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Bambini alla riscossa: «Ridateci i cortili»

È merito di un papà testardo se a Torino i cortili torneranno a disposizione dei bambini. Non riusciva ad arrendersi, l'uomo, a quel regolamento tiranno che gli impediva di vedere i due figli - tre e cinque anni - divertirsi nello spazio sicuro e protetto del cortiletto condominiale...


Bambini alla riscossa: «Ridateci i cortili»

da Attualità

del 17 marzo 2006

C'è voluta una notevole dose di testardaggine e, probabilmente, altrettanta pazienza. La posta in gioco però meritava lo sforzo, il tempo perso e le parole sprecate, e persino gli sguardi truci dei vicini. È merito di un papà testardo se a Torino i cortili torneranno a disposizione dei bambini. Non riusciva ad arrendersi, l'uomo, a quel regolamento tiranno che gli impediva di vedere i due figli - tre e cinque anni - divertirsi nello spazio sicuro e protetto del cortiletto condominiale.

Tra le pieghe della legislazione italiana ha trovato la legge numero 176 del 1991 e dentro la legge uno spiraglio. Aperto direttamente sul cortile: perché quell'articolo scrive nero su bianco che non si può vietare il gioco ai bambini. In nessun posto. E se non fosse abbastanza, quel cocciuto d'un padre ha dalla sua anche la Convenzione Onu per i diritti dell'Infanzia, firmata nel 1989 e recepita dall'Italia due anni più tardi. È l'articolo 31, legge dello Stato dal 1991, a chiudere la faccenda: 'Gli Stati - recita - riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, di dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e di partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica'. Nella versione originale, il concetto è ancora più chiaro: l'italiano 'dedicarsi' traduce l'inglese 'engage', impegnarsi. A sottolineare che il gioco è una faccenda seria che richiede impegno e applicazione. E sul serio l'ha presa anche la giunta comunale torinese che con una delibera ha restituito i cortili ai bambini.

Invasi dalle automobili, colonizzati dai cassonetti per la raccolta differenziata, resi grigi e inospitali da anni di scarsa frequentazione umana, chissà che i cortili non riconquistino la loro antica vocazione che li voleva luogo di incontro, scambio e discussione. Di giochi.

E non è detto che l'invasione pacifica dei cortili da parte dei bambini significhi anche rumore e confusione a tutte le ore, urla e strepiti che impediscono il riposo, caciara che dis turba il relax. Preoccupazione legittima ma prematura: perché giocare non significa anche disturbare, un bambino lo sa bene, specie se vive in città, costretto in spazi limitati e condivisi.

È ancora la legge a chiarire la faccenda. «In tutte le decisioni relative al fanciullo (...) l'interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente»: l'articolo 3 della Convenzione Onu non lascia spazio a dubbi. I bambini vengono prima. Prima del parcheggio, prima delle oasi per l'immondizia, prima delle aiuole ben tenute e non calpestabili, prima della tranquillità.

 

Nicoletta Martinelli

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