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Un'imprevedibile Giornata della Gioventù

L'Osservatore Romano: i giovani 'autoconvocano' una Gmg sotto l'appartamento del 'loro' papa.


Un'imprevedibile Giornata della Giovent√π

da Attualità

del 02 aprile 2005

 Stavolta non è stato Lui a convocarli. Sono venuti spontaneamente, come spinti da un moto dell'anima. Non c'è stato bisogno di fissare un'ora, un percorso, un programma. Questo «Appuntamento», che non risultava in nessun calendario, era già scritto nell'agenda del cuore di ciascuno. Come un'inedita, imprevedibile «Giornata della Gioventù».

Hanno sentito che non potevano lasciarlo solo. E ad un certo punto i loro passi si sono diretti tutti lì. Fin dal pomeriggio di venerdì 1° aprile Piazza San Pietro è apparsa troppo piccola per contenere quel fiume di giovani che col passare dei minuti, delle ore, è divenuto sempre più un oceano dai mille rivoli.

Un oceano sconfinato, composto, silente, sul quale la notte è scesa lieve come una carezza e l'alba si è posata col tepore di un abbraccio. Un oceano di occhi lucidi, fissi su quella finestra. Un oceano di volti tirati ma sereni: i volti di una generazione — quella del dopo '78 — che sente Giovanni Paolo II come il «suo» Papa.

Per questi ragazzi e per queste ragazze Karol Wojtyla è l'unico Papa conosciuto «in carne e ossa»: degli altri hanno visto soltanto le foto in bianco e nero, hanno letto o sentito parlare dai più grandi. Con Lui invece sono nati, sono cresciuti, hanno spalancato le braccia alla fede, hanno scoperto gli orizzonti della vita.

Per lunghe ore la Piazza è stata avvolta da un silenzio impressionante, denso di preghiera e di affetto. Un silenzio scandito dalla preghiera, dallo sgranarsi di migliaia di Rosari. Un silenzio nel quale poteva udirsi persino il leggero crepitare delle fiammelle che molti avevano acceso e stringevano tra le mani. Un silenzio talmente intenso da essere «assordante» nella sua imponenza. Tanto che lo stesso Giovanni Paolo II, pur così provato e sofferente, ha avvertito quella presenza tanto familiare al suo cuore di Pastore. «Vi ho cercato — ha confidato ai suoi collaboratori più vicini riferendosi ai giovani che vegliavano nella Piazza —. Adesso voi siete venuti da me. E vi ringrazio». Parole di una profonda, struggente paternità.

Redazione Osservatore Romano

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