Arte

British Museum. Quel cattivone di Nerone non era così male...

Una mostra a Londra rivaluta (in parte) l’imperatore dalla “leggenda nera”. Anche il ritratto che l’arte ci lascia è variabile. E poi è certo che non ha mai cantato davanti all’incendio di Roma


Il busto di Nerone dei Musei Capitolini, certamente il ritratto più popolare del discusso imperatore romano, ha lasciato temporaneamente l’Italia. È in prestito al British Museum di Londra ed è il primo oggetto in cui si imbattono i visitatori della mostra Nero: the man behind the myth, che è stata inaugurata a maggio e terminerà il 24 ottobre. Per il curatore Thorsten Opper e la project curator Francesca Bologna il busto è l’opera che più di tutte illustra in maniera emblematica il tema della mostra. Tratti non esattamente aggraziati e sguardo torvo: un ritratto che corrisponde perfettamente al tiranno inviso al Senato, megalomane e matricida che ci ha consegnato la tradizione storiografica. Quello che non fatichiamo a immaginare – per via di un rumor riportato già da Tacito, Svetonio e Cassio Dione, certo, ma anche della magistrale interpretazione di Peter Ustinov nel Quo vadis del 1951 – mentre gracchia versi poco ispirati davanti a Roma in fiamme. Eppure solo una piccola porzione di quel busto è originale. Se la parte superiore del viso, infatti, è antica, il resto è l’esito di un rimaneggiamento seicentesco con cui si è cercato di rendere il ritratto più conforme al racconto dei testi antichi. Un’ormai consolidata 'leggenda nera' che ha finito per celare quasi completamente l’'uomo' Nerone. Da tempo si moltiplicano gli sforzi di storici e divulgatori per mostrare come la pessima fama di Nerone sia almeno in parte il risultato di una stratificazione di notizie tendenziose, o vere e proprie falsità, e ora questa mostra – la prima dedicata a Nerone nel Regno Unito – stimola anche nel grande pubblico una valida riflessione sull’importanza del vaglio critico delle informazioni. E poiché nel caso di Nerone – come pure di Caligola, per citare un altro nome nella lista dei 'cattivi imperatori' – le fonti letterarie, prodotte o controllate dal Senato, sono di parte e inevitabilmente ostili, i curatori hanno pensato di lasciar parlare soprattutto opere d’arte e reperti archeologici, valorizzando al contempo aspetti della vita e dell’operato di Nerone che rischiano di passare troppo spesso in secondo piano rispetto alle sue (presunte o reali) malefatte. Le evidenze archeologiche possono suggerire, per esempio, un certo apprezzamento popolare per l’imperatore. È il caso di alcuni curiosi specchi 'tascabili' – ce ne sono esemplari dalla Gran Bretagna e dalla Francia – che presentano l’effigie dell’imperatore sul retro, come pure di un graffito pompeiano con versi che celebrano la generosità di Nerone e della seconda moglie Poppea, o ancora di un altro graffito, trovato sul Palatino, in cui è possibile riconoscere il profilo dell’imperatore. Fra le varie sezione della mostra, una in particolare, Spectacle and splendour, illustra quanto Nerone abbia cercato di dimostrare attenzione per le esigenze della popolazione facendosi promotore di numerose opere pubbliche (anche e soprattutto dopo l’incendio del 64 d.C.), organizzando spettacoli e disponendo elargizioni di denaro. Persino le sue velleità artistiche e le ambizioni sportive, poi ridicolizzate dai senatori che devono aver visto in lui un vero e proprio 'populista', contribuirono a delineare una nuova immagine dell’imperatore, segno di un cambiamento culturale e politico. Né mancarono i successi in ambito militare e diplomatico – raccontati nella sezione War and Diplomacy –, come il superamento delle tensioni con i Parti grazie alla sottomissione di Tiridate, che accettò di regnare in Armenia solo come re cliente e si recò a Roma per essere incoronato da Nerone stesso. La mostra è anche un’occasione per vedere riuniti per la prima volta, fra oltre duecento pezzi provenienti da tutta Europa, una serie di reperti portati alla luce da scoperte recenti, alcune delle quali avvenute proprio in Gran Bretagna. Come il tesoro di monete e gioielli – il 'Fenwick Hoard' – scoperto nel 2014 a Colchester (Camulodunum) sotto il pavimento di una casa, evidentemente nascosto in vista dell’imminente attacco degli Iceni di Budicca che distrussero la città, o il lingotto di piombo, ritrovato a Wrexham solo due anni fa, con inciso il nome di Trebellius Maximus, inviato come governatore da Nerone nel 63 d.C. proprio per riportare l’ordine dopo la rivolta antiromana. Da Roma giunge invece un’impressionante testimonianza dell’incendio del 64: una grata di ferro deformata dal calore intenso delle fiamme, trovata nei pressi di Circo Massimo, non lontano, quindi, dal punto di origine dell’incendio. Per inciso, è improbabile che Nerone abbia davvero fatto sfoggio delle sue doti canore in quell’occasione. Lo stesso Tacito racconta che l’imperatore si trovava ad Anzio e tornò a Roma solo quando le fiamme arrivarono a lambire il suo palazzo. Ma non tutto può essere smentito, né, del resto, è a una completa riabilitazione di Nerone che puntano i curatori della mostra, quanto piuttosto a restituire un quadro più ricco e complesso, e quindi più credibile. Una lezione preziosa che suggerisce un perfetto antidoto alla tendenza, sempre attuale, alla banalizzazione e ai giudizi sommari.

di Francesco Marzella


 

Testo ed immagine tratti da avvenire.it

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