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Tommasi? Un grande

Calciatore dal recupero straordinario. E con un segreto... Tommasi è quel che è perché cristiano fino in fondo, lo sappiamo, però è meglio non dirlo, forse per non disturbare. Eppure lo stesso Tommasi non ha mai fatto mistero della propria fede...


Tommasi? Un grande

da Teologo Borèl

del 29 novembre 2005

Anche un ultrà della Fiorentina, dovendo sopportare la coltellata d’un gol della Roma, avrebbe detto: se proprio bisogna, che a farcelo sia Damiano Tommasi. Perché se lo merita, per quel che è e quel che ha passato. E che gol, domenica sera all’Olimpico. Nemmeno due minuti: Totti di prima per Cassano, cross in area, Tommasi gol. Incredibile.

Il fatto è che Tommasi fino a qualche settimana fa era finito, scomparso, evaporato. Uno scudetto, 31 presenze e un gol in nazionale, alcuni brutti infortuni per un lento declino fino a quella maledetta amichevole del 22 luglio 2004 con gli inglesi dello Stoke City. Amichevole… Vaglielo a spiegare agli inglesi che una partita può essere amichevole. Al povero Tommasi un’entrata albionica frantuma il ginocchio destro: menisco, rotula, legamenti, perfino i vasi sanguigni risultano distrutti. Seguono 15 mesi di riabilitazione. Intanto il contratto che lo lega alla Roma scade. Che fare? A 31 anni e con un ginocchio disintegrato, quali garanzie può dare un atleta, nella serie A dai toni agonistici esasperati? Damiano Tommasi fa una proposta: mettetemi al minimo salariale, 1470 euro. Non al giorno, al mese.

D’accordo, Tommasi viene da anni di stipendi lauti. Diciamo che il sacrificio è stato relativo. Fatto sta il suo caso è unico. Ma unico è Tommasi, soprannominato a Roma 'anima candida' perché è socialmente impegnato, ha fatto l’obiettore di coscienza, ha sponsorizzato i palloni pakistani equi e solidali, eccetera. Tommasi è unico perché vince la sua scommessa. Chi ancora aveva dei dubbi se li è dovuti togliere domenica sera: titolare e del tutto recuperato.

Grandi elogi a Tommasi, dunque. Ma anche qualche imbarazzata censura. Bisognerebbe non aver paura di dirlo: Tommasi è Tommasi perché cristiano impegnato. Uno che va a messa la domenica. Che l’obiezione di coscienza l’ha fatta per la Caritas presso Radiotelepace. Uno che si è sposato con la fidanzatina di quando era adolescente. Uno che non si nasconde. È un cristiano né lamen toso né arrogante, ma tutto d’un pezzo, capace di stringere i denti 15 mesi, tornare a giocare, fare gol.

Se la fede non va sbandierata, neppure va tenuta nascosta. Le radici di Damiano Tommasi affondano a Vaggimal, nel Veronese, un paesino di montagna abitato da 75 famiglie; le sue radici sono i genitori e i quattro fratelli, la parrocchia, il catechismo. Lo sport vissuto come una passione prima e una professione poi, ma sempre lealmente, da cristiano.

No, la fede non si esibisce, ma perché oscurarla? Domenica sera e ieri, nel coro di elogi, si notava qualche intonazione imbarazzata, quasi per eccesso di politically correct: Tommasi è quel che è perché cristiano fino in fondo, lo sappiamo, però è meglio non dirlo, forse per non disturbare. Eppure lo stesso Tommasi non ha mai fatto mistero della propria fede. Ecco come ne parlava il primo marzo 2002 durante un incontro nella parrocchia romana di S. Melania: 'Non trovo difficoltà a vivere la mia fede, perché sono talmente convinto di quello in cui credo che è un problema degli altri se do fastidio con il mio comportamento, se dà fastidio che io non cerchi d’ingannare l’avversario, che cerchi di rispettarlo'. E gli sfottò fioccavano, in passato: 'Sono talmente convinto della mia fede che non ho alcun problema a essere preso in giro. La presa in giro è poi un metro per misurare l’intelligenza delle persone. Così ho pazienza con chi mi insulta, con chi mi dice che non sono capace di giocare a calcio, di tornare a Verona, di tagliarmi i capelli, di andare a messa invece di andare allo stadio, di raddrizzarmi i piedi…'. Domenica sera i piedi li aveva dritti, ne sanno qualcosa i fiorentini.

Umberto Folena

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