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Capitolo 18

Mamma Margherita scuola di carità per Giovanni verso i poveri, i banditi, i pellegrini, gli infermi - La Provvidenza divina soccorre Margherita nella sua povertà - Santo fine col quale ospita i bisognosi.


Capitolo 18

da Memorie Biografiche

del 06 ottobre 2006

Giovanni, cresciuto alla scuola della sua buona madre, ben poteva ripetere le parole di Giobbe: “Dall'infanzia meco crebbe la misericordia e meco uscì dal seno di mia madre”. Infatti massima costante di Margherita era di far sempre del bene a chi poteva, e guardarsi dal far del male ad alcuno, fosse pure con una parola meno riverente o poco amorevole. Il suo animo era sempre tranquillo, nè mai fu che nutrisse risentimento verso alcuno. Non ebbe mai occasione di perdonare, perchè non si reputò mai offesa. Eppure era di carattere sensibilissimo; ma questa sua sensibilità era talmente trasnaturata in carità, che a buon diritto potea chiamarsi la mamma di coloro che si trovavano nel bisogno.

Ella non seppe mai dare a nessuno un rifiuto, e nulla mai negò di quanto gli altri la richiedevano, come se avesse possedute ricchezze sfondolate. I vicini venivano a lei ora per fuoco, ora per acqua, ora per legna. Agli infermi che bisognassero di vino, ne donava generosamente, rifiutando ogni compenso. Dava ad imprestito olio, pane, farina di grano, farina di meliga, sempre che ne fosse richiesta e senza mai dare a vedere che le pesasse simile importunità. Talora chi si era fatto imprestare del pane, trovandosi nella strettezze, veniva a lei peritoso, dicendole: - Margherita; avrei bisogno di pane, ma ho ancora da restituirvi quello che mi avete dato nella settimana scorsa. - Non pensateci più al pane che avete preso nell'altra settimana: vi proibisco di farmene più parola: penserete solamente a restituirmi quello che vi do oggi. - E assolutamente così voleva.

La sua casa era tra i boschi, e più d'una volta dopo cena, a notte inoltrata, sopraggiungevano i banditi, i quali al di là della siepe, che circondava l'aia, chiamavano a voce bassa la padrona della cascina. Usavano questa precauzione per timore d'imbattersi nei gendarmi. Margherita veniva fuori, e quei poveretti, spossati, affamati le chiedevano qualche cosa da mangiare. E Margherita: - Venite pure avanti con sicurezza; per ora non entrate in casa: ho nulla di preparato per ristorarvi, ma non importa: ci aggiusteremo, povera gente! - E chiamava Giovanni e dicevagli: - Va a prendere legna, riempi d'acqua la pentola e falla bollire. Prepareremo la minestra, e la daremo a questi amici. Guárdati però bene dal dire a nessuno ciò che si è fatto stasera. - Giovanni eseguiva tosto gli ordini ricevuti e quindi avvertiva la mamma che la pentola bolliva.

- Getta le paste.

- Mamma, non ne trovo.

- Guarda se c'è della farina.

- Non ce n’è.

- Ebbene, prendi dei pezzi di pane e fa la zuppa.

Talora in casa non vi era pi√π altro da mangiare che croste o pezzi di pane secco. Versata in una scodella la minestra bollente, Margherita chiamava dentro il bandito o i banditi, e li conduceva in un angolo oscuro della stanza, ove la fiammella proiettava l'ombra dell'asta della lucerna. I poveretti divoravano quel cibo, e ristoratisi dicevano: - Grazie, mamma... e da dormire?

- Là v’è un solaio, vi è della paglia. Io non ho altro letto da potervi offrire. Abbiate pazienza.

- Anzi, contentoni; ma... e i carabinieri?

Nella stalla eravi un lucernaio, che sembrava destinato al solo uso di finestra, ma dal quale si passava nel fienile. Nessuno però, che non avesse pratica del luogo, potea immaginarsi che ivi fosse un'uscita. Margherita con brevi parole indicava agli ospiti la topografia della casa e dava loro la buona notte. I banditi, prima di andare a dormire, commossi voleano baciare la mano a mamma Margherita; ma essa: - No, non è questo che io desidero; voglio che andiate a recitar le preghiere. - Sì, sì, lo faremo! statene certa! - E salivano nel luogo indicato, ove passavano la notte tranquilli e con un silenzio rispettoso, come se fossero stati agnellini, nè mai in tanti anni le recarono la menoma noia.

Ma il bello sta qui, che sovente, e talora pochi istanti dopo essersi ritirati i banditi per prender sonno, bussavano alla porta nuovi ospiti. Erano niente meno che i reali carabinieri, i quali avevano l'usanza d'incontrarsi nella casa di Margherita per la corrispondenza, ed ivi si fermavano un tempo abbastanza notevole per riposarsi della marcia. Appena giunti, dati i primi saluti, subito chiedevano a Margherita notizia dei figli. - Giuseppe, Giovanni stanno bene? - E quindi chiamavano Giuseppe, pel quale avevano singolare simpatia. Giuseppe infatti tosto correva a dar loro il benvenuto, avea mille interrogazioni da fare, volea sapere tutte le loro notizie della giornata, le avventure che aveano incontrate e tutte le circostanze degli arresti operati. Ed i carabinieri, vedendolo così vivace, di così facile parola e nello stesso tempo così contento di trovarsi in loro compagnia, s'intrattenevano con molto piacere a parlargli. Con Giovanni però non aveano troppa famigliarità, perchè sdegnava le carezze, parlava poco, non interrogava mai, e stava attentamente ad udire, senza fare osservazioni.

Ma ciò che accadeva non poche volte di singolare in quell'istante era, che i banditi stavano divisi dai carabinieri da una sola porta od assito, e talora da una finestra che in luogo di vetri avea fogli di carta, ed ascoltavano tutti i ragionamenti di coloro che aveano l'ordine di trarli in carcere. Si diede perfino il caso di un bandito sorpreso all'improvviso in quella stanza, sì da non poter rifugiarsi altrove. I carabinieri alle volte sedevansi intorno alla tavola, sulla quale già erano stati posti il sottocoppa ed i bicchieri, ed aspettavano che Margherita li regalasse di una bottiglia di vino, mentre il bandito in un angolo si trangugiava gli ultimi cucchiai di minestra; tuttavia, benchè molte volte sapessero chi stava in quel momento nascosto in casa, dissimulavano e non tentarono mai un imprigionamento, sia perchè ben conoscevano come Margherita nella sua carità soccorresse la sventura indistintamente senza alcun fine secondario, sia per non compromettere quella buona famiglia in intrighi coi tribunali; d'altra parte non era cosa tanto facile metter le mani addosso ad uomini disperati, armati fino ai denti, e prevenuti: prima di perdere la libertà, avrebbero certamente ingaggiata una lotta terribile e forse anche micidiale: era quindi eziandio nel loro interesse di attendere un momento più opportuno e favorevole. Per circostanze impreviste avvenne talora che, mentre i carabinieri entravano da una porta, dall’altra entrassero pure i banditi, i quali si ritraevano precipitosamente. Era impossibile che gli uomini d'arme non si accorgessero allora come in casa vi fossero persone non appartenenti alla famiglia e che erano corse a nascondersi; per lo più toccava al fratello Giuseppe accomodare la faccenda, mentre il cacciatore e la selvaggina erano distanti fra di loro appena di pochi palmi.

Un giorno un brigadiere appena entrato si fermò, e guardando attorno come chi sta in ascolto, disse ad alta voce: - Là c'è qualcheduno. - Giuseppe si fece innanzi: - Chi volete che ci sia?

- Qualcuno nascosto.

- V'ingannate. Non vedete che noi della famiglia siamo tutti qui?

- Eppure vi dico che vi è qualcuno!

- Ed io vi ripeto che non vedo persona. - E frenava a stento le risa. Il brigadiere non proseguì oltre le sue indagini; avea voluto solamente dar prova di accortezza.

Altra classe di persone facea capo alla casa di Margherita: erano i merciaiuoli ambulanti. Non essendovi allora tanta comodità di strade e di osterie, chi si metteva in viaggio pe’ suoi negozi, era obbligato a passare più notti fuori della propria abitazione, e quindi doveva chiedere ospitalità in qualche famiglia che volesse assoggettarsi a simile incomodo. Essendo nota pertanto la bontà di Margherita dalle parti di Morialdo, la sua casa era il convegno di tutti coloro che cercavano un tetto ospitale.

- Mamma Margherita, avete un po' di alloggio?

- E perchè no!

- E anche un po' di cena?

- Lasciate fare a me: qualche cosa troveremo.

Quando la dispensa era provvista del necessario, la cena era prestamente all'ordine; ma più d'una volta Margherita dovea porre il cervello a tortura per non lasciare l'ospite a stomaco vuoto. Giovanni era sempre il cuciniere ufficiale in queste occorrenze. Una volta fra le altre, che dovette annunziare alla madre esservi più nulla per la cena dell'ospite, Margherita sorridendo si diede a cercare e finalmente trovò un pane di miglio. Spezzatolo, lo mise nella pentola; ma bollendo divenne una poltiglia talmente insipida, da non potersi mangiare. Giovanni la fece gustare alla mamma, la quale continuando il suo ridere affettuoso andò alla stalla, munse un po' di latte, lo gettò nella pentola e con questo fece un condimento che rese saporita quella farina di miglio. Ma quello che condiva più di tutto la caritatevole ospitalità era la sua cortesia ed amorevolezza. Al mattino in sul partire l'ospite non avea parole bastanti per ringraziare colei, che costantemente rifiutava ogni offerto compenso col dire: - Io tratto gli amici e non faccio la locandiera.

Se Margherita così agiva con chi non versava che in una necessità momentanea, si può arguire con quale tenerezza accoglieva coloro che erano veramente poveri. Suo figlio Giovanni ricordava sovente come in una notte invernale venisse un miserabile chiedendo d'essere ricoverato. La campagna era coperta di neve e di ghiaccio; ed il poveretto avea le scarpe così sdruscite, che gli scappavano dai piedi. Margherita non avea calzari da donargli; ma al mattino, mentre era per partire, fattolo sedere, gli involse i piedi in un panno; quindi, con alcune cordicelle gli legò sotto le piante la suola delle ciabatte, e facendogli girar le stesse cordicelle attorno alle gambe, lo aggiustò a modo degli antichi romani. E ciò eseguì con tanta maestria, che il poverello potè camminare speditamente, senza il tormento del freddo. Con ragione adunque questa santa donna potè dire al Signore: “Non istette il pellegrino allo scoperto: la mia porta fu aperta al passeggiero”.

In una casetta non lungi da quella di mamma Margherita abitava un certo Cecco, il quale, amante della buona tavola e del lavorar poco, erasi ridotto all'estrema miseria. Viveva quindi a stecchetto, soffrendo molte volte la fame; ma non osava chiedere elemosina, sia per vergogna, sia perchè temeva ricevere ripulse e rimproveri per aver consumato il suo patrimonio. L'infelice dimorava solitario, e di rado usciva di casa. Margherita, compassionando la sua condizione, di quando in quando recavasi sotto la loggia di quella casa, e dalle finestre a pian terreno, senza essere veduta da alcuno, per non umiliare quel miserello, gli gettava nella stanza una quantità di pane sufficiente per qualche giorno. Dopo varii mesi, incontrato per caso Cecco, che ringraziavala colle lacrime agli occhi, gli si offerse di provvederlo di quando in, quando anche di minestra, e restarono d'accordo sul modo: cioè, essa sul far della notte avrebbe dato il segnale, rimproverando ad alta voce qualcuno de’ suoi figli. Portava infatti cautamente sulla piccola loggia del vicino una pignatta di minestra calda, e, ritornata a casa, come se fosse in collera incominciava a gridare a Giovanni o a Giuseppe. A quelle grida il vicino apriva la porta, sporgeva la mano e ritirava in casa la minestra.

Per dir che facciamo, non potremo mai celebrare abbastanza la generosità di questa donna, la cui vita fu un'opera continua di carità. Tuttavia per quanto ella desse agli altri, sempre ebbe di che far elemosina: sembrava che la Provvidenza si prendesse cura essa stessa di non lasciarle mancare il necessario, specialmente quando erasi privata di tutto.

Un giorno Margherita non avea più pane in casa e mancava assolutamente di farina. Mentre studiava il modo di provvedere, ecco venire a caso un suo vicino, certo Luigi Veglio, per salutarla. Accortosi dell'impiccio della buona donna, uscì subito senza dir parola, e ritornato alla sua abitazione, posta a Filippelli, frazione della borgata, chiamò un servo e gli disse: - Vieni qui, e prendi questo sacco di farina. - Il servo fece la prova di sollevare quel sacco: - È troppo pesante! - esclamò. - Se non puoi portarlo tutto in una volta, dimezzalo e portalo in due volte - disse il padrone. - E dove debbo portarlo? - Vieni con me! - E condusse il servo poco lungi dalla casa di Margherita: - Vedi, portalo e lascialo in quella casa, ma non dire essere io che l'ho mandato. - Il servo salì, depose il sacco e consegnandolo a Margherita: - È per voi! - disse. - E chi vi ha dato ordine di portare questa farina? - interrogò Margherita. - Mi fu vietato di dirvelo. - Margherita insisteva; il servo si inviluppava in risposte evasive, misteriose. Margherita però ben indovinava chi ne fosse il donatore, conoscendo presso di chi era a servizio quell'uomo. Finalmente entrò Luigi Veglio, il quale, stando nascosto a piccola distanza, avea udito quel dialogo, e francamente le disse: - Ascoltatemi, Margherita: sono io davvero; avrei amato meglio rimaner sconosciuto, ma poichè vedo che il mio servo non è capace di custodire un segreto, non voglio farvi misteri. Ciò che ho fatto è un mio dovere. Voi avete dato tutto ai poveri, ed è ben giusto che altri venga in vostro soccorso, trovandovi voi nella necessità.

Da quel punto la moglie di Veglio, di nome Maria, vedendo Margherita consumare in quel modo il fatto suo, non meno generosa del marito, prese a mandarle ora una mezza emina di frumento, ora un sacco di meliga, ed ora anche provviste di vino. Spesse volte le diceva: - Quando non avete più nulla da dare in elemosina, venite pure a casa mia e prendetevi ciò che vi farà di bisogno. E specialmente quando andate a visitare gli ammalati, se li trovate mancanti del necessario, fatemi subito avvertita ed io provvederò. - Infatti Margherita era l'angelo consolatore di tutti gli infermi e di tutti i moribondi della borgata; ed a' suoi fianchi stava sempre Giovanni, pronto a qualunque servizio ed assistenza, e a correre ove il comando della madre mandavalo, o per chiamare qualche vicino o parente, o per provvedere medicine di erbe, delle quali aveva imparato a manipolare un certo numero. Essa li visitava, li soccorreva, li assisteva, li serviva, passava a canto del loro letto le notti intere, li preparava a ricevere i santi Sacramenti, e, avvicinandosi l'agonia, più non li abbandonava finchè fossero spirati. Essendo la parrocchia lontana, e però difficile che potesse giungere il prete in tempo per leggere le preghiere degli agonizzanti, Margherita stessa raccomandavane l'anima al Signore e suggeriva loro sentimenti così cristiani, così opportuni e con termini così propri, che le sue parole faceano profonda impressione eziandio in tutti gli astanti.

 

Tanta generosità di cuore in Margherita non deve far meraviglia, poichè essa era donna di continua preghiera. Nell'uscire di casa per andare al lavoro, nel ritornare dalla campagna, in mezzo alle sue faticose occupazioni, recitava e ripeteva il santo rosario. Era bello in sulla sera vederla avviarsi verso casa, tenendo sulla spalla colla mano sinistra la zappa od il sarchiello, conducendo colla destra i suoi due fanciulli, e recitare l'Angelus Domini al suono della campana che lontana risuonava in fondo alle valli. In casa poi non vi era mai motivo sufficiente per farle ommettere le preghiere in comune del mattino e della sera; anzi invitava sempre i suoi ospiti a pregare con lei per tutta ricompensa dell'ospitalità loro accordata. Erano banditi, carabinieri, negozianti, poverelli, viaggiatori smarriti; ma nessuno osava rifiutarsi. Ella avea loro posto innanzi, come a fratelli, quanto possedeva: pane, polenta, minestra, vino; sarebbe stata certo una villania non accettare un invito, del quale tutti sentivano la ragionevolezza, eziandio coloro che solevano trascurare il dovere dell'orazione. Era veramente una scena sorprendente vedere i carabinieri togliersi il cappello e piegar le ginocchia; ovvero i banditi chinar la fronte velata da folti capelli e pronunciare quelle parole del Pater o dell'Ave, che da tanto tempo non avevano più recitate. Margherita in quel momento giubilava nel suo cuore, poichè il fine principale della sua ospitalità era precisamente questo di trarre dalle labbra de’ suoi ospiti un inno di lode al Signore. E questo inno ritornava sopra di lei e sopra la sua famigliuola come rugiada di grazie feconde; perocchè quanti erano da lei beneficati, passando innanzi alla sua casa o ricordandola, doveano ripetere le parole del Salmo: “La benedizione del Signore sopra di voi: noi vi abbiamo benedetti nel nome del Signore”.

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