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13. Espressioni ed echi dell'attività di Don Bosco

Una modesta opera di beneficenza fu intrapresa, or fa dieci anni,nel distretto di questa Città sotto il titolo di Oratorio di S. Francesco di Sales,diretta unicamente al bene intellettuale e morale di quella parte di gioventù,trovasi esposta a continuo pericolo di corruzione...


13. Espressioni ed echi dell'attività di Don Bosco

da Don Bosco

del 12 gennaio 2007

 

TESTI

 

Circolare per una pubblica lotteria in favore di un’opera di assistenza sociale e religiosa +

 

 

 *Torino, 20 dicembre 1851

 

   Illustrissimo Signore,

 Una modesta opera di beneficenza fu intrapresa, or fa dieci anni, nel distretto di questa Città sotto il titolo di Oratorio di S. Francesco di Sales, diretta unicamente al bene intellettuale e morale di quella parte di gioventù, che per incuria de’ genitori, per consuetudine di amici perversi, o per mancanza di mezzi di fortuna trovasi esposta a continuo pericolo di corruzione. Alcune persone amanti della buona educazione del popolo videro con dolore farsi ogni giorno maggiore il numero dei giovani oziosi, e malconsigliati che vivendo di accatto o di frode sul trivio e sulla piazza sono di peso alla società e spesso strumento d’ogni misfare. Videro pure con sentimento di profonda tristezza molti di coloro, che si sono per tempo dedicati all’esercizio delle arti e delle industrie cittadine, andar nei giorni festivi consumando nel gioco e nelle intemperanze la sottile mercede guadagnata nel corso della settimana, e desiose di portare rimedio ad un maleda cui sono a temersi funestissime conseguenze, divisarono di aprire una casa di domenicale convegno, in cui potessero gli uni e gli altri aver tutto l’agio di soddisfare a’ religiosi doveri, e ricevere ad un tempo una istruzione, un indirizzo, un consiglio per governare cristianamente e onestamente la vita. Fu perciò instituito un Oratorio dedicato a S. Francesco di Sales coi mezzi che somministrò la carità di quei generosi, che sogliono largheggiare nelle cose che al pubblico bene riguardano; si apprestò quantt’era d’uopo per celebrare le funzioni religiose, e per dare ai giovani una educazione morale e civile; vari giocherelli atti a sviluppare le forze fisiche e a ricreare onestamente lo spirito furono pure adottati, e così si studiò di rendere utile ed insieme gradita la loro dimora in quel luogo.

È difficile a dire con quale favore sia stato accolto l’invito che si fece a’ giovanetti senza veruna pubblicità, e in quella guisa soltanto che si suole tra i familiari, di convenire ogni dì festivo nell’Oratorio; il che die’ animo ad ingrandire il recinto, e ad introdurvi in progresso di tempo quei miglioramenti, che una carità ingegnosa e prudente poté suggerire; quindi si incominciò ad insegnare prima nelle domeniche, e poi ogni sera nell’invernale stagione la lettura, la scrittura, glielementi dell’aritmetica e della lingua italiana, ed uno studio particolare si pose per rendere a quei giovanetti volenterosi famigliare l’uso delle misure legali, di cui, essendo la più parte addetti a’ mestieri, sentivano il maggior bisogno.

Instillare nei loro cuori l’affetto ai parenti, la fraterna benevolenza, il rispetto alle autorità, la riconoscenza ai benefattori, l’amor della fatica, e più d’ogni altra cosa istruire le loro menti nelle dottrine cattoliche e morali, ritrarli dalla mala via, loro infondere il santo timore di Dio, e avvezzarli per tempo all’osservanza dei religiosi precetti, sono queste le cose, a cui per due lustri da zelanti sacerdoti e laici si dà opera assidua e si consacrano le cure maggiori. Così mentre vi ha chi lodevolmente si adopera per diffondere gli scientifici lumi, per far progredire le arti, per prosperare le industrie e per educare i giovani agiati nei collegi e ne’ licei, nel modesto Oratorio di San Francesco di Sales si compartisce largamente l’istruzione religiosa e civile a coloro, che quantunque siano stati meno favoriti dalla fortuna, hanno pure la forza ed il desiderio d’essere utili a se medesimi, alle loro famiglie ed al paese.

Riconoscendo però in brev’ora angusto pel numero sempre crescente dei giovani il locale che era destinato ad uso di cappella, e non volendo lasciare a mezzo un’impresa così beneavviata, i promotori pieni di confidenza nella generosità dei loro concittadini deliberarono di mettere mano ad un edifizio più ampio e meglio acconcio all’uopo, e di assicurare in tal guisa la durata di un così utile instituto educativo. Fu troncato ogni ritardo, sisuperarono le incertezze, e con coraggio si gettarono le fondamenta del nuovo Oratorio.

Le oblazioni, i regali, gli incoraggiamenti d’ogni fatta non vennero meno sinora, e tanto si progredì nel lavoro, che nel volgere di pochi mesi si potè giugnere alla formazionedel tetto.

Ma per condurre a compimento l’edifizio i mezzi ordinarri più non bastano, ed è necessario che l’inesausta carità del pubblico venga in soccorso della privata beneficenza. Egli è a tal fine, che i sottoscritti promotori della pia opera si rivolgono alla S. V. Ill.ma invocando il di lei concorso, e proponendole un mezzo, che essendo già stato adoperato con buon successo in altre benemerite instituzioni non fallirà certamente all’Oratorio di S. Francesco di Sales. Consiste questo mezzo in una lotteria d’oggetti, che i sottoscritti vennero in pensiero d’intraprendereper sopperire alle spese di ultimazione della nuova cappella, ed a cui la S. V. vorrà, non vi ha dubbio, prestare il suo concorso, riflettendo all’eccellenza dell’opera cui è diretta.

Qualunque oggetto piaccia alla S. V. offerire o di seta, o di lana, o di metallo, o di legno, ossia lavoro di riputato artista, o di modesto operaio, o di laborioso artigiano, o di caritatevole gentildonna, tutto sarà accettato con gratitudine, perché in fatto di beneficenza ogni piccolo aiuto è gran cosa, e perché le offerte anche tenui di molti insieme riunite possono vastare a compir l’opera desiderata.

I sottoscritti confidano nella bontà della S. V., sicuri che il pensiero di concorrere alla buona educazione della gioventù abbandonata non potrà a meno di non piegare il di lei animo ad una qualche sovvenzione. Valga del resto a raccomandare presso di Lei il pio instituto la singolare benevolenza con cui persone d’ogni ordine e d’ogni grado ne hanno promosso lo stabilimento e favorito la estensione. Valga soprattutto il voto emesso dal primo Corpo legislativo dello Stato, che dopo averlo preso in benigna considerazione nominava una commissione apposita per averne precisi ragguagli, e conosciutane l’utilità raccomandavalo caldamente al Governo del Re. Valga eziandio il generoso sussidio decretatogli per due anni continui con voto unanime dal Municipio torinese; la singolare larghezza, con cui S. M. il Re e S. M. la Regina si degnarono di venirgli in aiuto, e la speciale benignità, con cui venerandi prelati, e distintissimi personaggi si compiacquero di raccomandarlo alla pubblica carità.

I sottoscritti rendono alla S. V. Ill.ma anticipati ringraziamenti per la cortese cooperazione che vorrà prestare pel buon esito della progettata lotteria, e le pregano dal Cielo ogni benedizione.

 

   Di S. V. Ill.ma

   Obbl.mi servitori        

   I Promotori e le Promotrici  

 

 

NOTE:

+ G. BOSCO, Epistolario. Introduzione, testi critici e note, a cura di Francesco Motto, vol. I (1835-1863). Roma, LAS 1991, pp. 139-141.

 

La circolare si riferisce alla prima delle grandi lotterie ideate da don Bosco per il sostegno finanziario delle sue opere. Ad essa dedica pagine significative Giuseppe Bracco in un saggio dal titolo Don Bosco e le istituzioni, nel vol. I (Saggi) dell’opera Torino e Don Bosco (Torino, Archivio Storico della Città di Torino 1989), pp. 130- 133.

Pietro Braido

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