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Voi cristiani, che fate? (Lc 7, 19-23) SERIE: D'amore si muore, di speranza si v...

La vita non è un malato al cui cappezzale si devono alternare tutti per consolarla... √â un dono da vivere, un compito da svolgere. Sappamo però che è anche piena di guai. Pensiamo alle guerre, alle malattie, allo sviluppo sconsiderato... Ma voi cristini che fate? Che ha fatto il cristianesimo a questo mondo?


Voi cristiani, che fate? (Lc 7, 19-23) SERIE: D'amore si muore, di speranza si vive

da L'autore

del 14 dicembre 2005

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La vita non è un malato al cui capezzale si devono alternare tutti per consolarla o curarla. È un dono da vivere, è una gioia da condividere, è un compito da svolgere. Sappiamo però che è anche piena di guai, che è popolata di bisogni, che si è incanalata in sensi unici senza scampo. Pensiamo alle guerre, alle malattie, allo sviluppo sconsiderato e alle ferite irreparabili inferte alla natura. Certi veleni, certe radioattività negative si smaltiranno solo da qui a qualche secolo. Certe situazioni dell'ambiente sono irreversibili. Non è un malato, ma sicuramente ha bisogno di grandi restauri, di gente disinteressata che la ama, la cura né custodisce l'alito profondo. E gli uomini, noi i viventi, ci diamo da fare per conservarla sempre più vivibile e pulita.

Ma voi cristiani che fate? È una domanda impegnativa. Che ha fatto il cristianesimo a questo mondo? Che cosa gli ha regalato? La domanda l'hanno fatta anche a Gesù. Che segni ci dai per dimostrare che tu sei il punto di arrivo delle nostre attese? I discepoli di Giovanni erano stati contenti del cambiamento provocato dal Battista nella società del tempo. Aveva riportato la gente a stili di sobrietà, a grinta di speranza contro l'appiattimento delle ingessature di una religione senza anima.

E tu Ges√π che ci proponi? I tuoi cristiani che vita costruiscono?

E Gesù dice: chi non ci vedeva più torna a farsi illuminare dal sole, chi era costretto a camminare curvo, torna a incedere diritto della sua dignità, chi aveva la pelle putrefatta per la lebbra se la ritrova fresca come quella di un bambino, chi giaceva sotto un metro di terra, risorge. E’ una nuova vita che esplode.

I cristiani sono stati spesso questo nel mondo, hanno trasformato e stanno cambiando l'ingiustizia in giustizia, hanno dato a questo mondo, alla vita l'impronta del creatore. E quando invece hanno seminato guerre vuol dire che non erano cristiani, avevano dimenticato da loro matura, si erano inbarbariti e imbastarditi, come capita spesso di esserlo noi oggi. Ma un'altra cosa importante dice Gesù nella sua risposta: ai poveri è annunciata la buona notizia. La buona notizia è quella che caratterizza il cristianesimo.

E’ sicuramente quello che fa, ma è soprattutto la speranza che dona.

Ma questa speranza dove la trovo?

mons. Domenico Sigalini

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