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Artemide Zatti continua a guarire da Giovani per i Giovani

Il mio saluto fraterno a tutti voi e l'allegria di poter condividere, in famiglia, un'esperienza molto profonda che Dio, nella sua bontà, mi regalò per intercessione dell'infermiere santo della Patagonia, Sig. ZATTI, bellamente chiamato anche “il parente di tutti i poveri”...


Artemide Zatti continua a guarire da Giovani per i Giovani

da GxG Magazine

del 01 maggio 2002

La mia malattia è incominciata a marzo del 1980 a Bahía Blanca. Avevo 24 anni e dovevo iniziare il primo anno di teologia. Sono entrato nella comunità di teologi dell’ispettoria della Patagonia. Con i confratelli della comunità dei teologi siamo andati da Buenos Aires a Bahía Blanca e Fortín Mercedes per trascorrervi alcuni giorni. Lì mi sono sentito male. Mi hanno diagnosticato appendicite. Fui operato. Tre giorni dopo si è prodotta una cancrena . Nuova operazione. Sono rimasto per due giorni in terapia intensiva.Dopo 15 giorni, siccome il mio stato era critico, mi hanno passato all’ospedale Muñiz di Buenos Aires, specializzato in malattie infettive. Nuovo intervento chirurgico . Il processo continuava. L’infezione si è localizzata nei polmoni. Per due volte mi hanno fatto drenaggio. La febbre, segno di infezione, non calava.

Gli esami seguenti diagnosticarono setticemia. Vuol dire che l’infezione non era rimasta ristretta a un organo, ma era entrata nel sangue. Siccome le analisi indicavano che non avevo difese nell’organismo (grado zero di immunità) il quadro della situazione si aggravava.          

Secondo affermazione del Dott. Zabalza, capo della sala 5ª di chirurgia dell’ospedale Muñiz, setticemia più grado zero di immunità significava un 100% di mortalità.

Il 18 aprile dopo aver trascorso la notte in coma, mi sono svegliato al mattino e, con stupore di medici e infermiere, la febbre era sparita. Da allora in poi la ripresa fu molto rapida e totale.

Quattro giorni dopo mi hanno autorizzato ad andare in un’opera salesiana vicina all’ospedale, per continuarvi la convalescenza. A fine maggio sono potuto andare a casa dai miei genitori per completare la convalescenza. A ottobre giocavo footbal con gli allievi della scuola agricola salesiana che funziona nel paese dove abita la mia famiglia. Il Dott. Zabalza soleva chiamarmi “il morto che parla”… E, come vedete, Zatti mi ha guarito molto bene.

Perché si attribuisce la mia guarigione al Sig. Zatti? Perché, quando sono andato a studiare teologia in una comunità di Bahía Blanca, i due formatori che avevo, il direttore don Juan REBOK e l’assistente don Emilio BARASICH (che hanno conosciuto personalmente Zatti), hanno incominciato le novene (sono state tre) e hanno invitato le altre comunità e i conoscenti a pregare chiedendo la grazia per intercessione di Zatti.

Don Ettore D’ANGELO, incaricato della causa, con grande perseveranza e impegno ha raccolto la documentazione medica, con gli studi e le cure. Fu presentata a Roma per la consulta medica. Il 9 marzo 2000 i cinque professori hanno votato affermativamente, nel senso che la guarigione non aveva spiegazione naturale. L’anno scorso, il Papa ha firmato il decreto che riconosceva il miracolo.

Ogni vita umana è un miracolo. Non sempre ne abbiamo coscienza. Ci fermiamo in superficie e non percepiamo il valore e la grazia rappresentati dal fatto di “essere vivi”. Certamente l’esperienza di una guarigione che sfugge ai pronostici medici accentua in me la certezza di “essere vivo per miracolo”, per pura bontà di Dio.

Questa vivenza del dolore, della malattia, fondamentalmente mi ha aiutato a guardare le vita con altri occhi. Dio ha toccato la mia esistenza in un modo molto forte. Questa esperienza limite mi aiuta a collocare le cose al posto giusto. Mi aiuta a “relativizzare” molti problemi… Quando ho difficoltà o perdo un po’ la calma, basta che mi trasferisca mentalmente all’ospedale Muñiz e tutto si rasserena

La grazia di essere vivo fa che molte cose smettano di inquietare e perturbare.  E invita a vivere in ringraziamento costante a Dio per il suo amore e la sua tenerezza.

Ho avuto un primo contatto con la vita di Zatti in noviziato, l’anno 1973, leggendo il libro di don Entraigas “Il parente di tutti i poveri”, biografia del confratello. Mi è piaciuto molto constatare che essere santo non consiste nell’essere perfetto o fare cose straordinarie, ma nel vivere in atteggiamento di servizio e disponibilità ai fratelli, specialmente i più bisognosi.Mi impressionano la sua semplicità e la sua donazione quotidiana. Il suo temperamento sereno e il tratto amabile, unito al senso dell’humour. Ha vissuto con intensità la spiritualità salesiana dello “studia di farti amare”. E ha vissuto anche l’essenza del vangelo: essere una persona capace di amare, donando la vita nelle cose di ogni giorno. Si tratta di un valore che impressiona molto i giovani, che hanno naturalmente nel cuore sentimenti e forti desideri di solidarietà e donazione.

Zatti interceda presso Dio e presso Don Bosco affinché, nella nostra Congregazione, sorgano numerosi e santi confratelli coadiutori.

don Carlos Bosio

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