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3. Espressioni ed echi dell'attività di Don Bosco

Presero essi ad affitto due piccole case con giardino attiguo...


3. Espressioni ed echi dell'attività di Don Bosco

da Don Bosco

del 08 gennaio 2007

TESTI

 

 

Da 'Letture di famiglia' (1846)+

 

Scuole e solazzi domenicali pei poveri.

 

Lettera al Direttore delle Letture.

   Vengo in fretta con queste mie poche linee a notificare alla S.V. come già in parte il suo santissimo voto (pubblicato nel nº 21) perchè i molti figli cenciosi vengano anche nella nostra Torino raccolti ed istrutti, sia stato eseguito fino dal cominciar di questo anno mercè di una piccola società di giovani sacerdoti.1

   Presero essi ad affitto due piccole case con giardino attiguo; l’una di queste case è posta poco distante dal Rifugio della marchesa di Barolo fuori porta Palazzo, e l’altra è situata verso Po, e, se non sbaglio, nel nuovo sobborgo detto di Vanchiglia.

   In queste due case accorrono in gran folla in tutti i giorni festivi i veri cenciosi, i veri biricchini di Torino, e fa stupire veramente il vedere con quale amore e con quanta allegrezza v’intervengano, e con quale modesto ed esemplare contegno vi stieno.

   E che fanno di bello, in tali nuovi asili tutti questi giovani venditori di zolfanelli fosforici, di biglietti di lotteria ecc. ecc., di apprendisti, di garzoni, di servi, d’ogni genere insomma di mestieri e d’industria? Ecco quello che fanno o almeno quello che loro tanto caritatevolmente si fa.

   Primieramente si fa loro, da fervidi sacerdoti, una breve istruzione religiosa, si cantano salmi o divote laudi, quindi si danno loro lezioni di educazione, di moralità, e in ultimo quivi vengono pure loro somministrati diversi mezzi di ricreazione (in quella di Po vi è pur anche l’esercizio della ginnastica), e talvolta vien pur loro donata qualche cosa di merenda.

   Io non mi estendo di più, ma la S.V. potrà benissimo prendere informazioni di questa nuova filantropica e caritatevole istituzione tutta dovuta allo zelo del Clero torinese; e quando sentisse volontà di parlarne in quell’ottimo suo Giornale, a cui auguro eterna vita (insiememente ai suoi compilatori), bramerei che si facesse raccomandazione vivissima onde altre di simili case si aprano in diverse posizioni di questa città...

 

NOTA

   Noi, poichè ci accertammo della verità delle cose contenute in questa lettera, di cui ci duole ignorare il nome dello scrittore, ne assumiamo volentieri la responsabilità. Più tardi le Letture parleranno distesamente di cotesta nuova istituzione, che cotanto onora il Clero torinese.2

I Compilatori   

 

NOTE:

+ 'Letture di famiglia. Giornale settimanale di educazione morale, civile e religiosa' 5 (1846), Nº 25, 20 giugno, p. 196 (Annali dell’italiana beneficenza LXVIII).

    Le Letture di famiglia sorgono sulle ceneri delle Letture popolari, iniziate nel 1837 e soppresse per decisione del Lazzari, il 27 marzo 1841. Esse sono pubblicate settimanalmente presso l’editore Pomba con lo scopo di offrire letture, informazioni, proposte e progetti utili alle classi meno agiate e colte per una loro decisa elevazione morale e civile; i contenuti pedagogici in funzione di una più estesa organizzazione dell’istruzione popolare appaiono spesso apprezzabili, con contributi di V. Troya, C. Bon-Compagni, I. Petitti, G.F. Baruffi, ecc. Nel frontespizio di ciascun fascicolo campeggia il motto 'L’ignoranza è la massima e la peggiore delle povertà', costellato da una duplice serie di parole chiave, che definiscono la 'mente' del periodico: 'Religione, Associazione, Educazione, Moralità — Istruzione, Lavoro, Previdenza, Beneficenza'. Anch’esse finirono per soppressione, decretata il 27 maggio 1847 in seguito ad un articolo ritenuto offensivo per la Compagnia di Gesù scritto da un certo avv. Paolo Alda. Cfr. F. LEMMI, Censura e giornali negli stati sardi al tempo di Carlo Alberto. Torino, Società Subalpina Editrice 1943, pp. 35-56. Ad esse accenna, negativamente, il conte C. Solaro della Margarita nel suo Memorandum storico- politico, cap. XI, num. XIII (Torino, Speirani e Tortone 1851, pp. 281-282).

    Fondatore e direttore delle Letture popolari e delle Letture di famiglia è Lorenzo Valerio (Torino 1810-Messina 1865), imprenditore, pubblicista e politico. Direttore di una manifattura di seta si allontanò nel 1831 dal Piemonte per le sue idee liberali, facendo un lungo viaggio in Francia, Germania, Ungheria, Russia. Rientrato in patria nel 1835 assunse la direzione di un setificio ad Agliè nel Canavese, dove fondò un celebre asilo aportiano, il primo in Piemonte. Con la proclamazione dello Statuto divenne nel 1848 uno dei capi della sinistra democratica, dirigendo prima La Concordia e poi Il Progresso e Il Diritto, sedendo ininterrottamente al parlamento subalpino come deputato. Tenace oppositore di Cavour, nel 1860 accettò da lui la nomina a commissario regio nelle Marche. Senatore del regno nel 1862, fu nominato nel 1865 prefetto di Messina, morendo pochi mesi dopo.

1 I sacerdoti, che lavorano autonomamente nella rispettiva opera, sono, da una parte, Don Bosco e i cappellani del Rifugio, teol. Giovanni Borel (1801-1873) e don Sebastiano Pacchiotti (1806-1884), dall’altra, don Giovanni Cocchi (1813-1896), vice-curato dell’Annunziata, che già dal 1840 aveva aperto un oratorio nel sobborgo Vanchiglia.

2 Le 'Lettere' non ne hanno più parlato. Il periodico veniva soppresso di autorità nel maggio del 1847.

Pietro Braido

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