelto e formato un piccolo nucleo di preti, di chierici e di giovani, al quale aveva aperto il suo pensiero di istituire una Congregazione Religiosa. Ei li considerava come il sostegno principale dell'Oratorio, come suoi fidi collaboratori. Alcuni avevano fatto come per prova, e di un anno solo, i tre voti, altri la semplice promessa di perseveranza nell'aiutare D. Bosco, e tutti assistevano a speciali conferenze per mantenere buono il proprio spirito e quello della casa.

Qui notiamo come tali conferenze tenute da D. Bosco, in quanto ai socii che vi prendevano parte, non fossero deliberative, ma sibbene consultive o spiegative: cioè consistevano in spiegar bene il Superiore la sua volontà, finchè non fosse perfettamente intesa. Quindi improntava in tutti la stessa idea e così profondamente, che quando ai suoi preti veniva annunziato: - L'ha detto D. Bosco! D. Bosco vuole la tal cosa! - nessuno pensava a muover dubbio o a sottrarsi all'obbedienza.

Questo è il carattere che desiderava avessero tutte le conferenze future nelle case. Non tanti a deliberare su cose che, secondo la regola, competono al Superiore. Un solo pensi e spieghi la sua idea: il Direttore. Gli altri obbediscano.

D. Bosco più volte in queste radunanze aveva loro accennato ad opere importanti che i suoi figli riuniti in società avrebbero potuto compiere. Talora alcuno gli rispondeva: - Ma come far tante cose, mentre siamo così pochi? - Ed egli: - Ti risponderò con una massima di S. Vincenzo de' Paoli: “Nelle gravi necessità è tempo di far vedere, se veramente confidiamo in Dio. Credetemi che tre operai fanno più che dieci, quando Dio vi mette la mano; e ve la mette sempre quando ci pone in necessità di far cose eccedenti le nostre forze ”.

Altri esclamava: - Siamo così poveri! - e D. Bosco diceva: - “ La povertà è la nostra fortuna, è la benedizione di Dio! Anzi preghiamo il Signore a mantenerci in povertà volontaria. Gesù Cristo non incominciò da una mangiatoia e terminò sulla croce?... Chi è ricco ama starsene in riposo, quindi l'amore alle proprie comodità e soddisfazioni, e la vita oziosa. Lo spirito di sacrifizio si spegne. Leggete la Storia Ecclesiastica e troverete infiniti esempi, dai quali risulta che l'abbondanza dei beni temporali fu sempre la causa della perdita di intere comunità, le quali, per non avere conservato fedelmente il loro primo spirito di povertà, caddero nel colmo delle disgrazie. Quelle invece che si mantennero povere, fiorirono meravigliosamente. Chi è povero pensa a Dio e ricorre a lui e vi assicuro che Dio provvede sempre il necessario, il poco e il molto. Chi invece vive nell'abbondanza si dimentica facilmente del Signore. E non vi pare una gran fortuna di essere costretti a pregare? E finora ci mancò qualche cosa, che ci fosse necessaria? Non dubitate; i mezzi materiali non ci mancheranno mai in proporzione dei nostri bisogni e di quelli dei nostri giovani ”.

Nel mese di novembre stringeva i suoi argomenti accennando alla difficoltà che alcuni provano nel dover allontanarsi dalla propria casa. D. Bosco diceva: - “ Abramo abitava nella città di Hur in Caldea. Dio lo aveva scelto a dar principio ai suoi misericordiosi disegni per la redenzione del mondo. Perciò gli apparve e gli disse: - Abramo! Parti dalla tua terra, dalla tua parentela, dalla casa del padre tuo, lascia le tue possessioni e gli amici e vieni nella terra che io ti additerò. E ti farò capo di una nazione grande e ti benedirò e farò grande il tuo nome e sarai benedetto.

” Poteva ben dire il Signore ad Abramo che vivesse solamente un po' più separato dai tumulti del mondo e dagli affari in una regione infetta dall'idolatria. Ma no! Dio lo vuole obbediente, pronto a lasciare la patria e ad esporsi a lungo e disastroso pellegrinaggio per amor suo. È questa la condizione posta al Patriarca per il conseguimento della gloria promessa.

” Ed Abramo non esitò e partì senza sapere ove andasse: Veni in terram quam monstrabo tibi. E si mantenne obbediente fino ad esser pronto al sacrifizio del suo unico figlio. E quale gloria ne venne a lui! Per me medesimo ho giurato, disse il Signore; io ti benedirò e moltiplicherò la tua stirpe come le stelle del cielo e come l'arena, che è sul lido del mare e come la polvere della terra. Se alcuno degli uomini può contare i granelli della polvere della terra, potrà anche contare i tuoi posteri. Il tuo seme s'impadronirà delle porte de' suoi nemici; e nel seme tuo saran benedette tutte le nazioni della terra, perchè hai obbedito alla mia voce. - Avendolo trovato pronto a lasciar tutto per Lui, lo fa padrone di un intero regno e lo mette a parte dei più alti suoi disegni, manifestandogli gli arcani decreti della sua giustizia e misericordia ”.

Con questo esempio D. Bosco dimostrava la necessità e i vantaggi per ognuno di seguire una vocazione celeste a costo di qualunque sacrifizio, anche delle stesse affezioni di famiglia, avendo Gesù Cristo proclamato: “ Chiunque avrà abbandonato la casa, o i fratelli o le sorelle, o il padre o la madre, o i figliuoli o i poderi per amor del mio nome, riceverà il centuplo e possederà la vita eterna. E chi ama suo padre e sua madre... più di me, non è degno di me. ”

Altra volta trattando di questo argomento aveva esposto, una ragione di convenienza per la vita ecclesiastica o religiosa lontana dal proprio paese. E aveva detto: - “ Quasi tutti i profeti giunto il momento di esercitare il loro eccelso, ministero si allontanavano dai luoghi, ove avevano abitata, nella loro fanciullezza. Mandati da Dio si recavano in paesi remoti, ove erano bene accolti e predicavano ai popoli. Nelle loro patrie invece o non erano ricevuti ovvero, e sovente, perseguitati, imprigionati, battuti, e se riuscivano a sfuggire una morte crudele, si ritiravano in un deserto. Elia ed Eliseo non in patria risuscitarono morti, moltiplicarono l'olio e il vino ed operarono altri portenti.

” Lo stesso Divin Salvatore la prima volta che si presenta in pubblico nella sua patria, Nazareth, a spiegare la Bibbia nella sinagoga, è ammirata per un istante la sua sapienza, ma ben presto i suoi concittadini si accendono di sdegno per qualche giusta sua rimostranza. - Non è egli costui il figlio del falegname Giuseppe? E che! Vuol fare il Dottore in mezzo a noi? - E mettendo in dubbio i suoi miracoli gli gridano: - Tutte quelle cose che abbiamo udito essere state fatte da te in Cafarnao falle anche qui nella tua patria. - E Gesù risponde loro: - Amen dico vobis, quia nemo propheta acceptus est in patria sua. - E i suoi compatriotti non vogliono più ascoltarlo, si alzano, lo cacciano furiosi fuori della città e lo conducono sino alla vetta del monte, sul quale era fabbricata Nazareth per gettarle in un precipizio.

” E Gesù con un miracolo evidente impedisce che gli mettano le mani addosso, passa in mezzo a quella turba d'insensati e discende a Cafarnao. Mai più vi ritornò a Nazareth. Andava a pernottare e a prender cibo a casa di Pietro, di Lazzaro, di Nicodemo e di Giuseppe d'Arimatea, secondo l'opinione di alcuni, oppure a casa di qualche altra persona caritatevole, ma non mai a mangiare o a dormire nella sua abitazione materna.

”Era questa una lezione che il Divin Salvatore dava ai suoi discepoli. Infatti l'invidia, la gelosia, la malignità, l'amor proprio offeso, i dissidii tra famiglia e famiglia, qualche interesse materiale, i partiti politici, le stesse conseguenze di uno zelo amante del bene delle anime e della Chiesa, combattono quasi sempre e sovente in modo terribile un religioso, per quanto santo egli sia, se vive in patria.

” E se non fosse sempre stato santo? Allora si può asserire con assoluta certezza che, umanamente parlando, egli in patria non potrà fare un gran bene. Il motivo di ciò è chiaro. Ciascheduno nella sua patria trascorse l'età della fanciullezza e si sa che in tale età tutti, anche i virtuosi, chi più chi meno avrà commesso qualche piccolo o anche grave fallo, che potrebbe venir divulgato da quelli che lo conoscono.

” Uno ad esempio avrà avuto a contendere con un altro, e troppo vivacemente; in qualche circostanza avrà bevuto vino un po' fuor di misura; talora si sarà associato con un cattivo compagno; avrà fatto discorsi poco buoni; sarà andato a gettarsi a nuoto nel fiume, avrà talora rubacchiato frutta in campagna, o qualche soldo in famiglia e via via. Ora sia pure costui un bravo predicatore, ma salga in pulpito nella sua patria, gridi contro qualche peccato vi sarà sempre chi dirà: - Ma se anche tu hai fatto così. Tu con me hai fatto questo, hai fatto quello, hai detto questa o quell'altra cosa. - E tali dicerie ripetute anche senza malizia in pubblico, guastano maggior parte del buon effetto delle prediche e talora contrabilanciano e distruggono tutto il bene, che si sarebbe potuto conseguire. Sono cose da poco spesse volte, cose da ragazzo, ma messe insieme in tale occasione riescono perniciosissime.

” Mi sono trovato in un paese in mezzo a compagnia di ragguardevoli persone. In parrocchia un predicatore degno d'ogni lode per pietà, per eloquenza e per dottrina, dettava un corso di esercizi spirituali. Ma era in sua patria, e il discorso cadde su di lui; saltò su uno di quelli che erano vicini a me e disse: - Quel predicatore da giovanetto era un prepotente ed io l'ho schiaffeggiato.

- Sì? e come? tutti domandarono.

- Mi aveva insultato ed io gli diedi due schiaffi. I suoi parenti vennero ed attaccarono briga coi miei; ed io aspettai quell'insolente in un luogo fuori del caseggiato e ai primi due schiaffi glie ne aggiunsi altri quattro. Oh sì! quando era piccolo faceva le sue; per verità ora è buono, ma allora,

oh! allora - e non spiegò l'ultima sua frase.

” Io fui rattristato da queste parole e finii con dire fra me stesso: ciò mi conferma sempre più che nemo propheta in patria sua ”.

Quindi D. Bosco dopo aver accennati eziandio i pericoli gravissimi che può correre nel proprio paese un chierico anche buono, ma di debole virtù, proseguiva domandando:

“ E chi vuole allontanarsi dalla patria dove andrà? Con quali mezzi si sostenterà? Ove troverà l'appoggio, la guida che lo conduca per una via sicura? ”

E dopo aver enumerato i bisogni spirituali e temporali di un prete secolare, passò a dimostrare come una congregazione religiosa fosse il porto sicuro nel quale, chi ha vocazione e volontà di conservarla, si sarebbe potuto ricoverare. Ivi troverebbe pace, sicurezza ed ogni altro bene anche materiale.

Intanto erasi celebrata solennemente nell'Oratorio la festa dell'Immacolata Concezione di Maria SS. e D. Bosco in quella sera annunciava in pubblico come il domani, venerdì, avrebbe tenuta una conferenza speciale in sua camera dopo che i giovani si fossero ritirati a riposare. Quelli che dovevano intervenire intesero l'invito. I preti, i chierici, i laici che cooperavano alle fatiche di D. Bosco nell'Oratorio e ammessi entro alle segrete cose, presentivano che quella radunanza doveva essere importante.

Il 9 dicembre adunque 1859 si radunarono.

Invocato colle solite preghiere il lume dello Spirito Santo e l'assistenza di Maria SS., fatto cenno di ciò che aveva esposto nelle precedenti conferenze, D. Bosco descrisse che cosa fosse una congregazione religiosa, la bellezza di questa, l'onore immortale di chi si consacra tutto a Dio, la facilità di salvare l'anima propria, il cumulo inestimabile di meriti che si può acquistare coll'obbedienza, la gloria immarcessibile e la doppia corona che attende il religioso in paradiso.

Quindi con visibile commozione annunziò essere venuto il tempo di dare forma a quella Congregazione, che da tanto tempo egli meditava di erigere e che era stato l'oggetto principale di tutte le sue cure; che Pio IX aveva incoraggiata e lodata; che già esisteva coll'osservanza delle regole tradizionali, benchè non ancora dichiarate obbligatorie in coscienza, alla quale la massima parte di loro apparteneva almeno in ispirito e alcuni per promessa o voto temporaneo. Aggiunse che in tale Congregazione sarebbero stati ascritti solamente coloro, che, dopo matura riflessione, avessero intenzione di emettere a suo tempo i voti di castità, povertà ed obbedienza.

Quindi concluse essere giunto per tutti quelli che frequentavano le sue conferenze, il momento per dichiarare se volevano o non volevano ascriversi alla Pia Società che avrebbe preso, anzi conservato, il nome da S. Francesco di Sales. Coloro che non avessero intenzione di appartenervi essere pregati a non venir più alle conferenze, che egli terrebbe in avvenire. Il non presentarsi sarebbe segno senz'altro di non avere essi aderito. Dava a tutti una settimana di tempo per riflettere e trattare quell'importante affare con Dio.

Come D. Bosco ebbe finito, si recitò la preghiera di ringraziamento e l'assemblea si sciolse in profondo silenzio. Usciti da quella camera, e quando si fu nel cortile, più d'uno disse sotto voce: - D. Bosco ci vuol fare tutti frati!

Il Ch. Cagliero Giovanni era indeciso se dovesse o no prendere parte alla nuova Congregazione. Passeggiò per lunga ora sotto i portici agitato da varii pensieri: finalmente esclamò volgendosi ad un amico: - O frate o non frate, intanto è lo stesso. Son deciso, come lo fui sempre, di non staccarmi mai da Don Bosco! - Quindi scriveva un biglietto a D. Bosco col quale dicevagli rimettersi pienamente ai consigli e alla decisione del suo superiore. E D. Bosco incontrandolo guardollo sorridendo e poi: - Vieni, vieni, gli disse: questa è la tua via!

La conferenza di adesione alla Pia Società fu tenuta il 18 dicembre 1859. Due soli non si presentarono. Dal seguente verbale esistente nei nostri archivii risulterà quanto si fece.

“ Nel nome di nostro Signore Gesù Cristo. Amen.

L'anno del Signore mille ottocento cinquantanove alli 18 di dicembre, in questo Oratorio di S. Francesco di Sales nella camera del Sacerdote Bosco Giovanni alle ore nove pomeridiane si radunavano: Esso, il Sacerdote Alasonatti Vittorio, i chierici Savio Angelo Diacono, Rua Michele Suddiacono, Cagliero Giovanni, Francesia Giov. Battista, Provera Francesco, Ghivarello Carlo, Lazzero Giuseppe, Bonetti Giovanni, Anfossi Giovanni, Marcellino Luigi, Cerruti Francesco, Durando Celestino, Pettiva Secondo, Rovetto Antonio, Bongiovanni Cesare Giuseppe, il giovane Chiapale Luigi, tutti allo scopo ed in uno spirito di promuovere e conservare lo spirito di vera carità che richiedesi nell'opera degli Oratorii per la gioventù abbandonata e pericolante, la quale in questi calamitosi tempi viene in mille maniere sedotta a danno della società e precipitata nell'empietà ed irreligione.

Piacque pertanto ai medesimi Congregati di erigersi in Società o Congregazione, che avendo di mira il vicendevole aiuto per la santificazione propria, si proponesse di promuovere la gloria di Dio e la salute delle anime, specialmente delle più bisognose d'istruzione e di educazione; ed approvato di comune consenso il disegno proposto, fatta breve preghiera ed invocato il lume dello Spirito Santo, procedevano alla elezione dei Membri, che dovessero costituire la direzione della Società per questa e per nuove Congregazioni, se a Dio piacerà favorirne l'incremento.

Pregarono pertanto unanimi Lui iniziatore e promotore a gradire la carica di Superiore Maggiore, siccome del tutto a lui conveniente, il quale avendola accettata colla riserva della facoltà di nominarsi il Prefetto, poichè nessuno vi si oppose, pronunziò che gli pareva non dovesse muovere dall'Uffizio di prefetto lo scrivente, il quale fin qui teneva tal carica nella casa.

Si pensò quindi tosto al modo di elezione per gli altri soci, che concorrono alla Direzione; e si convenne di adottare la votazione a suffragi segreti, per più breve via, a costituire il Consiglio, il quale doveva essere composto di un Direttore Spirituale, dell'Economo e di tre Consiglieri in compagnia dei due predescritti uffiziali.

Or fatto segretario a questo scopo lo scrivente, protesta d'aver fedelmente adempito l'uffizio commessogli di comune fiducia, attribuendo il suffragio a ciascuno dei socii, secondochè veniva nominato in votazione; e quindi essergli risultato nella elezione del Direttore Spirituale all'unanimità la scelta nel Chierico Suddiacono Rua Michele, che non se ne ricusava. Il che ripetutosi per l'Economo riuscì e fu riconosciuto il Diacono Angelo Savio, il quale promise altresì di assumere il relativo impegno.

Restavano ancora da eleggere i tre consiglieri; pel primo dei quali, fattasi al solito la votazione, venne il Chierico Cagliero Giovanni. Il secondo consigliere sortì il Chierico Giovanni Bonetti. Pel terzo ed ultimo essendo riusciti eguali i suffragi a favore dei Chierici Ghivarello Carlo e Provera Francesco, fattasi altra votazione, la maggioranza risultò pel Chierico Ghivarello, e così fu definitivamente costituito il corpo di amministrazione per la nostra Società.

Il quale fatto, come venne fin qui complessivamente esposto, fu letto in piena Congrega di tutti i prelodati socii ed uffiziali pur ora nominati, i quali, riconosciutane la veracità, fermarono che se ne conservasse l'originale, a cui per l'autenticità si sottoscrive il Superiore maggiore e il redattore come segretario.

Sac. Bosco Giov.

Alasonatti Vittorio Sac. Prefetto.

 

Così era costituito il primo Capitolo, che poi fu denominato Capitolo Superiore, mentre tutti i primi soci, che intervennero ad eleggerlo ebbero il nome di membri nati della Pia Società. Quelli che non aderirono a farsi iscrivere, furono lasciati in piena libertà di seguire la loro inclinazione, continuarono a godere la beneficenza dell'Oratorio, compirono felicemente i loro studi, conseguirono la dignità sacerdotale e furono sempre gli amici di D. Bosco.

Procedendo nelle nostre memorie storiche accenneremo alle sedute del Capitolo fino all'anno 1865, perchè non è possibile andare più oltre, moltiplicandosi all'infinito tale argomento. Però nomineremo non solo quelli, i quali in questi sei anni furono accettati nella Società Salesiana e rimasero fedeli alle loro promesse: ma anche gli altri che fattisi inscrivere, non essendo legati da verun obbligo, giudicarono poi di essere chiamati in altro campo dalla Divina Provvidenza. Di questi è cosa doverosa fare onorevole menzione, perchè prima di ritirarsi, per un tempo notevole lavorarono indefessi ai fianchi di D. Bosco, per educare ed istruire i suoi giovanetti; e anche lontani col titolo di cooperatori si vantano di aver militato sotto la gloriosa bandiera di S. Francesco di Sales.

Non mancheremo di seguire tuttavia passo passo il crescere, il moltiplicarsi e l'estendersi della Famiglia Salesiana che si può e deve dirsi Istituzione di Maria SS.; e vedremo quanto coraggio e costanza ebbe D. Bosco, fra persecuzioni, dolori e disinganni, nel compiere la missione, che la Madre celeste aveagli affidato.

 

 

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