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Venne un uomo, Giovanni Battista

Erano poveri i pastori che si recarono alla grotta, su invito dell'angelo per vedere il Salvatore, Dio, veramente immagine estrema della povertà, adagiato in una mangiatoia. Gli portarono quel poco che avevano, alcune pecore. E furono ricompensati da una grandissima gioia...


Venne un uomo, Giovanni Battista

da Teologo Borèl

del 10 dicembre 2005

E' un vero dono di Dio, in questo avvicinarsi al Natale - Dio che si fa davvero tanto vicino a noi da essere uno di noi - farsi inondare dalla gioia che oggi esprime Isaia il profeta:

'Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza, mi ha avvolto con il manto della giustizia, come uno sposo che si cinge il diadema, come una sposa che si adorna di gioielli' (Is 61,1-11).

E così inizia il Vangelo oggi: 'Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva rendere testimonianza alla luce' (Mc 1,6-8).

Leggendo queste parole di Marco mi venne in mente subito uno dei pi√π intensi momenti di commozione di tutta la Chiesa e di tutto il mondo, credo, come fu per la morte del grande Giovanni Paolo II.

Era anche per Giovanni XXIII la vigilia del suo ritorno al Padre, un Papa che sembrava avesse attinto a piene mani la grande bontà che Dio ha per tutti noi. 'Il Papa buono' tutti lo definivano, senza distinzione di classe o religione. Il suo sorriso, la sua semplicità, segno della grande umiltà così difficile tra noi, una bontà che sembrava non conoscere limiti o frontiere, erano riusciti ad arrivare al cuore di tutti, come la luce del sole che non si fa fermare da stupidi ostacoli. Tutti eravamo abituati a sentircelo così vicino, come uno di famiglia, uno che capiva, uno che aveva nello sguardo penetrante e nelle parole, i grandi orizzonti della vera carità, che superano le grettezze che sono sempre vicoli chiusi alla gioia. E' bello ricordare di lui un fatto. La sera dell'11 Ottobre 1962, all'apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II, parlando dalla finestra che dava su Piazza S. Pietro, colma di fedeli, volle proclamare la fiducia, grande fiducia, che viene dalla fede, nel futuro della Chiesa e del mondo. Invitò, con la semplicità sua che sapeva cogliere le bellezze del creato, invitò tutti a guardare la luna che sembrava esprimere il sorriso di Dio, poi, sorprendendo tutti, disse quelle parole che davvero fecero conoscere a tutti quanto è stupendo il cuore quando ama.

Disse presso a poco: 'Tornando alle vostre case portate la carezza del Papa ai vostri bambini, agli ammalati e dite: E' la carezza del Papa'.

E fu come tutti fossimo sfiorati non solo dalla semplicità di quella carezza, ma in essa sembrava di sentire la 'carezza di Dio'. Quella immensa folla pianse di gioia, un meraviglioso pianto che vorremmo conoscere sempre, fino a soffocare altri pianti che sono la sofferenza di questa valle di lacrime. Mi dissi: 'Se un uomo, sia pure Papa, è capace di tanto amore, cosa sarà mai il volto, il sorriso di Dio?'. E Dio ci parve vicino, come fosse vigilia di Natale.

Ma chi era costui, verrebbe voglia di chiederci, come fu per Giovanni Battista, il profeta che Dio aveva mandato davanti a Lui per rendere testimonianza della luce. La risposta ce la dettero le sere che precedettero la sua morte. Tutta la Chiesa era come raccolta in quella piazza a pregare in continuità, perché quel sorriso, quella bontà non se ne andassero più. Ne abbiamo tanto bisogno. Potevamo fare a meno di tanti personaggi di mondo, che si cuciono addosso una potenza che nulla ha a che fare con la bontà, quando addirittura non diventa strumento di potere, che è la vera morte della civiltà dell'amore, ieri, oggi.

Davanti a Giovanni XXIII, tutto di colpo perdeva importanza, dal benessere alle altre follie di noi uomini. Prepotentemente lui ci comunicava che la ricchezza più bella, e insostituibile, è l'amore, quello donatoci da Dio, Dio stesso. Volendolo vicino, come non dovesse mai morire, ma sentendo che lentamente Dio lo voleva vicino a Sé, come il servo fedele che. aveva 'testimoniato la luce', salì dalla piazza un coro: 'Venne un uomo, mandato da Dio, il suo nome era Giovanni, - e tanti dissero è 'Giovanni' -. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce'.

Lo stesso si ripeté con la lunga veglia della morte del grande Giovanni Paolo II. Quella piazza era diventata una immensa chiesa che pregava, chiedendo il sogno che non andasse mai, ma restasse sempre. E lui, come a rispondere a quella chiesa raccolta ancora una volta, ma questa volta sulla piazza del mondo, disse: 'Vi ho cercato e voi siete venuti. Vi ringrazio'.

La grandezza di questo 'nuovo' Giovanni si manifestò nella morte. Accorse tutto il mondo a rendergli omaggio, piccoli e grandi. Lì in quella piazza, accanto alla nuda bara, con il Vangelo che continuava a sfogliarsi, obbedendo al vento, come volesse continuare a parlare di Dio, tutti, ma proprio tutti, senza eccezione, ci sentimmo una cosa sola con lui... 'ora in Paradiso, che ci guarda dalla finestra', disse papa Benedetto XVI.

Sentivamo che ancora una volta era passato tra noi chi Dio aveva mandato a essere 'testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero in Lui. Il suo nome era Giovanni'.

Questi testimoni - sono tanti, ieri e oggi, i 'Giovanni' tra di noi - che Dio ci manda, e forse non ascoltiamo, hanno reso visibili le parole che oggi ci annunzia Isaia: 'Lo Spirito del Signore è sopra di me perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione: mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai poveri, a fasciare le piaghe dei cuori feriti; a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri: a promulgare l'anno di misericordia del Signore' (Is. 61,1-11).

La domanda, che si fanno tanti oggi, è: 'perché la gente non sente più la nostalgia della carezza o del sorriso di Dio? Ha davvero chiuso il cuore al Padre? Può veramente vivere ciascuno di noi senza sentirsi amato da chi è Amore? Dio?'

Si avvicina il Natale e si ha quasi paura, forse, di risvegliare la gioia, sapendo che Dio, con il Figlio Gesù, sarà tra noi per sempre, come uno di noi, a donarci quella speranza che è il respiro dell'anima.

Come seguendo un rituale di altri tempi, facciamo lunghe file davanti ai supermercati per acquistare cose che davvero 'dicono poco' e sono per poco tempo.

E' vero che pare si sia risvegliata tanta solidarietà, ricordandosi che tra noi, troppi, oggi, se pensiamo alla intera umanità, non sanno più cosa sia speranza o gioia. Fratelli che vivono ai margini della giustizia ed è come non esistessero per noi. Ci passano vicino: ne sentiamo parlare, ma come il sacerdote ed il levita della parabola del buon Samaritano, vediamo ma andiamo per la nostra strada. Gente che chiede un gesto che sia come il sorriso della speranza, che passa attraverso la nostra solidarietà.

Erano poveri i pastori che si recarono alla grotta, su invito dell'angelo per vedere il Salvatore, Dio, veramente immagine estrema della povertà, adagiato in una mangiatoia. Gli portarono quel poco che avevano, alcune pecore. E furono ricompensati da una grandissima gioia che solo Dio sempre sa donare a chi si fa dono. Vogliamo anche noi, in questo Natale, gustare quella gioia? La strada è tracciata dalla solidarietà. Ma bisognerebbe che anche noi ci svestissimo di 'tanto inutile', e provassimo il bisogno delle folle che erano sotto la finestra di Giovanni XXIII o di Giovanni Paolo II. Quasi risentire le ultime parole di questo grande Pontefice che disse, lasciandoci: 'Vi ho cercato e siete venuti. Vi ringrazio'.

Cerchiamo anche noi le vie del sorriso nella carità. E' sicuramente trovare Gesù.

Ho un ricordo che è stato un poco la mia educazione all'amore di chi soffre. Ero andato in una parrocchia di periferia, dove trovano in qualche modo rifugio i diseredati, 'i Bambin Gesù' nella mangiatoia del mondo.

Avevo dato una mano al Parroco nella celebrazione della Messa di mezzanotte. Era un parroco, vero 'testimone', secondo Giovanni.

Terminata la Messa, mentre entravamo in casa canonica, ci seguì una famiglia povera che chiese un tozzo di pane per Natale. Il Parroco non ci pensò due volte. Prese quello che aveva avuto per Natale: un pollo ed un panettone e dandolo augurò 'Buon Natale'. Quanta gioia in quella famiglia. Ma ancora di più nel parroco! Gli dissi: 'E per noi, domani?' 'Ci penserà sicuramente Dio'. E così fu.

Mi viene spontaneo rivolgere a Gesù questa preghiera, sempre di Madre Teresa: 'Gesù mio, nato in una stalla perché nella locanda non c'era più posto per te e per la tua famiglia, benedici tutti quelli che offrono ospitalità. Fa' che abbiano sempre posto per i poveri e per i viaggiatori in cammino. Dai loro coraggio e forza di accogliere tutti i loro ospiti e fa' che ricordino che tutto quello che avranno fatto per loro l'avranno fatto per Te.

Signore Ges√π benedici tutti quelli che accolgono i poveri.

Lo Spirito Santo dica loro che saranno bene accetti e privilegiati nel Regno dei Cieli, che ospita tanta gente e sopratutto i pi√π poveri dei poveri'.

 

mons. Antonio Riboldi

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