Belli Dentro è uno sguardo sulla vita quotidiana dell’Istituto Penale per i Minorenni “Antonio Vivaldi” di Rovigo, raccontata da don Lorenzo Piola, salesiano e cappellano dell’IPM.
Yustinus Tjiuwanda
In queste settimane del carcere minorile di Rovigo si è parlato parecchio. A inizio ottobre lo scontro pubblico tra la sindaca e il vescovo, partito da un’omelia per san Francesco1 in cui monsignor Pavanello metteva anche i carcerati tra “i lebbrosi di oggi”. Poi, il 13 ottobre, una
commissione del Consiglio regionale del Veneto ha tenuto la sua seduta dentro l’istituto.
Nei giorni successivi sono passate anche delegazioni di alcuni sindacati della Polizia Penitenziaria, con le loro rivendicazioni. Non tutto quello che si è letto corrisponde a ciò che vediamo ogni giorno.
Chi ha seguito l’IPM solo sui giornali locali conosce un istituto fatto di organici e di cancelli, cioè la cornice. Ma il quadro? I ragazzi compaiono solo come un numero. Della scuola, dei laboratori, dei volontari, di come passano le giornate, nemmeno una riga.
Eppure il quadro è proprio questo, e molto è ancora da dipingere.
Nel ring della polemica politica non vogliamo entrare. Ci sentiamo però di accogliere e rilanciare l’esortazione del vescovo Pavanello, pronunciata l’8 ottobre a margine di un convegno sulle misure alternative al carcere2 : il territorio deve sentirsi coinvolto e partecipe. Il “territorio”, però, non è solo Rovigo: qui sono accolti e custoditi ragazzi da tutto il Triveneto, ed è tutto il Nordest a essere interpellato.
A inizio ottobre la Giunta della Provincia autonoma di Trento ha dato il via libera a un protocollo d’intesa per la scuola e la formazione dei ragazzi dell’IPM di Rovigo. Non è un atto solo trentino: a firmarlo saranno anche le Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, la Provincia autonoma di Bolzano, l’Ufficio scolastico regionale del Veneto, il Centro provinciale per l’istruzione degli adulti (CPIA) di Rovigo, il Centro per la giustizia minorile di Venezia e l’IPM stesso.
Le due Regioni e le due Province autonome mettono 5.000 euro l’anno ciascuna, 20.000 euro l’anno, per tre anni scolastici. Con questi fondi il CPIA porta in istituto insegnanti ed esperti per aiutare ogni ragazzo a fare un passo avanti, dalla licenza media a una qualifica o
al diploma.
Il documento riconosce e sottolinea un aspetto spesso trascurato: qui i ragazzi restano poco, da qualche settimana a pochi mesi, e pochi arrivano a frequentare un anno scolastico intero. Questa è una delle difficoltà della scuola in un carcere minorile: servono creatività e
audacia per proporre percorsi che abbiano senso anche in sei settimane, e qualcuno fuori pronto a dare continuità.
Lo stesso giorno il Ministero della Giustizia ha diffuso i dati provvisori sulla giustizia minorile aggiornati al 30 settembre3. In Italia i ragazzi seguiti dai servizi sociali della giustizia minorile sono più di diciottomila. Quelli detenuti negli istituti penali per i minorenni sono 557. Il carcere resta l’eccezione: la grande maggioranza fa il suo percorso fuori, a casa o in comunità.
Dentro questa eccezione Rovigo ha un tratto preciso. Al 30 settembre qui i ragazzi erano 28, e 21 non avevano ancora compiuto diciotto anni: tre su quattro, mentre la media nazionale è poco sotto i sei su dieci. In quel momento nessun altro istituto minorile italiano aveva una quota di minorenni così alta come era da noi. Dei 46 ragazzi di 14 e 15 anni detenuti in tutta Italia, quattro erano a Rovigo. Il nostro è un carcere di ragazzini, e questo vuol dire più bisogno di scuola, di adulti presenti, di proposte educative di qualità.
E non è un posto dove si resta. Da gennaio a settembre dagli istituti minorili italiani sono uscite 817 persone: quasi la metà è andata in comunità, solo 56 hanno finito di scontare la pena. Il resto della strada questi ragazzi la fanno fuori.
In questi giorni a Rovigo i ragazzi sono 25, su 31 posti. Sedici sono minorenni, quindici sono nati e cresciuti in Italia. Ma il numero potrebbe salire presto. Il 17 ottobre, a Milano, Bologna e Torino, alcune manifestazioni sono degenerate in scontri, e tra i fermati c’erano molti minorenni, spesso senza precedenti. Tre giorni dopo il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge su sicurezza e criminalità minorile4 che, tra le altre cose, estende ai minorenni l’arresto in flagranza differita. Se le tensioni non si calmeranno, nuovi ingressi potrebbero arrivare anche qui: ragazzi arrestati nel Triveneto, o trasferiti da altri istituti già sovraffollati.
Finalmente è entrato a far parte della squadra anche un imam, che collabora con la cappellania. È il sig. Abdelkabir Louezna ed è stato designato dall’UCOII (Unione delle Comunità Islamiche d’Italia) per l’assistenza spirituale ai ragazzi musulmani. Non è un volto nuovo nella zona: è presidente dell’Associazione Senza Frontiere di Rovigo e Padova, che ogni anno organizza un Iftar condiviso, la cena che rompe il digiuno quotidiano del Ramadan, insieme a realtà ecclesiali e della società civile. Da oltre dieci anni è amico del Movimento dei Focolari di Padova e collabora a iniziative di dialogo interreligioso e scambio interculturale.
Dopo un periodo di formazione, vari incontri con la direzione dell’istituto e la visita agli ambienti, venerdì 16 ottobre è arrivato il momento più atteso: l’incontro e la conoscenza con i ragazzi. Ci ha colpito la sua emozione all’ingresso e poi la naturalezza con cui si è messo a parlare con loro, durante le ore d’aria, tra partite a biliardino, prodezze calcistiche e quattro chiacchiere alla buona. I ragazzi lo hanno accolto bene da subito ed è già per tutti “zio Abdoul”.
Ne scrivevamo già a maggio: cercavamo un accompagnamento qualificato per i ragazzi musulmani, perché la loro ricerca di identità, in un posto così disorientante, rischia a volte di aggrapparsi a una versione rigida dell’islam. Prendere sul serio l’educazione di un ragazzo significa curare anche la sua dimensione spirituale. Le linee guida dell’UCOII per gli istituti penali chiedono all’imam di aiutarli a scoprire le proprie potenzialità nonostante gli errori, a riconciliarsi con la famiglia e a guardare a un futuro da liberi. Non è molto diverso da ciò che è richiesto a un cappellano.
Da qualche settimana c’è anche il diacono Matteo Domeneghetti, ordinato a fine settembre e affidato dal vescovo alla cappellania. È papà, nonno e carabiniere in pensione, e temeva di non essere accolto bene, soprattutto per quest’ultimo aspetto. È successo il contrario: i ragazzi lo hanno guardato con grande curiosità: a loro sembra un “mezzo prete” sposato.
Per la messa della domenica è un aiuto in più: la celebrazione ormai riunisce stabilmente tra i cinque e i dieci ragazzi, e quasi ogni volta c’è qualcuno di nuovo, invitato da chi viene di solito. Dopo una delle ultime messe, uno di loro lo ha tempestato di domande sul diaconato. Le domande erano un pretesto. Voleva solo un po’ della sua attenzione. E va bene così.
Anche tra gli agenti di Polizia Penitenziaria ci sono molti volti nuovi. Arrivano quasi tutti dal circuito delle carceri per adulti e stanno imparando aspetti diversi del mestiere: stare ogni giorno con ragazzi difficili, che mettono alla prova la pazienza e chiedono un equilibrio
delicato tra fermezza e vicinanza.
Una scena vista all’aria. Un agente e un ragazzo hanno uno scambio teso, e il ragazzo ci resta molto male, si chiude, è nervoso. Se fosse finita lì, sarebbe stato un pomeriggio terribile per lui: il rimuginare, la rabbia che ribolle, difficile da gestire, e probabilmente l’ennesima escalation. Però l’agente, sbrigate le incombenze del momento, torna a cercarlo.
Lo cerca per chiarire. Vedere il ragazzo rasserenarsi, di nuovo collaborativo e socievole, fa capire una cosa importante: un adulto che fa l’adulto, che non lascia in sospeso le questioni, che parla con il proprio esempio e ci mette la faccia, incide nell’educazione più di qualsiasi regolamento.
1 Omelia di Mons. Pierantonio Pavanello, Vescovo della Diocesi di Adria-Rovigo, del 03-10-2026: https://www.diocesiadriarovigo.it/wd-interventi-vesc/signore-gesu-cristo-grazie-per-il-seme-di-vita-eterna-che-hai-piantato-in-francesco/
2 Il vescovo Pavanello: “Io parlo, senza paura”: https://youtu.be/s2nvk0D8wJs
3 Minorenni e giovani adulti in carico ai Servizi minorili - 30 settembre 2026 - Dati provvisori: https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.page?contentId=SST1523370
4 Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri, 20 Ottobre 2026: https://www.governo.it/it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-193/32884
Continua la raccolta fondi per attrezzare gli spazi comuni e finanziare progetti educativi. Le donazioni in denaro sono raccolte tramite l’Associazione Il Manto di Martino ETS, strumento operativo della Caritas diocesana di Adria-Rovigo. Le erogazioni liberali sono
fiscalmente deducibili ai sensi della normativa vigente.
Intestatario: Associazione Il Manto di Martino ETS
IBAN: IT49 U030 6909 6061 0000 0140 482
Causale: Erogazione Liberale IPM
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