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Accogliere in classe il primo giorno di scuola

Attività di accoglienza nella prima classe secondaria. Prima classe secondaria, primo giorno di scuola. Una ventina di visetti di 'nuovi ospiti' fissano l'insegnante con un'attenzione inusitata, che raramente si ripeterà nel corso del triennio. C'è tutto in quello sguardo: curiosità carica di attesa, trepidazione timorosa...


Accogliere in classe il primo giorno di scuola

da Quaderni Cannibali

del 07 settembre 2006

1. Chi accoglie chi

Prima classe secondaria, primo giorno di scuola. Una ventina di visetti di 'nuovi ospiti' fissano l'insegnante con un'attenzione inusitata, che raramente si ripeterà nel corso del triennio.

C'è tutto in quello sguardo: curiosità carica di attesa, trepidazione timorosa per quella che si preannuncia come una nuova avventura, rischiosa sì ma anche - in questo momento - ricca di promesse. Viene in mente la canzone 'Al mattino' di A. Mascagni ('Al mattino, Signore, al mattino/ la mia anfora è vuota alla fonte/ e nell'aria che vibra e traspare/ so che puoi farmi grande, Signore'.): la freschezza di un inizio è paragonabile alla nascita: tutto è vergine e nuovo.

Per questo anche l'insegnante vive una situazione analoga a quella dei suoi piccoli alunni: anch'egli trepida perché l'avvio del cammino sia una significativa caparra di quanto la proposta educativa andrà dispiegando lungo i tre anni della comune esperienza.

La prima parola dell'inizio – è ormai un dato acquisito - è la parola 'ACCOGLIENZA': in essa si riassume quell'atteggiamento positivo, valorizzatore degli adulti nei confronti dei ragazzi perché anch'essi diventino, a loro volta, capaci di accogliere.

Vi sono come tre scansioni nell'atteggiamento di accoglienza: in primo luogo il far percepire al ragazzo che c'è uno spazio di rapporti nuovi, una compagnia che lo accetta per quello che è, col suo limite ma anche col suo desiderio di infinito, e per questo gli propone un cammino inesauribile.

In secondo luogo l'accoglienza valorizza il positivo di un cammino già compiuto, non è tesa a indicare anzitutto dei limiti ma delle ricchezze possedute, delle possibilità di crescita e di novità; infine, aderendo umilmente al bisogno di chi sta di fronte, l'accoglienza desidera introdurre nel nuovo ambiente, nella nuova realtà fatta di luoghi, di orari, di strutture, di studio che la Scuola Secondaria rappresenta.

L'accoglienza sarà tanto più vera quanto più coinciderà con l'atteggiamento radicale e permanente degli adulti, con la loro proposta di convivenza; sarà poi per imitazione che i ragazzi apprenderanno tale atteggiamento. Di conseguenza, anche le attività di accoglienza dovranno essere espressive di una dimensione interiore, pena il tramutarsi in iniziative artificiose e posticce. Non è fuori luogo richiamare qui quella che è la condizione fondamentale perché l'accoglienza sia vera (e quindi possa essere percepita come tale anche dai ragazzi): l'unità degli educatori, una comunanza di preoccupazioni educative che permetta ai gesti di essere progettati di comune accordo nel Consiglio di Classe, proseguiti nelle diverse ore senza soluzione di continuità, affidati a volti diversi di adulti, valutati alla fine in comune.

I gesti che proporremo sono pertanto puri esempi, occasioni che ognuno potrà modulare a seconda della propria sensibilità e situazione.

 

2. Dentro il nuovo ambiente.

Il bambino che giunge dalla Scuola primaria alla Scuola secondaria, oltre ad avere alle spalle almeno cinque anni di esperienza scolastica, ha già tutta una serie di notizie e di informazioni, più o meno precise, sul nuovo livello di studi che sta per intraprendere. Nelle realtà locali più omogenee e strutturate (paesi, quartieri) con bacini d'utenza poco variabili, spesso già i Maestri di Quinta hanno provveduto a guidare i propri alunni ad una visita preliminare all'edificio della Scuola secondaria, magari intervistando anche professori e studenti. Pertanto, dopo l'appello iniziale ed una prima sommaria conoscenza degli alunni (momento importante in cui ciascuno è chiamato per nome ad 'esserci'), la prima ora di Scuola secondaria potrà essere dedicata ad una illustrazione complessiva della nuova struttura, paragonata con quella della Scuola primaria (orari, insegnanti, materie, strumenti...)

Il paragone non dovrà tendere a svalutare l'esperienza precedente, qualificandola come infantile, bensì a valorizzarla, sollecitando nel contempo uno scatto di maturità e di responsabilità che già il ragazzo avverte come necessario.

Il richiamo di fondo sarà quello di 'aprire gli occhi': un'attenzione e un ascolto da protagonisti, che permetta di far tesoro di tutto quanto sarà proposto. Già qui entrerà in azione l'unità dei docenti, che potranno dedicare le loro prime ore di lezione a visite guidate ai vari ambienti della scuola (segreteria, presidenza, palestra, aule speciali, laboratori, biblioteca ecc.) che saranno così avvertiti dagli alunni come i propri spazi di lavoro. In questo contesto sarà particolarmente importante 'personalizzare' la propria aula scolastica, valutandone risorse (armadi, cartine, strumenti) e problemi, e progettando assieme un arredamento e una dotazione strumentale (ad es. di vocabolari, di libri per la biblioteca di classe, di poster e cartelloni) che consenta di vivere anche l'aula come luogo 'piacevole' ed accogliente.

 

3. Una compagnia di amici al lavoro

 

Col primo giorno di scuola si è costituita una nuova realtà umana, un gruppo di coetanei radunati sotto la guida di adulti per un cammino comune. Tale realtà, che dà origine ad una storia di rapporti, a possibilità di amicizia senza confini, non si è radunata per caso: gli insegnanti dovranno sottolinearlo con energia. Alcuni gesti che potranno rendere evidente questo fatto sono la compilazione del registro di classe e i 'cartelloni di identità'. Il registro di classe prevede, nelle pagine iniziali, l'elenco degli alunni con i loro dati anagrafici; ogni alunno uscirà a turno per scrivere la propria riga sul registro, dettandola nel contempo ai compagni che la scriveranno sul quaderno sotto il titolo: 'I miei compagni di classe'. Questo lavoro potrà essere completato - per le realtà locali più piccole - nelle ore di Geografia, con una schematica rappresentazione cartografica del paese o del quartiere, sulla quale saranno evidenziate le abitazioni dei vari compagni (il tutto potrà essere tra l'altro un'utile introduzione alla Ricerca d'ambiente).

I 'cartelloni d'identità' permetteranno ad ogni ragazzo di presentare un profilo schematico dei propri dati personali e delle proprie attività e caratteristiche più interessanti, attraverso un cartellone, contrassegnato da una propria foto.

Il lavoro sarà ampliato in uno spazio dedicato ad ogni singolo ragazzo, sotto il titolo: 'Racconta la tua storia'. Su un canovaccio preparato precedentemente, ogni alunno potrà presentarsi brevemente ai compagni, sottoponendosi poi ad una piccola intervista (l'insegnante dovrà guidare le domande, perché non siano banali, scontate o ripetitive, ma colgano invece quelle che sono le caratteristiche individuali più interessanti emerse dai racconti.) A conclusione di questo lavoro, si potrà organizzare un momento di gioco comune a scuola, o una gita pomeridiana in bicicletta, oppure un'uscita tutti assieme, il mattino, in una località che contempli la possibilità sia di ammirare bellezze naturali o artistiche, che di giocare con giochi organizzati.

 

4. Un nuovo metodo di studio

Il già accennato recupero dell'esperienza della Scuola primaria (attraverso racconti di episodi significativi, esame di quaderni o materiali particolarmente interessanti, incontro con le Maestre, trascrizione della scheda di valutazione conclusiva di Quinta) preluderà all'introduzione di una nuova modalità di organizzazione dello studio delle materie.

Una particolare attenzione riservata al Diario scolastico e all'orario delle lezioni (la tabella del quale potrà essere ingrandita e colorata in modo da evidenziare le diverse materie) consentirà di affrontare tempestivamente il problema delle 'dimenticanze' che tanto affligge gli insegnanti della Scuola secondaria. Ma tutti i docenti dovranno dedicare tempo e pazienza alla 'lettura' dei nuovi strumenti (libri di testo, quaderni, schedari ecc.), che spesso risultano ostici ai 'primini', abituati a gestire un numero ridotto di testi. Particolarmente prezioso risulterà l'uso di uno strumento sussidiario (quale ad es. 'Un metodo per studiare' di R. Mazzeo, ed. Il Capitello), le cui parti iniziali prevedono un'introduzione graduale al nuovo metodo di studio. Altrettanto significativa sarà la presentazione -effettuata da ogni insegnante nel modo più semplice e chiaro possibile - degli obiettivi, dei metodi e degli argomenti delle singole materie, in modo da tracciare un itinerario che susciti interesse e crei giuste aspettative.

L'insegnante di Italiano potrà poi cominciare il lavoro sui testi partendo da qualche brano che descriva un'esperienza scolastica (ad es., i brani 'L'educazione dei bambini' di Ohiyesa e 'I ragazzi romani a scuola' di C. Fumagalli), in vista soprattutto di un confronto, di un paragone con quanto si sta vivendo nella classe.

Per valutare il modo con cui i ragazzi hanno percepito la proposta degli insegnanti, potrà essere utile, dopo il primo mese di scuola, proporre un feed-back scritto, con titoli di questo tipo: 'Dopo un mese di scuola secondaria traccio un bilancio della mia esperienza: il nuovo ambiente, i nuovi rapporti, i gesti che abbiamo compiuto assieme, che cosa mi ha colpito di più, che cosa mi ha creato difficoltà'.

Il tipo di lavoro che abbiamo delineato consentirà tra l'altro di raccogliere un'ampia messe di informazioni iniziali, che sostituiscano o integrino i cosiddetti 'test d'ingresso', vissuti talvolta dai ragazzi in modo un po’ fiscale o ansioso.

 

5. Accoglienza: una dimensione permanente

Scopo dei gesti e delle attività di accoglienza - come abbiamo già detto - è quello di far percepire ai ragazzi che c'è una compagnia amichevole e guidata, disposta a far spazio a un rapporto valorizzatore, e alla cui proposta di vita e di lavoro si può partecipare.

Nel periodo iniziale della Prima si pongono pertanto le basi di un rapporto educativo che si svilupperà poi, secondo la libertà di ciascuno, nel corso del Triennio. Vengono qui a cadere quelle obiezioni che considerano l'accoglienza come un atteggiamento opportunista, equivoco, e anche controproducente rispetto ad una severità che dovrebbe subito far percepire delle regole, delle norme della convivenza. Il richiamo infatti, necessario da subito, non deve porsi come moralismo astratto, ma ricordare ai ragazzi le condizioni per cui un'esperienza diventa possibile. Comincia ad affiorare qui, accanto alla parola 'decisione', la parola 'perdono', che dell'accoglienza è sicuramente una componente indispensabile, e un fattore di realismo nelle nostre situazioni quotidiane. 

Enrico Leonardi

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