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Capitolo 1

1862 Guarigione di D. Bosco - Le strenne della Madonna ai giovani dell'Oratorio - Un registro che può spiegare un fatto sorprendente - Una curiosità delusa - Consegna delle strenne e loro effetto - Tenore di alcune strenne - Due testimonianze.


Capitolo 1

da Memorie Biografiche

del 01 dicembre 2006

Gloria filiorum, patres eorum: Nostra gloria, D. Giovanni Bosco! Giorno memorabile il 24 luglio 1907, nel quale la Santa Madre Chiesa lo ha dichiarato VENERABILE SERVO DI DIO! Egli, il servo buono e fedele, che ha saputo trafficare i talenti a lui consegnati. I suoi pensieri, i suoi affetti erano all'unissono con quelli del suo Signore, del quale sta scritto ne' libri sacri: Misericordiam et veritatem diligit Deus. Infatti tutte le opere di D. Bosco furono misericordia e verità, non quali piacciono al mondo, ma tali da meritarsi il premio eterno. “ Se piacessi agli uomini, così San Paolo ai Galati, non sarei servo di Cristo ”. Ed è questo il ricordo che infinite volte D. Bosco ripeteva ai suoi alunni colle parole di Tobia: - Servite di cuor verace il Signore e studiatevi di fare quello che piace a lui.

Ciò premesso, torniamo a rivedere il nostro Venerabile in atto di dar prova di ciò che abbiamo asserito, notando, a nostro modo di giudicare, come quel Dio che ama la verità, svelasse a lui gli ignoti e occulti misteri di sua sapienza.

Sul fine del sesto volume di queste Memorie abbiamo scritto, che dopo le feste Natalizie, egli, infermo di risipola, aveva per alcuni giorni tenuto il letto. Alzatosi però il 31 dicembre, alla sera, contro il parere di tutti, che temevano una recrudescenza del male, era sceso nel parlatorio per salutare tutti i suoi cari giovani ivi radunati e porgere loro consigli per l'anno 1862 come strenna generale. Nello stesso tempo aveva promesso di dare a ciascuno di essi, il domani, un'altra strenna particolare, meravigliosa, straordinaria.

Spuntò il primo gennaio 1862, e, ciò che in questo giorno accadde lo raccogliamo dalle cronache di D. Ruffino e di D. Bonetti, le quali vanno intieramente d'accordo.

“ Al suono della levata, ovvero dell'Ave Maria, D. Bosco ricevette il comando (ciò asserì egli stesso, ma non volle dire da chi) di andare immediatamente in chiesa a celebrare la santa Messa. Così fece. Dopo venne in refettorio a prendere il caffè: andò pure a pranzo cogli altri; e certo della guarigione mandò via tutte le medicine e licenziò il medico.

Non si può descrivere la commozione, cagionata dalla promessa di D. Bosco, che intanto agitava tutti i giovanetti. Con quale impazienza passarono la notte dal 31 dicembre al primo gennaio, ed il giorno seguente! Con quale ansietà aspettarono la sera per udire quanto loro avrebbe detto il buon padre!

” Finalmente dopo le orazioni i giovani in silenzio profondo attesero D. Bosco, il quale salita la cattedra svelò il mistero e disse: - la strenna che vi dò non è mia. Che direste se la Madonna stessa in persona venisse ad uno per uno di voi a dirvi una parola? Se Ella avesse preparato per ciascuno un suo biglietto per indicargli ciò di cui egli più abbisogna, o quello che Essa vuole da lui? Ebbene, la cosa è appunto cosi. La Madonna dà a ciascuno una strenna!

” Prima di tutto però io voglio mettervi alcune condizioni. La prima si è che non si divulghi il fatto fuori di casa, perché io potrei essere compromesso; la seconda è questa: chi vuole credervi vi creda: se poi qualcuno non vuole credere, stracci il suo biglietto e non ci dia retta: ma non se ne burli per niente, si guardi dal metterlo in ridicolo.

” Veggo che alcuno vorrà sapere e domanderà: - Come è avvenuto questo? La Madonna ha scritto essa i biglietti? La Madonna in persona ha parlato a D. Bosco? D. Bosco è il segretario della Madonna ? - Io rispondo: non vi dico niente di più di ciò che vi ho detto. I biglietti gli ho scritti io, ma come ciò sia avvenuto non lo posso dire: nè vi sia alcuno che si prenda l'incarico d'interrogarmi, perchè mi metterebbe negli imbrogli. Ciascuno si contenti di sapere che il biglietto viene dalla Madonna.

” È una cosa singolare! Sono più anni che domando questa grazia e finalmente l'ho ottenuta. Ognuno di voi perciò consideri quell'avviso come se procedesse dalla bocca stessa di Maria Vergine.

” Venite dunque in mia camera e darò a ciascuno il proprio biglietto. Mi raccomando che ciascuno legga il suo, lo comunichi anche ad un suo amico, lo stracci anche, se vuole, dopo d'averlo letto, ma si prenda guardia dal metterlo in burla.

” Tuttavia vi esorto a conservarlo con gran cura, perchè io non ne posso tener copia. Vi assicuro che neanche io so quel che vi è scritto su ogni singolo biglietto e quale appartenga ad ognuno di voi in particolare. Io li ho scritti sovra ad un quaderno; accanto al biglietto avvi il nome di ciaschedun giovane; taglio il biglietto e non tengo altro che i nomi, dimodochè chi lo perde o dimentica tutto è finito, nessuno ne sa più nulla. Siccome la cosa è molto lunga, così in questa sera potranno passare in mia camera tutti i preti, i chierici, ed anche i filosofi secolari. Dormite bene ”. -

I chierici, i preti, i salesiani laici accompagnarono Don Bosco in sua camera ed ebbero, parte la stessa sera, parte nella seguente, le primizie di quelle strenne preziose. D. Bonetti

ricevuto il listino di carta a lui intestato, lesse: Accresci il numero de' miei figli. - Tosto trascrisse nella sua cronaca tale raccomandazione e vi aggiunse: - “ Voi intanto, dolcissima Mamma mia, che mi deste un sì caro consiglio, datemi pure i mezzi per metterlo in esecuzione, e fate che io accresca veramente questo bel numero, ma che vi sia io pure compreso. - 2 - 1862 ”.

Ma che cosa era dunque succeduto in quella notte memorabile? Che cosa aveva visto D. Bosco?

Il quaderno cui D. Bosco accennava, che si conserva negli archivii e noi attentamente abbiamo esaminato, consiste in un grosso e vecchio registro in foglio, ossia centone di sue memorie autografe senza ordine. In primo luogo vi sono qua e là notate le pattuite rette mensili già soddisfatte; e le somme sborsate ai creditori dell'Oratorio nel 1853, 1854 e 1855. Poi si leggono i voti che molti ricoverati meritarono per studio, profitto nell'arte e condotta in varii anni, e i motivi pei quali alcuni furono licenziati dalla Casa. Vi è l'elenco dei nomi degli alunni, anno per anno, che furono nell'Oratorio dal 1853 al 1858, e mancano interamente quelli degli accettati dal 1859 al 1862.

Ora, esaminando il complesso di questo registro, si può ragionevolmente riprodurre ciò che accadde e che da Don Bosco non si potè sapere. Egli si trovava seduto al tavolino prima della mezzanotte, quando un'improvvisa apparizione e un comando gli fece dar di piglio in fretta al primo quaderno che gli venne alla mano. Quindi scrisse sotto dettato currenti calamo il nome di tutti i giovani e di tutte le altre persone, che si trovavano nell'Oratorio, ma senza alcun ordine alfabetico. A mano a mano che era scritto un nome, scriveva la strenna corrispondente che gli veniva suggerita: nome e strenna erano contenuti sempre in una sola riga. Tali righe occuparono un venti e più fogli da una sola parte, e a salti, perchè alcune pagine erano già interamente, ovvero per metà ingombre. Sono 573 sentenze, o motti od avvisi, che si vogliano chiamare, intorno a cosa da praticarsi, o da fuggirsi, precisi, diversi, adattati al bisogno di ciascheduno; incoraggiamento ai buoni, rimproveri ai cattivi o ai trascurati. È  un lavoro non indifferente, e diremmo una cosa impossibile in una notte, pensare avvisi singolari e così a proposito. Si comprende che se la sua mano scriveva, un'altra era la mente che dettava. Infatti, come vedrassi, certe strenne svelarono segreti da far meditare coloro che le ricevettero.

Un caso strano accadde in quei giorni. Come D. Bosco ebbe annunziato che aveva una strenna così sorprendente da distribuire, dall'annunzio alla distribuzione completa passò qualche giorno. Quindi due giovani discoli (cosi narrò più volte D. Bosco) congiurarono di andare nella camera del Superiore, quando esso ne fosse uscito, per involargli il quaderno, osservare se nulla vi fosse sul loro conto, o almeno per leggere le strenne prima che fossero distribuite. Erano spinti da un po' di malignità, o curiosità, o desiderio di mettere in burla i compagni, conosciuti i loro segreti. E tanto fecero che riuscirono ad avere in mano quel quaderno. Avidamente voltarono e rivoltarono le pagine, ma con loro sorpresa le videro tutte bianche: perciò riposero il quaderno al suo posto, senza aver potuto scoprire proprio nulla. Don Bosco narrò poi a tutti i giovani radunati come quei due curiosi fossero stati puniti da Dio, D. Berto Gioachino, anni dopo, udì confermare eziandio la stessa cosa, dalla sua bocca.

I giovani intanto si affrettavano ad affollarsi, con una certa qual ansietà, sulla porta della camera di D. Bosco, per ricevere il proprio biglietto.

Grandissima fu l'impressione che destò questa strenna e il bene che produsse non si può immaginare, In quei giorni, chi era fuori di sè dalla gioia, chi era pensieroso, chi piangeva, chi se ne stava solitario. Qualcuno fece vedere la propria strenna ai compagni, ma altri la tennero gelosamente nascosta.

Il Chierico Ruffino Domenico si diede premura di raccogliere quel maggior numero di biglietti che potè per tracopiarli e tenerne memoria: e 48 si arresero alle sue preghiere. Gli altri 525, fatta una piccola eccezione, che diremo più sotto, o non furono richiesti, o tennero per sè il misterioso biglietto; e sicuramente fra questi vi erano i più caratteristici, i più chiari, o per profezia minacciosa, o per rivelazione di coscienza. L'accostarsi continuo della folla di giovani al tribunale di penitenza fu il primo effetto della strenna.

Ecco il tenore dei biglietti raccolti e conservati. In alcuni, per i dovuti riguardi, sostituiremo i nomi con lineette.

D. Alasonatti - Colla pazienza e col coraggio aumenterai il numero de' miei figli.

Rua - Ricorri a me con fiducia nei bisogni dell'anima tua.

Durando - Il mondo vuole darti l'assalto.

Provera. - Colla benignità mi farai molti figli.

Dassano. - Il mondo ti riempie il cuore di terra.

Costamagna. - Prendi norma dai buoni nell'operare.

Perino.                  Confida in me che sono tua madre.

Pelazza.    Cercati un vero amico, e, quando l'avrai trovato ascoltalo in tutto ciò che ti dice.

Cottino. - Perchè ricorri così di rado a me?

Ruffino. - Pratica e promuovi la virtù dell'umiltà.

Boggero. - Fa santi i tuoi discorsi.

Pellegrini. - Pazienza, Pazienza! Ma bisogna unirla colla carità e col fervore.

Parigi. - Fa coraggio a perseverare; spera pi√π in me che negli aiuti umani.

Momo. - Pratica l'umiltà e sarai caro a me ed al mio Figlio.

Chiapale. - Non sai ancora che cosa sia l'ubbidienza.

Buratto. - Rifletti su te e ricorri a me.

Perucatti Giacinto. - Pensa che le spine in vita sono rose in morte.

Chiariglione. - In tutto quello che fai pensa se hai di mira la gloria di Dio.

Arcostanzo. - Non si va in Paradiso in mezzo alle delizie.

Galetti Felice. - Perchè non dai ascolto a chi ti vorrebbe rendere felice?

Mona. - Pi√π fatti e meno parole.

Quattrocolo. - Hai alcuni confidenti pericolosi: confida pi√π in me che in essi.

Damiasso I. - Puoi fare e non fai: allontana da te l'accidia.

Damiasso II. - Se non ricorri pi√π spesso a me lavori invano per l'anima e pel corpo.

Capello. - Guardati da non tornar indietro; prega meglio.

Galliano Matteo. - Lavora di pi√π pel cielo e ti avanzerai nello studio.

Rebuffo. - Se confidi in te guasti tutto. Confida pi√π in me ed in chi ti guida.

Baietto. - Perchè temi tanto la fatica? Non ti sarà ricompensata? Confida più in me.

Perazza (esterno). - Lavori invano per l'anima e pel corpo se non ti cerchi un buon consigliere.

Macocco. - Accostati spesso al pane degli angioli e acquista la regina delle virt√π.

Mosselli. - Se fai quanto puoi io ti aiuterò; ma prega meglio.

Protti. - Il paradiso non è fatto per i poltroni: perchè scialacqui tanto tempo?

Ansaldi. - Coraggio! cibati spesso del pane dei forti, e ricorri spesso a me.

Panetti. - Perchè ricorri cosi di rado a me?

Peire. - Sii pi√π assiduo al tuo dovere e pregami pi√π volentieri.

Demagistris Ignazio. - Non occupi tutto il tuo ingegno: la virt√π ne perde, e l'anima?

Ghella. - Se non puoi primeggiare nello studio, lo puoi nella pietà.

             - C.C.C.

 - Non perdere la più bella delle virtù.

 - Il mondo ti riempie il cuore di terra.

 - Studia bene che cosa sia la carità e l'umiltà.

      - Finchè il tuo cuore sarà pieno di terra, non entrerà il vero amore di Dio.

          - Sta attento per non tornare indietro. Ascolta l'amico dell'anima.

       - Il tuo operare mi è una spina al cuore.

       - Sei schiavo del demonio; sei però ancora in tempo.

       - Sei piccolo, ma la tua malizia è grande: emendati presto.

       - Castità, carità, confidenza.

          - Oh se tu sapessi il gran premio che sta preparato alla regina delle virtù! Coraggio!

Alle strenne suddette noi ne possiamo aggiungere quattro, che ci furono consegnate da poco tempo.

Anglois. - Raddoppia l'impegno; ricorri pi√π spesso a me; e va avanti,

Garino. - Ricordati di me, che sono tua madre.

B. - Non pretendere di farti santo tutto d'un colpo.

S. - Bisogna tutti i giorni fare un passo verso il paradiso.

Per più giorni durò il concorso dei giovanetti alla camera di D. Bosco per avere la propria strenna. Ma prima ancora che tutti l'avessero, rallentò la foga e la curiosità di ricevere e conoscere. Vedendo l'effetto prodotto nei compagni, persuadendosi che non era uno scherzo, timorosi per i rimpro­veri della propria coscienza, pusillanimi nel mettersi al ser­vizio di Dio, in sull'ultimo un certo numero non voleva più andare a ritirare il proprio biglietto, temendo di leggervi qualche verità troppo cruda. Alcuni di costoro invitati da D. Bosco dopo qualche esitanza si arresero e andarono a prendere la strenna, ma tredici non si presentarono.

Di costoro sta ancora il biglietto in quel libro famoso attaccato al proprio nome. Noi qui li riportiamo omettendo i nomi.

   - Potresti fare assai più pel bene dell'anima tua.

     - La negligenza congiunta alla poca pietà mi spiace: svegliati.

   - Ricorri più spesso a me; combatti; io ti aiuterò a vincere.

   - Hai un verme che ti rode l'anima e il corpo: guai se non lo distruggi.

   - Scegliti migliori compagni: fuggi la negligenza; prega meglio.

   - Con un migliore avvenire studia di riparare al passato: che ritardi?

   - Tu ami l'ozio, vuoi piacere alla gola, ma dispiaci a me ed al mio figliuolo - G. C. Guai se non ti emendi.

   - La tua trascuratezza rende inutili le tue fatiche; fuggi l'ozio; studia e prega.

 - Frequenta i Santi Sacramenti: prega meglio; sii più ubbidiente.

 - Aggiusta bene le cose di coscienza: occupa più il tempo; prega meglio.

 - L'ozio e la gola fanno temere di te; emendati; prega meglio.

 - Pensi molto al corpo, poco all'anima: la morte si avvicina, preparati.

 - Medita di più le cose eterne: sii costante nella pietà; perchè ricorri tanto di rado a me?

“ Tali strenne, scrisse D. Dalmazzo Francesco, manifestavano quanto fosse grande in D. Bosco il dono della scrutazione dei cuori (e donde gli venisse una simile virtù) avendo egli indovinato il debole di ciascuno, come io per mia stessa esperienza potei provare. Ad un giovane che era stato mio compagno di scuola in rettorica, consegnò nella strenna queste precise parole: - Colle idee rivoluzionarie non si va in Cielo. - Questa espressione fu profetica. Uscito dall'Oratorio e divenuto professore, andò in Isvizzera, ove mercè l'aiuto delle sêtte fu ben presto direttore di un collegio cantonale. Più tardi divenne lancia spezzata dei più accaniti rivoluzionari e giovandosi della eloquente ed affascinante sua parola, dominava come tribuno le adunanze popolari. Morì poco più che trentenne, in braccio dei demagoghi privo de' Sacramenti ”.

D. Ruffino Domenico racconta altro fatto. “ Un giovane falegname sui ventidue anni era venuto nell'Oratorio sul finire dell'anno antecedente. Come gli altri ricevette la sua strenna, della quale però non conobbi il tenore. Avuto quegli in mano il biglietto, trovandosi in mezzo ai compagni saltò sulle furie, e diceva di, volerlo portare al curato della parrocchia, perchè giudicasse di quell'ingiusto rimprovero. Declamava di essere sempre andato a confessarsi, di aver sempre adempiuto agli obblighi di un cristiano. Quindi recavasi dal Prefetto della casa per licenziarsi dall'Oratorio. D. Bosco, saputa quella diatriba, gli mandò a dire che portasse un biglietto del parroco, che testificasse la sua religiosa condotta al paese.

 - Ma io andava a confessarmi a Pasqua, ma non dal parroco.

” E D. Bosco di rimando: - Ditegli che mi porti un solo biglietto di Pasqua.

 - Che? egli rispose al messo di D. Bosco: Io sono sempre andato a fai la Pasqua. - Così dicendo si allontanò proferendo mille improperii. Passò quel giorno ed egli aveva riflettuto seriamente. Il domani si presentò a D. Bosco con un contegno umile e commosso.

   - Ebbene? gli disse amorosamente il Servo di Dio.

   - Padre! Vedo che ha ragione; ora voglio tutto aggiustare con lei ”.

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