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Capitolo 16

Il terz'anno di Convitto - La principale occupazione di D. Bosco Istruzione catechistica ragionata - Ammonimenti per ben ricevere il Sacramento di Penitenza - Norme pratiche pei confessori di giovinetti - Brevi avvertenze per chi si dedica agli Oratori festivi.


Capitolo 16

da Memorie Biografiche

del 20 ottobre 2006

 

Il Teol. Guala aveva permesso a D. Bosco di passare ancora un anno al Convitto, favore che soleva concedersi solamente ai più segnalati per pietà e per studio. E però appena finita la novena e festa del S. Rosario a Castelnuovo, D. Bosco si affrettò a ritornare a S. Francesco di Assisi, ove gli venne pure affidata la carica di ripetitore straordinario, e nel corso dell'anno eziandio la cura di alcuni convittori tardi d'ingegno e bisognosi di maggior istruzione.

In quest'anno venne pure al Convitto per incominciare i suoi corsi di morale pratica D. Giacomelli, il quale sedendo nella scuola a fianco di D. Bosco, potè osservarlo sempre diligentissimo alle lezioni, non ostante le svariate occupazioni, cui lo costringevano l'obbedienza e la carità sua.

La principale delle quali però era sempre quella dell'Oratorio festivo coll'istruzione catechistica, in cui egli riponeva il principio dell'educazione morale de' suoi birichini. Perciò, chiedendone l'aiuto al Signore, ripetevagli sovente: “La esposizione di tue parole, o Signore, illumina e dà intelletto ai piccoli”. Ed il suo insegnamento non era solamente una ripetizione materiale dì quelle auree dimande e risposte contenute nel volumetto del Catechismo, sibbene le corroborava con prove di miracoli e profezie tratte dai libri sacri, che dimostrano Dio stesso aver rivelate quelle verità che si debbono credere, Dio stesso aver comandato colla sua legge quello che si deve operare e quello che si deve fuggire. 

Per tal modo i fanciulli si rendono ragione della loro fede; cosa importantissima senza dubbio, perchè, se manca la persuasione, le credenze vacillano e le passioni e l'errore col crescere degli anni finiscono per togliere affatto il santo timor di Dio. E questa fede ragionata non cessa mai dal premunire contro le future cadute, giacchè al dir del Salmista “Il giovanetto corregge le sue inclinazioni in osservando le parole del Signore” e del continuo spinge verso il sentiero della salute chi avesse la disgrazia di fuorviare.

In modo particolare nei catechismi intrattenevasi lungamente nello spiegare le disposizioni necessarie per ben ricevere e con frutto il Sacramento della Penitenza ed i vantaggi che ne provengono all'uomo dal praticarlo con costante regolarità. Era ben persuaso che solo colla frequenza a questo Sacramento e quindi a quello della S. Comunione il giovanetto può passare immacolato il tempo, nel quale coll'età si sviluppano in lui le passioni più pericolose, mentre è pure l'unica tavola di salvamento e di ravvedimento per coloro che dalle passioni fossero sopraffatti. Della quale sua intima convinzione fanno fede le continue esortazioni che a voce e per iscritto rivolgeva a' suoi cari giovanetti. A mo' d'esempio riportiamo quanto egli scrive nella vita di Michele Magone. Egli fa una parentesi tutta rivolta ai giovanetti, ed infine v'aggiunge pur qualche utilissimo ammonimento pei confessori.

“Per prima cosa, egli dice, vi raccomando di far quanto potete per non cadere in peccato: ma se per disgrazia vi accadesse di commetterne, non lasciatevi mai indurre dal demonio a tacerlo in confessione. Pensate che il confessore ha da Dio il potere di rimettervi ogni qualità, ogni numero di peccati. Più gravi saranno le colpe confessate, più egli godrà in cuor suo, perchè sa essere assai più grande la misericordia divina, che per mezzo di lui vi offre il perdono, ed applica i meriti infiniti del prezioso sangue di Gesù Cristo, con cui egli può lavare tutte le macchie dell'anima vostra.

” Ricordatevi che il confessore è un padre, il quale desidera ardentemente di farvi tutto il bene possibile, e cerca di allontanare da voi ogni sorta di male. Non temete di perdere la stima presso di lui confessandovi di cose gravi, oppure che egli venga a svelarle ad altri. Perciocchè il confessore non può servirsi di nessuna notizia avuta in confessione per nessun guadagno o perdita del mondo. Dovesse perdere anche la propria vita, non dice, nè può dire a chicchessia la minima cosa relativa a quanto ha udito in confessione. Anzi posso assicurarvi che più sarete sinceri ed avrete confidenza con lui, egli pure accrescerà la sua confidenza in voi e sarà sempre più in grado di darvi quei consigli ed avvisi che gli sembreranno maggiormente necessari ed opportuni per le anime vostre.

” Ho voluto dirvi queste cose, affinchè non vi lasciate mai ingannare dal demonio tacendo per vergogna qualche peccato in confessione. Io vi assicuro, o giovani cari, che mentre scrivo mi trema la mano pensando al gran numero di cristiani che vanno all'eterna perdizione, soltanto per aver taciuto o non aver esposto sinceramente certi peccati in confessione! Se mai taluno di voi ripassando la vita trascorsa venisse a scorgere qualche peccato volontariamente ommesso, oppure avesse solo un dubbio intorno alla validità di qualche confessione, vorrei tosto dire a costui: Amico, per amore di Gesù Cristo e pel sangue prezioso che egli sparse per salvare l'anima tua, ti prego di aggiustare le cose di tua coscienza la prima volta che andrai a confessarti, esponendo sinceramente quanto ti dà pena, precisamente come se ti trovassi in punto di morte. Se non sai come esprimerti, di' solamente al confessore che hai qualche cosa che ti dà pena nella vita passata. Il confessore ne ha abbastanza; seconda solo quanto egli ti dice, e poi sta sicuro che ogni cosa sarà aggiustata.”

” Andate con frequenza a trovare il vostro confessore, pregate per lui, seguite i suoi consigli. Quando poi avrete fatta la scelta di un confessore, che conoscete adatto pei bisogni dell'anima vostra, non cangiatelo più senza necessità. Finchè voi non avete un confessore stabile, in cui abbiate tutta la vostra confidenza, a voi mancherà sempre l'amico dell'anima. Confidate anche nelle preghiere del confessore, il quale nella santa Messa prega ogni giorno pe' suoi penitenti, affinchè Dio loro conceda di fare buone confessioni e possano perseverare nel bene: pregate anche voi per lui.”

” Potete però senza scrupolo cangiare confessore quando voi o il confessore cangiaste dimora e vi riuscisse di grave incomodo il recarvi presso di lui, oppure fosse ammalato, o in occasione di solennità ci fosse molto concorso presso il medesimo. Parimente se aveste qualche cosa sulla coscienza che non osaste manifestare al confessore ordinario, piuttosto di fare un sacrilegio cangiate non una, ma mille volte il confessore.

” Che se mai quanto scrivo fosse letto da chi è dalla divina Provvidenza destinato ad ascoltare le confessioni della gioventù, vorrei, omettendo molte altre cose, umilmente pregarlo a permettermi di dirgli rispettosamente:

” 1°. Accogliete con amorevolezza ogni sorta di penitenti, ma specialmente i giovanetti. Aiutateli ad esporre le cose di loro coscienza; insistete che vengano con frequenza a confessarsi. È questo il mezzo più sicuro per tenerli lontani dal peccato. Usate ogni vostra industria, affinchè mettano in pratica gli avvisi che loro suggerite per impedire le ricadute. Correggeteli con bontà, ma non sgridateli mai; se voi li sgridate, essi non vengono più a trovarvi, oppure tacciono quello, per cui avete loro fatto aspro rimprovero.”

” 2°. Quando sarete loro entrato in confidenza, prudentemente fatevi strada ad indagare se le confessioni della vita passata siano ben fatte. Perocchè autori celebri in morale, in ascetica e di lunga esperienza, persone autorevoli che hanno tutte le garanzie della verità, tutti insieme convengono a dire che per lo più le prime confessioni dei giovanetti, se non sono nulle, almeno sono difettose per mancanza di istruzione, o per ommissione volontaria di cose da confessarsi. Si inviti il giovinetto a ponderare bene lo stato di sua coscienza particolarmente dai sette ai dieci, ai dodici anni. In tale età si ha già cognizione di certe cose che sono grave male, ma di cui si fa poco conto, oppure si ignora il modo di confessarle. Il confessore faccia uso di grande prudenza e di grande riserbatezza, ma non ommetta di fare qualche interrogazione intorno alle cose che riguardano alla santa virtù della modestia. ” Vorrei dire molte cose sul medesimo argomento, ma le taccio, perchè non voglio farmi maestro in cose, di cui non sono che povero ed umile discepolo. Qui ho detto queste poche parole che nel Signore mi sembrano utili alle anime della gioventù, al cui bene intendo di consacrare tutto quel tempo che al Signore Dio piacerà lasciarmi vivere in questo mondo”.

In una memoria poi scritta per i suoi figliuoli, i Salesiani, nel 1845 così si esprime: “Quando si è richiesti ad ascoltare le confessioni, a ciascuno si presenti con animo ilare, e non si usi mai sgarbatezza, nè mai si dimostri impazienza. I fanciulli si prendano con modi dolci e con grande affabilità. Non mai si strapazzino, nè si facciano le meraviglie per l'ignoranza o per le cose deposte in confessione. Qualora si vedesse necessità in qualcuno di essere istruito, esso sia invitato in tempo e luogo adattato, ma a parte. Le cose che ordinariamente mancano nelle confessioni dei fanciulli sono il dolore dei peccati ed il proponimento. Quando manca l'una o l'altra di queste qualità causa l'ignoranza, si consigli il fanciullo ad istruirsi frequentando il catechismo o studiando la dottrina stampata, se egli è capace di leggere e comprendere quel che legge. Nel dubbio però, se non appare colpa grave, si può loro dare soltanto la benedizione”.

D. Bosco in questa sua memoria aggiungeva alcune norme generali per fare del bene negli Oratorii festivi, le quali dimostrano eziandio quanto fosse grande la sua prudenza. “ È cosa assai importante, egli dice, ed utile per la gioventù di fare in modo che non mai un fanciullo si parta malcontento da noi. Al contrario si lasci sempre con qualche regaluzzo, con qualche promessa o con qualche parola che lo animi a venire volontieri a trovarci. Conviene però poi mantenere costantemente le promesse fatte ai fanciulli, o almeno dare la ragione di non averle adempiute. ” Per correggere con frutto, non si deve mai far rimprovero in presenza di altri.”

” Cerca di farti amare, di poi ti farai obbedire con tutta facilità. Non sarai mai troppo severo nelle cose che servono a conservare la moralità”.

Tutto ciò era conseguenza della sua carità verso Dio, carità che si appalesava nel modo edificante, col quale amministrava i SS. Sacramenti, ed informava tutti quanti i suoi modi di trattare coi giovanetti e le sue frequenti esortazioni per ritrarli dall'offesa di Dio e stimolarli al suo santo amore.

 

 

 

 

 

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