Lavoro e Cittadinanza

Architettare il Regno. Giorgio La Pira

Quando vai a dormire, la notte, pensi mai alle persone che non hanno casa, che non hanno cibo, che chiedono giustizia? Giorgio La Pira lo faceva.


Essere cristiani vuol dire essere lavoratori nel Regno di Dio. Sì, il cristiano non è solo colui che prega e va a messa, ma colui che con le sue azioni fa in modo che sia presente il Regno di Dio. 
Nella recita del Padre Nostro diciamo “venga il tuo Regno”. E cosa intendiamo? Che scenda dal Cielo come un dono divino? Certamente (Perchè nulla possiamo senza la Grazia che viene dall'alto), ma con la consapevolezza che questo Regno siamo noi, con le nostre azioni, a far sì che sia presente nel mondo in cui viviamo. 

Tra i tanti cristiani immersi nella vita politica, quelle persone che si occupano della polis, del bene comune a tutti, troviamo varie figure di spicco. Tra queste, Giorgio La Pira, che fu sindaco di Firenze nel periodo del Dopoguerra e tra i padri della Costituzione italiana. 
Si diede da fare nel pensare e attuare una “Architettura cristiana dello Stato” (ne scrisse un libro). Il suo pensiero in merito è che lo stato terreno deve ricalcare le linee architettoniche di quello celeste, dove ogni persona umana è degna di valore incommensurabile. A partire da questo si tracciano le linee dei diritti di ogni uomo.

In un convegno riportando la sua esperienza di sindaco di una grande città nel dopoguerra, diceva: “A Firenze ci sono cinquecento sfratti e nemmeno una stanza disponibile; nelle liste di collocamento sono iscritti almeno quattromila disoccupati; l’otto per cento della popolazione ha il ‘libretto di miserabilità’. La sera vado a letto. Come?”. E descriveva il suo cambiamento interiore: abituato a preghiere accurate e ad un esame di coscienza sul proprio comportamento personale, “adesso sono diventato di una coscienza più dura…”. “La sera – continuava – affiora nel mio esame di coscienza questa popolazione che aspetta di avere la casa, di avere un lavoro dal quale dipende la sua vita fisica e spirituale, o di avere la streptomicina… Questo esame di coscienza si sposta da me agli altri”. “Mi sono accorto – proseguiva – che si trattava di una patologia del sistema nazionale e internazionale, un grande fatto che ha una sua logica, una struttura, una sua terapia. E quindi la sera non posso fare a meno di certe riflessioni… Torno a guardare lo spettacolo durante il giorno e poi penso al giudizio finale”.
Infatti, l’interrogativo “che cosa hai fatto di fronte all’affamato, all’ammalato, al pellegrino?” acquista una valenza più ampia per chi si trova di fronte ai drammatici problemi di tanta gente, con responsabilità politiche o civili di diverso livello. Del resto, sono gli stessi cittadini a ricordarlo a chiunque abbia queste responsabilità. La Pira immaginava un dialogo con un disoccupato: “Lei è un Sindaco?” “Sì” “Deputato?” “Sì” “Anche sottosegretario” “Sì” “E allora, perché non si spara se non è capace di darmi lavoro!”.

Giorgio La Pira aveva coscienza di essere un cristiano chiamato a darsi da fare concretamente per le persone che vivevano accanto a lui, partendo dai più poveri. Per loro si diede da fare affinché la politica avesse a cuore i principi della giustizia e della democrazia. 

Ma noi, quando andiamo a dormire, sentiamo la voce della coscienza e delle persone che soffrono le ingiustizie sociali? E cosa stiamo facendo per costruire le basi del Regno dei Cieli? Con speranza auspichiamo una nuova generazione di giovani cristiani coinvolti in attività politiche e sociali, capaci di mettere mano alle situazioni attuali in cui stiamo vivendo, sulla scia di Giorgio La Pira che tra l’altro, per la Chiesa Cattolica, è annoverato tra i "Servi di Dio"

PS. Se vuoi conoscere un po’ di più la sua vita leggi qua
 

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