News 2

Capitolo 23

Tranquillità allegra di D. Bosco nel patire - D. Bosco va a S. Ignazio sopra Lanzo - Annunzia in modo inesplicabile la morte del giovane Casalegno a Chieri - Vede da que' monti tre alunni in Torino che vanno a nuotare - Sua lettera ai giovani dell'Oratorio: narra il suo viaggio a S. Ignazio svela ciò che accade nell'Ospizio - Altra sua lettera - Sua nota segreta di alcuni nomi non palesati nella lettera - Suo ritorno nell'Oratorio - Dà ai giovani spiegazione di ciò che ha visto e scritto da Lanzo: le sferzate sulle spalle di quelli che nuotavano - Prove di questi colpi di titano invisibile - D. Bosco predicando narra la conversione di una traviata moribonda - Buona e commovente morte di un giovanetto guasto da un compagno - Parlata di D. Bosco sul finire dell'anno scolastico: dare buon esempio in famiglia - Il tenor di vita da praticarsi nelle vacanze.


Capitolo 23

da Memorie Biografiche

del 01 dicembre 2006

   Don Bosco, mentre in questi giorni appariva così spiritoso e disinvolto, pure si trovava assai incomodato, di sanità. “ La sua pazienza, scrisse D. Bonetti, è veramente da santo. Basta vedere lui in tale stato conservare una faccia ognora allegra, per sentirei spinti ad abbracciare anche noi con pace i più gravi patimenti. È in questa circostanza che pregato da qualche giovane, affinchè supplicasse il Signore a liberarlo da quelli incomodi, ripetè: Se sapessi che una sola giaculatoria bastasse per farmi guarire, non la direi. - ” Non ostante questo malessere, continua a scrivere D. Bonetti, il 15 luglio D. Bosco partì per S. Ignazio sovra Lanzo, ove starà pel tempo degli esercizi. Quivi succedettero diverse cose degne di memoria. Già fin dal principio di luglio, D. Bosco aveva detto che in questo mese un giovane della casa doveva partire per l'eternità. Ora Casalegno Bernardo di Chieri moriva mentre D. Bosco si trovava a S. Ignazio, il venerdì 18 luglio, in sua patria e moriva della morte del giusto: contava soli 18 anni. D. Bosco disse il venerdì stesso ai giovani della casa con lui a S. Ignazio, che egli si era trovato al letto di Casalegno Bernardo, e lo aveva assistito negli ultimi momenti. Noi a Torino ancora sapevamo nulla, ed egli già scriveva al sig. D. Alasonatti la morte di Casalegno, ordinando preghiere. Quando poi giunse a casa, (D. Bonetti) interrogai quelli che erano con lui agli esercizii e dopo varie interrogazioni potemmo conoscere aver D. Bosco annunziata quella morte dopo breve ora che di fatto era accaduta: la quale cosa era impossibile sapersi umanamente, stante la lontananza dei luoghi di oltre 21 miglia.

” Non è da maravigliare che Iddio abbia voluto rinnovare in questa circostanza, quello che già fece con molti altri santi; e ciò tanto più facilmente credo, sapendo quanto fosse vivo il desiderio di quel bravo giovane di vedere ancora una volta D. Bosco prima di morire e di averlo al fianco nell'ora della sua morte; e quanto fosse l'amore di D. Bosco per lui ”.

Noi aggiungiamo che il padre stesso, Cav. Geom. Giuseppe Casalegno, confermò al Sac. Bartolomeo Gaido, come D. Bosco, trovandosi lontano, annunziasse pubblicamente la morte del figlio nel momento stesso che spirava.

“ Non meno meraviglioso è il fatto seguente. Alcuni giovani artigiani della casa Davit, Tinelli e Panico, sapendo che D. Bosco non era nell'Oratorio e sperando perciò di farla più facilmente franca, mancarono nella Domenica 20 luglio dalle sacre funzioni della sera, ed usciti di soppiatto dall'Istituto andarono a nuotare nelle acque del canale presso la Dora.

” Malgrado la vigilanza di D. Alasonatti e degli assistenti, nessuno, stante la moltitudine de' giovani interni ed esterni, se n'era accorto. Finì quel giorno e il giorno seguente e nell'Oratorio nulla sapeasi di questa solenne mancanza. I colpevoli stavansi tranquilli, ma furono delusi nella loro sperata impunità. Erano stati veduti ed osservati da D. Bosco, il quale nel lunedì 21, al mattino per tempo, spediva una bellissima lettera a tutti i giovani, nella quale, fra le altre cose, accennava a que' tre colpevoli senza farne il nome”.

Ecco la lettera di D. Bosco:

 

Carissimi Figliuoli

 

So che voi, figliuoli amatissimi, desiderate delle mie notizie, ed io stesso, avendo dovuto partire da casa senza potervi dare un comune addio, sento il bisogno di parlarvi con questa mia lettera. Io parlerò colla sincerità di padre che dice tutto il suo cuore ai teneri ed amati suoi figliuoli. C'è da ridere e c'è da piangere.

La sera del 15 corrente luglio, poco bene in salute, recavami alla vettura per alla volta di S. Ignazio. Fino a Caselle ho potuto godere il sole, che mi dava bagni a vapore gratis essendo sull'imperiale, ovvero sulla parte superiore della vettura. Da Caselle poi a S. Maurizio ho avuto per mia compagnia un vento prima fresco, poscia freddo, poi burrascoso; poi tuoni, poi fulmini, quindi la pioggia. Da S. Maurizio a Ciriè la pioggia mista ad un po' di grandine fu soltanto per burla. Ma da Ciriè a Lanzo, che è lo spazio di cinque miglia, fu un dirotto piovere, un grandinare, un tuonare, un vento freddissimo, che impediva fino il respiro. I cavalli a stento traevano a lento passo la vettura. Io ero tutt'ora sull'imperiale ma tutt'altro che da imperatore. Con me erano parecchi altri. Tenevansi aperti due ombrelli (parapioggia), i quali paravano coloro che li aveano in mano; ma io, che ero nel mezzo del sedile, non avea altro benefizio se non quello di ricevere sopra le spalle lo scolo o meglio la scarica d'acqua da ambedue gli ombrelli, sicchè io giunsi a Lanzo gelato pel freddo senza un filo di abito asciutto.

Voi, o cari giovani, avreste veduto D. Bosco discendere dalla vettura tutto inzuppato, simile a quei grossi sorci, (ratti) che spesso vi accade di osservare uscire dalla bealera dietro al cortile. Se ci fosse stato D. Francesia avrebbe avuto un bel tema per fare alcune rime sopra di lui bagnato.

Doveva giungere in Lanzo alle 7 e invece giunsi alle 8 e 314 pel che non potendo continuare il cammino per S. Ignazio, ho domandato se nell'ufficio della vettura fossevi un buco per cangiarmi gli abiti. Fummi risposto esservi la sola camera d'ufficio. Allora diedi ordine di portarmi il sacco in parrocchia e subito rivolsi il passo colà. Io giunsi ma il sacco non veniva: ma il parroco (V. Albert), tutto bontà e generosità, mi somministrò quanto occorreva e non avendo una talare a mio dosso, mi vestì di un fraccone alla canonica a segno che sembrava un Abate di professione. Messomi così all'asciutto, ristoratomi con una minestra me ne andai tosto a letto, di che sentivami grave bisogno. Fra il viaggio, la stanchezza, il mio tumore al naso, il mal di capo, non ho potuto dormire, sebbene avessi buon letto, buona camera e fossi ben coperto.

Al mattino alle 7 mi levai e cercatomi un somarello, che tosto fu ai miei cenni, l'indirizzai al mio cammino a S. Ignazio, ove si giunse dopo tre miglia di salita per rapida montagna. Mercoledì, giovedì e venerdì fui molto male in salute; ma verso la sera di questo giorno il mio tumore cominciò a suporare e potei riposare un poco. Il sabato poi mi trovai molto meglio e la B. Vergine mi aiutò in modo, che la Domenica era ritornato il D. Bosco di una volta senza incomodi essenziali.

Fino ad ora ho parlato di me; ora è bene che io parli di voi. Cominciamo da Casalegno Bernardo nostro amato compagno. Dopo molti incomodi, dopo aver ricevuto i SS. Sacramenti in modo veramente esemplare, senza lasciarsi fare paura dalla morte, pieno di confidenza nella protezione della B. Vergine Maria, egli cessava di vivere venerdì 18 corrente. Egli si preparava da molto tempo a questo passo e la serenità del suo volto, il sorriso fatto negli estremi, la sua vita, la sua preparazione al paradiso ci fanno fondatamente sperare che egli sia andato a trovare Savio Domenico in cielo. Il suo cadavere sabato era portato alla sepoltura; a Chieri si pregò per lui; ieri voi faceste altrettanto nell'Oratorio, ed io dal primo giorno di questo mese ho indirizzato tutto il bene che si faceva nella casa pel bisogno di questo nostro compagno, che il Signore voleva chiamare a sè. Requiescat in pace. Dio ci aiuti a fare anche noi una buona morte.

Sono già andato più volte a visitare l'Oratorio ed ho trovato un poco di belle ed lui poco di male. Ho veduto quattro lupi che correvano qua e là in mezzo ai giovani, ed alcuni furono morsi dai loro denti. Forse questi lupi rapaci non si troveranno più tutti nell'Oratorio, ma se ci sono ancora voglio strappar loro di dosso la pelle d'agnello di cui si vogliono vestire.

In un'altra visita ho veduti alcuni che al tempo della preghiera della sera, stavano chiacchierando sul terrazzo accanto al campanile. Altri su per la scala piccola della casa nuova. Provera ne snidò alcuni che erano al pian terreno, ma non vide quelli che erano nei piani superiori. Ho pure veduti alcuni uscire al mattino di Domenica e perdere una parte delle funzioni religiose. Ma fui non poco sdegnato che taluni nel tempo delle funzioni della sera siano fuggiti per andare a nuotare! Poveri giovani! Quanto poco pensano all'anima loro!

Ho pure veduti molti giovani, che aveano un serpente, il quale attorcigliandosi alla loro persona, lì andava a mordere nella gola. Alcuni di essi piangevano dicendo: - Inique egimus. - Altri ridevano, cantando: - Fecimus hoc: quid accidit nobis? - - Ma intanto gonfiando ad essi la gola loro mancava quasi il respiro. Quest'oggi poi vedo il demonio che fa molta strage coll'ozio.

Coraggio, giovani miei, presto sarò con voi e mi unirò con D. Alasonatti e con tutti gli altri preti e chierici, e per sino colla barba del Cavaliere per cacciare i lupi, i serpenti e l'ozio dalla nostra casa. Vi dirò poi tutto.

Vorrei ancora dirvi molte cose ma non ho più tempo. Ho ricevuto molte lettere dai giovani che mi hanno fatto molto piacere: mi rincresce di non poter rispondere a ciascuno. Li ringrazio tutti e se mi rimane un bricciolo di tempo farò loro l'analoga risposta. Venerdì mattina (25) coll'aiuto del Signore spero di essere di nuovo con voi. La grazia di nostro, Signore Gesù Cristo sia sempre con noi e la SS, Vergine ci conservi suoi e sempre suoi. Amen.

S. Ignazio presso Lanzo, 21 Luglio 1862.

 

Vostro aff.mo nel Signore

Sac. Bosco GIOVANNI.

 

NB. - D. Rua o D. Alasonatti la legga ai giovani dopo le orazioni.

 

Unita a questa vi era una lettera pel Cavaliere Oreglia di S. Stefano.

 

Carissimo Signor Cavaliere,

 

Ho ricevute le sue due lettere. Va bene. Cerchi danaro smerci biglietti, raccolga oggetti e questo va bene.

Ella poi si faccia coraggio ed un grande coraggio. Rumores fuge, altrimenti ne rimane assordato.

Intanto ella favorisca di dare delle mie notizie a Mad. Gastaldi, ed a Mad. Massarola, salutandole e ringraziandole da parte mia di quanto fanno per la Lotteria. Dica lo stesso al benemerito Sig. Grosso. Un vale a Boggero, a Bonetti, a Cuffia, ai due Perucatti, a Morando, a Bongiovanni Maggiore, a Pelazza, a D. Francesia i quali mi hanno scritto.

Dica a D. Alasonatti che prepari danaro ecc.

La passeggiata a Morialdo forse non sarà opportuna.

Se il Signore vorrà, venerdì sarò con lei all'Oratorio in buon essere di salute. Vale in Domino.

Lanzo, 21 Luglio 1862.

 

Aff.mo amico

Sac. Bosco GIOVANNI

 

Alla sera di quel giorno D. Alasonatti lesse a tutta la comunità radunata la lettera di D. Bosco. Quelle manifestazioni riempirono ognuno di meraviglia, non sapendosi spiegare come avesse D. Bosco potuto conoscere da S. Ignazio tali cose. Benchè non avesse fatto il nome dei colpevoli, pure questi erano pieni di timore.

I loro nomi però erano stati da lui notati sopra un foglio e distinti in due categorie: Deceptores et illusi. Dal loro numero si capisce che un Superiore non deve mai lusingarsi colla persuasione, che in una comunità vi sia nulla di male; che anzi talora una calma apparente può essere indizio di una tempesta che sta preparandosi.

Tutti intanto lo aspettavano ansiosamente per udirlo spiegare quanto era scritto nella sua lettera.

Il venerdì 25 luglio, D. Bosco arrivò all'Oratorio. Dopo le orazioni della sera saliva sul pulpitino.

“ Interrogato da D. Rua, dice la Cronaca, e pregato a darci schiarimenti, disse schiettamente che da S. Ignazio aveva veduti quei tre giovani partirsene dall'Oratorio, mancare alle funzioni e andarsi a bagnare. Ma accorgendosi a tale confessione che noi rimanevamo compresi d'alta ammirazione, continuò sorridendo: - Forse qualcuno di voi domanderà, ma come ha fatto D. Bosco a sapere tali cose? - lo vi rispondo; io lo seppi per mezzo del mio telegrafo. Per mezzo del mio filo telegrafico io, comunque da lontano, stabilisco la mia comunicazione e veggo e conosco quanto può ridondare ad onore e gloria di Dio e alla salute delle anime.

” Vi dico ora cose che non dovrei dirvi, ma credo bene il dirvele tuttavia, affinchè nessuno si creda di poterla fare franca quando io sono lontano dall'Oratorio: perchè egli s'inganna a partito se credesse di non essere veduto. Badate però che io non voglio già che vi asteniate dal male solo per paura di essere veduti e scoperti da D. Bosco, ma bensì perchè siete veduti da quel Dio che nel giorno del giudizio vi domanderà rigorosissimo conto.

” Adesso io avrei bisogno di poter parlare con ciascheduno di voi e dirgli tante cose, ma veggo che mi manca il tempo. Vi dirò in breve che io da S. Ignazio ho veduto qual sia il nemico principale di tutti e singoli i miei giovani. Procurerò di mano in mano, che avrò qualche ritaglio di tempo, di parlare con ciascuno in particolare e dargli quelle norme che gli saranno necessarie. Tanto è l'amore, o miei carissimi figliuoli, che io porto alle vostre anime, che non finirei di parlare e dirvi tante belle cose che potessero contribuire alla vostra salute.

” Il Signor Cavaliere Oreglia, volle ancor sapere da D. Bosco se per mezzo del suo filo telegrafico non avrebbe potuto da lontano, oltre il vedere, fare qualche altra cosa. Don Bosco ridendo, rispose: - Eh! avrei potuto dare qualche sferzata a quei tali, qualche colpo del filo elettrico sulle loro spalle. E questa sferzata, sia per mezzo del mio filo misterioso, sia con altro, se lo sentirono quei tre, i quali mentre si trovavano nell'acqua, provarono sulla loro pelle un colpo che li fece sbalzare: e tosto domandarono ad un soldato che con loro nuotava, che cosa fosse stato e perchè li avesse percossi.

” Mentre D. Bosco finiva di parlare, il giovane Tinelli si volse ad un suo amico che gli era vicino, e al quale aveva già detta in segreto quella sua scappata, ed esclamò sotto voce: - Adesso ho capito da chi mi vennero sulle spalle que' colpi così forti e dolorosi. Ed io mi bisticciai con un soldato, il quale si bagnava alquanto lontano, sospettando che fosse lui. Io (Bonetti), che gli era alle spalle, udite queste parole, lo presi per mano e lo condussi a D. Alasonatti; Tinelli narrò schiettamente il fatto, e palesò il nome dei due camerata. Da tutti tre si ebbe la conferma del racconto di D. Bosco, poichè confessarono di aver rivevute quelle botte, di essere usciti subito dall'acqua senza vedere alcuno, e pieni di spavento, indossati gli abiti, essere ritornati nell'Oratorio.

” Iddio è meraviglioso nell'aiutare i suoi servi, specialmente quelli che sono tutto zelo per l'amor suo e per la salute delle anime.

” Tinelli dopo pochi giorni se ne andò via dall'Oratorio, mentre gli studenti subivano l'esame finale ”.

D. Bosco negli ultimi giorni dell'anno scolastico, continua la cronaca, soleva fare un triduo in chiesa, predicando per tre giorni consecutivi alla sera. Ciò serviva per mandare i giovani in vacanza giustificati e premuniti. In una di queste prediche, l'anno 1862, narrava il seguente fatto accadutogli in quella stessa settimana.

Un dopo pranzo, mentre era ancora in ricreazione, entrò nell'Oratorio un uomo, che, avvicinandosi a lui, pregavalo di voler affrettarsi ad assistere una povera moribonda che era ormai agli estremi. D. Bosco fissò quell'uomo ed entrato in sospetto gli disse. - È quello un luogo dove possa andare un prete?

 - Si tratta di una infelice, ma è sola in casa, rispose quell'uomo.

D. Bosco andò, e appena entrato nella camera dell'inferma, la vide smunta quasi uno scheletro che alzando le braccia: Ah un prete! dunque il Signore mi usa ancora misericordia! Dunque potrò almeno salvare l'anima mia! - Faceva profonda compassione lo stato di quella poveretta, che contava soli diciotto anni.

D. Bosco fatta ritirare una donna che assistevala e rianimate le speranze dell'inferma nella bontà infinità di Dio, la confessò. Costei coi sensi del più profondo dolore, usciva

poscia in gemiti e preghiere verso Dio. Di quando in quando però era presa come da un parossismo convulsivo e allora gli si drizzavano i capelli in capo e rompeva in grida e maledizioni contro coloro che l'avevano tradita. Imprecava specialmente alla donna che era rientrata dopo la confessione e che era stata strumento di sua rovina. - Sì, o scellerati, la vendetta di Dio deve cadere sopra di voi, i fulmini del cielo dovrebbero annientarvi... voi, voi, foste la causa di tutte le mie sventure.

D. Bosco cercava di calmarla. - No, no, figliuola: non pensiamo a vendette; il passato non è più. Il Signore vi ha perdonato, perdonate anche voi.

Quella poveretta ritornava in sè e gli rispondeva: - Ha ragione; ho perdonato e perdono di cuore.... Ma.... ricordo il giorno che sono fuggita dalla mia casa, ho abbandonato e disonorati i miei parenti. Appena fui qui, nei primi giorni voleva ritornare presso mia madre, piangeva, ma voi, rivolgendosi alla donna, me lo avete impedito, mi avete afferrata per un braccio per trattenermi. Ed ora è per causa vostra che provo tanti rimorsi…… -

E così continuava a lamentarsi, ma D. Bosco colle sue parole riusciva a farla pensare solamente al Signore.

Entrava in agonia, tutto era silenzio in quella camera: l'inferma affondata la testa nei guanciali stava immobile quasi senza respiro. A un tratto si alza a sedere sul letto, gira intorno gli occhi già quasi spenti, solleva in alto il crocifisso che teneva nella destra e grida: - Scandalosi! vi aspetto al tribunale di Dio! - Ricadde quindi sui guanciali. Era morta.

Il modo col quale Don Bosco raccontò questo fatto fu cosi vibrato, che gli stessi preti rimasero esterrefatti.

Un altro simile caso - D. Bosco aveva raccontato alcun tempo prima. Egli era stato chiamato in premura a confessare un giovanetto sui sedici anni, che aveva frequentato l'Oratorio festivo, il quale si trovava agli estremi, consunto dall'etisia. Abitava in una casa vicina a S. Rocco. D. Bosco andò. Quel poveretto lo accolse con molte feste, si confessò e quindi entrarono nella camera suo padre e sua madre, ponendosi ai lati del letticciuolo. D. Bosco rimase vicino al capezzale. Sul viso del morente era comparsa un'espressione di profonda melanconia e a un tratto si rivolse alla madre e le disse: - Vi prego di invitare quel giovane, stato mio amico, che abita il piano inferiore di questa casa, a venirmi a fare una visita sul momento.

 - Ma perchè desideri vederlo? gli disse la madre.

 - Lo so io il perchè! Debbo dirgli una parola.

Sembrando a D. Bosco che tale visita ripugnasse ai genitori - Non agitarti così, gli soggiunse; che bisogno c'è di farlo chiamare ?

 - Voglio salutarlo per l'ultima volta.

Questi non tardò a giungere; gettato uno sguardo quasi di terrore sull'infermo, si avvicinò ai piedi del letto. Il morente si sforzò di alzarsi a sedere e i parenti lo aiutarono mettendogli un altro cuscino sotto le spalle. Allora egli fissò uno sguardo di angoscia inesprimibile sul compagno, tese la mano destra verso di lui, appuntandogli il dito indice e con voce stentata: - Tu!.. gli disse, e riprese un po' di fiato, dopo un violento assalto di tosse.... tu, proseguì, sei quello che mi hai     assassinato….. Maledetto sia il momento nel quale io t'in­contrai per la prima volta.... È colpa tua se ora io muoio così giovane!.... Tu mi hai insegnato ciò che non sapeva.... Tu mi hai tradito... Tu mi hai fatta perdere la grazia di Dio... Sono i tuoi discorsi, sono i tuoi cattivi esempi, che mi hanno spinto al male e che ora riempiono di amarezza l'anima mia.

Oh! avessi seguito il consiglio, il comando di chi mi aveva esortato a fuggirti ….. - .

Tutti piangevano a queste parole.

Il tristo compagno tremante, pi√π pallido del morente sentendosi venir meno, sostenevasi al ferro della sponda del letto.

Basta, basta, calmati! disse D. Bosco all'infermo. E adesso perchè vuoi angustiarti così? Ciò che è stato è stato, ora non è più... Non pensarci.... Tu hai fatta bene la tua confessione ed hai più nulla a temere…..Tutto è scancellato e dimenticato.

.................... Dio è tanto buono!……

Sì, è vero! Ma intanto se non fosse per lui, io sarei ancora innocente io sarei felice non mi troverei ridotto a questo punto.

 - Là.... perdonagli! soggiunse D. Bosco; il Signore ha già perdonato a te! Il tuo perdono otterrà anche a lui misericordia.

 - Sì, sì gli perdono! esclamò quel poveretto. E coprendosi colle mani il volto, ruppe in pianto e ricadde sul guanciale.

Nessuno poteva più reggere a questa scena straziante. Don Bosco fece segno ai parenti che conducessero via quel compagno, il quale singhiozzava senza poter pronunciare una parola. Non reggendosi sulle gambe fu d'uopo sostenerlo. Intanto D. Bosco con alcune di quelle parole che sapeva dir lui, ricondusse piena calma nel povero cuore di quel tradito e lo assistè fino all'estremo momento.

Uno degli ultimi discorsi di D. Bosco, prima che i giovani andassero alle case loro, fu il 27 luglio. Raccomandò il buon esempio. - Date buon esempio, quando sarete alle vostre case; fate vedere che avete la fede; ora che siamo in tempo di libertà, usate della libertà col fare del bene, col professarvi veri cristiani, e coll'obbedienza esatta alle leggi di Dio e delle Chiesa. Vi voglio raccontare l'effetto del buon esempio di un nostro studente, ancora assai giovane. Avendo costui terminato l'anno scolastico, si recò a casa nel tempo delle vacanze. Il primo giorno del suo arrivo, andato a mensa coi suoi genitori, prima di sedersi fece il segno della santa croce. I parenti suoi nel vedere quell'atto religioso del loro piccolo figliuolo, rimasero stupiti e dissero fra loro: - Ecco il figlio nostro che ci dà buon esempio; ciò che dovremmo fare noi per i primi, lo fa lui stesso e c'insegna. - E da quel giorno quei genitori presero la santa abitudine di fare anch'essi il segno della santa croce ogni qual volta sedevano a mensa. Chiuso l'anno scolastico colla distribuzione de' premi, ogni alunno ebbe da D. Bosco il seguente ricordo:

 

Tenor di vita nelle vacanze.

 

1° Ogni giorno. Servire la S. Messa se si può; meditazione ed un po' di lettura spirituale; fuga dell'ozio; buon esempio ovunque. 2° Ogni settimana. Confessione e comunione. 3° Giorno festivo. Messa, predica, benedizione e Ogni momento. Fuga del peccato: Dio ci vede: Dio ci giudicherà. Le scuole si ricomincieranno il 16 agosto.

Mucha Suerte Versione app: 4e9c9ca