Intervista ai 7 Santi Missionari
Annalena, lei non apparteneva a nessun ordine religioso né a un'organizzazione formale. Come definirebbe la sua vocazione?
Mi definisco semplicemente una donna innamorata di Dio e degli ultimi. Sono partita per l'Africa a ventisei anni per servire. Volevo gridare il Vangelo con la vita, senza parole, dove la sofferenza era più acuta. Ho scelto di essere una presenza trasparente dell'Amore tra i miei fratelli e sorelle musulmani.
Lei ha rivoluzionato il trattamento della tubercolosi in contesti nomadi e lottato contro pratiche dolorose come le mutilazioni genitali femminili. Come si vince il pregiudizio e la malattia?
Con la pazienza, la presenza costante e il rispetto profondo. Per la TBC inventammo il sistema della terapia breve sotto controllo diretto, accogliendo i nomadi nel deserto. Per le mutilazioni genitali femminili, non ho mai giudicato: ho parlato con i capi tribali, con i leader religiosi, con le donne. La verità si fa strada solo attraverso la relazione e la fiducia, mai con l'imposizione.
Nel 2003 è stata uccisa nell'ospedale di Borama, da lei fondato. C'era un prezzo da pagare che lei aveva messo in conto?
Quando scegli di stare dalla parte di chi non ha voce e di denunciare i soprusi, sai che la tua vita è a rischio. Ma la paura non può fermare il bene. Non ho mai avuto altro desiderio che perdermi nei poveri. Se la mia morte è servita a mostrare fino a che punto si può amare, allora la mia vita è stata piena.
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