Elisa ci racconta la sua esperienza di operatrice volontaria in questa rubrica dedicata interamente al Servizio Civile Universale.
Gennaio e Febbraio sono stati mesi significativi che hanno segnanto un’implicita alleanza tra il corpo docente e noi, volontarie del servizio civile universale. Svolgere il servizio in una scuola superiore contempla il relazionarsi anche con tutte quelle caratteristiche che l’adolescenza stessa comporta. La fase della vita in cui si trovano gli studenti è per definizione molto delicata, tale complessità fa emergere la necessità di una collaborazione bidirezionale con i professori.
Il rapporto con questi ultimi è stato favorito da contesti quali, la Festa annuale dedicata a Don Bosco, l’incontro con il campione olimpico di nuoto artistico Giorgio Minisini e la consegna delle borse di studio, conosciuta come “Great!”. Questi eventi, oltre a momenti celebrativi, sono stati veri e propri promotori relazionali che ci hanno permesso di sfumare il confine tra il ruolo formale dell’insegnate e il nostro, più prossimo allo studente.
L’alleanza si è esplicitata attraverso la condivisione di spazi, degli obiettivi e di momenti di riflessione; come filo conduttore il benessere degli studenti.
Altri momenti chiave che hanno rafforzato il dialogo e il confronto con gli insegnati sono stati i gruppi classe e il Progetto Gaudì. Mi soffermo brevemente nella descrizione di quest’ultimo per agevolare la comprensione del pensiero che seguirà. Il Progetto Gaudì vede come fondamento d’essere la propria interdisciplinarietà, la stessa va ad intrecciare materie e argomenti scolastici con temi di attualità e di riflessività. Il fine è quello di permettere allo studente di sviluppare un pensiero critico su quello che lo circonda e su quella che è la sua vita, anche in relazione alla società in cui lo stesso è inserito. Nel concreto, la nostra presenza si è tradotta come un ponte comunicativo tra professore e classe, permettendo così momenti di mediazione.
Lavorando sulla prossimità ho potuto osservare come un ruolo più informale, il nostro, possa poi essere di aiuto all’interno delle dinamiche di classe. Offrendo ascolto attivo e un atteggiamento non giudicante i ragazzi si sentono accolti. L’intento è quello di valorizzare il singolo ragazzo e vederlo nella sua unicità, garantendo, allo stesso tempo, un ambiente scolastico sicuro e funzionale alla sua crescita.
In conclusione, interpretare una figura ibrida, come quella del volontario, facilita l’intercezione dei bisogni dei ragazzi, i quali, spesso per soggezione o timore, non arrivano alla cattedra. Per mia esperienza personale, è fondamentale riuscire ad avvicinare lo studente al proprio insegnate, far conciliare due attori che nella teoria appaiono distanti ma che nella realtà condividono un frammento di vita fondamentale per la crescita del ragazzo ma anche per la formazione del professionista coinvolto.
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