Una vita che non si accontenta

Il Vangelo commentato dai giovani

Foto di Al Elmes su Unsplash Foto di Al Elmes su Unsplash

Qualche giorno fa, parlando con un giovane, mi ha colpito una sua espressione: «Io non voglio una vita normale. Voglio una vita compromessa, una vita in cui spendermi davvero». Mi raccontava il desiderio di cambiare qualcosa di sé, di uscire dalle solite abitudini, di non vivere semplicemente lasciandosi trascinare dalle giornate. In fondo, desiderava una vita capace di lasciare il segno, negli altri e in se stesso.

Ripensando a quelle parole, mi è venuta in mente la parabola di questa domenica. Gesù racconta di un re che organizza una grande festa di nozze, prepara tutto e invita tante persone. Eppure molti rifiutano, non perché abbiano necessariamente qualcosa contro il re, ma perché sono troppo impegnati nelle loro cose. Hanno i campi, gli affari, le occupazioni di ogni giorno. Forse il vero rischio della vita non è scegliere qualcosa di sbagliato, ma accontentarsi di qualcosa di troppo piccolo rispetto a ciò per cui siamo stati chiamati.

Proprio ieri, a Schio, Marco e Giovanni hanno fatto la loro professione perpetua tra i Salesiani di Don Bosco. Hanno detto il loro «sì» per sempre a Dio. Guardandoli, mi è sembrato di vedere due giovani che hanno preso sul serio l'invito alla festa. Non si sono limitati a presentarsi: hanno scelto di indossare l'abito nuziale, quello di una vita donata, di un amore che diventa scelta quotidiana, di una libertà che trova la sua pienezza nel consegnarsi agli altri. Non hanno scelto una vita più facile, ma una vita per la quale vale la pena spendersi.

E attenzione: l'abito nuziale non è una divisa da indossare una volta per tutte. Non coincide nemmeno con l'abito religioso. È qualcosa di più profondo: è il cuore che si lascia trasformare dall'amore di Dio. Marco e Giovanni dovranno continuare a indossarlo ogni giorno, nelle piccole scelte, nelle fatiche, nella fedeltà, nella capacità di amare i ragazzi che incontreranno. Perché dire «sì» a Dio non significa essere arrivati, ma aver deciso con chi e per chi continuare a camminare.

Forse allora quel giovane aveva ragione: non dobbiamo accontentarci di una vita vissuta per abitudine. Gesù ci invita a una festa, ma non vuole che rimaniamo semplici spettatori. Vuole che ci lasciamo coinvolgere, che qualcosa cambi dentro di noi, che la nostra vita diventi un dono.

La domanda, perciò, non è soltanto: «Hai accettato l'invito?», ma: «Sei disposto a cambiarti d'abito, a cambiare qualcosa di te, perché questa festa diventi anche la tua vita?».

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