Testi Salesiani

211. La tempesta nel cuore del peccatore


211. La tempesta nel cuore del peccatore

ASC A0000309 Piccole locuzioni del molto R.do don Giovanni Bosco, Quad. IX, 1876, ms di Francesco Ghigliotto404, pp. 3-7 (cf MB XII, 131-132).

Martedì 14 marzo 1876

 

Ho visitato varie case della Liguria ed ho veduto che c’è molto da fare. Sì, c’è molto bene da fare e se tutti voi che m’ascoltate già foste ordinati sacerdoti e veri operai evangelici, tutti avreste a fare del bene. Mi fece meraviglia il vedere quanto bene si è già fatto con sì pochi operai, e specialmente a Bordighera ove, come sapete, c’è per direttore don Cibrario, il chierico Cerruti per maestro e Martini per coadiutore ed anche sacrestano e che porta le pagnotte e ne mangia anche. […] Venendo poi per la riviera del mare, ho potuto vedere questo tempestoso. Per circa cinque giorni fu tempesta in mare, ma specialmente in uno. Io avevo già udito parlare di ciò, ma giammai avevalo veduto, ma so dirvi che mi fece meraviglia. Venivano le onde alte come la nostra casa e correndo l’una contro l’altra, battendo insieme producevano un rumore più cupo e forte di quello che possono fare quattro cannoni. Risultava quindi da questo cozzamento una bianca schiuma e tanto andava in alto che se si fosse trovato tra quell’onde che battevano insieme un bastimento, sarebbe stato gettato in aria e tanto alto che gli uomini che in esso fossero stati, avrebbero avuto tempo a morire per aria. Però nessun bastimento vi era allora. Io mi trovavo circa trecento metri lungi dal mare e spesso ho dovuto ritirarmi per non essere bagnato. Io osservando questo spettacolo ho ammirato in ciò la potenza di Dio, il quale quando vuole fa che il mare sia pacato e tranquillo e che si possa correre su di esso. Ma con una parola sola poi lo mette tutto in moto per una grandissima estensione, tal che fa orrore il vederlo. Fossero allora andati i deputati ed i senatori a gridare al mare che stesse fermo, eh si vedrebbe quanto possono. Osservando il mare io pensavo al peccatore il quale è continuamente in tempesta come allora il mare. Sempre la coscienza lo rimorde e mai ha pace e tranquillità. Ora fa un po’ di ricreazione, ora si ritira malinconico. I compagni l’invitano a divertirsi, ma egli crolla le spalle e non ha voglia di ciò fare, perché il cuore lo rimprovera dicendogli: “Tu non sei amico di Dio”. Va a pranzo e cerca allora di stare allegro, cercando di scacciare ogni pensiero che lo rimorde, ma intanto il cuore gli dice: “E se ora, mentre ti cibi, morissi, tu saresti escluso dal paradiso e ti sarebbe preparato l’inferno”. Va a letto la sera e cerca pure di allontanare da sé i funesti e giusti rimorsi della coscienza dicendo: “Ora voglio mettermi tranquillamente a dormire; almeno sarò libero da questi pensieri tormentosi”. Anzi, in quella sera non ha nemmeno recitate le orazioni, per reprimere vieppiù i rimorsi. Ma intanto invano si sforza poiché il cuor gli dice: “E se in questa notte dovessi morire, passeresti all’eternità in disgrazia di Dio”. Insomma egli non ha pace e tranquillità, ma sempre è in tempesta. Questi pensieri mi passavano per la mente al rimirare il mare così tempestoso. Buona notte.

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