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Capitolo 1

Stato delle cose in Piemonte nel 1841 - Carlo Alberto e sue aspirazioni - La congiura delle sette.


Capitolo 1

da Memorie Biografiche

del 13 ottobre 2006

 Il nostro racconto della vita di D. Bosco è giunto al 1841. In Piemonte regnava la pace e la sicurezza. Carlo Alberto per lo spazio di diciotto anni ebbe la gloria di essere stato padre più che principe del suo popolo, di avere amata la legge di Dio, venerata la Chiesa... Per lui mantenne il Piemonte un posto rispettato fra le potenze di Europa, per lui fiorì il commercio, prospere furono le finanze, retta la giustizia, il nome sardo conosciuto e benedetto ne' più rimoti lidi... Politica libera da ogni influenza straniera, attitudine d'indipendenza assoluta....Il suo esercito e la sua flotta erano formidabili per il piccolo, ma armigero Stato che era il regno sardo. Il nome dì questo Re era glorioso per la bravura dimostrata nel 1823 in Ispagna in difesa di Ferdinando VII contro la rivoluzione vittoriosa e nell'espugnazione del forte Trocadero. Egli Principe degno di regnare, poichè nel 1835 alle intimazioni dei ministri di Francia e d'Inghilterra, De Broglie e Lord Palmerston, i quali non potevano soffrire che Don Miguel in Portogallo e Don Carlos in Spagna fossero sostenuti col peso di sua autorità e col concorso efficace de' suoi consigli, di sue armi e danari, egli rispondeva di volere essere Re in casa sua. Le relazioni internazionali, dirette da mano sicura, lo mantenevano in alta riputazione al cospetto delle grandi potenze.

In pari tempo egli dava il buon esempio ai sudditi, mostrandosi sinceramente religioso. Frequentava i Sacramenti, leggeva e continuamente commentava la Sacra Scrittura, donde traeva salutari e soprannaturali ammonimenti, ed in Torino assisteva di frequente a novene e ad altre pubbliche pratiche religiose.

Ma in Carlo Alberto erano sempre vive le fantasie di gloria intravedute ne' suoi sogni giovanili. Egli pensava di succedere all'Austria nel possesso dell'Alta Italia per costituirsi con sincerissima pietà scudo e spada al Papato. Ed era determinato per questa causa a vincere o a morire. Personaggi di grande autorità si univano agli adulatori e accendevano sempre più questa sua passione. Non gli facevano sentire attorno che parole di profonda venerazione per la Chiesa, di gran zelo per la causa di Dio, accompagnate da sospiri pei pericoli, da cui era minacciata la S. Sede per la presenza degli Austriaci in Italia. Gli ipocriti, che volevano fare, se loro fosse stato possibile, la Chiesa serva dello Stato, declamavano contro le leggi di Giuseppe II, e dichiaravano che liberare i Vescovi e il Clero della Lombardia dall'oppressione, in cui giacevano, equivaleva a liberare dalla tirannide dei Turchi i Cristiani di Siria. Tutti questi discorsi, tenuti da gente scaltra e per lunga serie di anni, tolsero a Carlo Alberto assolutamente il lume, che era necessario a discernere il vero.

Manifestava le sue simpatie pel Conte Ilarione Petitti, per il Promis, pel Conte Federico Sclopis, e pel Conte Gallina e Roberto d'Azeglio, ambedue carbonari e congiurati del 1821, tutti sostenitori delle nuove idee liberali e consiglieri di politiche franchigie. Costoro gli suggerivano, ed egli si figurava di poter valersi del concorso delle sette come di un istrumento, che poi spezzerebbe dopo raggiunta la meta. E in effetto, per invito dei liberali del Piemonte, i Capi delle società segrete di tutta la penisola, persuasi omai per prova che a nulla sarebbero riuscite le rivoluzioni violente, venivano segretamente in Torino nottetempo, e introdotti per le stanze della guardaroba e della regia armeria, avevano udienze clandestine con Carlo Alberto. Essendo allora queste sette disperse, senza unità d'intesa, senza disciplina, senza speranza di riuscita, senza uno scopo determinato, si voleva organizzare quelle forze e rivolgerle a quell'unità apparente di scopo, che era stata comune a tutte le sette: Nazionalità libera ed indipendente. Misteriosi messaggeri e segretissimi erano spediti da Torino a tutte le regioni italiane, nonchè a Bruxelles e a Parigi. Intanto in Torino per propagare la nuova idea nazionale, si fondava dal Conte Camillo Cavour il Club della Società del Whist, dove tratti i signori dalla denominazione inoffensiva di quelle radunanze, potessero essere con prudenza iniziati alle volute aspirazioni. Il Re voleva rendere libera l'Italia per farvi fiorire la religione e la giustizia; e certamente se fosse riuscito, dopo la vittoria avrebbe o convertito o spento il liberalismo, che ora accarezzava come mezzo. Ingenua speranza! un démone non si converte e non si spegne: introdotto in casa come alleato, conduce con sè il tradimento, e la morte.

Di questi maneggiamenti nulla trapelava al pubblico, mentre da anni un più ruinoso lavorìo si andava con astuzia facendo dalle sette in ogni regione d'Italia e specialmente nel Regno Pontificio per abbattere i troni e la Chiesa Cattolica. I capi supremi della Massoneria avevano perciò scritta fin dal 1819 e 1820 un'Istruzione permanente, che svelava gli intendimenti più segreti della setta, codice e guida degli iniziati più alti, e perciò scelti a guidare e capitanare tutto il movimento massonico e settario specialmente in Italia. L’Istruzione è del tenore seguente:

“Dopo che noi ci siamo costituiti in corpo di azione e che (dopo le vicende politiche del 1814 e 1815) l’ordine ricomincia a regnare così nella vendita più rimota come in quella più prossima al centro, vi è ora un pensiero che ha sempre grandemente preoccupati gli uomini che aspirano alla rigenerazione universale. Ed il pensiero è quello della liberazione d'Italia, donde dee uscire, a un dato giorno, la liberazione del mondo intiero, la repubblica fraterna e l'armonia dell'umanità. Questo pensiero non è ancor stato compreso dai nostri fratelli di Francia. Essi credono che l'Italia rivoluzionaria non può che cospirare nell'ombra, distribuire qualche pugnalata a birri od a traditori, ed intanto sopportare tranquillamente il giogo dei fatti compiuti di là da' monti, per l’Italia, ma senza l'Italia. Questo errore ci fu già più volte fatale. Non bisogna combatterlo con parole; il che sarebbe un sempre più propagarlo: bisogna ucciderlo coi fatti. E così, in mezzo alle cure, che hanno il privilegio di agitare gli spiriti più vigorosi delle nostre vendite, ve n'è una che non dobbiamo mai dimenticare. ” Il Papato esercitò sempre un'azione decisiva sopra le sorti d'Italia. Col braccio, colla voce, colla penna, col cuore, de' suoi innumerevoli Vescovi, frati, monache e fedeli di tutte le latitudini, il Papato trova dappertutto gente pronta al sacrifizio, al martirio, all'entusiasmo. Dovunque vuole, esso ha degli amici che muoiono per lui, e degli altri che si spogliano per amor suo. È un'immensa leva, di cui soltanto alcuni Papi hanno capita tutta la potenza. Ed ancor essi non se ne sono serviti che con riserva. Oggi non si tratta di ricostituire a nostro servizio questo potere momentaneamente indebolito: il nostro scopo finale è quello di Voltaire e della rivoluzione francese: cioè l'annichilamento completo del cattolicismo e perfino dell’idea cristiana: la quale, se rimanesse in piedi sopra le ruine di Roma, ne sarebbe più tardi il ripristinamento e la perpetuazione. Ma per giungere più certamente a questo scopo e non prepararci da noi stessi dei disinganni, che prolungano indefinitamente e compromettono il buon successo della causa, non bisogna dar retta a questi vantatori di Francesi, a questi nebulosi Tedeschi, a questi Inglesi malinconici, che credono di poter uccidere il Cattolicismo ora con una canzone oscena, ora con un sofisma, ora con un triviale sarcasmo arrivato di contrabbando come i cotoni inglesi. Il Cattolicismo ha una vita che resiste a ben altro. Egli ha visti avversarii più implacabili e più terribili; e si è preso soventi volte il gusto maligno di benedire colla sua acqua santa i più arrabbiati tra loro. Lasciamo dunque che i nostri fratelli di quei paesi si sfoghino colle loro intemperanze di zelo anticattolico: permettiamo loro di burlarsi delle nostre Madonne e della nostra divozione apparente. Con questo passaporto noi potremo cospirare con tutto il nostro comodo, e giungere, a poco a poco, al nostro scopo. ” Dunque il Papato è, da mille settecento anni, inerente alla storia d'Italia. L'Italia non può respirare, nè muoversi, senza la licenza del Pastore Supremo. Con lui essa ha le cento braccia di Briareo; senza lui essa è condannata ad una impotenza compassionevole, a divisioni, a odii, ad ostilità, dalla prima catena delle Alpi all'ultimo anello degli Apennini. Noi non possiamo volere un tale stato di cose: bisogna cercare un rimedio a questa situazione. Or bene: il rimedio è trovato. Il Papa, chiunque sia, non verrà mai alle società segrete: tocca alle Società segrete di fare il primo passo verso la Chiesa e verso il Papa, collo scopo di vincerli tutti e due.

” Il lavoro, al quale noi ci accingiamo non è l'opera d'un giorno, nè di un mese, nè di un anno. Può durare molti anni, forse un secolo: ma nelle nostre file il soldato muore e la guerra continua. Noi non intendiamo già di guadagnare il Papa alla nostra causa, nè di farne un neofito dei nostri principii od un propagatore delle nostre idee. Questo sarebbe un sogno ridicolo. Ed in qualunque modo siano per volgere gli avvenimenti, se anche accadesse che qualche Cardinale o qualche Prelato, di piena sua buona voglia e non per insidia, entrasse a parte dei nostri segreti, non sarebbe questa una ragione per desiderare la sua elevazione alla Sede di Pietro. Questa sua elevazione sarebbe anzi la nostra ruina. Giacchè, siccome egli sarebbe stato condotto all'apostasia per sola ambizione, così il bisogno dei potere lo condurrebbe necessariamente a sacrificarci. Quello che noi dobbiamo cercare ed aspettare, come gli Ebrei aspettano il Messia, si è un Papa secondo i nostri bisogni….Con questo solo noi marceremmo più sicuramente all’assalto della Chiesa, che cogli opuscoletti dei nostri fratelli di Francia e coll’oro steso dell’Inghilterra. E volete sapere il perchè? Perchè? Con questo solo, per istritolare lo scoglio, sopra cui Dio ha fabbricata la sua Chiesa, noi non abbiamo più bisogno dell'aceto di Annibale, nè della polvere da cannone, e nemmeno delle nostre braccia; giacchè noi avremo il dito mignolo del Successore di Pietro ingaggiato nel complotto: e questo dito mignolo varrebbe per questa crociata tutti gli Urbani secondi e tutti i San Bernardi della Cristianità. Noi non dubitiamo punto di arrivare a questo termine supremo dei nostri sforzi. Ma quando e come? L'incognita non si vede ancora. Ciò nonostante, siccome nulla ci deve smuovere dal disegno tracciato, e che anzi tutto vi deve concorrere, come se il successo dovesse coronare domani l'opera appena abbozzata, noi vogliamo, in questa Istruzione, la quale dovrà tenersi celata ai semplici iniziati, dare ai Preposti della Suprema Vendita alcuni consigli, che essi dovranno inculcare ai fratelli in forma di Insegnamento o di Memorandum. È cosa di somma importanza, non che richiesta imperiosamente dalla più elementare discrezione, che mai non si lasci trasentire a nessuno che questi consigli sono Ordini della Suprema Vendita. Il Clero è troppo direttamente in causa: nè ci è lecito, a questi lumi di luna, scherzare con esso lui come facciamo con questi regoli o principotti che si cacciano via con un soffio.

” Vi è poco da fare coi vecchi Cardinali e coi Prelati di carattere deciso. Bisogna lasciare questi incorreggibili della scuola di Consalvi; e cercare, invece, nei nostri magazzeni di popolarità ed impopolarità, le armi che utilizzeranno o ridicolizzeranno il potere nelle loro mani. Una parola ben inventata (calunniosa) e che si sparga con arte in certe buone famiglie cristiane, passa subito al caffè, dal caffè alla piazza; una parola può, qualche volta, uccidere un uomo. Se un Prelato arriva da Roma in provincia per esercitare qualche pubblico impiego, bisogna subito informarsi del suo carattere, de' suoi precedenti, delle sue qualità, dei suoi difetti; specialmente de' suoi difetti. È egli un nostro nemico?... Subito avviluppatelo in tutte le reti che potrete. Fategli una riputazione che spaventi i ragazzi e le donne, dipingendolo crudele e sanguinario: raccontate qualche fatterello atroce, che facilmente s'imprima nella mente del popolo. Quando i giornali forastieri impareranno poi da noi questi fatti, che essi sapranno bene abbellire e colorire al solito, pel rispetto che si dee alla verità (sic), voi mostrate, o meglio, fate mostrare da qualche rispettabile imbecille il numero del giornale, dove sono riferiti i fatti dei detti personaggi. Come l'Inghilterra e la Francia, così l'Italia non mancherà mai di penne che sappiano dire bugie utili per la buona causa. Con un giornale in mano, dove vedrà stampato il nome del suo Monsignore Delegato o dell'Eccell.mo suo Signor Giudice, il popolo non avrà bisogno di altre prove. Il popolo qui fra noi, in Italia, è nell'infanzia del liberalismo. Egli crede ora ai liberali come più tardi crederà a qualunque altra cosa.

” Schiacciate dunque, schiacciate il nemico qualunque siasi, quando è potente a forza di maldicenze e di calunnie, ma sopratutto schiacciatelo quando è ancora nell'uovo. Alla gioventù infatti bisogna mirare: bisogna sedurre i giovani: è necessario che noi attiriamo la gioventù, senza che se ne accorga, sotto la bandiera delle società segrete. Ma bisogna operare con massima cautela. Per avanzarci a passi contati, ma sicuri, in questa via pericolosa due cose ci sono assolutamente necessarie. Voi dovete avere aspetto di colombe: ma insieme voi dovete essere scaltri come il serpente. I vostri genitori, i vostri figli, le vostre stesse donne dovranno sempre ignorare il segreto che portate in seno. E se vi piacesse, per meglio ingannare gli occhi scrutatori, di andarvi a confessare sovente, voi siete autorizzati a serbare, anche col confessore il più assoluto silenzio sopra questa materia. Giacchè voi sapete che la menoma rivelazione, che il più piccolo indizio sfuggitovi nel Tribunale di Penitenza o altrove può condurci a grandi calamità: e che il rivelatore volontario od involontario sottoscrive con ciò stesso la sua sentenza di morte (pugnale o veleno).

” Or dunque per fabbricare un Papa secondo il nostro cuore, si tratta prima di tutto di fabbricare a questo Papa futuro una generazione degna del regno che noi ci auguriamo. Bisogna lasciare in disparte i vecchi e gli uomini maturi. Andate, invece, diritto alla gioventù, e se è possibile, anche all’infanzia. Non parlate mai coi giovani di cose oscene od empie. Maxima debetur puero reverentia. Non dimenticate mai queste parole del poeta: giacchè esse vi serviranno di salvaguardia contro la licenza, da cui è necessario astenersi nell'interesse della causa. Per far fiorire e fruttificare la nostra causa nelle famiglie, per aver diritto di asilo e di ospitalità al focolare domestico, voi dovete presentarvi con tutte le apparenze dell'uomo grave e morale. Una volta che la vostra buona fama sarà stabilita nei collegi, nei ginnasii, nelle università e nei seminarii: una volta che voi vi sarete cattivata la fiducia dei professori e dei giovani, procurate che specialmente coloro che entrano nella milizia ecclesiastica desiderino conversare con voi. Parlate loro dell'antico splendore di Roma Papale. Vi ha sempre nel cuore di ogni italiano un desiderio della Roma repubblicana. Confondete con destrezza queste due memorie: eccitate, scaldate queste nature sì infiammabili all'idea dell'orgoglio patriottico. Cominciate coll'offrir loro, ma sempre in segreto, libri innocenti, poesie calde di enfasi nazionale: a poco a poco voi condurrete le menti dei vostri discepoli al grado voluto di fermentazione. Quando su tutti i punti insieme dello Stato Ecclesiastico questo lavoro di tutti i giorni avrà sparse le nostre idee come la luce, allora voi vi potrete accorgere quanto sia savio il consiglio, di cui noi pigliamo ora l’iniziativa.

”Gli avvenimenti, che secondo noi precipitano troppo, chiameranno necessariamente, fra qualche mese, un'intervento armato dell'Austria. Vi sono dei pazzi che si divertono a gettare allegramente gli altri nel mezzo dei pericoli; eppure questi pazzi, in un momento dato, strascinano seco anche i savii. La rivoluzione, che si prepara in Italia (i moti del 1820 e 1821), non produrrà che disgrazie e proscrizioni. Nulla è maturo: nè uomini, nè cose; e nulla sarà maturo per lungo tempo ancora. Ma con queste future disgrazie voi potrete facilmente far vibrare una nuova corda nel cuore dei giovane clero. Questa corda sarà l’odio allo straniero. Fate che il Tedesco diventi ridicolo ed odioso anche prima del suo preveduto intervento. Coll'idea della supremazia papale mescolate sempre la memoria delle guerre del Sacerdozio e dell'Impero. Risuscitate le passioni mal sopite dei Guelfi e dei Ghibellini, e così, a poco a poco, voi vi farete, con poca spesa, una, riputazione di buon cattolico e di amante della patria. Questa riputazione di buon cattolico e di buon patriotta aprirà alle nostre dottrine il cuore del giovine clero e degli stessi conventi. Fra qualche anno questo giovine clero avrà, per la forza delle cose, invasi tutti gli impieghi.  

Egli governerà, amministrerà, giudicherà, formerà il consiglio del sovrano, o sarà chiamato ad eleggere il Papa futuro. Questo Papa, come la più parte de' suoi contemporanei, sarà necessariamente più o meno imbevuto anche lui dei principii italiani ed umanitarii, che noi cominciamo ora a mettere in consolazione. È un piccolo grano di senapa, che noi confidiamo alla terra, ma il sole di giustizia lo svilupperà fino alla più alta potenza: e voi vedrete un giorno qual ricca messe nascerà da questo piccolo seme.

” Nella via, che noi tracciamo ai nostri fratelli, vi sono grandi ostacoli da vincere e difficoltà di più sorta da sormontare. Se ne trionferà coll'esperienza e colla sagacia. Lo scopo è sì bello, che è necessario spiegar tutte le vele al vento per arrivarvi. Voi volete rivoluzionare l'Italia? Cercate il Papa, di cui noi vi abbiamo fatto il ritratto. Voi volete stabilire il regno degli eletti sul trono della prostituta di Babilonia? Fate che il clero cammini sotto la vostra bandiera, credendo di camminare sotto la bandiera delle Sante Chiavi. Voi volete far sparire l'ultimo vestigio dei tiranni e degli oppressori? Tendete le vostre reti come Simon Bariona: tendetele al fondo delle sacrestie, dei seminarii e dei conventi, anzichè al fondo del mare: e se voi non precipiterete nulla, noi vi promettiamo una pesca più miracolosa che quella di S. Pietro. Il pescatore di pesci diventò pescatore di uomini: voi pescherete degli amici ai piedi stessi della Cattedra Apostolica. Voi avrete così pescata una rivoluzione in tiara e manto, preceduta dalla croce e dal gonfalone: una rivoluzione, che non avrà bisogno che di ben piccolo ajuto per appiccare il fuoco ai quattro punti del mondo.

” Ogni atto della nostra vita tenda dunque alla scoperta di questa pietra filosofale. Gli alchimisti del medio evo perdettero tempo e denari nella ricerca di questo sogno. Il sogno delle società segrete (di avere complice un Papa), si compirà per questa semplicissima ragione, che esso è fondato sulle passioni dell'uomo. Non iscoraggiamoci dunque nè per un disappunto, nè per un rovescio, nè per una disfatta: prepariamo le nostre armi nel silenzio delle Vendite, puntiamo tutte le nostre batterie, soffiamo in tutte le nostre batterie, soffiamo in tutte le passioni, nelle peggiori come nelle più generose: e tutto ci porta a credere che questo piano riuscirà un giorno anche di là delle nostre più alte speranze”.

Falliti i moti del 1821, i capoccia mandarono nuovi consigli ai loro adepti: “La sconfitta può agevolarci i mezzi di combattere: basta eccitare sempre gli spiriti e approfittare di tutto.... L'entratura degli stranieri nella polizia interna è arma potente che bisogna maneggiare con destrezza:... in Italia bisogna rendere odioso lo straniero, sì che sia reputato offesa, anche dai sinceri patrioti, il soccorso estero, quando Roma sarà assediata dalla rivoluzione:... intanto attenti a Roma.... screditate il pretume con ogni modo…commovete, agitate la gente di piazza con o senza ragione; agitate sempre.... abbiate martiri e vittime, .... noi troveremo sempre chi saprà dipingere le cose come meglio ci conviene”.

Intanto, perchè venissero eseguite le loro volontà, erasi stabilito in Roma uno dei principali settarii, membro dell'alta massoneria e capo occulto di questa in Italia. Occupava una posizione diplomatica presso una legazione italiana. Nobile, ricco, eloquente, erudito, ma sopratutto astuto, ardito, impostore, corrotto e cinico, riceveva somme immense dagli Ebrei di Prussia, d'Inghilterra, di Slesia, di Portogallo, di Ungheria e d'altrove per la speranza di poter presto distruggere il Cristianesimo e far risorgere l'antica Gerusalemme. Questo signore adunque così palesava per lettera i suoi progetti e desiderii satanici contro la S. Chiesa ad un suo complice: “Caro Vindice…Un giorno, se noi trionfiamo, e se, per eternare il nostro trionfo, sarà bisogno di spargere qualche goccia di sangue, non bisogna mica che noi accordiamo alle vittime designate il diritto di morire con dignità e con fermezza. Simili morti non sono buone che a mantenere lo spirito di opposizione e a dare al popolo dei martiri, di cui egli. ama sempre di vedere il sangue freddo. È un cattivo esempio!.... L'uomo che ha bisogno di essere portato a braccia sul palco, non è più un uomo pericoloso. Ma se egli vi sale a piè fermo e guarda la morte con fronte impassibile, benchè colpevole, avrà sempre il favore delle moltitudini.

” Io non sono nato crudele: spero che io non avrò mai l'istinto sanguinario. Ma chi vuole il fine, vuole i mezzi. Ora io dico che, in un dato caso, noi non dobbiamo, noi non possiamo, anche nell'interesse dell'umanità, lasciarci caricare di martiri a nostro dispetto. Credi tu forse che in presenza dei primi cristiani i Cesari non avrebbero fatto meglio di attenuare e di confiscare a profitto del Paganesimo tutti quelli eroici pruriti del cielo, anzichè lasciare accrescere il favore dei popolo con una bella morte? Non sarebbe stato meglio medicarne la forza dell'anima, abbrutendo il corpo? Una droga ben preparata, anche meglio amministrata, che avrebbe indebolito il paziente fino alla prostrazione, sarebbe stata, secondo me, di un effetto salutare. Se i Cesari avessero impiegato in questo commercio le Locuste dei loro tempi, io sono persuaso che il nostro vecchio Giove Olimpico e tutti i suoi piccoli Dei di second'ordine non avrebbero soccombuto così miseramente e il Cristianesimo non avrebbe avuti certamente sì lieti successi. ” Si chiamavano i suoi apostoli, i suoi preti, le sue vergini a morire sbranati dai leoni nell'anfiteatro o in piazza al cospetto di un popolo attento. I suoi apostoli, i suoi preti, le sue vergini, mosse da un sentimento di fede, di imitazione, di proselitismo e d'entusiasmo, morivano senza impallidire e cantando inni di vittoria. Ci era di che dar la voglia di morire; e si sono visti di tali capricci. I gladiatori non generavano forse dei gladiatori? Se questi poveri Cesari avessero avuto l'onore di far parte dell'Alta Vendita, io avrei loro semplicemente detto di far prendere ai più arditi di questi neofiti una bibita secondo la ricetta; e non si sarebbe parlato di altre conversioni, perchè non si sarebbero più trovati dei martiri. Infatti non si trovano più emuli, nè per copie, nè per attrazione, quando si trascina sul patibolo un corpo inerte, una volontà inerte, ed occhi che piangono senza intenerire. I Cristiani sono stati subito popolarissimi, perchè il popolo ama tutto ciò che lo colpisce. Se avesse visto debolezze, paure ed una massa tremante e febbricitante, avrebbe fischiato; ed il Cristianesimo era finito al terzo atto della tragi - commedia.

” Se io credo di dover proporre questo mezzo (dei veleni) è per principio di umanità politica ..... Non fate mai che la morte sul patibolo sia gloriosa, santa, coraggiosa, felice: e voi avrete raramente bisogno di ammazzare.

” La rivoluzione francese, che ebbe tanto di buono, ha sbagliato su questo punto. Luigi XVI, Maria Antonietta e la maggior parte delle vittime di quell'epoca sono sublimi per rassegnazione, per grandezza di animo... Non è questo, di cui noi abbiam bisogno. In una data occasione facciamo in modo che un Papa e due o tre Cardinali muoiano come vecchierelle con tutti i palpiti dell'agonia e nel terrore della morte; e voi avrete paralizzate tutte le vogliette di imitare quel sacrifizio. Voi risparmierete i Corpi, ma voi avrete ucciso lo spirito.

” È il morale che noi dobbiamo colpire: noi dobbiamo ferire il cuore.... Se il segreto è fedelmente custodito, tu vedrai all'occasione l'utilità di questo nuovo genere di medicina. Un piccolo calcolo bastò ad annichilire Cromwel. Che cosa ci vorrebbe per snervare l'uomo più robusto e mostrarlo senza energia, senza volontà e senza coraggio in mano ai suoi carnefici? Se egli non ha la forza di cogliere la palma del martirio, non ne avrà l'aureola: e per conseguenza non avrà nè ammiratori, nè neofiti. Noi avremo così tagliato corto sopra gli uni e sopra gli altri: e sarà un gran pensiero d’umanità rivoluzionaria quello che ci avrà ispirato una simile precauzione. Io te la raccomando in Memento”.

Sciagurati, ipocriti, blasfemi ed insensati! Una Congrega fondata sulle passioni umane, potrà abbattere la Chiesa, che si appoggia sull'onnipotenza divina? Sta scritto: Noti est consilium contra Dominum. E lo stesso benedetto Gesù, dopo aver solennemente promesso che portae inferi non praevalebunt, indicò fino a qual punto sarebbe giunta la malizia umana, ma assicurò i suoi Apostoli che; trattandosi della gloria di Dio, si mortiferum quid biberint, non eis nocebit. Dio permette le battaglie contro la sua Chiesa: Si me persecuti sunt, et vos persequentur; ma di lei sarà sempre la vittoria. I settarii in tutti questi anni avevano seguite fedelmente le norme indicate dai loro capi nell'Istruzione del 1819, col danno di non poche anime. Essi presero consiglio di nascondere i loro lacci e dissero: Chi li scoprirà? Ma la Provvidenza divina che vigila sopra i suoi eletti, trasse alla luce del sole le trame dei nemici: D. Bosco stesso fin dal principio della sua vita sacerdotale potè conoscere i malvagi loro programmi, ne seguì le varie fasi dell'attuazione, anzi si può dire che fin d'allora avesse come d'innanzi agli occhi simultaneamente in un quadro tutti gli avvenimenti che sarebbero succeduti, quindi predisponesse il suo, animo, studiasse le sue vie, si premunisse contro gli ostacoli che avrebbe incontrati, e così procedesse con sicurezza nella sua importantissima missione. Le cento volte ci ripetè: “Di quanto andava succedendo nulla mi tornò nuovo od improvviso. Tutto conosceva, tutto avea preveduto senza tema di, errare”. Nel corso di questa istoria si vedrà come egli ben dicesse il vero.

 

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