Il Vangelo commentato dai giovani e dai salesiani. Prenditi un tempo di meditazione sulla Parola di Dio.
VENUS MAJOR
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 10,1-10
In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza».
Il Vangelo di questa domenica ci consegna un’immagine semplice e al tempo stesso decisiva: Gesù come pastore e, ancora di più, come porta. Non è solo colui che guida, ma è anche il passaggio sicuro attraverso cui entrare per trovare vita. E qui non si tratta di una vita qualunque, ma di una vita “in abbondanza”, cioè piena, vera, custodita.
Ieri a Palmanova abbiamo visto qualcosa di molto concreto di questo Vangelo nella vita della Chiesa. L’ordinazione sacerdotale di don Antonino non è stata solo una celebrazione bella, ma un segno: Dio continua a chiamare pastori. E non a caso don Antonino ha scelto come immagine proprio quella del buon pastore che conosce le sue pecore. Questo è lo stile di Gesù: non una guida distante, ma uno che ti conosce per nome, che ti cerca, che ti accompagna.
Se lo guardiamo con gli occhi della nostra esperienza salesiana, questa immagine diventa ancora più concreta. I “recinti” di cui parla il Vangelo non sono luoghi chiusi o che imprigionano, ma spazi di vita buona: i nostri oratori, le scuole, le comunità che ogni giovane sa di poter frequentare quando incontra don Bosco e i salesiani. Sono ambienti dove ciascun giovane può sentirsi visto, riconosciuto, custodito. Dove può crescere senza paura. Dove può trovare relazioni vere. In un mondo dove spesso si è esposti e soli, questi luoghi diventano davvero pascoli buoni.
Ma il Vangelo non si ferma qui. Sappiamo, in un altro passo, che il pastore non resta fermo nel recinto: esce, cammina davanti, va a cercare. E allora capiamo che la nostra missione non è solo custodire chi c’è, ma andare incontro a chi è fuori. Le “pecore perdute” oggi sono tante: giovani disorientati, soli, feriti, senza punti di riferimento. E aspettano qualcuno che abbia il coraggio di andare, di avvicinarsi, di dire: “Vieni, c’è un posto anche per te”.
Qui entra in gioco una responsabilità che non riguarda solo i preti o i consacrati. C’è bisogno di pastori, sì, ma anche di giovani che abbiano cuore da pastore. Persone capaci di prendersi cura, di accompagnare, di indicare strade sicure. Don Bosco lo aveva visto chiaramente nel suo sogno: quei ragazzi difficili, quei “lupi”, non solo diventano agnelli, ma arrivano a diventare pastori. È una visione potente: chi è stato raggiunto, a sua volta diventa guida per altri.
Per questo la giornata di oggi è dedicata alla preghiera per le vocazioni, non è un appuntamento formale. È una priorità fondamentale per la vita della Chiesa. Senza pastori, il gregge si disperde. Senza uomini e donne che rispondono alla chiamata, viene meno quella presenza che custodisce, guida e genera vita.
Allora la domanda diventa molto concreta: io che posto occupo? Sto dentro il recinto senza accorgermi del dono che è? Sto fuori senza sapere che esiste una porta aperta? Oppure sto iniziando a sentire dentro di me un desiderio più grande, quello di prendermi cura di qualcuno?
Gesù oggi non parla in teoria. Continua a chiamare per nome. E chi ascolta la sua voce scopre che la vita vera passa proprio da lì: dall’entrare per quella porta e, piano piano, imparare a diventare anche lui pastore.
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