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11. Espressioni ed echi dell'attività di Don bosco

Il sacerdote Giovanni Bosco nel desiderio di procurare ai giovani più abbandonati tutti quei vantaggi civili, religiosi e morali che per lui fosse possibile...


11. Espressioni ed echi dell'attività di Don bosco

da Don Bosco

del 12 gennaio 2007

 

 

 

 

 

 

 

TESTI

 

 Agli amministratori dell’'Opera della Mendicità Istruita' +

 

Torino, 20 febbraio 1850

 

Ill.mi Signori,

   Il sacerdote Giovanni Bosco nel desiderio di procurare ai giovani più abbandonati tutti quei vantaggi civili, religiosi e morali che per lui fosse possibile nel corso dell’anno 1841 cominciò a radunare un dato numero in un luogo aderente alla chiesa di S. Francesco d’Assisi. Le circostanze del sito limitava no il numero ai settanta od agli ottanta.

   L’anno 1844 l’esponente per motivo d’impiego essendosi trasferito alla pia opera del Rifugio continuò ad accogliere detti giovani a cui si unirono parecchi altri fino a trecento. Sprovveduti di locale opportuno l’adunanza facevasi ora in sito ora in un altro di questa città sempre coll’annuenza delle autorità civili ed ecclesiastiche.

   L’anno 1846 si poté avere in affitto il luogo dove si aprì l’Oratorio di S. Francesco di Sales in Valdocco. Quivi l’accorrenza dei giovani divenne maggiore, talvolta si numeravano da sei a settecento giovani dai dodici ai venti anni di cui gran parte usciva dalle carceri od era in pericolo di andarvi.

   Benedicendo il Signore tale opera, e divenuto troppo ristretto l’Oratorio anzidetto, sul finir del 1847 ne fu aperto un altro a Porta Nuova sotto il titolo di S. Luigi.

   Il bisogno dei tempi persuadendo vie più la necessità di educazione e di assistenza per li giovani abbandonati, nell’ottobre del 1849 fu in Vanchiglia riaperto quello dell’Angelo Custode principiato e già da un anno chiuso dal zelantissimo S. D. Cocchi Vicecurato della SS. Annunziata. Il totale dei giovani di tutti e tre gli Oratori giugne sovente al mille.

   Col mezzo di piacevole ricreazione allettata da alcuni divertimenti, con catechismi, istruzioni e canto parecchi divennero morigerati, amanti del lavoro e della Religione. Ci sono anche le scuole del canto tutte le sere, e le scuole domenicali per quelli che possono intervenire, e si diedero già alcuni pubblici saggi e dimostraronsi pienamente soddisfatte le persone che intervennero.

   Havvi pure un ospizio per ricevere da venti a trenta individui e questo per li casi particolari di estremo bisogno in cui spesso taluno si trova.

   Finora ogni cosa progredì coll’ajuto di alcune caritatevoli persone ecclesiastiche e secolari. I sacerdoti, che sono a ciò in modo particolare dedicati sono il S. T. Borrelli, T. Carpano, T. Vola, D. Ponte, D. Grassino, T. Murialdo, D. Giacomelli, T. Prof. Marengo.

   Il sottoscritto trovandosi alla direzione di questi tre oratori, stanti le spese del fitto che tra tutti tre i locali monta a duemila e quattrocento franchi annui: attese altresì le spese di manutenzione delle tre rispettive cappelle in cui si compiono tutte le funzioni per li giorni festivi e le spese eziandio che il grave bisogno di alcuni giovani rende indispensabili, teme di non poter forse più continuare, per la troppa frequenza di dover fare ricorso alle persone che finora tali opere beneficarono.

   Ora il sottoscritto scorgendo l’origine, lo scopo e il fine di detti Oratori essere i medesimi che quelli dell’opera della Mendicità Istruita, umilmente invita gli Ill.mi Signori dell’amministrazione a voler prendere in benigna considerazione il sovraesposto e considerando questi Oratori0come un’appendice della Mendicità Istruita concedere quei caritatevoli sussidi che alla saviezza e bontà delle SS. LL. sarà giudicato beneviso, perché possa continuare un’opera che ha già procurato e si spera vie più procuri il benessere spirituale ed anche temporale a molti abbandonati individui dell’umana società.

   Sperando il favore etc.

D. Bosco Giovanni   

esponente     

 

 

NOTE:

+ G. BOSCO, Epistolario. Introduzione, testi critici e note a cura di Francesco Motto, vol. I (1835-1863)). Roma, LAS 1991, pp. 96-98.

    L’Opera della Mendicità Istruita sorse a Torino nel 1743 per iniziativa di un gruppo di sacerdoti e di laici coll’intento di raccogliere i poveri della città, istruirli nel catechismo e soccorrerli nei più urgenti bisogni. Verso la fine del secolo si aggiunse lo scopo di avviare al lavoro e allo studio i figli dei poveri, che avrebbero consumato il tempo nell’ozio e nel vagabondaggio. Si arrivò così all’istituzione delle 'scuole di Carità' per l’apprendimento di un mestiere. Negli anni ’20 all’Ottocento l’Opera affidò alle Suore di S. Giuseppe le scuole femminili (dall’aprile 1824) e ai Fratelli delle Scuole Cristiane quelle maschili (dal 1829).

Cfr. G. CHIOSSO, La gioventù 'povera e abbandonata' a Torino nell’Ottocento. Il caso degli allievi artigiani della Mendicità Istruita (1818-1861), in Impegno dell’educare, a cura di J.M. Prellezo. Roma, LAS 1991, pp. 375-402.

Pietro Braido

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